Non so dire quante persone in questo momento si sentano veramente al posto giusto nel momento giusto, ma c’è una buona possibilità che a questo tipo di domanda molti potrebbero rispondere di non sentirsi a casa.
L’infelicità che deriva da questa condizione, per noi di una certa generazione, è stata costruita nel tempo attraverso una sequenza di azioni e scelte compiute negli anni.
Probabilmente, i primi errori sono ravvisabili nelle prime scelte, quelle compiute a 20 anni, quando non si sa perché, ma siamo convinti di aver capito come funziona il mondo. In realtà non sappiamo proprio nulla. E se non si ha la fortuna di essere affiancati da genitori o persone capaci di guidarci con l’esempio, ciò che ne viene fuori può essere un vero disastro: un’ampolla fatta di finte attese, sospensioni, procrastinazione, stress, confusione, debiti, rinvii, desideri illogici e analfabetismo funzionale.
Quest’ultimo è alimentato dai media e dalle televisioni che riescono, nel torbido mondo di sofferenza interiore, a offrire attimi di evasione a cui la mente umana si aggrappa per sopravvivere, trasformando quei momenti in vere e proprie abitudini o persino in dipendenza psicologica.
C’è anche chi va oltre, cercando sollievo nell’alcool o nella droga, perché l’umana sofferenza, amici miei, può raggiungere livelli davvero indicibili.
Ho scritto “può essere un vero disastro”, nel senso che non è obbligatorio che lo sia o che lo diventi. Lungo il cammino difficile di ognuno possono intervenire più o meno fortuitamente fatti e persone che hanno il potere di cambiarti la vita. Dico più o meno fortuitamente, perché c’è sempre una componente volitiva personale che condiziona gli eventi. Vuol dire che se ci focalizziamo sul bene, arriva il bene. Al contrario, se ci focalizziamo sull’imbroglio, sui sotterfugi, sulle scorciatoie, allora saranno questi i fatti e le persone che arriveranno nella nostra vita.
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O, ancora peggio, puoi ritrovarti da solo.
William Shakespeare, in “Amleto”, presenta il personaggio principale come un uomo che si sente solo e abbandonato, incapace di trovare un senso alla sua vita. La sua solitudine diventa uno dei principali motori della sua tragedia. Perché la solitudine è quasi sempre “tragedia”.
Sebbene in alcuni casi e per periodi transitori possa diventare un’opportunità per conoscersi meglio, per riflettere sui nostri obiettivi e desideri, per accettare le nostre emozioni, ma anche per diventare più consapevoli e più forti, alla lunga ci mette in una condizione che non ci appartiene. Non siamo fatti per vivere da soli. Unus homo, nullus homo, dicevano i latini.
La mancanza di interazioni sociali può portare a sentimenti di tristezza, disperazione e depressione. Alcune persone possono sviluppare una bassa autostima, una percezione negativa di sé stessi e degli altri, e possono persino arrivare a rimuginare con una certa continuità pensieri distruttivi.
Non è un discorso facile. E neanche mi compete l’onere di aprire riflessioni e approfondimenti psicologici.
Quello che so tuttavia è che l’infelicità, che spesso si spalma su lunghi periodi della nostra vita, può essere ridotta dal contraltare della felicità. I due sentimenti si alternano e sono ineluttabili. Come il giorno e la notte, l’una esiste perché esiste anche l’altra. E l’altra è meravigliosa e desiderabile perché esiste anche l’una.
Probabilmente, pochi leggeranno questo articolo fino in fondo. E ancora di meno si soffermeranno sul passaggio che segue, ma tutti noi possiamo migliorare la nostra condizione solo individuando i nostri errori e usarli come leva per fare meglio.
Se non ammettiamo l’errore, non possiamo sfruttarlo a nostro vantaggio.
Se non ti senti a casa, nonostante tutto, e riesci persino a misurare la tua sofferenza interiore, allora devi ripercorrere a ritroso tutti i metri che ti hanno portato al punto in cui ti trovi.
Non puoi cambiare il senso della tua vita continuando a compiere le stesse azioni di sempre, posto che quello che hai sempre fatto ha reso la tua vita ciò che è adesso.
Questo è il primo punto che ciascuno di noi dovrebbe responsabilmente accettare.
Se non sei più un ragazzino, e ti ritrovi più o meno come me intorno ai 50 o anche oltre, c’è un grande sogno dentro il tuo cuore, ed è quello di vivere in pace in un luogo come quello rappresentato dall’immagine di questo articolo.

Vuoi sentirti a casa. finalmente. Ed è più che lecito.
Marcel Proust, in Alla ricerca del tempo perduto, scrive:
La vera casa dell’uomo non è la casa in cui è nato, la casa in cui si è fatto uomo, ma quella in cui gli è stato dato di trovare l’amore e la sicurezza.
Amore e sicurezza. Se mancano questi due fattori, hai bisogno di integrarli nella tua vita per realizzare il sogno che porti nel cuore da molti anni, oramai.
L’amore è luce, è energia, è forza, armonia e bellezza divina. L’amore è Dio. Ed è anche te stesso… che sei Dio quando diventi amore. Ama di più.
Amati di più.
Abituati all’amore. Per poi amare il tuo prossimo.
Cerca l’amore di uno uomo, di una donna, di un fratello, di un amico, di più amici, di un cane, di un gatto, di una capra. Mettiti in discussione. Perdonati. E ricomincia.
La sicurezza è ciò di cui parlo sempre. È l’indipendenza economica. Non serve la ricchezza degli smargiassi. Serve la libertà di fare il cazzo che ti pare senza dare conto a nessuno.
Quello che hai sempre fatto ti ha restituito la vita che conosci. Non ti piace? Devi cambiare qualcosa. Probabilmente, le tue credenze. Cambia te stesso, e vedrai succedere cose incredibili intorno a te.
Io vivo il sogno dell’immagine. Ma ho dovuto cambiare molte abitudini sbagliate, e sostituire molte credenze inutili. Quando ho iniziato a bloggare, 16 anni fa, le persone ridevano di me. Poi però è successo che con il tempo quelle persone sono venute da me per capire quale fosse il mio segreto. E quelle che ancora non lo hanno fatto, vorrebbero farlo.
Bloggare per vivere è il mio segreto. Che non significa banalmente scrivere post su un sito web.
Puoi farcela, se riconosci i tuoi errori e li usi per migliorare. Ma prima devi lavorare sulla tua rabbia e sulle tue paure, perché altrimenti vagherai in eterno come un’anima in pena alla ricerca di qualcosa che semplicemente non troverai mai.
Il tuo sogno è lì, dietro le tenebre della confusione, della paura, della rabbia. Attraversa tutto questo con l’amore di cui sei capace, e quando la nebbia comincerà a diradarsi, vedrai davanti ai tuoi occhi il paesaggio dei tuoi sogni.
E sarai a casa.


Eh già! si riceve risposta in base alle frequenze sulle quali siamo sintonizzati.
Questo mondo col suo caos ci strascina subdolamente sulle basse frequenze della rabbia, dell’ansia, e talvolta persino sulla stanchezza “psico-fisica”.
A un certo punto della vita ci accorgiamo che molte cose che un tempo neanche troppo lontano avevano per noi importanza, oggi hanno perso attrattiva quando non ci sembrano addirittura futili.
Non abbiamo più voglia di spendere energie che talvolta non sappiamo neanche da dove attingerle.
Abbiamo dato troppo quando potevamo e adesso abbiamo solo voglia di vivere tranquilli, di essere lasciati in pace, proprio come nell’mmagine di questo articolo. Speriamo di riuscirci.
Buona vita Carlo.