In questi giorni abbiamo tutti visto – o intravisto – la storia della famiglia straniera che viveva nei boschi dell’Abruzzo, a Palmoli, a cui sono stati sottratti (brutalmente) i figli dal Tribunale dei Minori. Una vicenda che sta scuotendo il Paese, alimentando interrogativi profondi sul rapporto tra libertà familiare, scelte di vita non convenzionali e intervento dello Stato.
Io non ho certezze, e non pretendo di averne. Ma davanti a un provvedimento così estremo – tre bambini portati via a forza da due genitori che li crescevano in modo alternativo ma, a detta di chi li conosceva, felice – almeno una domanda è legittima:
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Siamo davvero sicuri che il sistema intervenga solo quando è strettamente necessario?
A offrire un contributo utile non sono influencer né opinionisti. È un ex giudice del Tribunale per i Minorenni di Bologna: Francesco Morcavallo, uno che quel sistema l’ha visto dall’interno per anni. La sua analisi risale al 27 giugno 2019, quando rilasciò a Panorama un’intervista che oggi, alla luce dei fatti recenti, suona quasi profetica.
Anche se sono passati alcuni anni, le sue parole restano di una lucidità rara e mettono in evidenza criticità profonde del sistema degli affidi, lasciando intendere che certe dinamiche non nascono oggi — e che forse molti provvedimenti di “sottrazione dei figli” avrebbero bisogno di essere guardati con maggiore prudenza.
La sua intervista è qui sotto, nel video. Prima, ecco i punti principali che, da cittadino, mi hanno fatto riflettere.
Cosa dice davvero l’ex giudice Morcavallo (sintesi fedele)
1. “Troppi allontanamenti non necessari”
Morcavallo afferma apertamente che in Italia gli allontanamenti dei minori sono spesso superiori al necessario.
Il sistema – dice – tende a intervenire più del dovuto, e non sempre in situazioni veramente estreme.
2. Una rete enorme di professionisti che “vive” degli affidi
Secondo l’ex giudice, attorno al mondo delle comunità per minori ruotano:
- psicologi
- psicoterapeuti
- assistenti sociali
- educatori
- cooperative
- strutture private convenzionate
Un sistema che assorbe milioni di euro pubblici. E quando un sistema diventa così grande, il rischio – dice lui – è che “funzioni in modo autonomo”, quasi protetto dalla propria stessa dimensione.
3. “L’allontanamento è sempre una misura estrema”
Morcavallo lo ripete più volte: togliere i figli ai genitori deve essere l’ultima spiaggia. Eppure, nella sua esperienza, questa soglia non sempre è rispettata. Spesso – sostiene – si interviene non perché i bambini siano in pericolo, ma perché la famiglia è “non conforme” agli standard della società.
4. “Gli errori ci sono, e sono stati ammessi dalla Cassazione”
L’ex magistrato racconta anche casi in cui la Corte di Cassazione ha riconosciuto errori nei tribunali minorili. Segno che il sistema non è infallibile e che un controllo più rigoroso sarebbe non solo utile, ma necessario.
5. Il nucleo del problema: discrezionalità quasi assoluta
Nel suo racconto, emerge un punto inquietante: nei tribunali minorili esiste una discrezionalità amplissima, spesso senza contrappesi, senza un vero contraddittorio, senza che i genitori possano difendersi pienamente.
È un mondo dove pochi possono intervenire, e dove le decisioni – anche quelle più dolorose – vengono prese in camere di consiglio lontane dagli occhi dell’opinione pubblica.
E allora? Io non ho risposte. Ma ho domande.
Per la famiglia Anglo-australiana di Palmoli, Nathan e Catherine, non so quale sia la verità. Non so se i bambini fossero in pericolo, trascurati o semplicemente cresciuti fuori dagli schemi (credo quest’ultima). Non so se i genitori abbiano sbagliato, o se abbiano scelto una vita alternativa che a qualcuno può non piacere (a me piace).
Quello che so è che strappare dei figli ai genitori è una delle azioni più gravi che lo Stato possa compiere.
E quando un ex giudice, che ha lavorato dentro quel sistema, ci dice:
Troppi allontanamenti non sono giustificati. Ci sono errori. Ci sono interessi economici enormi. Ci sono decisioni prese con troppa fretta.
…credo che il minimo sia fermarsi un attimo e ascoltare. Solo questo: ascoltare, prima di giudicare.
Qui sotto trovi il video di un’intervista che l’ex magistrato minorile Morcavallo rilasciò a Mattino Cinque alcuni anni fa. Poi, ognuno trarrà le proprie conclusioni.










Mi piacerebbe incontrarsi per discutere seriamente di MINORI ROM (non soltanto quelli dei cosiddetti “campi” ormai in estrema minoranza).
Da quello che so, i Rom sono intoccabili perché risultano apolidi.
I cittadini invece sono registrati all’anagrafe e da quel momento diventano proprietà dello STATO, che quindi può farne quello che maledettamente vuole, come per esempio sottrarre i minori, senza se, senza ma, senza un motivo umanamente accettabile.
E il “popollo” sta a guardare…
Da come parla questo giudice invece i bambini non andrebbero tolti mai ai genitori. Ma nel caso di Alessia Pifferi, Kristel Candelario, Sandrine P., si lamentano tutti che i servizi sociali avrebbero dovuto togliere i figli a quelle donne per salvare loro la vita.
I media hanno fatto UN Pò rumore intorno all’infame vicenda della famiglia del bosco, ma non parla di un’altra tragedia simile nell’infamia e nel dolore che provocano questi rapimenti per mano delle istituzioni, che però nessuno rivendica.
I figli di Harald e Nadia per esempio, avevano una situazione decisamente diversa.
vivevano in una splendida casa con ogni comfort, circondata da splendida natura, facevano vita sociale, studiavano a casa, e il bimbo più grande stava imparando ben cinque lingue. I bimbi erano felici, amavano i loro genitori, ed erano da loro stra-riamati!
Ebbene, sono stati rapiti da un plotone di carabinieri e assistenti sociali muniti di un mandato senza alcuna firma di autorità costituita.
Se ne parla molto nel Web, ma secondo me non ancora abbastanza.
Se ne è parlato una sera in Tv ma hanno mischiato la storia di Harald e Nadia con la storia della famiglia nel bosco, stravolgendo la verità.
Purtroppo le storie come queste sono tante, vissute nel silenzio dei media e nel dolore impotente delle vittime… Se non possiamo fare ciò che andrebbe effettivamente fatto, almeno facciamo più rumore possibile scrivendo sui nostri blog e in ogni parte. Il rumore continuo destabilizza e da fastidio anche al peggiore degli esseri.
FACCIAMO RUMORE.