Crescita personale

Tra spiagge bollenti e sentieri ombrosi: la filosofia delle decisioni

Carlo D'Angiò · 11 Ago 2023 · 5 min di lettura

Una volta ho assistito a una scena tanto bizzarra quanto divertente. Un uomo era in spiaggia durante le ore più torride, sotto un sole implacabile. Saltava sulla sabbia, maledicendo e lamentandosi per il calore che gli bruciava i piedi. Eppure, a pochi passi da lui, c’era un sentiero ombreggiato con un pavimento in legno che avrebbe potuto percorrere senza dolore. Di fronte a una situazione simile, ci si chiede se l’uomo non avesse notato il sentiero ombroso o, per qualche motivo inspiegabile, avesse scelto volontariamente la via più dolorosa.

È vero, spesso ci troviamo a osservare le persone di fronte a una scelta e rimaniamo perplessi dalle decisioni prese, che a volte sembrano irragionevoli. Se fossimo in un dibattito filosofico, potrei dire che l’italiano medio tende ad essere superficiale, pigro e attratto da ciò che è effimero. Evita ciò che ha valore reale perché richiede dedizione, impegno e apprendimento. Ma non stiamo discutendo in un contesto accademico. Siamo nel vasto teatro della vita, dove le scelte che fai non mirano solo a elevare la tua reputazione, ma a migliorare la qualità della tua esistenza e a portarti vera felicità.

Quindi, è davvero stupido camminare sulla sabbia bollente quando si ha l’alternativa di una strada coperta e pavimentata. Allo stesso modo, è altrettanto incomprensibile scegliere di attraversare una strada trafficata quando c’è un passaggio pedonale sicuro a pochi metri di distanza. O come quando qualcuno decide di arrampicarsi su un albero per cogliere una mela, pur avendo una scala a portata di mano.

Dopo anni trascorsi nel mondo del blogging e avendo accumulato una vasta esperienza, mi trovo spesso a riflettere sulla mia vita e a paragonarla a quella di molte altre persone. E, nonostante tutto ciò che ho visto e appreso, rimango ancora sorpreso e perplesso di fronte alle decisioni inspiegabili di alcuni.

Ci sono individui che, pur avendo davanti a sé opportunità chiare e percorsi più agevoli, scelgono deliberatamente vie tortuose e complicate. Si lamentano continuamente del proprio destino, maledicendo le circostanze e la vita che conducono. Eppure, proprio lì, a portata di mano, c’è un sentiero più semplice, ombreggiato e privo di ostacoli, che potrebbe rendere la loro esistenza molto più piacevole. Ma, per ragioni a me sconosciute, lo ignorano, lo sminuiscono o addirittura lo deridono, preferendo rimanere intrappolati in un ciclo di autocommiserazione e frustrazione.

Da appassionato di filosofia, spesso mi sono soffermato a riflettere su chi, tra le menti brillanti dell’antichità, abbia osato sondare le profondità di questa peculiare tendenza umana all’irrazionalità, che si manifesta in maniera così costante e pervasiva. In questo contesto, tre figure emblematiche emergono prepotentemente nella mia mente: Socrate, Epicuro e Seneca.

Il pensiero di Socrate

Socrate, con la sua maieutica e il suo incessante interrogare, ha sempre sottolineato l’importanza della consapevolezza e dell’autoesame. Credeva fermamente che l’ignoranza fosse alla radice delle decisioni irrazionali. Per Socrate, l’irrazionalità nasceva quando le persone agivano senza una vera comprensione o consapevolezza delle loro azioni. Questo legame tra ignoranza e scelte sbagliate risuona profondamente con l’osservazione dell’uomo che sceglie di camminare sulla sabbia bollente, nonostante ci fosse un percorso migliore a disposizione.

Il pensiero di Epicuro

Epicuro, con la sua filosofia incentrata sul piacere come fine ultimo della vita, ha distinto tra piaceri effimeri e quelli duraturi. Egli riteneva che molte delle scelte irrazionali dell’uomo derivassero da una ricerca miope di piaceri immediati, spesso a discapito di benessere e felicità a lungo termine. Questa visione può essere collegata all’idea di persone che scelgono percorsi difficili e dolorosi, attratte da gratificazioni immediate, ignorando le alternative più soddisfacenti e durature.

Il pensiero di Seneca

Seneca, uno dei massimi esponenti dello stoicismo, vedeva l’irrazionalità come il risultato di essere schiavi delle proprie passioni e desideri. Secondo lui, la vera libertà e felicità potevano essere raggiunte solo attraverso la ragione e la virtù. Le scelte irrazionali, come quella di sopravvivere con un lavoro sottopagato, ignorando sistematicamente ogni sollecitazione esterna ad esplorare alternative professionali e finanziarie migliori, sono il risultato di una schiavitù mentale che si esplica nella totale dipendenza dagli altri e nell’essere dominati dai propri impulsi e dalle proprie paure.

Seneca avrebbe esortato a riconoscere e superare queste passioni irrazionali, cercando invece la saggezza, la riflessione e l’apertura a nuove opportunità, per vivere una vita più in armonia con la propria natura e potenziale.

Ricapitolando

Facendo una sintesi, ne ricaviamo che l’irrazionalità e le scelte controproducenti sono spesso radicate in profonde incomprensioni, desideri mal indirizzati e una mancanza di autoconsapevolezza. 

Questi tre grandi pensatori, pur provenendo da contesti e periodi diversi, convergono su un punto fondamentale: l’importanza di vivere una vita riflessiva, consapevole e in armonia con la nostra vera natura. Le loro riflessioni ci invitano a guardare oltre le gratificazioni immediate e superficiali, e a cercare una comprensione più profonda di noi stessi e del mondo che ci circonda. 

Facciamoci delle domande

Quanto hai speso quest’anno per le vacanze? Quanto invece per acquisire competenze in un campo in rapida evoluzione come l’intelligenza artificiale?

Quanto hai speso in gratta e vinci? Quanto invece per comprendere il mondo dei media digitali, come la creazione di un podcast?

Quanto hai speso in Spritz e aperitivi insalubri? E quanto hai invece investito in corsi o seminari per sviluppare le tue capacità di leadership o per diventare un oratore più efficace e coinvolgente?

Quante ore hai effettivamente sprecato navigando in contenuti superficiali e poco stimolanti, come reel o feed social? E quanto di quel prezioso tempo l’hai invece dedicato ad attività edificanti come la lettura, la meditazione o momenti di riflessione spirituale e preghiera?

Desidero porre un’ultima ma fondamentale questione alla quale spero dedicherai un momento di profonda riflessione: ogni singola volta in cui hai scelto di non investire nella tua crescita, sia a livello personale che professionale, hai mai considerato il vero prezzo di tale decisione?

Quanto ti sta attualmente costando rimanere in uno stato di non progressione, lasciando che l’ignoranza o la mancanza di nuove competenze limitino le tue potenzialità?

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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