Scientia potentia est, ovvero, sapere è potere. Questa frase che viene attribuita a Bacone, filosofo, politico e giurista inglese del 17° secolo, è incredibilmente attuale, perché mai come oggi l’epurazione dell’uomo in tutti i suoi livelli di esistenza si sta compiendo sulla base dell’impotenza generata dall’ignoranza.
Potremmo quasi riformularla in linea con le nuove esigenze sociali, sostituendo al potere ambito da politici e affaristi di ogni tempo con la più sacra e inalienabile esistenza umana. Ecco perché credo sia il caso di dire, oggi, che sapere è vita.
Sapere è vita perché chi non sa, muore. E muore in molti modi diversi, tanti quante sono le aberrazioni di quest’epoca, dal vergognoso declino del settore medico-sanitario alle impietose speculazioni internazionali che stanno letteralmente devastando le economie di paesi e nazioni che un tempo prosperavano.
Sul piano del lavoro, non ci sarà banalmente un calo dei posti disponibili, ma una vera e propria strage multigenerazionale. Interi comparti saranno svuotati e ricomposti. E la ricomposizione sarà guidata dai robot e dagli algoritmi. Pochi saranno integrati ai nuovi asset. Molti finiranno nel girone dei “sostenuti” o dimenticati dal sistema, fino alla loro definitiva scomparsa.
La mediocrità ammessa nell’era delle fabbriche, quando il modello produttivo (che ancora persiste nella cultura degli italiani) era gestito da persone con il minor livello possibile di preparazione, non trova più spazio nelle moderne economie. Non tanto perché qualcuno ha deciso che una certa classe sociale debba soccombere, sebbene anche questa ipotesi non sia da escludere, quanto piuttosto perché le nuove dinamiche di produzione e crescita si basano interamente sulla conoscenza.
Le nuove aziende devono orchestrare il sapere e le capacità di specialisti della finanza, del marketing e delle vendite, di ingegneri, informatici, avvocati, analisti, matematici e di molti altri settori specifici. Non c’è più il management da una parte e i lavoratori dall’altra, ma un’integrazione di specialisti, ognuno con conoscenze e campi di esperienza propri. Ognuno con il compito di pensare, creare, essere innovativo e dare il proprio contributo.
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Oltretutto, non assisteremo alla migrazione di massa verso i nuovi modelli produttivi, come avvenne durante la rivoluzione industriale che vide lo spostamento in città di milioni di persone provenienti dalle campagne. Non serve tutta questa gente. Servono pochi giovani plasmabili e fortemente specializzati, capaci cioè di governare al meglio i reparti assegnati, senza però sconfinare in altre aree di ragionamento.
In questo modo, sappiamo che le nuove aziende non hanno bisogno di mediocrità. Ma di qualunque cosa abbiano bisogno, ne vorranno quanto basta per far sì che il processo integrato uomo/macchina abbia a compiersi senza intoppi. Per tutti gli altri, restano solo due alternative:
- ridurre le aspettative e accontentarsi
- staccarsi dal sistema e diventare autonomi
Ridurre le aspettative e accontentarsi
In questo caso, puoi rimanere nella mediocrità. Non servono menti brillanti e cuori audaci per vivere di espedienti e sussidi pubblici o per accontentarsi di ciò che passa il convento.
In questo mese di settembre, per esempio, è stato indetto a Napoli un concorso per assumere 500 spazzini. Si sono presentati in 26 mila, di cui 1.500 laureati e 10 mila diplomati.
La mediocrità non è nella scelta di pulire le strade della città o raccogliere i rifiuti. La mediocrità è quella di un laureato che nonostante gli anni passati sui libri non riesce a vedere un futuro diverso per sé, se non quello di un posto stipendiato e sicuro, qualunque esso sia.
Continuiamo a comportarci come se questo sistema esistesse ancora, ma ogni giorno che passa nella mediocrità è un giorno buttato, un’opportunità sprecata, denaro perso.
Il sistema ha già dato ampia prova di poter stravolgere le regole del gioco in modo unilaterale con un semplice DPCM. E se l’inevitabile tracollo è ancora poco intelligibile per le masse giovani che continuano a rimanere aggrappate alla superstizione del posto stipendiato, non lo è invece per gli over 40 che hanno provato il dolore dell’estromissione dal mondo del lavoro e quotidianamente lottano per comprare cibo, medicinali e coperte.
È da stupidi non capire
C’è stato un tempo in cui la discussione sulla scelta di uno stile di vita più intelligente difficilmente passava il confine dello scetticismo. Decenni di erudizione martellante e di cultura mediocrizzante hanno creato uomini e donne tanto docili e obbedienti al sistema quanto aggressivi e refrattari verso ogni forma di cambiamento.
Ma quel tempo è stato superato dai fatti. I salari ristagnano. Per molte persone il posto fisso è solo uno sbiadito ricordo. L’inflazione è al suo massimo storico. E lo stress è alle stelle.
Oggi, solo uno stupido può continuare a indugiare nella mediocrità, invocando leggi, princìpi e programmi elettorali, senza invece adoperarsi per staccarsi dal sistema e diventare autonomo.
Staccarsi dal sistema e diventare autonomi
Esistono due tipi di persone:
- quelle che sanno fare qualcosa di utile per gli altri
- e le altre
Staccarsi dal sistema e diventare autonomi significa smetterla di farsi prendere in giro dalle aziende che trattano i dipendenti come ingranaggi sostituibili, e diventare una persona che vale la pena di incontrare, conoscere e tenersi stretta.
Il segreto è sapere, conoscere, perché – lo abbiamo detto – sapere è potere. Sapere è vita.
È finito il tempo dell’ingranaggio. L’economia che sosteneva le mediocrità è al suo ultimo giro di giostra. Questa è la tua opportunità. Devi trasformarti in una persona indispensabile, qualcuno che apporta valore nella vita degli altri o nelle aziende degli altri. Uno che non si sostituisce, un giocatore fondamentale, perché sa fare cose che pochi altri sanno fare, e per questo vale la pena di ingaggiare, assumere, frequentare.
Nel 2008 fui invitato in una trasmissione televisiva. Quando il giornalista cominciò a fare domande sul mio lavoro online, e io a dare risposte, successero due cose molto strane che, mi dissero, non erano mai successe prima: i cameraman dello studio subirono il fascino del mio eloquio, ma soprattutto furono attratti dai contenuti delle mie risposte, dimenticando per questo di passarsi le inquadrature secondo le indicazioni della regia. Per molti minuti, dunque, la mia inquadratura rimase ferma e immutata. Sempre la stessa su di me.
A seguire, quando il giornalista mi ringraziò per poi mandare la pubblicità, uno dei cameraman lasciò la sua postazione per venirmi incontro e farmi delle domande. Insieme a lui, anche gli altri, uno alla volta, raggiunsero la mia postazione per ascoltarmi e capire. O cercare di capire.
È sempre stato così con il mio lavoro online. Non è solo questione di eloquio. Quando le persone cominciano a comprendere il meccanismo che governa i flussi di ricchezza di un buon business online, vogliono saperne di più, vogliono assicurarsi di avere le carte in regola per provarci. Perché, siamo onesti, è da sciocchi intercettare un’opportunità e non provarla.
Questo non vuol dire che il successo è assicurato. Molti ci provano, senza riuscirci. Oppure, credono di provarci, ma non hanno mai scritto neanche il titolo di un’idea. Ma a parte chi non riesce a distinguere il fare vero dalla semplice iscrizione a un corso, tutti gli altri cosa provano realmente a fare? Non certamente a trasformarsi. Tutt’al più a presentarsi, per la prima volta. Quello che infatti provano a fare le persone è usare il web per la prima volta in chiave di business, perché fino a un momento prima lo hanno usato solo per perdere tempo.
Molti infatti non hanno la minima idea di cosa significhi usare il web con intelligenza e profitto. Le masse sono spiaggiate su Facebook, Instagram, Tok Tok. Poltriscono nelle scemenze. I professionisti affollano LinkedIn, e per questo credono di aver fatto quello che serve. Le insegnanti usano Google Meet, e pensano che il web sia uno strumento per fare riunioni a distanza. Gli appassionati di politica ed economia e gli hobbisti in generale seguono i canali Youtube: per loro il web è una televisione o una grande edicola senza abbonamento. Ma pochi hanno compreso la grandezza di questo strumento di divulgazione e condivisione della conoscenza e di creazione di ricchezza.
Chi si approccia al web in chiave di business commette quasi sempre un errore all’inizio. Si chiede cioè come devo usare questo web per sostenere la mia struttura/impresa/azienda?
Questa domanda implica un immobilismo concettuale (con una preoccupante carenza di idee) che è quasi sempre la causa principale dell’insuccesso online.
La domanda giusta, invece, è come posso trasformarmi in un’impresa che prospera grazie al web?
Questa domanda implica una formidabile consapevolezza del meccanismo vincente, che è fare qualcosa di utile per gli altri, online.
Se si parte dall’assunto che il web non è solo un luogo diverso per mostrare quello che sei sempre stato, ma un’opportunità straordinaria per creare una nuova versione di te che incontra il favore del mercato (online), allora diventa indispensabile una trasformazione strategica.
Ne consegue che ciò di cui abbiamo bisogno sono qualità, relazioni e sensibilità. La mediocrità non fa gola agli utenti che formano il mercato. In un mondo che offre tante possibilità di scelta, nessuno sceglie le soluzioni mediocri.
Non ci sono alternative per i mercati del prossimo futuro. Se non diventi una figura chiave, sarai sostituito, sostenuto, cessato.
L’ignoranza selettiva
Il sapere è vita. E molti stanno perdendo la loro vita per ignoranza selettiva. Significa che l’hanno scelta. Hanno deciso cioè di ignorare o deridere le sollecitazioni al cambiamento, confidando nell’immutabilità dell’economia dei mediocri. Ma quel tipo di economia non esiste più. Gli ultimi strascichi sono dovuti alla lentezza italiana che non permette di scorgere in tempo reale le trasformazioni del mondo.
Esse, tuttavia, sono in atto, e viaggiano velocissime verso i nostri mercati.
Quando il nuovo sistema rimpiazza quello vecchio
Le rivoluzioni sono rare, per questo sembrano sempre coglierci di sorpresa. L’elettricità è stata una rivoluzione. Nessuno sapeva come la corrente elettrica nelle case avrebbe cambiato tutto, incluso il vecchio sistema di lavoro domestico.
Agli imprenditori edili e agli elettricisti infatti non venne in mente che forse le persone avrebbero voluto delle prese elettriche. Gli edifici dotati di elettricità avevano qualche lampada e niente più. Quando furono inventate le lavatrici, l’unico modo per farle funzionare era quello di svitare le lampadine e attaccare il filo della lavatrice. Sono morte migliaia di persone durante questa operazione, perché il nuovo sistema nessuno lo aveva ben compreso e organizzato.
Operazione Trionfo
Il mio lavoro è aiutare le persone di buona volontà a comprendere il sistema e ad evitare di morire fulminate con il filo della lavatrice in mano.
Alcuni di quelli che mi leggono continueranno a indugiare nella mediocrità e nell’ignoranza selettiva. Altri, diranno che è una questione di soldi. Ad averne, biascicano. Anche se per molti mesi non hanno speso neanche 9 euro per entrare in Carlissimo Me con l’offerta lancio, ma hanno contratto debiti per i tamponi nasali ogni due giorni, scegliendo ancora una volta la via dell’ignoranza.
Pochi, invece, troveranno la forza, il coraggio e la lucidità per cominciare adesso un cammino di liberazione e avviarsi verso l’autonomia.
Questo non è il destino di tutti. Perché la massa è il tutto di un niente. Nietzsche diceva:
Dove vi è dominio, esistono masse; dove vi sono masse, vi è il bisogno della schiavitù. Dove vi è schiavitù, gli individui sono pochi, e hanno contro di loro gli istinti del gregge.
Del resto, fu proprio Einstein a scrivere che colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla.
Per questo ho ideato alcuni mesi fa un’offerta chiamata Operazione Trionfo. È rivolta a 3 persone, non una di più.
Sapere è vita. E tu hai bisogno di aiuto per sapere, per vivere. Perché da solo non sapresti neanche da dove cominciare.
Ho lanciato questa offerta la prima volta a giugno. E ha funzionato. Così l’ho ripetuta a luglio e agosto. E ora che siamo a metà settembre posso prendere a bordo con questa speciale offerta altre 3 persone. Stiamo parlando di una super offerta che raccoglie più di 5.000 € di prodotti e servizi, ma indovina un po’ a quando la trovi oggi?
L’offerta è attiva fino al 25 settembre. Sempre che il numero delle persone scelte non si raggiunge prima della scadenza.
Fatti un giro su questa pagina. Leggi con attenzione. E poi mandami un tuo messaggio per prenotare il tuo posto nell’Operazione Trionfo ma anche per spiegarmi la tua storia e le tue idee.
Questa è una buona occasione per fare quello che avresti dovuto fare molto tempo fa. Ma siamo ancora in tempo.
Vivi!


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