Se c’è una cosa che noi italiani dovremmo conoscere meglio di altri popoli è l’appetibilità del nostro territorio. Con la caduta dell’impero romano è cominciata una processione spasmodica e infinita di conquistatori di ogni sorta: africani, unni, turchi, arabi, normanni, sassoni, francesi, spagnoli, austriaci.
Non me ne vogliano gli storici, se dimentico qualcuno. Non intendevo certo fare un elenco esaustivo, ma solo dare il senso dell’attrattiva che il nostro paese, con le sue colline, con le sue spiagge, con i suoi sapori e con i suoi profumi, esercita da sempre e con forza nei confronti di ogni altro popolo al mondo.
Ai tempi di Attila si viaggiava a cavallo per molte migliaia di chilometri, imbracciando spade, lance e scimitarre e una grande voglia di conquistare (rubare) ciò che appartiene ad altri. Oggi che invece il mondo è interconnesso e digitale, è sufficiente riunirsi a Davos e, tra un’agenda e l’altra, spartirsi l’Italia sulla mappa di un tablet.
L’Italia non è semplicemente un paese, insieme agli altri, nell’elenco degli Stati messi in crisi dalla pandemia. L’Italia è il centro di ogni strategia, è l’alfa e l’omega delle politiche del mondo, è l’ariete del cambiamento, il programma pilota del grande reset.
L’Italia è l’alfa e l’omega delle politiche del mondo
Quello che succede in Inghilterra, in Spagna, in Svezia, in Israele, o anche in Canada o negli Stati Uniti, influisce molto poco sulle decisioni che riguardano l’Italia, perché l’Italia segue un programma diverso; l’Italia è una gallina dalle uova d’oro che tuttavia, adesso, deve smettere di fare le uova. Riprenderà opportunamente a farle quando il passaggio di proprietà sarà completato, ma non per gli italiani.
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Le privatizzazioni, la gigantesca dismissione dell’apparato industriale dello Stato, il via libera dell’Italia allo stravolgimento dei Trattati europei con spericolati quanto illegittimi artifizi giuridici, sono tutte operazioni ben note portate a segno anche dall’attuale presidente del consiglio che a quanto pare – un po’ come ha fatto in Grecia – sembra essere proprio specializzato ad aprire la strada agli usurpatori.
Le Poste italiane oggi sono nelle mani dei cinesi, così come molti ristoranti e negozi di vicinato. La Red Bull ha comprato un tratto della costa adriatica, 120.000 metri quadri di litorale nel golfo di Trieste. Bezos, di Amazon, che punta gli occhi su Napoli.
Oramai, siamo come una bella donna ubriaca nelle mani di mille bavosi contendenti.
Eppure, nonostante quello che ci succede intorno (oserei dire “addosso”), fatichiamo a capire i retroscena.
Il piccolo bottegaio che mette fuori dal negozio un suo vecchio cliente senza green pass, sta lavorando per gli usurpatori, e non se ne accorge. Stordito della scemenze di questi ultimi due anni, continua a ripetere come un pappagallo che le regole sono regole, ma non si avvede dell’autodistruzione che ha avviato a danno di se stesso e del suo business.
Il mercato è fatto anche di abitudini di acquisto. Compro il mio pellet sempre allo stesso negozio perché mi tratta bene, ma anche perché è un’abitudine. Se un giorno il titolare mi dice che non posso più entrare, al di là della delusione e della rabbia che deriva dai motivi di tale rifiuto, rompe uno schema che fino a oggi mi ha fatto spendere diverse migliaia di euro nel suo negozio.
Probabilmente, non tornerò più a comprare pellet in quel negozio neanche quando un giorno, speriamo presto, verrà meno il regime del green pass. Non tanto perché sia mia intenzione punire il commerciante per il suo atteggiamento discriminatorio nei miei riguardi, quanto piuttosto perché nel frattempo avrò sviluppato nuove abitudini di acquisto che senza una valida ragione difficilmente cambierò.
Se mi spingi su Amazon a comprare tutto quello che non mi permetti di acquistare nel tuo negozio, stai facendo del male solo a te stesso, non a me. Perché io ho mille strade per acquistare ciò di cui ho bisogno. E sono tutte online, dove tu, piccolo negoziante di paese, sei più invisibile di un granello di polvere.

Possibile che non riesci a comprenderlo? Possibile che dal tuo punto di vista sia realmente una misura sanitaria? Possibile che sia solo il tuo odio sociale a ispirare il tuo allineamento kamikaze alle scalmanate norme di questo governo di vichinghi?
Osservando quello che sta succedendo, ho come la sensazione che le attività di vicinato abbiano l’illusoria convinzione che al massimo possano perdere una piccola quota di mercato, quella che rappresenterebbe i no green pass.
Ora, al di là del fatto che i no green pass sono molto più numerosi di quelli raccontati dai media (e non una piccola quota di mercato) – anche perché le loro fila si infittiscono giorno dopo giorno di gente che seppure vaccinata non accetta questa norma aberrante e discriminatoria – il punto vero della questione è l’uso (e getta) che il governo sta facendo dei negozianti, messi a fare i cani da guardia di un sistema che non può essere umanamente accettato, e quindi deragliati dal loro binario commerciale, dove vige abitualmente la regola non scritta della neutralità, verso un’attività politica e pubblica per la quale non c’è alcuna istanza sociale.
Benedetto Cotrugli, nel suo libro “Arricchirsi con onore”, scritto nel 1458, rivolgendosi ai commercianti, dice inequivocabilmente
“non conviene occuparsi di politica o di amministrazione pubblica, perché sono cose pericolose”.
E sono cose pericolose perché violano le regole non scritte della neutralità del commercio.
Il negoziante che oggi invoca le regole per mettere fuori un cliente (posto che non è tenuto a farlo, perché nessuna regola dice realmente che deve farlo), sta facendo politica, sta portando avanti una linea, quella del governo, che evidentemente condivide e sostiene con il suo atteggiamento.
Le conseguenze nei prossimi mesi saranno in ordine sparso di questo tipo:
- perdita di quote importanti di mercato
- indebolimento del potere contrattuale
- invisibilità commerciale dovuta al rafforzamento degli e-commerce che potranno investire i guadagni derivanti dalle politiche del green pass in nuove strategie di posizionamento
- abbandono da parte del governo che non spenderà un centesimo per risollevare le sorti dei negozi di vicinato
- fallimento
Tutto questo può essere ancora evitato, rispettando quelle stesse regole che inutilmente vengono invocate per cacciare via i clienti.
Nessuno può chiedere il green pass, tanto più controllarlo con uno scanner, senza un’esplicita autorizzazione del ministero della salute, perché i dati in esso contenuti sono dati sensibili. E poiché i negozianti non hanno la suddetta autorizzazione, possono facilmente sottrarsi all’infame compito con un gesto semplice: non chiedere nulla.
Salvatevi, stando fermi.
È tutto sbagliato
Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia
All’inizio, avevo solo bisogno di parlarne, di confrontarmi con i miei amici e lettori. Poi, però, mi sono accorto che il mio pensiero era ampiamente condiviso da persone che neanche conoscevo. Ho ricevuto migliaia di contatti e messaggi privati che mi ringraziavano per quello che stavo facendo, per i ragionamenti che proponevo, per le informazioni che offrivo. Ho visto medici che ripostavano i miei articoli, gruppi di discussione che mi taggavano, giornalisti non allineati che volevano conoscermi. Tutti impegnati come me in questa assurda battaglia di verità e buon senso che non sembra avere fine.
L’idea di questo pamphlet è nata dall’esigenza di raccogliere i migliori contenuti a tema sul mio profilo per metterli in bella copia e lasciare qualche traccia per i posteri.


Tutto inutile, non ragionano. Meritano davvero di chiudere.
Purtroppo non capiscono che questi decreti folli servono per colpire soprattutto le loro attività e non i no greenpass o per tutelare la salute…
Questa ostinazione di bar ristoranti, attività, negozi, ecc ecc. di rispettare regole assurde mette davvero tristezza perché non si rendono conto che si stanno rovinando con le loro stesse mani!