Odio i meccanici

Odio i meccanici: ogni volta che devo portare la mia automobile dal meccanico mi vengono i sudori freddi.

Anche se devo fare solo un semplice controllo di routine, un banale cambio d’olio o delle pasticche dei freni mi pervade una sensazione di disagio peggiore di quando devo andare dal dentista.

Non parliamo poi di quando quella stramaledetta e indispensabile protesi meccanica delle nostre gambe, l’automobile, ha davvero un problema… Al solo pensiero di ciò che mi aspetta mi cambia l’umore e comincio ad agitarmi: dovrò varcare la soglia dell’officina, una qualunque officina in una qualunque città, e inevitabilmente troverò ad accogliermi il puzzo di grasso e di lubrificanti, il rumore metallico di oscure componenti meccaniche da regolare, da pulire, da sostituire, il tutto accompagnato dall’atteggiamento di sufficienza del meccanico, i suoi modi falsamente accomodanti propri di chi ha di fronte un imbecille, quel mezzo sorrisetto con il quale qualsiasi meccanico, in qualsiasi officina di qualsiasi città ti accoglie…

Dopo i saluti di rito potranno accadere solo due cose:

  1. mi dirà che ha molto lavoro, che vedrà la mia auto più tardi o domani, e tu ti chiederai per la milionesima volta perché mai ti sei preso una laurea quando potevi andare a lavorare all’officina di quel caro amico di famiglia, ormai in pensione da quindici anni
  2. oppure mi guarderà con lo sguardo dell’alligatore che stava aspettando la sua preda da una giornata intera, rintanato nell’insenatura del suo fiume, mi dirà che sono stato fortunato a venire in una giornata in cui è stranamente libero solo perché gli è saltato un appuntamento, mi dirà che si può dedicare immediatamente alla mia automobile

Ieri mi è toccata la seconda ipotesi. Una spia misteriosa si accende sul mio cruscotto e, ovviamente, vado dal meccanico.

Credo che sia un problema comune, lasci pure la macchina qui e ripassi tra un’oretta.

Torno dopo l’”oretta” in quell’antro infernale di bulloni e chiavi inglesi e il chirurgo della brugola emette la sua sentenza: “Vede, si è intasata la valvola EGR. Il problema è che non basta pulirla, perché è collegata a una centralina elettronica che è andata in stallo, quindi bisognerà cambiare tutto. Solo il pezzo costa 280€, in più mano d’opera e tutto il resto. Sono 380€”.

Mi sento mancare… “Guardi, le posso fare uno sconto. Mi dia 350€, più di tanto non posso scendere”. Prendo la carta di credito, pago ed esco con gli occhi sbarrati e con il fumo che mi esce dalle orecchie. Ma che ho studiato a fare?

Mi voglio male: prendo il telefonino, cerco i prezzi delle valvole EGR (che saranno mai?) per la mia automobile su Google. Le trovo in un sito di autoricambi di Torino a 155,55€ + 7,00€ di spedizione. Forse dovrei chiedere spiegazioni all’amico meccanico che sicuramente mi intorterà con disquisizioni più o meno credibili e fantasiose, forse dovrei semplicemente assalirlo fisicamente, forse dovrei solo andare via.

Vado via.

In realtà non odio i meccanici perché sono disonesti (in genere non lo sono, ma anche quando sono onesti ti danno sempre la sensazione che ti stanno prendendo per il culo!), come non odio gli idraulici, gli elettricisti, gli antennisti…

Il problema vero di quando vado da un meccanico è che mi sento e sono completamente alla sua mercé e psicologicamente non riesco ad accettarlo: io di meccanica non so nulla, quindi il meccanico potrà dirmi qualunque cosa e a me toccherà solo fidarmi. La colpa, però, è del meccanico che fa solo il suo lavoro, o della mia ignoranza?

In realtà la questione è più profonda.

Ho dedicato agli studi circa 20 anni della mia vita, con l’unico obiettivo di trovare un lavoro tranquillo, che mi garantisse a fine mese uno stipendio con il quale vivere e, magari, pagare anche i professionisti che, alla bisogna, avrebbero svolto i lavori che io non sono in grado di svolgere; il problema è che oggi neppure il mio lavoro è così tranquillo e io mi sento alla mercé del mio datore di lavoro nel mio ufficio esattamente nello stesso modo in cui mi sento alla mercé del meccanico nella sua officina: il concetto stesso di lavoro è cambiato radicalmente, le ore lavorative non sono più viste come quello che erano e dovrebbero essere, ovvero come il tempo che una persona dedica a un’attività, ma come una merce da rendicontare, uno strano oggetto composto da tre numeri, i soggetti coinvolti, i minuti impiegati e il costo totale.

Quando sento parlare i manager della mia azienda rabbrividisco: la volgarità di espressioni comuni come “ore/uomo”, “rendicontazione a progetto”, “risorse umane” è un qualcosa che giorno dopo giorno mi è diventata insopportabile. Dalle parole e dal loro uso sconsiderato nascono mostri: il mondo del lavoro di oggi è un mostro.

Per questo motivo ho deciso di rispondere agli osceni neologismi usati nel mio ufficio con una parola antica, ma ancora rivoluzionaria: libertà.

Libertà di scelta, libertà di orario, libertà di fare quello che mi piace davvero, quello per cui sento di avere talento. Libertà di essere di nuovo un uomo e non più una merce.

Ho intrapreso da qualche mese un nuovo percorso professionale che mette finalmente davanti l’essere umano, la sua dignità e la sua libertà. Con questo video ne potrai sapere di più… a me ha cambiato la vita e il mio modo di vedere il mondo.

Purtroppo non mi è servito affatto per far pace con il meccanico: lo continuo a odiare tenacemente!

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Pubblicato da

Carlo D'Angiò

Formatore, coach ed esperto di Infomarketing. Autore di Phoenix, il corso multimediale per cambiare lavoro dopo i 40 anni in modo intelligente e redditizio.

5 commenti su “Odio i meccanici”

  1. Bellissimo articolo Dario, il paragone con il meccanico fa molto riflettere, hai ragione mi ci ritrovo pure io, stesso senso di impotenza difronte ad entrambi…

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