Cari amici, oggi vi parlo di un libro, un manuale di sopravvivenza ai tempi moderni, firmato dal sagace Vishen Lakhiani, dal titolo «Il codice della mente straordinaria». Un titolo che potrebbe sembrare estratto da un film di supereroi, e forse non è poi così lontano dalla realtà. Il libro ci insegna, infatti, come trasformarci in eroi quotidiani della nostra vita, sfidando quelle che Vishen chiama Bullshit Rules, ovvero, le “regole di merda”.
Ora, per chi non avesse mai sentito parlare di queste appetitose regole di merda, permettetemi di fare un po’ di chiarezza. Sono le regole non scritte che la società, in tutta la sua infinita saggezza, ci ha consegnato insieme al biberon. Studia, trova un lavoro stabile, guadagna, consuma, ripeti. Segui queste regole, ci dicono, e sarai un campione di successo e felicità.
E qui arriviamo al fulcro della questione, ovvero il mondo del lavoro. Lakhiani ci fa notare come le regole di merda ci guidano, come pecore docili, verso lavori che non ci appagano, ma che ci rendono rispettabili agli occhi della società. Il mantra Studia, fatica, raggiungi l’apice della carriera risuona nelle nostre teste come un tormentone estivo, e ci ritroviamo rinchiusi in uffici grigi a desiderare che sia già venerdì.
Insomma, queste regole di merda sono un po’ come l’oroscopo: sembrano una guida utile, ma alla fine ti rendi conto che hai speso troppo tempo a leggere le previsioni per il Sagittario quando tu sei del Cancro.
Ecco perché credo sia arrivato il momento di fare una bella pulizia primaverile e buttare fuori queste Bullshit Rules dalle nostre vite.
Le Regole di Merda e il nostro percorso di carriera
Siamo onesti, chi di noi non è stato cullato dalla dolce nenia del prendi un bel titolo di studio e sarai a cavallo? Ma a cavallo di cosa, esattamente?
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La prima regola di merda che dobbiamo affrontare è questa:
Il successo è garantito da un titolo universitario!
Ah, il sacro pezzo di carta, il talismano che ci promette successo, soldi e considerazione sociale! Peccato che quando cominciamo a scalciare nel ruolo che ci siamo scelti con il lanternino, sulla base di queste stesse regole di merda, ci accorgiamo di un particolare sconvolgente. Osserviamo chi ci sta intorno, quell’amico, quel collega, quel parente che, senza aver osato sacrificare se stesso sull’altare del titolo di studio, è riuscito a costruire qualcosa di bello, di importante. E mentre li osserviamo, ecco che sentiamo qualcosa di inaspettato: l’invidia. Non l’invidia cattiva, ma quella sana, quella che ci spinge a cercare qualcosa di meglio, a desiderare un cambiamento. E ci rendiamo conto che quello che più ci fa stare male, quello che veramente ci infastidisce, non è tanto il nostro titolo di studio, ma l’idea che qualcuno possa essere felice e appagato senza di esso.
Vishen Lakhiani ci spiegherebbe che il nostro titolo di studio, per quanto bello da appendere in salotto, non è l’unico biglietto per il successo. Dovremmo invece seguire ciò che ci appassiona veramente, anche se va oltre il ristretto sentiero dell’istruzione universitaria.
Passiamo poi alla seconda regola di merda:
Un lavoro sicuro è più importante di un lavoro appagante!
Ah, la sicurezza del posto fisso, quel mito che ci ha fatto sognare pensioni d’oro e ferie al mare. E invece, ci ritroviamo in uffici claustrofobici a fare lavori che odiamo, ma, attenzione, almeno abbiamo un posto fisso, o no? Poco importa se siamo pagati meno di un venditore ambulante di pesciolini rossi. Ma non disperate, resta l’illusione della stabilità, e quella, amici lettori, come tutti sappiamo, è davvero impagabile! Giusto?
Ecco, Lakhiani ci direbbe di liberarci da queste regole di merda che ci hanno plasmato come argilla nelle mani di un ceramista impedito. Perché, alla fine della giornata, anche in noi c’è la possibilità di riformare e riplasmare il nostro destino, magari seguendo un percorso meno convenzionale e più appagante.
L’Impatto delle Regole di Merda sul benessere al lavoro
Ci ritroviamo ora a spasso nel bosco delle conseguenze. Sì, perché l’accettazione passiva delle regole di merda ha un prezzo, spesso più salato di quanto abbiamo preventivato.
A complicare il tutto, bisogna considerare che molte di queste scelte si concretizzano in un periodo della nostra vita in cui siamo pesantemente disinformati. Cerchiamo lavoro o scegliamo indirizzi scolastici e universitari quando siamo giovani, e non abbiamo la minima idea di come funziona veramente il mondo del lavoro.
In questo scenario, c’è anche una responsabilità “relativa” di molti genitori, che faticano a creare un efficace canale di comunicazione con i propri figli, tramite il quale prepararli al destino che stanno entusiasticamente scegliendo per sé. Dico “relativamente” perché in quella fase della vita, i figli sono ancora impantanati nel conflitto generazionale che porta l’adolescenza, rendendo ogni tentativo di comunicazione costruttiva una sfida.
Ma il prezzo delle regole di merda non si ferma alla semplice insoddisfazione delle scelte lavorative. Queste regole possono effettivamente avvelenare il nostro benessere sul lavoro, rendendoci insoddisfatti e frustrati. Ci ritroviamo così rintanati nel nostro grigio ufficio, con lo stesso sguardo perso del pesciolino rosso lasciato a casa. Quello che un tempo vedevamo come posto sicuro, si trasforma in una sorgente di stress e insoddisfazione.
Non posso permettermi di lasciare il mio lavoro sicuro, ci diciamo. Ma a quale prezzo? Secondo un recente studio dell’American Psychological Association, il 60% degli adulti dice che il lavoro è una fonte significativa di stress. Pensate un po’, uno stress più grande del traffico, delle tasse, dei vicini rumorosi… o della suocera che passa a farti visita e rimane a casa tua per 4 settimane.
E non si tratta solo di stress. La stessa ricerca suggerisce che un lavoro non gratificante può avere effetti seri sulla nostra salute fisica. Aumento del rischio di malattie cardiovascolari, problemi di sonno, tensione muscolare, l’elenco è lungo come il nostro malumore il lunedì mattina.
Vishen Lakhiani, con la sua visione rivoluzionaria, ci invita a prendere in considerazione questi costi invisibili delle regole di merda. Lui ci dice: amici, è ora di liberarci da queste catene invisibili che ci impediscono di vivere in modo appagante. Perché dovremmo rassegnarci a un lavoro che ci toglie l’anima, solo per aggrapparci a una sicurezza che, in fondo, è solo un miraggio nel deserto del mondo del lavoro?
Riflettiamoci. Forse è tempo di liberarci dalle regole di merda e di cominciare a seguire la nostra strada. La strada che porta al lavoro che amiamo, che ci appaga e ci fa sentire realizzati. Perché, in fondo, non è quello il vero significato del successo?”
Sfidare le Regole di Merda sul lavoro
Ma non disperiamo. Anche se le regole di merda ci hanno incastrati in lavori che ci succhiano la gioia di vivere, c’è ancora speranza. Possiamo rompere queste catene, liberarci di queste norme soffocanti e riscoprire il piacere di lavorare.
Come?
Ci sono vari modi. Secondo Vishen Lakhiani, prima di tutto, dobbiamo riconoscere che queste regole esistono. Il re è nudo, come diceva l’eroe della favola. Le regole di merda non sono decreti divini scritti su tavole di pietra. Sono soltanto convinzioni errate che abbiamo interiorizzato. Quindi, il primo passo è metterle in discussione.
Mettere in discussione, un’azione che può sembrare semplice, ma che in realtà è uno degli esercizi più ardui che una mente possa affrontare. Lo sapevate? Per ogni individuo che ha la forza di mettere in discussione le regole di merda, ve ne sono altri dieci, cento, mille, che preferiscono abbracciare queste regole con la stessa passione di un naufrago per la sua zattera. Ecco, questi individui sono quelli che vengono spesso etichettati come utili idioti, coloro che, pur riconoscendo la propria infelicità, accettano di buon grado lo status quo, perpetuando una danza macabra con queste regole di merda, piuttosto che sfidarle. Perché? Perché mettere in discussione è scomodo, è faticoso, è inquietante.
Ho veramente bisogno di quel pezzo di carta per avere successo?’ È davvero la stabilità del posto fisso a garantirmi la felicità?
Una volta che abbiamo identificato le regole di merda, possiamo cominciare a sfidarle. Per fare questo, Lakhiani ci suggerisce tre strumenti:
- la meditazione
- l’autocoscienza
- l’autoanalisi
E non preoccupatevi, non dovrete trasformarvi in monaci tibetani o psicanalisti freudiani.
La meditazione, in questo contesto, serve a calmare la mente, a creare uno spazio di tranquillità in cui possiamo riflettere sulle nostre vite. La pratica della meditazione ci aiuta a distaccarci dalle preoccupazioni quotidiane e a focalizzarci sulle questioni più profonde.
Sono felice con il mio lavoro? Il mio lavoro mi permette di esprimere le mie capacità e passioni?
L’autocoscienza è la capacità di guardare dentro di noi, di comprendere i nostri desideri, le nostre paure, le nostre aspettative. Con l’autocoscienza, possiamo identificare le regole di merda che ci tengono prigionieri e capire come liberarcene.
Infine, l’autoanalisi è l’esame critico dei nostri comportamenti, delle nostre scelte, delle nostre abitudini. Ci permette di capire se stiamo davvero lavorando per raggiungere i nostri obiettivi o se stiamo solo seguendo le regole di merda che ci hanno imposto.
Strumenti e riflessioni per un percorso di liberazione
Ma prima di lasciarvi alle vostre riflessioni, vi racconto una storia personale. Nel 2007, dopo appena sei mesi di guadagni costanti dal mio primo blog (e sì, sottolineo, era il mio primo tentativo di blogging), ho deciso di mandare al diavolo il sistema e le sue regole di merda. Da quel momento, con un pizzico di fortuna (ma non dimentichiamo, la fortuna bacia gli audaci), vivo in un modo che molti ritengono invidiabile, anche se talvolta malinteso.
Il mio stile di vita provoca, infatti, sentimenti contrastanti: amore e odio. C’è chi mi adora e mi segue. Ed è la gran parte delle persone. Costoro pensano: Se Carlo ce l’ha fatta, allora anche io posso farcela.
E poi ci sono quelli che mi detestano. Questi ultimi sono coloro che, sommersi fino al collo dalle regole di merda, si rendono conto di vivere male, ma non hanno il coraggio di mettere in discussione, e ancor meno di mettere in discussione se stessi. Trovano più semplice sputare veleno sugli altri piuttosto che ingoiare il proprio reflusso.
Però, dico, non sarebbe meglio prendere quella nausea che ci attanaglia e trasformarla in energia per rompere con le regole di merda? Perché non utilizzare quel malcontento per costruire un lavoro, una carriera, una vita che ci piace davvero?
Per Lakhiani, la meditazione, l’autocoscienza e l’autoanalisi sono tre strumenti utili per sfidare queste regole. La meditazione ci permette di fare un passo indietro dalle preoccupazioni quotidiane e di concentrarci su ciò che veramente conta. L’autocoscienza ci aiuta a comprendere veramente ciò che desideriamo, mentre l’autoanalisi ci consente di esaminare criticamente le nostre azioni e decisioni.
Creare nuove regole per la realizzazione professionale
Ah, come sarebbe bello poter dire “stop” a tutte queste regole di merda e partire da zero! Non è vero?
E se provassimo a voltare pagina?
Immaginatevi come degli artisti davanti a una tela bianca. Perché, in fin dei conti, non è così? La nostra vita è la nostra opera d’arte. Quindi, perché lasciare che siano altri a decidere i colori e le forme che dobbiamo utilizzare?
Il concetto è semplice: se le regole che abbiamo seguito fino ad ora ci hanno portato solo insoddisfazione, allora è il momento di crearne di nuove. Regole che riflettano i nostri veri desideri, i nostri veri obiettivi. Regole che ci permettano di dare priorità alla nostra felicità e al nostro benessere, piuttosto che a un’illusione di sicurezza.
Se fai quello che hai sempre fatto, ottieni quello che hai sempre ottenuto. Quante volte ancora lo devo scrivere?
Ma come fare? Dove iniziare? Un buon punto di partenza è identificare ciò che veramente desideriamo da un lavoro. Non stiamo parlando del salario, delle ferie, del prestigio… stiamo parlando di ciò che ci rende veramente felici. Amiamo aiutare gli altri? Creare? Risolvere problemi? Organizzare eventi? Una volta identificato ciò che ci appassiona veramente, il passo successivo è trovare un lavoro, o creare un lavoro, che ci permetta di fare ciò che amiamo.
Io sono per l’autonomia, e quindi mi piacerebbe vedervi impegnati a creare qualcosa di vostro.
Non sarà facile. Questo è poco ma sicuro. La strada che conduce a un lavoro appagante è costellata di sfide, ostacoli e momenti di sconforto. Ma c’è una verità immutabile in tutto questo: niente può accadere se non ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo all’opera.
Nessun ortaggio può germogliare se non viene prima piantato il seme e curato con dedizione e pazienza. Non si tratta solo di buttare un seme a caso e aspettare che la natura faccia il resto. Serve la cura dell’orticoltore, la sua attenzione, la sua dedizione. Ecco perché, se desideriamo un lavoro che ci appassiona, dobbiamo essere pronti a “sporcarci le mani”.
Se vogliamo un lavoro che ci appaghi, dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre abitudini, a mettere da parte il nostro orgoglio, il nostro stupido ego, e a imparare qualcosa di nuovo. Dobbiamo essere pronti ad acquistare libri, a studiare, a leggere, a iscriverci a webinar. E a far sì che ciò accada con l’atteggiamento di chi sa che deve chiedere, prima di ottenere.
Dobbiamo essere pronti a incontrare persone che parlano il nostro stesso linguaggio, a condividere idee, a metterci in gioco con umiltà.
Non sarà facile, lo abbiamo già detto. Sarà come scalare una montagna. Ma una volta arrivati in cima, il panorama che si apre davanti ai nostri occhi sarà ineguagliabile. Sarà la vista della nostra felicità, del nostro successo vero. E allora, amici miei, potremmo finalmente dire:
Regole di merda, avete fatto il vostro tempo. Ora il gioco lo faccio io.
E non ci sarà soddisfazione più grande.


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