La virgola prima della “e” congiunzione

Ho scritto un corso su “Il curriculum e la ricerca del lavoro“. Il testo è passato al correttore di bozze, che mi ha segnalato come errore una virgola che io ho anteposto a una congiunzione. Ecco il testo in questione:

[su_quote]La ricerca del lavoro è un lavoro, e come tale va gestita con intelligenza…[/su_quote]

Quella virgola prima della “e” appare evidentemente come un errore grammaticale. Del resto, a scuola ci hanno sempre detto che le congiunzioni non vogliono la virgola. Ma siamo proprio sicuri che sia così?

La verità è che ogni regola viene trasmessa in un contesto didattico sempre molto esemplificato. Si insegna ciò che prevede il programma. Ma i programmi sono didascalici, seguono il modello pre-confezionato.

Chi ama la scrittura, lo scoprirà da sé, negli anni, attraverso la lettura. Capirà che le regole esistono, ma che ciascuna non può mai essere estrapolata dal contesto e interpretata come se fosse l’unica regola esistente.

Quella della congiunzione, nel caso in esame, deve fare i conti con le regole della punteggiatura, con lo stile, con la necessità dell’intonazione dell’autore. Il verbo cambia. Nella prima proposizione la ricerca del lavoro è […], nella seconda va gestita. Sono due proposizioni indipendenti tra cui esiste una relazione di causa-effetto. In altre parole, il periodo potrebbe essere riscritto in questo modo:

[su_quote]Poiché la ricerca del lavoro è un lavoro, va gestita con intelligenza…[/su_quote]

La virgola può starci. Concordo con l’Accademia della Crusca quando dice:

[su_quote]L’uso della virgola resta una scelta stilistica personale, un modo per dare rilievo espressivo a singoli elementi di un testo, una maniera per conferire un particolare ritmo alla narrazione, ma, soprattutto, una scelta che determina significativamente lo stile comunicativo di un autore.[/su_quote]

Pubblicato da

Carlo D'Angiò

Formatore, coach ed esperto di Infomarketing. Autore di Phoenix, il corso multimediale per cambiare lavoro dopo i 40 anni in modo intelligente e redditizio.

4 commenti su “La virgola prima della “e” congiunzione”

  1. Ciao Carlo,
    dopo aver letto il tuo post su etc. e questo sulla virgola prima della “e” congiunzione, ho pensato di chiederti cosa pensi della “d” eufonica.
    Personalmente, per abitudine dalle elementari, tendo ad usarla anche quando la parola seguente inizi con una vocale differente “ed andò”. Mentre mi è parso di notare che la usi nei casi in cui la parola che segue inizi con la stessa vocale “ed entrò”.
    So che un tempo era maggiormente usata e non mi pare ci sia una regola specifica.
    Grazie
    Giovanni

  2. Ciao Giovanni,
    in realtà la regola esiste, anche se, visto l’evidente “disuso”, qualcuno dice che è una vecchia regola che potrebbe andare in pensione.

    Io credo, invece, che sia una regola di buon senso. La “d” eufonica permette di capire il suono, di staccare, quando serve, una congiunzione o una preposizione dalla parola che segue. Ma è solo questo il suo compito. Ecco perché, quando non serve, quando non c’è l’esigenza di esplicitare il suono, di staccare le parole per renderle più chiare, ogni uso è un abuso.

    Per quanto mi riguarda, bisogna trovare anche un compromesso con il modo comune, pratico, di comunicare. Scrivere “a esempio” per rispettare questa regola potrebbe apparire strano, forzato. Vada “ad esempio” (anche se esiste “per esempio”, come alternativa elegante). Ma allo stesso modo, usare la “d” eufonica quando non serve, solo per riempire il suono e consegnarci quella piccola sensazione di premura linguistica (chi scandisce la “d” sembra farlo per questo), è una ridondanza superflua.

    Per concludere, so di molti editor che bocciano i manoscritti solo per via della “d” eufonica. Non tanto perché viene usata, quanto piuttosto per il fatto che il suo uso indiscriminato mostra le lacune grammaticali di chi scrive. È come dire: se c’è la “d” dappertutto, chissà quante altre regole non vengono rispettate!?

  3. A ben vedere il mio “abuso” è dovuto effettivamente anche alla pronuncia: a quell’età avevo il problema di “mangiarmi le parole” e quindi la scansione della “d” eufonica era uno degli aiuti per mitigare il problema.
    Cercherò di usarla con più attenzione. Grazie.

  4. Il mio maestro delle elementari, diceva che le virgole servono per prender fiato nelle frasi dove il punto avrebbe dimezzato la potenza della frase stessa, perché il punto aumenta sensibilmente la durata della pausa: è un distacco.

    Il punto e virgola, indica una pausa più corta del punto e più lunga della virgola: pausa di riflessione.

    I due punti sono la forma abbreviata della frase “mettiamo i puntini sulle i” perché ti predispongono alla spiegazione o ad un elenco numerico, cronologico, prioritario.

    Per lui la punteggiatura era l’equivalente del metronomo per la musica: come ogni melodia ha il proprio ritmo, così ogni brano scritto ha la propria cadenza: sapendolo interpretare nel modo giusto, anche uno scritto di poco valore intrinseco, poteva comunque risultare melodico all’orecchio.

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