Pensieri personali

Le elezioni e la solita retorica del “se non voti fai il loro gioco”

Carlo D'Angiò · 23 Lug 2022 · 8 min di lettura

Sembra che a settembre si vada al voto. E sulla scia di chi incredibilmente ancora rimpiange la caduta di questo governo cominciano a emergere le prime analisi più o meno sensate, più o meno ricevibili. 

C’è chi analizza il “perché” di questa scelta dimissionaria. Draghi in effetti aveva la maggioranza. E se c’è la maggioranza, non può esserci un problema di fiducia parlamentare. 

Lungi da me la pretesa di capire quello che succede nelle oscure e segrete camere del potere, resta però forte l’interrogativo: perché se n’è andato?

Il piano delle emergenze

Secondo alcuni, si tratterebbe di una mossa studiata al tavolino per garantire una certa continuità al piano delle emergenze. In parole più semplici? Il parlamento si doveva sciogliere naturalmente nei primi mesi del 2023 per fine legislatura. Con questa scadenza istituzionale all’orizzonte, non sarebbe stato possibile per il premier continuare a governare con i decreti legge, perché questi devono essere convertiti in 60 giorni, altrimenti decadono, con le conseguenze politiche e giuridiche che comportano.

Un parlamento come quello italiano è una garanzia di governabilità per il tecnico di turno scelto dalle élite mondialiste. Converte tutto acriticamente, senza mai eccepire nulla. Come del resto abbiamo visto fare negli ultimi 2 anni. Ma se si scioglie per scadenza naturale, con tutto il servilismo di questo mondo, il rischio che qualche decreto legge non venga convertito in tempo c’è. E questo rischio, con le emergenze che dovranno essere introdotte in autunno e in inverno per schiacciare ulteriormente i cittadini, non può essere accollato dai potenti di Davos. Altrimenti, l’agenda si inceppa.

Il vitalizio

C’è poi chi si focalizza sulla storia del vitalizio che i parlamentari disonorevoli sono riusciti a maturare. Quanto servilismo, quanti tradimenti per questo vitalizio, eh?

Penso al povero Razzi che ha dovuto subire le caricature di Crozza per molti anni. Ma era solo il capro espiatorio di una classe, quella politica, che non ha più alcuna dignità. Forse, solo i giornalisti riescono a tenere lo stesso infimo livello.

Le elezioni

C’è poi chi comincia a fare previsioni e analisi sulla competizione elettorale. Fuori dalla casta, quindi dal lato dei poveri cittadini, l’intento è quello di mandare al governo le forze anti-sistema o comunque di introdurle nelle istituzioni per riuscire a contenere la spinta transumanista che oramai sta distruggendo centimetro dopo centimetro la civiltà come l’abbiamo sempre conosciuta.

Devo essere sincero: mi commuove leggere le proposte e i dibattiti accorati che si stanno sviluppando in queste ore attorno all’idea di rinnovare il parlamento e di mandare a casa per sempre una classe politica che non vogliamo più. C’è tanta rabbia, delusione, amarezza, voglia di rivalsa, di libertà, di giustizia. Sentimenti che condivido e che sento a pieno sulla mia pelle.

Ma mi commuove ancora di più l’ingenuità di costoro che, scossi e galvanizzati dalla retorica del “se non voti fai il loro gioco”, per l’ennesima volta si illudono di poter cambiare qualcosa attraverso l’esercizio di una preferenza che, vera o manipolata che sia, non scalfirà minimamente le dinamiche del potere vero e i programmi mondialisti in corso di svolgimento.

Il ricordo dei 5 stelle

Eppure, non dovrebbe essere così difficile recuperare la memoria dell’ultima tornata elettorale, quando molti di noi hanno votato una forza politica che prometteva di aprire il parlamento come una scatoletta di tonno.

Anche io ho votato i 5 stelle. Li ho votati e li ho aiutati a prendere più voti, a rafforzarsi sul territorio, a raggiungere quel tipo di elettorato al quale non sarebbero arrivati, se non grazie al passaparola. E anche io ho sofferto per il loro devastante tradimento: una sequela infinita di inganni, di doppiezze, di meschinità e scelte sciagurate che non solo erano in contrasto con le idee e i buoni principi gridati in tutte le piazze gremite d’Italia, ma hanno vergognosamente attratto, raccolto, introiettato e proposto/imposto le più aberranti posizioni di una politica mostruosa e disumana che solo nei romanzi come “1984” di Orwell avevamo sentito parlare.

Quella dei 5 stelle può essere tranquillamente raccontata nelle pagine di storia come la più scioccante esperienza politica che un elettore possa ricordare, perché ci ha resi responsabili, seppure inconsapevoli, di un abominio senza fine.

I peggiori della storia di tutti i tempi mandati al potere da noi che pensavamo di fare la cosa giusta e di dare una sistemata a questo paese. Ci siamo fidati, abbiamo lottato, eravamo pronti a strapparci il cuore e a gettarlo nelle fiamme della rivoluzione, se fosse stato necessario. E poi, uno alla volta, un atto alla volta, un tradimento alla volta, ci siamo ritrovati in poco tempo come tanti agnelli legati a terra, con un piede sulla testa, il loro piede infame, che ci teneva fermi, mentre tutti gli altri schieramenti politici, insieme a loro, e intorno a noi, deridendoci persino, hanno razziato e stuprato il paese.

La memoria breve degli elettori

Ma su questo siamo tutti d’accordo. Il problema infatti non è capire i 5 stelle. Li abbiamo compresi bene. Il problema è capire cosa succede nel transatlantico o tra i vicoli di Montecitorio nella mente di un deputato eletto, qualunque esso sia. O, forse, astraendo un pochino di più, cosa succede alle strutture e ai processi democratici, ammesso che ci sia mai stato un processo democratico autentico e incondizionato su cui fare affidamento.

Se i fatti contano qualcosa, dall’unità d’Italia in avanti, passando per la ricostruzione del dopo guerra con gli americani che facevano da pupari (e ancora fanno i pupari), la storia di questo paese è un insieme di finzioni e menzogne incollate con la sputazza; toppe colorate di apparenza, come una coperta patchwork, che nascondono azioni e aberrazioni molto poco democratiche.

Ogni tanto salta fuori uno scandalo, un processo, una ricostruzione, ma la memoria dei cittadini è troppo labile per ricordare le delusioni che puntualmente hanno segnato ogni stagione della politica italiana. Come i pesciolini rossi, gli italiani “perbene” seguono la via della cosa giusta da fare, ma dimenticano di avere già percorso inutilmente quella strada tante volte e di avere scoperto, loro malgrado, che non porta da nessuna parte. È una finta via, una delle tante di cui la democrazia rappresentativa del dopo guerra si è munita per rendere culturalmente accettabile l’ossimoro insito nella sua stessa narrazione.

La democrazia rappresentativa è in quanto tale la negazione scientifica della democrazia pura.

Con i livelli acclarati di corruzione politica, e con l’indole egocentrica dell’uomo sul piano universale, la democrazia rappresentativa è in quanto tale la negazione scientifica della democrazia pura. Non può esserci democrazia nel trasferimento di decisioni politiche a fantomatici rappresentanti che neanche abbiamo più il potere di scegliere.

Che fine ha fatto la legge elettorale?

La democrazia è morta

La democrazia rappresentativa, infatti, altro non è che la diluizione della sostanza democratica mediante i diluenti non democratici del potere. Come una bibita all’arancia che contiene solo una piccola percentuale del frutto che esibisce sull’etichetta, la democrazia moderna è un composto chimico prodotto in laboratorio. Di democratico c’è l’etichetta e la retorica che danno un colore gradevole allo sguardo del cittadino consumatore. Nulla di più.

I poteri sovranazionali non democratici prendono decisioni attraverso meeting a porte chiuse dove quasi sempre quelli che mancano sono proprio i politici. 

Credo non serva qui elencare le occasioni (numerose e ripetute) in cui si è celebrato il rito funebre della democrazia attraverso questi meeting. È un fatto noto a tutti noi. Eppure, inspiegabilmente, ogni volta che si indicono le elezioni, tutti noi dimentichiamo quel fatto noto, lasciandoci risucchiare dalla foga teatrale che avvolge la kermesse e la rende suggestiva.

La domanda è sbagliata

La domanda “cosa fare, allora, Carlo?”, con riferimento alle elezioni, è una domanda sbagliata, perché presuppone che noi si possa fare qualcosa in quella occasione. E non è così.

Idealmente, non dovremmo fare proprio nulla. Ha più senso infatti astenersi dalle scemenze che mantenerle in vita con la nostra complicità. Ma mi rendo conto che non funzionerebbe. Al di là degli uomini di partito, ci sono milioni di vecchietti in Italia che, nonostante tutto quello che hanno subito (pensa alle pensioni miserrime che neanche potevano più incassare senza il Green pass), cascheranno ancora una volta negli inganni delle promesse di quartiere o di vicinato. 

L’egocentrismo umano è al centro di queste dinamiche. Per un vantaggio personale (che non verrà mai concesso) si sacrificano ideali e valori che sono stati ampiamente calpestati proprio da quegli uomini che in campagna elettorale torneranno a promettere e a mentire, sapendo di mentire.

E quindi non funzionerebbe. Il sistema, infatti, è pensato per andare avanti anche quando ci sia un grande dissenso elettorale.

Dobbiamo rompere il vaso

Il maestro, rivolgendosi agli allievi, disse “questo vaso al centro del tavolo è un problema. Risolvetelo”.

Gli allievi si raccolsero in un momento di grande concentrazione per trovare una soluzione, ma non la trovarono. Tranne uno che si alzò, si avvicinò al tavolo e scaraventò il vaso a terra. Problema risolto, disse.

Il nostro sistema è come quel vaso. È il PROBLEMA. C’è dunque un solo modo per risolvere il problema: dobbiamo rompere il sistema.

So che il mio pensiero non attecchisce facilmente, lasciando persino quel sorriso beffardo di chi ancora pensa che le elezioni siano uno strumento democratico e che i problemi del sistema vadano risolti nel sistema. Non sarò io a togliervi il dispiacere dell’ennesima delusione.

Tuttavia, sarà interessante fra qualche mese tornare qui a leggere questi pensieri per capire se era più utopistico rompere il vaso o risolvere i problemi del sistema all’interno del sistema.

Tornerò a scrivere per capire insieme come rompere il vaso in termini più operativi e meno filosofici.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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1 commento

  1. Rosanna

    Concordo con ogni parola di questo articolo!

    E sono d’accordo che le due cose da combattere prima di tutto sono l’egocentrismo umano e il vaso da rompere.

    Ma questa lotta la combatterà solo una minoranza di individui e sono convinta che con un’azione ragionata e decisa il “vaso” lo rompiamo.

    Buona vita Carlo e buona vita a tutti.

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