Crescita personale

Che fine ha fatto la tua intelligenza?

Carlo D'Angiò · 11 Feb 2023 · 5 min di lettura

Sono convinto che un uomo abituato a leggere e a documentarsi con spirito critico possa avere nel tempo un bel po’ di cose da raccontare alla gente, se ne ha voglia. La lettura è balsamo per le menti brillanti. O, se vogliamo, è come l’olio che fa girare i motori più performanti. 

Inoltre, la lettura porta con sé il miracolo della moltiplicazione, nel senso che quando leggi, l’effetto che se ne ricava non è solo quello di aggiungere una conoscenza al tuo sapere, ma quello più potente di moltiplicarlo, perché ogni volta che un’informazione nuova interagisce con la tua conoscenza pre-acquisita, crea connessioni su connessioni da cui nascono idee, intuizioni e nuove prospettive sulle cose del mondo.

Ma ho conosciuto persone che hanno letto ben poco nella loro vita, ciononostante mi hanno ugualmente impressionato per intelligenza e saggezza.

C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono seriamente domandato come fosse possibile per la mente umana sviluppare capacità intellettive notevoli, senza quella che potremmo chiamare “cultura”.

Ma poi credo di aver compreso il motivo di questo fenomeno. In realtà, esiste una cultura che non passa dai libri, soprattutto dai manuali o dalle guide. È la cultura dell’esempio, del confronto, della responsabilità, dell’etica. È la cultura delle persone semplici che nasce dall’educazione, dall’ascolto, dal rispetto, dall’osservazione. È la cultura del cuore, quella a cui sembra che nessuno oggi voglia dare più la giusta importanza. Ma essa esiste comunque. Del resto, le informazioni vivono tanto nelle pagine di un libro, quanto nel racconto orale di un padre, di un nonno o di un compagno di ventura. Come le antiche tradizioni che venivano condivise e tramandate intorno a un fuoco all’addiaccio.

In molte caserme dei vigili del fuoco c’è l’usanza tra gli agenti di raccontarsi aneddoti, esperienze e missioni particolarmente avvincenti, senza tralasciare i dettagli. Il motivo è incredibilmente semplice (ed efficace): attraverso i racconti dei compagni, nella mente di chi ascolta si formano delle conoscenze, degli schemi, una saggezza embrionale che agevola l’intuito e l’adattamento alle situazioni talvolta difficili e imprevedibili del lavoro dei pompieri.

Se poi consideriamo le occasioni numerose in cui avviene tale scambio di esperienze, unitamente alla varietà degli aneddoti che possono essere condivisi, si comprende perché l’apprendimento per osservazione e ascolto sia giustamente elogiato in certi ambienti.

Negligenza omissiva

Ciò detto, mi chiedo che fine abbia fatto la tua intelligenza. Dove la nascondi? Non importa quanti libri hai letto nell’ultimo anno, ma quante storie hai ascoltato e compreso. Perché se lo hai fatto, se hai dedicato del tempo per scrutare le vicissitudini del mondo circostante, se hai osservato, come hanno fatto in molti, le terrificanti scempiaggini che stanno devastando il genere umano, il tuo immobilismo potrebbe entrare nelle casistiche di negligenza omissiva.

Ci sono diversi psicologi e psichiatri che hanno scritto sulla negligenza omissiva. Per esempio, il dottor Herbert Freudenberger, un psicologo clinico e pioniere delle cure per i disturbi da burnout, ha scritto sulla negligenza omissiva in relazione allo sviluppo di disturbi da stress correlati al lavoro.

Io non so se certi comportamenti siano da imputare necessariamente alla negligenza omissiva clinica, o se la stessa debba per forza dipendere dal burnout o persino dalla mancanza di affetto in età infantile, come sostiene il dottor John Bowlby, psicoanalista britannico, o anche il dottor René Spitz, psicoanalista e pediatrico statunitense. 

Quello che so è che una persona sana di mente non può starsene con le mani in mano a scorrere video dementi su Facebook o Tik Tok, senza comprendere la gravità del gesto. Ovvio che non c’è nulla di male nel prendersi 5 minuti di relax ogni tanto. Ma far passare i giorni, le settimane, i mesi, senza concludere un cazzo di niente, è da idioti patentati.

Uno come te

Rimango stupito dal fatto che uno come te, che è stato capace di riconoscere il pericolo più grande per l’umanità, quando miliardi di persone non lo hanno fatto (e tu sai di cosa sto parlando), si lasci risucchiare dal vortice delle scemenze, mancando di rispetto a se stesso e alla sua vita.

Dove nascondi il tuo intuito? Dove sono rinchiuse le tue idee? Perché ti ostini a vivere come un “sorcio”, impedendo al mondo di scoprire i tuoi talenti?

Sono convinto che non manchi in te l’ispirazione giusta, e che magari una volta al giorno riesci persino a stupire qualcuno tra i tuoi amici e parenti con pensieri intelligenti o ragionamenti interessanti.

E poi? Continui a fare il criceto? Continui a rinchiuderti nella gabbia? Continui a fare quello che hai sempre fatto, pensando che le cose andranno meglio? In che modo?

Quanti anni ancora devono passare per svegliarti da questo torpore?

Mettiti dalla parte della ragione

Ti dico una cosa: che tu ci creda o no, se prendi ciò che di buono esiste nel tuo cuore e nella tua mente, e ti sforzi di incanalarlo in un progetto, sforzandoti anche di combattere il tuo immobilismo con sufficiente energia positiva, alla fine di quest’anno potresti aver inventato un’azienda che fattura centinaia di migliaia di euro.

Se non lo fai, è perché pensi di non poterlo fare. Non vuoi sporcarti le mani. Ma sai una cosa? Le persone che non si sporcano le mani hanno torto. Ecco perché devi fare qualcosa… per metterti dalla parte della ragione.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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