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Il 1° di Settembre: un crocevia dell’anima

Carlo D'Angiò · 31 Ago 2023 · 6 min di lettura

Oggi è il 1° giorno di settembre. Un giorno che si presenta come una tela vuota per alcuni, e come un pesante macigno per altri. La verità ineludibile è che, mentre il caldo estivo cominciava a cedere il passo a un clima più mite, quasi tutti hanno rivolto i loro pensieri a questo preciso giorno.

Vi sono quelli che, oppressi dal peso della routine e dalla monotonia della vita quotidiana, hanno pensato a questo giorno solo per maledirlo. Per loro, il primo settembre è nient’altro che un ritorno alla gabbia, un richiamo alla realtà che interrompe la libertà effimera delle vacanze estive. Essi vedono in questo giorno un nemico, un boia che li trascina indietro nella vita che vorrebbero lasciare, ma dalla quale non possono, o non vogliono, fuggire.

D’altra parte, vi sono individui che, forse un po’ più riposati o semplicemente più ottimisti, si sono lasciati sedurre dalla poesia insita nel potenziale di un nuovo inizio. Per questi sognatori, il primo settembre è un palcoscenico su cui mettere in scena nuovi atti della loro vita. Essi vedono in questo giorno non un fine, ma un mezzo: un’opportunità per mettere in cantiere progetti inediti, per iniziare percorsi mai battuti, per affrontare sfide che mettano alla prova il loro coraggio e la loro determinazione.

In entrambi i casi, il primo settembre funge da specchio, riflettendo le aspirazioni, le paure e le contraddizioni che albergano nell’animo umano. È un giorno che ci costringe a confrontarci con noi stessi, con le nostre scelte passate e quelle future, e ci pone davanti a un bivio: proseguire sulla strada già tracciata o deviare verso sentieri meno conosciuti, ma forse più gratificanti.

Intanto, gli insegnanti tornano a scuola. Con un misto di rassegnazione e di speranza, aprono nuovamente le porte delle aule, anche se nei primi giorni devono sorbirsi solo le riunioni di preparazione.

I pendolari riprendono la loro esistenza sospesa tra due mondi, confinati nei vagoni dei treni che li trasportano da un luogo all’altro. Per loro, il primo settembre è un ritorno a una forma di esilio quotidiano, un’esistenza fatta di transizioni ma priva di un vero senso di appartenenza. Eppure, anche in questa routine apparentemente meccanica, si nasconde la possibilità di incontri inaspettati, di scoperte fortuite, di momenti di introspezione.

Gli ombrellini lungo la costa si ripiegano con un gesto che possiede la gravità di un sipario teatrale che scende, segnando la conclusione di un atto. Le risate effervescenti e i giochi spensierati sotto il sole lasciano il palcoscenico a un silenzio pregnante, che funge quasi da epitaffio per la fine di un capitolo irripetibile della nostra esistenza.

E poi ci sono i buoni propositi, quei fragili fiori della volontà umana, che rimangono sul tavolo delle valutazioni come oggetti dimenticati. Forse, sul cruscotto dell’auto, accanto a mappe e biglietti di parcheggio, come se fossero direzioni per un viaggio mai intrapreso. Altri potrebbero scoprire che sono scivolati sotto il tappetino, nascosti ma non del tutto perduti. Essi rappresentano le strade non prese, le opportunità mancate, ma anche la possibilità di un futuro diverso, di una vita che potrebbe ancora essere vissuta in modo più autentico e appagante.

In entrambi i casi, il primo settembre funge da specchio, riflettendo le aspirazioni, le paure e le contraddizioni che albergano nell’animo umano. È un giorno che ci costringe a confrontarci con noi stessi, con le nostre scelte passate e quelle future, e ci pone davanti a un bivio: proseguire sulla strada già tracciata o deviare verso sentieri meno conosciuti, ma forse più gratificanti.

Sono portato a credere che la storia, con la sua inesorabile ciclicità, si ripeterà anche in questa giornata, come un rituale annuale a cui nessuno può sottrarsi. La maggior parte delle persone, in effetti, tornerà alla vita di sempre, come attori che recitano una parte a loro assegnata, senza osare deviare dal copione. Saranno quelli che, pur desiderando un cambiamento, non avranno la forza di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, come se fossero paralizzati da una sorta di timore reverenziale di fronte all’ignoto.

Tuttavia, “molti” non significa “tutti”. Esiste una minoranza, una schiera ristretta ma indomita, per cui questo giorno segnerà l’alba di una nuova avventura, un nuovo capitolo nella saga della loro esistenza. Saranno questi individui a trovare oggi il coraggio necessario, la determinazione inossidabile, e quel fuoco ancestrale che brucia nel profondo dell’anima umana e che spinge verso la crescita e la trasformazione.

Per questi pochi, il primo settembre non sarà un ritorno, ma un punto di partenza. Non sarà un giorno di rassegnazione, ma un giorno di rivoluzione personale. Sarà il momento in cui, armati di una volontà inarrestabile, inizieranno il processo di cambiamento che li porterà a essere non più semplici spettatori della loro vita, ma autentici protagonisti. E in questo atto di audacia, di sfida verso se stessi e il mondo, troveranno la realizzazione del loro vero sé, la manifestazione della loro unicità in un universo in continua evoluzione.

A tutti, senza eccezione, auguro il meglio dal profondo del mio cuore. Anche perché avverto che i mesi autunnali e invernali che ci attendono potrebbero non essere così indulgenti come vorremmo. La lotta per le libertà individuali e collettive, quella battaglia silenziosa ma intensa che si combatte nel teatro dell’esistenza umana da 3 anni a questa parte, sta raggiungendo il suo apice, il suo momento di verità. E ho il sospetto che questo climax si materializzerà proprio nel corso dell’imminente inverno.

Dopo questo punto culminante, prevedo una discesa, un allentamento delle tensioni, come se avessimo superato il crinale di una montagna e potessimo ora scendere verso valli più ospitali. Tutto sembrerà più facile, come se una mano invisibile avesse rimosso alcuni degli ostacoli che ci hanno impedito di avanzare liberamente.

Molti cadranno. Molti sono già caduti.

Ma fino a quel momento cruciale, l’imperativo è resistere, tenere duro. E mentre ci prepariamo per questa fase critica, è fondamentale che ognuno di noi trovi la forza interiore per affrontare le sfide che ci attendono, armati di speranza e di una determinazione inossidabile.

Quindi, a tutti auguro non solo il meglio, ma anche la forza per superare le prove che ci attendono. Che possiamo tutti emergere dall’altra parte non solo incolumi, ma rinnovati, fortificati e pronti per accogliere un futuro più luminoso.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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