Nihil sub sole novi, ovvero, nulla di nuovo sotto il sole. Nel senso che lo stress e l’insoddisfazione provocati dal lavoro a scuola sono un fenomeno oramai noto, quantomeno a chi vive nell’ambiente e porta sulla sua pelle i segni di un declino che rischia di minare, più di quanto non stia già facendo, le fondamenta dell’intera società occidentale.
Insegnare è un lavoro bellissimo. Ma fare l’insegnante a scuola è uno vero schifo.
Ci sono scuole dove è diventato persino rischioso a livello fisico esercitare la professione. Ne sanno qualcosa i nostri docenti del sud, con classi pollaio gremite di ragazzini provenienti da famiglie di criminali, detenuti, prostitute e gente generalmente poco raccomandabile.
Ma non siamo gli unici. Nello Stato del Texas, ad agosto di quest’anno è stato svolto un sondaggio tra gli insegnanti per capire come mai l’anno prima c’era stato un esodo di massa tra i docenti.
Si è scoperto che oltre il 70% degli insegnanti sta pensando di abbandonare la professione perché sottopagati, oberati di lavoro, sottovalutati e sottoposti ai continui pericoli di un’escalation di violenza a cui oramai non si riesce a porre un freno.
A differenza degli italiani, però, nel resto del mondo occidentale la decisione di cambiare vita sembra arrivare molto in fretta. Forse perché c’è una maggiore capacità di intercettare le alternative offerte dal mercato del lavoro o dell’impresa.
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In effetti, gli italiani sono generalmente affetti da analfabetismo digitale profondo, e ciò probabilmente li rende insensibili, quasi ciechi, oserei dire, alle opportunità di cambiamento che invece in altri paesi del mondo occidentale vengono colte e messe a frutto.
I soldi spesi ogni anno per formazione continua e svecchiamento di strutture e personale docente sono molto più somiglianti a uno spreco di risorse che a un investimento sulla crescita.
I sistemi informatici sono obsoleti e quasi sempre mal funzionanti. Gli ammodernamenti che talvolta vengono festeggiati in un plesso sono già vecchi rispetto al mercato nel momento in cui vengono installati nelle nostre scuole.
Oltretutto, in ogni circolo d’Italia c’è come una specie di antica consuetudine per cui viene scelto il factotum informatico, lo smanettone del gruppo, quello che per conto suo possiede competenze un po’ più avanzate rispetto a tutti gli altri docenti della scuola, e a costui viene affidato l’onere e l’onore di gestire i computer, eseguire gli aggiornamenti, occuparsi della lavagna elettronica o del proiettore, aggiustare la fotocopiatrice e, se del caso, dare anche una sistematina al televisore nell’aula dei professori.
Il web e l’informatica non sono semplicemente “sconosciuti”, ma evitati, scansati, elusi da un’insofferenza che nasce dall’ignoranza e si propaga a livello di determinazione, voglia di fare e progettualità.
Ecco perché la maggior parte degli insegnanti italiani, pur vivendo le medesime devastanti problematiche dei loro colleghi di altri paesi occidentali, non hanno la loro stessa risolutezza decisionale. Non che l’idea di cambiare vita non accarezzi i loro pensieri taciuti, giammai però questa idea viene dichiarata. Non perché amino la scuola. Ma perché non saprebbero cosa fare dopo, oltre a non saper gestire il disappunto sociale e familiare che deriverebbe da questa scelta.
Le persone vivono vite molto infelici per via del disappunto degli altri. È triste, ma è così in molte famiglie. Il paradosso è che siamo sempre tutti pronti a plaudire alle esortazioni di un oratore che dice “vivi la tua vita, non quella degli altri”, o a condividere frasi fatte di questo tipo sui nostri profili social, dimenticando però che noi stessi stiamo vivendo la vita di qualcun altro, e non la nostra.
Ma perché gli insegnati stanno abbandonando la scuola?
Secondo il professor Robyn Ewing dell’Università di Sydney, Australia, che sta conducendo una ricerca sul logoramento degli insegnanti, sembra che circa il 40-50% dei nuovi insegnanti lascia la professione entro i primi cinque anni per vari motivi, ma più di tutto perché esausti, senza sostegno, frustrati e disillusi.
C’è chi ha stilato una lista esemplificativa delle ragioni di questo fenomeno. Sembrerebbe che gli insegnati occidentali stiano lasciando la scuola sostanzialmente per 5 ragioni principali.
1. Tradimento delle aspettative
Tra condizioni difficili come classi numerose, scartoffie a non finire e aspettative irrealistiche, molti insegnanti sentono come insostenibile il loro carico di lavoro.
Quasi tutti si portano a casa 10/15 ore di lavoro non pagato. “E proprio quando pensi che non potrebbero chiederci di fare di più, lo fanno..”, dice Annie, un’insegnante di una scuola elementare pubblica di Melbourne, aggiungendo, “Se gli insegnanti lavorassero davvero fino alle ore in cui siamo pagati, l’intero sistema crollerebbe”.
2. Troppe scartoffie e poco tempo dedicato all’insegnamento
Sempre più insegnanti si trovano sepolti da cumuli di scartoffie e burocrazia che evidentemente sottrae tempo al lavoro di insegnamento in aula con i ragazzi che è poi l’unico vero motivo per cui una persona decide di seguire la carriera dell’insegnamento.
Insegnare è fantastico finché non devi fare qualcosa di diverso dall’insegnare, che è circa l’80% delle volte, ha dichiarato un’insegnante.
3. Stipendi bassi e nessuna possibilità di fare carriera
Gli stipendi sono veramente bassi. In Italia, addirittura ridicoli. Oltretutto, al di là di qualche insignificante scatto di anzianità, che tipo di carriera può incoraggiare un insegnate a dare di più e a fare meglio?
4. Genitori problematici e problemi comportamentali degli studenti
Mentre i ragazzi raramente vengono incolpati per l’insoddisfazione degli insegnanti, i genitori si sono spesso dimostrati problematici, con una tendenza moderna a incolpare l’insegnante o la scuola per tutto, compresi i problemi dei loro figli che non hanno nulla a che fare con la scuola.
Troppo spesso in questi ultimi anni, gli insegnanti si trovano a dover insegnare ai bambini cose che avrebbero dovuto essere insegnate a casa: dalle buone maniere al mettere via le loro cose, tenere in ordine un’area, rispondere alla parola no, sperimentare il fallimento e l’igiene di base.
È evidente che la nuova pedagogia, tanto decantata nei salotti televisivi dagli psichiatri idolatrati, sta producendo una generazione di smidollati inetti. Non è colpa dei ragazzi. Anzi, sono le vittime di questa cultura del nulla. Ma i bambini diventano adulti. E ciò che sono… formerà la società del domani.
5. Mancanza di supporto e mancanza di rispetto con conseguente forte stress
La mancanza di sostegno sia da parte della facoltà che delle istituzioni scolastiche, così come la mancanza di rispetto da parte della comunità più ampia, ha stressato molti insegnanti che a un certo punto si chiedono “perché mai devo sopportare tutto questo?”.
«Ci sto rimettendo la salute mentale e fisica», ha dichiarato Jessica Gentry, una maestra di scuola materna di 34 anni che ha lasciato la scuola dopo 12 anni di onorata professione.
E ha aggiunto: “non me ne sono andata per una paga migliore”.
In italia
Qui da noi ci sono gli stessi identici problemi, anche perché noi italiani facciamo a gara a chi si sporca prima delle scemenze che arrivano dai paesi cosiddetti “evoluti”.
In realtà, avevamo – ma lo abbiamo perso – uno dei migliori sistemi scolastici del mondo, prima che la politica facesse della scuola un laboratorio presidiato da gerarchi (dirigenti) militanti.
Ma resta il problema dell’analfabetismo digitale che insieme alla paura del disappunto sociale (per un eventuale scelta di cambiamento) schiavizza gli insegnanti, fino al punto da portarli a continui malesseri sia fisici che mentali (burnout).
Eppure, la tecnologia esiste. I mercati pure. Quelle che sono le tue competenze di insegnante trovano un grande pubblico disposto a pagare per avere da te conoscenze, esperienza, appartenenza. E se il pubblico ti paga, le tue entrate si formano, il tuo reddito arriva, la tua serenità economica si acquisisce.
Ne ho già parlato in questi articoli. E continueremo a parlarne.
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