Marketing

7 cose da fare se Facebook chiude

Carlo D'Angiò · 10 Feb 2022 · 16 min di lettura

In questi giorni si parla molto della minaccia – che Mark Zuckerberg ha tuonato contro l’Unione Europea – di far sparire Facebook, Whatsapp e Instagram dal vecchio continente, se non può trattare i dati di cittadini europei sui propri server, comodamente dislocati negli Stati Uniti.

Io non so dire quanto sia pericolosa e imminente questa eventualità. Non ho questo livello di informazione. Ma so che è quanto scrive testualmente Meta, società a capo dei vari social network, nel rapporto annuale consegnato alla Securities and Exchange Commission

Insomma, siamo un po’ oltre il chiacchiericcio di corridoio. Del resto, non dimentichiamo quello che è successo a ottobre 2021, seppure per ragioni tecniche, non politico-economiche, quando le piattaforme più popolari del web hanno smesso di funzionare in contemporanea. 

Gli ultimi due anni ci hanno insegnato che niente è veramente certo, e che tutto può essere cambiato all’improvviso.

Alla domanda “cosa fai, se Facebook chiude all’improvviso?”, molti, impettiti e sornioni, rispondono “sti cazzi!”, per sottolineare in parte anche la stanchezza mentale che deriva dall’uso oramai compulsivo di uno strumento che non aggrega, ma separa, censura, punisce, disinforma, inebetisce.

Eppure, al di là della boutade catartica, c’è da chiedersi veramente cosa fare se Facebook chiude all’improvviso. Non solo perché molti lo usano per lavoro – e chi lavora grazie a Facebook non potrebbe licenziare la questione con un laconico e superficiale “sti cazzi!” –, ma anche perché ci sono milioni di rapporti, scambi, gruppi di ritrovo, momenti di socialità che sparirebbero all’improvviso.

Nessuno è indispensabile, scrive Josè. Giusto. Ma le abitudini profonde vanno trattate con attenzione, altrimenti se ne ricava un bel po’ di disagio che in un modo o nell’altro sgorgherà a vario titolo nelle nostre vite. 

Ecco perché ho pensato di condividere con questo articolo quello che farei io (e che in parte sto già facendo), qualora Facebook chiudesse all’improvviso.

Sono 7 punti. Vediamoli insieme.

1 – Altri social

È quello che stanno facendo un po’ tutti: crearsi un profilo in altri social, tipo MeWe e Telegram. È in arrivo anche il social media di Donald Trump, chiamato Truth, a cui molti hanno già dato la propria pre-adesione, in attesa che la piattaforma apra i battenti per “una conversazione globale aperta, libera e onesta senza discriminare l’ideologia politica”, come recita il payoff della waiting page.

Per quanto mi riguarda, sono già diversi anni che ho aperto sia una pagina che un gruppo Telegram che uso normalmente per comunicare con i miei follower.

Sono in attesa, come molti, di Truth; ma bisognerà osservarlo, capirlo, conoscerlo. Al di là della conversazione aperta e libera (e aggiungerei “sacrosanta”), avrò sicuramente bisogno di capire in che modo Truth potrà aiutare il mio business.

Se potrà farlo, sarà la mia piattaforma preferita. Se non potrà farlo, concentrerò le mie forze su Telegram, dove una parte della mia community è già presente e attiva.

Questo non risolverebbe il problema delle campagne PPC, per le quali penso si dovrà ripiegare, almeno per un po’, su YouTube e persino Pinterest (anche se solo per alcune iniziative).

Io non amo gestire mille social contemporaneamente. E neanche credo nell’efficacia di una presenza diluita e scialba. Credo invece che si debba scegliere con attenzione dove piantare il seme, ma una volta scelto il luogo, lì si deve lavorare ogni giorno per costruire una community che di te possa fidarsi.

2 – YouTube

Non è propriamente un social media nell’accezione classica, ma è il luogo più popolato dopo Facebook dove di sicuro ci si può ambientare, sia come utente, sia come content creator.

Su YouTube non ci si annoia. Anzi, si ha la possibilità di migliorare la qualità del proprio “tempo social”, perché è il luogo più ricco di tutorial, documentari, video divertenti e bizzarri che ci sia al mondo.

Appartiene a Google, ed è un grande censore, forse anche peggio di Facebook. Purtroppo, però, non puoi escluderlo dalla tua vita, soprattuto se sei un marketer.

Ho due o tre canali su YouTube, molto trascurati, devo ammettere. Ecco perché la chiusura eventuale di Facebook rappresenterebbe una buona occasione per me di riprendere in mano questo tool con un approccio più sistemico e strategico. Insomma, smetterei di scrivere o fare live per Facebook, e comincerei invece a scrivere e a fare live per YouTube. 

Sì, in YouTube puoi creare e pubblicare post scritti, ma anche sondaggi, immagini e altro ancora, ma devi avere almeno mille iscritti per accedere a queste funzioni.

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3 – Blog

C’è una buona probabilità che con la chiusura di Facebook riprenderebbero vigore i vecchi blog. A dire il vero, quelli ben curati non hanno mai smesso di lavorare e macinare contatti e clienti. Ma di certo è venuta meno la volontà di crearne di nuovi, visto che la gran parte delle persone perde il proprio tempo solo su Facebook o su Instagram.

Ma qui bisogna tenere conto di un fatto: Facebook e gli smartphone hanno permesso a una grande quantità di analfabeti digitali di partecipare alla vita sociale online. Tutti hanno uno smartphone. Tutti hanno l’app di Facebook sul display. 

Ma ci sono quelli che usavano il web per leggere, studiare e informarsi prima ancora di Facebook e degli smartphone. Sono una minoranza, rispetto alla massa, ma sono sempre lì, pronti ad aprire il loro desktop per interagire con le informazioni e assimilarle in modo profondo con il mouse, non con il dito che frenetico e superficiale scorre sul vetrino alla ricerca del nulla.

I vecchi navigatori non sono numericamente sufficienti a garantire campagne di marketing profittevoli, ma sono una base di partenza per una nuova sfida sociale ed educativa: aiutare le masse di analfabeti a scoprire il bene prezioso dell’informazione, quella che passa da una lettura attenta e dal confronto con i commenti, con le fonti e con i competitor.

Capisco che sarebbe una missione impossibile, con Facebook e Instagram tra i piedi. Ma qui stiamo ipotizzando la loro chiusura. Se non ci fossero, non sarebbe così “impossibile” avviare una nuova fase di alfabetizzazione digitale che passerebbe, guarda caso, proprio attraverso il lavoro dei blogger e dei content creator.

4 – Podcast

Come creatore di contenuti sarei molto felice di recuperare il tempo per produrre episodi per il mio podcast. Penso spesso alle puntate che vorrei scrivere, raccontare, editare. Ma le giornate volano con i miei tutoraggi e le live su Facebook.

Il mio podcast è la prova provata di questa terribile realtà. Gli ultimi episodi, infatti, sono solo estrapolazioni audio di live su Facebook.

Come utente sarei ugualmente molto felice di tornare ad ascoltare contenuti audio con cui spesso trascorrevo le mie serate anni fa. 

Potrei farlo anche oggi. È vero. Ci sono molti validi podcast da seguire. Eppure, non lo faccio. Sono distratto dalla battaglia di libertà che molti di noi stanno conducendo con grande sacrificio di tempo.

Ma se togli Facebook, il tempo lo trovi. E sono certo che sarebbe un tempo di qualità, di creatività, di alta concentrazione.

Se sei un creatore di contenuti, il podcast è un ottimo strumento per veicolare messaggi e raggiungere il pubblico attraverso le app come Podcast di Apple e Google Podcast di Android.

5 – La newsletter

Oggi tutti si scambiano i messaggi su Messenger e Whatsapp, o mediante interazione ai post su Facebook. E per questo la mail ha perso il suo smalto.

C’è ancora chi la usa, ma appartiene a quella minoranza di utilizzatori di mouse di cui parlavamo sopra.

Tuttavia, se Facebook e famiglia sparissero dalla circolazione, chi dice che non possa rinvigorirsi anche la vecchia amata email?

In questo caso, terrei in considerazione la possibilità di creare newsletter educative, come quelle che si facevano un tempo, ricche di notizie anche solo accennate con link che portano al tuo blog per i dovuti approfondimenti.

Va da sé che questo tipo di scelta implica l’uso indispensabile di un autoresponder.

Per chi non lo sapesse, in passato, per un paio di anni ho venduto un abbonamento alla mia newsletter “Super Studio Marketing” al prezzo di 92 euro al mese per 3 mesi. Mi fece guadagnare un bel po’ di soldini.

Come utente, troverei utile seguire delle newsletter ben scritte sulle tematiche di mio interesse.

Ad esempio, pagherei a occhi chiusi una newsletter che ogni settimana, ma anche ogni mese, mi inviasse una raccolta di Tiny House complete, dalla progettazione alla realizzazione, con esplorazione degli interni e di ogni dettaglio.

Aggiungo che una newsletter a prezzi abbordabili è un prodotto vendibile anche a chi non cerca di risolvere problemi disperanti. Non è come un corso di ricchezza o di marketing, dove sei costretto a scandagliare le profondità istintuali della mente umana per capire cosa smuove il culo degli acquirenti. È più materia da hobby, come un appassionato che gira tra gli scaffali nascosti della cartolibreria per comprarsi l’ultimo numero di caccia e pesca o numismatica.

6 – Una mia app

Come creatore di contenuti che insegna alla gente a vivere di infobusiness, in assenza di Facebook che oggi monopolizza l’attenzione, diventerebbe pensabile per me far sviluppare una mia app che raccoglie i miei contenuti testuali, video e audio. 

Rendi tutto più professionale e veloce con me al tuo fianco

Un’ora a settimana, tutte le settimane, in condivisione dello schermo, per costruire il tuo business online in modo spedito, efficace e professionale.

Carlo D’Angiò unisce l’eccellenza professionale alla ricchezza e onestà interiore. Durante i suoi tutoraggi, non solo individua e suggerisce la strategia più adatta ma, senza mai ignorare le tue inclinazioni e richieste, si prende carico di tutte le problematiche tecniche, ostacolo non irrilevante per chi vuole cominciare un’attività su internet, sgravandoti dal peso di acquisire troppe competenze o dalla necessità di rivolgerti a molteplici figure professionali, e consentendo di dedicarti esclusivamente alla preparazione dei contenuti.

Senza il suo supporto avrei continuato a concepire progetti su progetti senza riuscire a realizzarne alcuno.

Grazie.

Elena De Gennaro

Ricercatrice e studiosa di Esoterismo Egizio

Cercherei di farla conoscere, sfruttando tutti gli strumenti a disposizione: blog, YouTube, podcast, campagne mirate, spazi pubblicitari su piattaforme con molto traffico, accordi aziendali etc.

Per almeno un anno l’obiettivo sarebbe quello di farla scaricare dal maggior numero di persone. 

Questo però richiederebbe a mio avviso un salto in avanti rispetto alla presentazione dei contenuti. Non solo qualità di sostanza, ma anche qualità dell’esperienza estetica e di navigazione.

Probabilmente, lavorerei con qualche bravo disegnatore per illustrare i miei contenuti.

Sono sempre più convinto che la formula di Toomics sia una formula vincente. Non solo per i fumetti evasivi o erotici, ma anche per la formazione. Del resto, Daniel Pink, qualche anno fa, con Johnny Bunko, ci ha dimostrato come possa essere efficace la formazione somministrata attraverso una storia a fumetti.

Escluderei sin da subito, per me, la soluzione fumettistica per il tempo e per i costi necessari alla realizzazione di un progetto. Ma vedrei di buon occhio l’introduzione di una componente illustrata che accompagna il testo.

7 – La vita

Mi pare sia stato John Lennon a dire che la vita è quella cosa che ti accade mentre sei impegnato in altri progetti. Oggi, potremmo riformulare quella frase dicendo che la vita è quella cosa che ti accade mentre sei impegnato a cazzeggiare su Facebook o su Instagram o su TikTok e così via.

La verità è che nonostante il disagio dei primi giorni o delle prime settimane, la scomparsa di Facebook dalle nostre vite sarebbe la migliore cosa che ci potrebbe capitare dopo gli ultimi due anni trascorsi a odiarci per via della psicopandemia.

Il tuo cane, i tuoi figli, il tuo partner, i tuoi amici, la tua casa, i tuoi hobby, la tua vecchia moto, le tue tele, il tuo libro nel cassetto, la tua collezione di tappi di sughero, i tuoi oli essenziali, i tuoi dischi preferiti, la tua band… quante persone o attività o cose stano aspettando che ti stacchi da quel telefonino per riprendere da dove hai lasciato la vita?

Quante persone o attività o cose stano aspettando che ti stacchi da quel telefonino per riprendere da dove hai lasciato la vita?

Francamente, ho sempre coltivato i miei hobby, senza privarmene per colpa di Facebook. Lavoro il legno, l’orto, faccio giardinaggio, scrivo, leggo, strimpello qualche strumento. Ora, sto cercando di organizzarmi per riprendere a dipingere. Sono una schiappa, diciamolo subito. Ma chi se ne frega? 

Non scrivo una canzone per venderla. Non costruisco tavolini di legno per venderli. E non dipingo per vendere. Faccio quello che faccio per vivere e stare bene con me stesso. E senza Facebook starei anche meglio… con me stesso.

E tu?

PS. Non ho citato tiktok e altre scemenze simili tra le soluzioni alternative perché per quanto possano essere affollati e attrattivi, non trovo un modo che sia uno in cui io possa identificarmi o realizzarmi con quel tipo di contenuti. E visto che in questo articolo ho suggerito quello che farei io in assenza di Facebook, non avrebbe avuto senso parlarne.

È tutto sbagliato

Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia

All’inizio, avevo solo bisogno di parlarne, di confrontarmi con i miei amici e lettori. Poi, però, mi sono accorto che il mio pensiero era ampiamente condiviso da persone che neanche conoscevo. Ho ricevuto migliaia di contatti e messaggi privati che mi ringraziavano per quello che stavo facendo, per i ragionamenti che proponevo, per le informazioni che offrivo. Ho visto medici che ripostavano i miei articoli, gruppi di discussione che mi taggavano, giornalisti non allineati che volevano conoscermi. Tutti impegnati come me in questa assurda battaglia di verità e buon senso che non sembra avere fine.

L’idea di questo pamphlet è nata dall’esigenza di raccogliere i migliori contenuti a tema sul mio profilo per metterli in bella copia e lasciare qualche traccia per i posteri.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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3 Commenti

  1. Josè Scafarelli

    Grazie per la citazione, caro! 😊
    Ti dico sinceramente… Preferivo mille volte il web prima dell’esplosione di FB.
    Tu sai quanto amavo il mio blog e i blog in generale.
    In ogni caso, per me va bene tutto… Se rimane o se sparisce FB.
    Bellissimo il suggerimento finale: LA VITA! 😂😂😂
    Viva la Vita! ❤️
    🙏🙏🙏❤️AHO!❤️🙏🙏🙏
    1abbraccio
    Josè

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  2. Rosanna

    Come ho già detto rispondendo a un tuo post… “il mondo non finisce con FB”

    Rispondi
  3. Rosanna

    Aggiugo… Sarebbe molto saggio anche se “zucchino” dovesse mantenere a galla la sua piattaforma, escogitare modi, strategie, campagne, per pilotare il pubblico verso altre “rive”.

    Di certo la “triade” social / sito-blog / gruppo su messaggistica, è una formula vincente.

    Potrebbe essere un ottima mossa svestirci di fb e indossare altri “abiti”… Magari ci guadagniamo.

    Rispondi

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