È l’ennesima richiesta di aiuto di chi, tradito dal sistema, dalle circostanze, da una vita che non ha mai preso la giusta piega, vuole sapere da me come cambiare vita.
C’è un problema, però: tutte le volte che ricevo queste richieste di aiuto, il mittente non dice mai tutta la verità. Vuole cioè cambiare vita, indubbiamente, perché è così evidente lo sfacelo in cui si trova a navigare che solo chi ha problemi di dissonanza cognitiva potrebbe annaspare in questo modo ed esserne anche felice.
Una persona sana di mente prima o poi si accorge di essere stata vittima di un grande raggiro, una colossale truffa del sistema che non è banalmente un modo di dire per sottolineare il disagio di tempi difficili. È invece una tragica e impietosa realtà.
Gli insegnanti – in questo caso parliamo di insegnanti, ma vale per tante altre categorie di lavoratori – sono stati letteralmente risucchiati in un buco nero che li sta demolendo fisicamente, moralmente e professionalmente.
Ciò avviene sotto gli occhi di tutti e con la complicità convinta e solerte di manager e dirigenti pubblici forgiati e foraggiati per aumentare la gravità distruttiva del buco nero scolastico.
Perché il mittente non dice mai tutta la verità?
Perché nel suo importante sforzo di decodificazione e interpretazione della realtà umana – dove si è accorto di essere anche meno di un criceto in gabbia – non sono cambiate le sue abitudini. I suoi schemi mentali, quelli che lo inducono all’obbedienza automatica, non hanno subìto alcuna alterazione di fronte alla presa di coscienza dello stato simil-schiavizzante in cui si trova.
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Prendere atto della fregatura e agire per tirarsene fuori sono due momenti completamente diversi. Nel primo c’è un’informazione che si consolida a livello cosciente; nel secondo c’è una trasformazione biologica molto potente che attacca e distrugge gli schemi abitudinari del cervello rettiliano, le catene della routine, del conformismo, dell’assoggettamento acritico alle autorità.
Semplificando il tutto, un insegnate che trova il coraggio di chiedere aiuto è solo una persona che ho trovato il coraggio di fare una cosa. Scrivere una mail, probabilmente. Tutto quello che invece serve per innescare il cambiamento, avviare la trasformazione, spezzare le catene, appartiene a quella fase più difficile dove solo gli audaci trovano la forza per affrontare i propri demoni e distruggere la resistenza psicologica che li sottomette alle autorità.
Un insegnante che mi chiede aiuto è un insegnante che sa di dover cambiare, ma non ha il coraggio per farlo, e neanche forse sa di non essere pronto. E dunque la sua richiesta appare più come un tentativo scialbo di sentirsi meno in colpa per un sistema di vita e di lavoro che non ama più, che non come l’inizio di un processo consapevole di cambiamento.
Ecco perché molti insegnanti entrano in tutoraggio con me a giugno e si fermano a settembre. E qualunque sia il risultato raggiunto in quei pochi mesi di ricostruzione intelligente della propria vita, un sito, un blog, un video corso, un libro etc., il suo destino è quello di finire nel dimenticatoio per tutti i mesi dell’anno scolastico.
Sarà poi rispolverato a giugno dell’anno successivo, ma riprendere il filo è difficile, faticoso. Il prodotto potrebbe accusare momenti di obsolescenza con la necessità di uno svecchiamento che porterebbe via altri mesi che si aggiungono a quelli già consumati per pensare, progettare e sviluppare la prima versione.
E allora diventa persino imbarazzante osservare il compiersi di azioni sciagurate da parte di costoro che avvertendo l’oppressione che deriva dal cul de sac in cui si sono cacciati, si dimenano un po’ più disperati dell’anno prima, peggiorando però in questo modo il quadro della loro vita con scelte che non hanno proprio nulla di compatibile con il sapere e con l’educazione di cui dovrebbero essere professionisti.
Smettila di piagnucolare
Sei un insegnate? Ti piace quello fai? Lo sai fare? Ti pagano bene? Riesci a dare un senso alla tua vita e a quella dei tuoi familiari? Sei felice?
Bene così.
Le felicità, del resto, è una condizione soggettiva. E se quello che fai ti piace, ti soddisfa e ti fa vivere una vita piena di significato, che nessuno osi minare il tuo percorso per farti deragliare. Abbiamo bisogno di insegnanti felici. Mai come oggi.
Ma se non è così, se sei un insegnante e non ami più quello che fai, perché non ti piace più, non ti soddisfa più, non ti rende più felice, e per questo hai deciso di cambiare, allora smettila di piagnucolare come i bambini della tua classe. Affronta la situazione responsabilmente. Non sei un ragazzino. E metti nel conto che la tua scelta di cambiare, con le azioni conseguenti, non sarà avallata o sostenuta da nessuna delle persone che conosci. Parenti, amici, colleghi, condanneranno la tua scelta sin da subito. Qualcuno cercherà di farti rinsavire, come se fossi diventato un folle che può essere recuperato. Ma se avrai rispetto soprattutto per te stesso, non cederai di un passo.
È la tua vita quella di cui stiamo parlando. Giusto? Non quella del tuo collega o di tuo cugino o del tuo amico? È così?
Tu fuori. Loro dentro
A un certo punto, dunque, capiranno che stai facendo sul serio. Smetteranno di parlarti come uno che ha avuto una sbandata, e con i comportamenti, non più con le parole, ti faranno sentire come una persona che sta sbagliando clamorosamente.
Hai presente come si sono comportati i vaccinati nei confronti di chi ha scelto liberamente di non vaccinarsi? Ricordi coloro che hanno chiuso le porte in faccia ai propri fratelli? Un abominio. Un’aberrazione indicibile. Non lo dimenticheremo mai.
Penserai “che c’entra?”. È la stessa cosa, perché ci sono già passato 15 anni fa. Quando la tua scelta diventerà visibile e definitiva, il vecchio mondo intorno a te si chiuderà per sempre. E tu rimarrai fuori.
Ora, questa scena la devi visualizzare. Tu rimani fuori. E loro sono dentro. Dentro nella cerchia, nella comitiva, nel gruppo. Dentro nella gabbia.
Il tuo perché
Ma quale sia il giusto significato da attribuire a questa scena dipende solo dal tuo “perché”.
Per alcuni è una scena da panico. L’idea di essere isolati dal vecchio gruppo crea paura, solitudine, smarrimento. Costoro, infatti, sono quelli che vivono nella Caverna di Platone e che indipendentemente dalla buone ragioni di un cambiamento di vita, preferiscono farsi trascinare dalla corrente e morire dove, come e quando decideranno gli altri per conto loro.
Per altri invece, l’idea di essere fuori, mentre gli altri sono dentro, provoca una smisurata sensazione di libertà. È qualcosa di incredibilmente forte e avvincente. Un piacere adrenalinico che cambia persino gli assetti biologici del tuo metabolismo.
Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia
Come per gli uccelli, anche per gli insegnanti esiste una gabbia e un mondo fatto di poche prospettive. Sin dalla loro infanzia hanno fatto quello che veniva loro chiesto di fare. Hanno svolto esercizi con le frazioni, test standardizzati, hanno cercato di non farsi bocciare, hanno studiato per superare un concorso, ma soprattutto hanno tenuto la testa bassa e hanno seguito le istruzioni.
È quello il loro mondo. Non vedono altro. Non conoscono altro. E chi si accorge di essere stato fregato dal sistema, magari dopo 10 anni di battaglie inutili, deve comunque fare i conti con la sua resistenza, con il suo essere interiore, con quello che è diventato in tutti gli anni in cui ha ordinato a se stesso di obbedire, non fare domande, non sfidare l’autorità.
Gli insegnanti danno importanza a quello che pensano gli altri, perché lo status in quella cerchia è essenziale per la loro sopravvivenza. Tuttavia, sopravvivenza e successo non sono la stessa cosa.
E la ragione per cui hai paura, per cui non riesci a creare tutta l’arte che vorresti e che potresti creare, per cui non riesci a completare un progetto e a consegnarlo al pubblico, è insita in un pensiero. Un solo maledetto pensiero che determina la tua resistenza al cambiamento.
Conclusioni
Non ce la faccio più! Carlo, aiutami. Ok. Ti aiuto.
Sto preparando un guida che nei prossimi giorni pubblicherò nell’area riservata di Carlissimo Me, nel modulo “Basta scuola”. In parte si occupa della resistenza degli insegnanti insoddisfatti, cercando di scoprire quelle aree della conoscenza coperte, schiacciate, dalla routine e dalla paura di essere giudicati. In parte si occupa in modo molto pratico di quello che deve fare un insegnante oggi per rendersi autonomo e libero con un blog.
È già una materia che tratto abitualmente nel modulo dedicato e in quelli correlati (tipo, Blogging Business). Ma questa volta ho pensato di mettere in elenco i passi da compiere, senza però trascurare la resistenza.
Dobbiamo lavorare prima sulle paure al fine di comprendere che non c’è alcun motivo per averne. Dico davvero. Neanche le preoccupazioni economiche hanno senso in questo percorso, perché il cambiamento deve essere graduale e non deve lasciare feriti o morti sul campo. Un passo alla volta. Con discrezione. Puntando a piccoli risultati, ma abituandoci alla solitudine di chi non si assoggetta.
Il tuo compito è cambiare, non combattere contro i mulini al vento.
Tu fuori. Loro dentro. Ma sappi che fuori c’è tanta bella gente che puoi e forse devi conoscere.
Se sei un insegnante, segui il mio blog. Ma se vuoi farti un regalo di natale, iscriviti alla mia lista di attesa.
Il 19 dicembre riaprirò le iscrizioni a Carlissimo Me. Potrai iscriverti e seguire tutti i moduli riservati per formarti al cambiamento e iniziarlo, finalmente.


Personalmente credo che il lavoro di insegnante (fatto come si deve nel suo ruolo originario di educatore) sia uno dei mestieri più belli. Ma Stato e Istituzioni hanno distrutto il significato di tale lavoro, riducendolo solo al “far imparare a memoria un’accozzaglia di informazioni” a studenti annoiati e facendo in modo che il docente stesso finisca per odiare il suo lavoro…
Oltretutto l’insegnante dovrebbe già avere una marcia in più per rendersi autonomo come formatore, nell’informarketing o in un blog, essendo già”lo studio” in sé la sua professione(se vuole, ovviamente continuare per quella strada).Tante volte basta davvero qualche idea creativa in più,
apportata al proprio lavoro, per uscire dalla ruota del criceto…