Crescita personale

Iniziare e non finire, l’autolesionismo degli inconcludenti

Carlo D'Angiò · 19 Apr 2022 · 8 min di lettura

Come tutor, coach e autore di svariati programmi di consulenza che aiutano le persone a crearsi un proprio sistema di vita e di lavoro indipendente grazie al web, ho il privilegio di lavorare a stretto contatto con diverse tipologie di persone e, conseguentemente, di osservare da vicino i ragionamenti, le motivazioni, i comportamenti che inducono alcuni a raggiungere gli obiettivi prefissati, altri invece ad abbandonarli a metà percorso o anche prima.

La ricerca dell’Università di Scranton

92 persone su 100, con ogni probabilità, non riescono a raggiungere i loro obiettivi. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Scranton (USA). Cominciano un percorso, un progetto, un piano di lavoro, ma quasi mai lo portano a termine. 

Il dato più allarmante, dal mio punto privilegiato di osservazione, non è tanto iniziare senza finire, quanto piuttosto iniziare e fermarsi un minuto dopo. 

Se qualche anno fa aveva senso cercare di spingere le persone a compiere l’ultimo miglio della loro corsa faticosa e impegnativa, oggi sembra che il contesto sia caratterizzato fortemente da iniziatori compulsivi con instabilità cronica incapaci non solo di arrivare alla fine, ma persino di sporcarsi le mani per le cose da fare nel tratto iniziale.

Va da sé che un conto è cercare l’oro per molti mesi e arrendersi per stanchezza a un metro dalla faglia giusta, un altro conto è comprare gli attrezzi per cercare l’oro e cambiare idea il giorno dopo, rinunciando ancora prima di cominciare o mentre scendi le scale di casa per avviarti alla ricerca.

Questo pone un problema che va al di là della storia degli obiettivi e della motivazione. Non si tratta di dare forza d’animo a un atleta che deve affrontare una sfida importante, perché nella fattispecie in esame manca l’atleta. Nessuno sforzo è stato mai compiuto per un tempo minimo necessario al soggetto interessato affinché l’idea dell’obiettivo cominciasse a prendere forma.

Sul piano del business online ho potuto riscontrare più e più volte il non senso assoluto di chi spende dei soldi per cominciare un percorso che in solo mese decide di abbandonare.

Comportamento auto-sabotante

Osservando da vicino il travaglio interiore di queste persone, quello che emerge è un comportamento auto-sabotante che parte dal rallentamento delle scelte iniziatiche e finisce con la decisione di scappare via dalle responsabilità, appena le stesse cominciano a profilarsi all’orizzonte.

Il rallentamento delle scelte iniziatiche

Il rallentamento delle scelte iniziatiche si concretizza nella procrastinazione dell’avvio. Sai che devi farlo, ma rimandi a domani, alla settimana prossima, a settembre o al nuovo anno.

Questo gioco dura molti anni, producendo malessere, disordine, senso di frustrazione cronica e fallimenti a catena: come un effetto domino dell’insuccesso che si ripercuote da un ambito all’altro della vita di una persona.

Secondo Joseph Ferrari, professore di psicologia alla DePaul University, è un problema di autoregolamentazione, un ritardo volontario di un compito importante che intendiamo svolgere, pur sapendo che di conseguenza ne soffriremo. Una scarsa concezione del tempo può esacerbare il problema, ma l’incapacità di gestire le emozioni sembra esserne il vero fondamento.

Non è dunque un problema di gestione del tempo. È piuttosto un problema emotivo di ansie che si rincorrono in un flusso continuo e devastante di paure e disistima.

Secondo Tice e Baumeister della Florida State University:

“I procrastinatori finiscono per soffrire di più e ottenere risultati peggiori delle altre persone”.

Per quanto riguarda il nostro campo di osservazione, quello che so per certo è che la gran parte delle persone che iniziano un percorso con me giunge alla decisione di “partire”, e quindi compie le azioni concrete perché ciò accada, solo dopo alcuni anni dall’idea iniziale di farlo, con un intermezzo di incomprensibile immobilismo e procrastinazione.

La fase del “durante”

C’è poi la fase del “durante”, quella in cui le persone devono capire, formarsi, acquisire competenze, realizzare pagine, testi, video etc.

L’analfabetismo digitale influisce pesantemente sui livelli di concentrazione. Molto spesso le persone sono costrette a colmare le lacune digitali, sottraendo quel tempo a sessioni che potevano essere impiegate nella definizione dei piani di monetizzazione o in altre attività più entusiasmanti.

La semplice realizzazione di un’immagine di profilo con Photoshop appare come uno scoglio insormontabile sul quale cominciano a infrangersi sogni e speranze di aspiranti coach, blogger, consulenti ed esperti di ogni sorta che tutto hanno compreso dell’internet marketing, tranne il fatto che funziona con internet, e quindi con gli strumenti di internet.

Un esempio è dato dalla ritrosia molto profonda nell’uso del computer. Molti miei studenti continuano a seguirmi con uno smartphone, rinunciando tutte le volte alla possibilità in tempo reale di sperimentare, provare, agire per esercitarsi su documenti, file, schemi, software, mappe e così via.

Con i social come Facebook e le applicazioni da smartphone milioni di persone in Italia hanno inaugurato una stagione di connettività, navigazione, presenza online. Ma nulla di tutto ciò ha mai aiutato realmente queste persone a comprendere la vera dimensione e le vere dinamiche del business online.

Escludendo tutti quelli che semplicemente vivono nel girone delle scemenze e delle facezie dei social media, anche un artigiano, un consulente, un professionista che crede di usare il web per il suo business solo perché invia preventivi con whatsapp o risponde alle richieste su Messenger, non sta usando internet con intelligenza imprenditoriale. 

Uno smartphone di ultima generazione è uno strumento molto potente per creare contenuti video, interagire sui social, rispondere alle email, gestire i calendari e così via. Ma il business online si costruisce alla scrivania. Si scrive, si pianifica, si creano cartelle, si raccolgono dati, informazioni, documenti, si preparano mappe, schemi, fogli di calcolo, si ottimizzano immagini, suoni, clip video. 

La disconnessione continua

Tutto questo dovrebbe anche essere dato per acquisito. Purtroppo, però, mi sono reso conto che in quel 92% di soggetti destinati al fallimento c’è una buona parte che vive un’autentica dissociazione cognitiva tra l’immagine eccitante del risultato finale e lo sforzo richiesto per arrivarci.

Abbiamo affrontato più nello specifico questo problema nel webinar “Sblocco creativo”, dove spesso chi comincia un progetto viene distratto e bloccato proprio dagli stessi pensieri che l’hanno spinto a iniziare, con la differenza che nella fase pre-decisiva quei pensieri svolgono una funzione motivante, nella fase di svolgimento, invece, sono causa di una disconnessione continua che induce al blocco.

Prima di iniziare a lavorare, ci concentriamo sulla ricompensa. Lentamente ma inesorabilmente, iniziamo ad accorgerci dello sforzo (cioè il duro lavoro) necessario per ottenere quella ricompensa. E qui entrano in gioco i problemi emotivi che portano all’abbandono.

L’abbandono

La maggior parte di chi si ferma, lo fa nel momento in cui bisogna agire. Cioè, esclusa la fase iniziale in cui si parla, si analizza, si pianifica, e quindi c’è poco da fare sul piano pratico, se non prepararsi all’azione, queste persone scappano proprio quando arriva il momento del “fare”.

Non ho la pretesa di comprenderne le ragione, né sento il dovere di occuparmene. Ma è un fatto che capita con una certa frequenza e che ho la possibilità di osservare da vicino. E per me che sono uno studioso dei comportamenti umani, soprattutto nelle dinamiche dell’online marketing, diventa importante analizzare il fenomeno e metterlo in chiaro per chi mi legge.

Possiamo almeno giungere a una qualche forma di suggerimento per chi mi segue in silenzio con l’idea di cominciare a fare qualcosa, ma ancora rimanda a domani, alla settimana prossima o settembre.

Più tempo passa dall’idea di cominciare, più danni stai accumulando sul piano personale, professionale e finanziario.

Secondo Joseph Ferrari, è uno stile di vita disadattivo.

La maggior parte dei ritardatari tradisce una tendenza all’autolesionismo, ma possono arrivare a questo punto da uno stato negativo (paura di fallire, per esempio, o perfezionismo) o positivo (la gioia della tentazione). Nel complesso, queste qualità hanno portato i ricercatori a chiamare la procrastinazione la rottura “per eccellenza” dell’autocontrollo.

È più dignitoso rinunciare

Aggiungerei, per concludere, un passaggio sulla consapevolezza necessaria per cominciare un percorso. Il business online si compie con prodotti, pagine web, funnel di vendita, campagne pubblicitarie e mille altre attività più o meno importanti che infittiscono il lavoro del marketer. Ciascuna di queste attività va studiata, compresa, implementata, ma soprattutto inserita in un contesto più generale che non deve mai tradire la visione strategica del piano marketing. Dall’inizio alla fine possono essere necessari alcuni mesi, tre, forse quattro o cinque.

Come un coltivatore con l’orto, serve il tempo che serve per portare il seme a diventare prima una piantina e poi una pianta con i suoi frutti.

Se questo non è chiaro, se non si ha questa consapevolezza, è forse meglio non cominciare. È forse meglio rinunciare all’idea di vivere come un wwworker che incassa soldi con PayPal e lavora con il suo laptop in riva al mare o tra i prati di una collina.

Forse, è più dignitoso (e più salutare per la tua autostima) rinunciare al sogno, piuttosto che inseguirlo per sempre, sapendo in cuor tuo di non avere le palle per affrontare con responsabilità le sfide che incontrerai sul tuo cammino.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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1 commento

  1. Rosanna

    Forse alla base del problema ci sono questi dannati telefonini che fanno un po’ di tutto.

    Per chi non possiede un pc fisso, è un po’ difficile organizzare i dati raccolti in cartelle, tagliare file audio e fare tutte quelle cose che invece un telefonino ti preclude.

    Certo è che con quello che costa oggi un iPhone ci si potrebbe comprare un pc di seconda mano, almeno per iniziare.

    Sempre che non si sia ancora condizionati da quella che io chiamo “configurazione di default”

    (non so se posso mettere il link a un articolo del mio sito… )

    Buona vita Carlo.

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