Il microchip è una realtà. E presto invaderà miliardi di corpi, determinando scelte, comportamenti e modi di vivere di cui siamo spaventosamente all’oscuro.
Ma procediamo per gradi.
Quando non si poteva parlare di microchip
Siamo nel punto in cui siamo perché una maggioranza di persone (composta anche da gente istruita e imprenditori di successo, ma tutti faziosamente schierati per via dei partiti che sostengono la narrazione pandemica), sapientemente manipolata, messa di fronte alla verità, ha sempre preferito tornarsene nel buio della caverna per continuare ad alimentarsi delle ombre sui muri proiettate dal mainstream.
Non è passato molto tempo dai giorni in cui chi provava a parlare di microchip veniva impietosamente etichettato come “terrapiattista” e deriso a reti unificate dalla mandria degli utili idioti. I fact checker hanno prodotto fiumi di parole (inutili) per smentire questa realtà.
Credo che ancora si respiri quell’aria di insopportabile presa in giro, con sorrisi compiaciuti di chi prova pena per te ma non vuole dirtelo apertamente, quando cerchi di spiegare come funziona la storia dei microchip. Sono gli effetti di una verità irraggiungibile per i lobotomizzati, quella che crea disagio perché diversa dalla narrazione ufficiale.
Il mostro transumanista si diverte ad anticipare le sue mosse
Eppure, in questo mare di menzogne che accompagna la pandemia da due anni a questa parte c’è uno strano filone di narrativa che, escludendo gli imbecilli che sono evidentemente la maggioranza, unisce i cosiddetti complottisti direttamente alle menti malate di Davos.
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Cioè, il dialogo è tra chi opera e chi vede. Chi opera non agisce di nascosto. Incredibilmente, mette tutto in chiaro, ma solo per chi deve sapere. E chi vede non si inventa le notizie. Semplicemente legge e si informa, e poi osserva i fatti che si compiono ogni giorno nella vita di tutti.
È una specie di gioco inquietante dove il mostro si diverte ad anticipare le sue mosse, comunicandole a chi cerca di fermarlo, ma solo per il gusto di ridere per l’insensibilità oramai acclarata di chi dovrebbe, insieme a te, combattere per impedire il disegno transumanista.
I destinatari passivi
In questo scambio silenzioso di messaggi potenti tra gli operatori dello stato profondo e gli osservatori chiamati complottisti sono tagliati fuori tutti quelli che vivono solo di mainstream, la grande massa di ipnotizzati che non sentono, non vedono, non comprendono, ma che diventano proprio per questo i destinatari passivi del grande disegno di Davos.
Il microchip ha origini lontane
Il microchip è parte di un progetto antico e più ampio che risale ai tempi di Giuseppe Mazzini. Ne parlava già «Pawns In The Game: FBI Edition» di William Guy Carr nel 1956.
Chi storce il naso farebbe prima a mettersi in fila per i trattamenti programmati da Davos. Tanto, con quel piglio critico da pesce a brodo, non c’è soluzione.
Gli altri invece devono sapere che sul microchip stanno lavorando per impiantarli direttamente nel nostro cervello. Lo scopo “dichiarato” di Klaus Schwab, leader del grande reset, è proprio quello di arrivare a posizionare questo congegno nella corteccia pre-frontale.
In questa intervista lo dice pane al pane, vino al vino: “all’inizio li impianteremo nei nostri vestiti. E poi potremmo immaginare di impiantarli nel nostro cervello o nella nostra pelle. E alla fine, forse, ci sarà una comunicazione diretta tra i nostri cervelli e il mondo digitale. Quello che vediamo è una sorta di fusione del mondo fisico, digitale e biologico”.
Fusione!
Poi arriva la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con il suo European Chips Act. Dice che “non c’è digitale senza chip” e che “Il fabbisogno europeo di chip raddoppierà nel prossimo decennio”, e che “Questo è il motivo per cui dobbiamo alzare radicalmente il gioco dell’Europa sullo sviluppo, la produzione e l’uso di questa tecnologia chiave”.
Certo che dall’essere terrapiattisti ad anticipare l’European Chips Act ci vuole ben più di una botta di culo. O no?
La rielaborazione degli utili idioti
Ovviamente, come hanno sempre fatto gli utili idioti, ora che non potranno più schernire nessuno sulla possibilità di avere presto una popolazione microchippata come i cani, cercheranno di trovare il lato buono della storia, quello raccontato con la retorica stucchevole di Davos, per sostenere che alla fine dei conti è anche un vantaggio.
Si pensi a Bill Gates che apriva silenziosamente il campo dei microchip impiantabili, commissionando personalmente nel 2012 chip contraccettivi a un gruppo chiamato Microchips Biotech.
A cosa servirebbero i chip di Bill? Secondo il sito web della Gates Foundation, sono progettati per pompare la pillola del giorno dopo nei consumatori, con un telecomando.
Un vantaggio, quindi, penseranno le menti plagiate dalla sinistra degli orchi. Ma non c’è proprio niente di vantaggioso in una tecnologia disumana che invade il tuo corpo e determina comportamenti pre-stabiliti.
Gli sforzi di Big Tech per riprogettare la mente e il corpo umani con una tecnologia sperimentale invasiva incarnano ciò che Ray Kurzweil di Google ha descritto come “transumanesimo”. In un’intervista ha dichiarato:
Il 2029 è la data coerente per la quale ho previsto quando un’IA supererà un valido test di Turing e quindi raggiungerà livelli di intelligenza umani. Ho fissato la data 2045 per la ‘Singolarità’, quando moltiplicheremo la nostra intelligenza effettiva di un miliardo di volte fondendoci con l’intelligenza che abbiamo creato.
Fondendoci?
Amare conclusioni
E così l’Italia finì i suoi giorni di gloria, all’insegna di una sordità civica e culturale provocata da molti decenni di inebetimento mediatico programmato.
È un problema mondiale, lo so. Ma quando vedo i canadesi, i francesi, gli olandesi, e poi li metto a confronto con gli italiani, mi accorgo che c’è veramente poco da fare, oramai.
Io scrivo per un’esigenza quasi biologica di mettere fuori le tossine dal mio corpo, consapevole del fatto però che gli italiani sono finiti.
Qualcuno si salverà. Ma non sarà un utile idiota.
È tutto sbagliato
Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia
All’inizio, avevo solo bisogno di parlarne, di confrontarmi con i miei amici e lettori. Poi, però, mi sono accorto che il mio pensiero era ampiamente condiviso da persone che neanche conoscevo. Ho ricevuto migliaia di contatti e messaggi privati che mi ringraziavano per quello che stavo facendo, per i ragionamenti che proponevo, per le informazioni che offrivo. Ho visto medici che ripostavano i miei articoli, gruppi di discussione che mi taggavano, giornalisti non allineati che volevano conoscermi. Tutti impegnati come me in questa assurda battaglia di verità e buon senso che non sembra avere fine.
L’idea di questo pamphlet è nata dall’esigenza di raccogliere i migliori contenuti a tema sul mio profilo per metterli in bella copia e lasciare qualche traccia per i posteri.


la rimodulazione del green pass.
Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale Vittorio Colao ha dichiarato: “Stiamo elaborando una piattaforma per l’erogazione di tutti i benefici sociali, il nome è IDPay, dove avverrà tutto direttamente in digitale.
GIÀ PER APRILE ci sarà l’avvio della «piattaforma dell’INTEROPERABILITÀ» dove alcune grandi pubbliche amministrazioni come l’AGENZIA DELLE ENTRATE, l’ANAGRAFE, il MINISTERO DELL’INTERNO e l’INPS AGGANCERANNO I PROPRI DATI.
In questa piattaforma sarà presente ANCHE il FASCICOLO SANITARIO di ogni cittadino, “al fine di avere anche sul piano sanitario la possibilità di teleconsulto, telemonitoraggio e gestione da remoto”.
In caso di emergenza sanitaria, basterà attivare nella piattaforma nazionale IDPay il fatto che per essere in regola è necessario aver fatto il vaccino per quel determinato virus, ed ogni cittadino che deciderà di non vaccinarsi, in automatico accenderà un “allarme” nei monitor dell’INPS in merito alla NON IDONEITÀ AL LAVORO
e verrà segnalato automaticamente presso l’Agenzia delle Entrate che, agganciandosi all’irregolarità, potrà revocate sussidi o assistenza finché il cittadino non si metterà in regola con il piano vaccinale.
La stessa piattaforma, consentirà anche che un cittadino, entrando in un negozio, si registrerà automaticamente e questo, consentirà all’Agenzia delle Entrate di tracciare non solo le spese di ogni singola persona in maniera esatta ma anche gli incassi reali di ogni commerciante.
Tutto questo su una piattaforma in grado di incrociare dati rilevando ogni incongruenza ed ogni irregolarità cittadina o aziendale.
La Sogei, azienda “ingaggiata” per strutturare e l’IDPay (già gestore della piattaforma Green Pass, richiederà il numero del conto corrente di ogni cittadino.”
Per quale ragione i complottisti hanno sempre ragione? Semplice: hanno la brutta abitudine di leggere e pensare.
Articolo spaziale. Ha il solo difetto che a leggerlo non saranno proprio quelli che ne avrebbero più bisogno, ossia proprio gli utili idioti.
E vabbè…