Siamo portati a dimenticare. Talvolta, ne abbiamo bisogno. Serve al nostro Old Brain per recuperare una condizione di sicurezza anche solo auto-indotta per non vivere in quello stato di perenne tensione e stress che deriva dalle minacce esterne.
Ed è così che dopo 3 anni di autentica follia sociale, sanitaria e istituzionale, quando il mondo sembra ripartire in modo più normale, ciascuno di noi si ritrova a pianificare il futuro con quel piglio di speranza che tradisce l’ingenuità di chi dimentica per vivere.
Abbassare la guardia è un errore
Lungi da me il ruolo della Cassandra, credo semplicemente che abbassare la guardia sia un errore fatale. E chi crede di poter tornare finalmente, molto presto, alla routine del 2019 o degli anni precedenti, si sbaglia.
Chiunque abbia ideato, orchestrato e implementato il regime degli ultimi 3 anni è ancora lì, vivo e vegeto, e più forte di prima. Gli eroi che stavamo aspettando non sono arrivati. L’immagine ideale del grande giustiziere che per molti mesi ci ha permesso di tenere i nervi saldi, è scomparso nella nebbia di una narrazione che non ha più un senso, una logica, un punto di coerenza.
Siamo rimasti soli contro la bestia. Noi da un lato, e tutti loro dall’altro.
Nuovi virus
Cercheranno di ingabbiarci, come hanno già fatto con la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Metteranno in circolo nuovi virus più aggressivi, nel mentre cadranno religioni, sistemi finanziari, antiche democrazie.
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Ci chiuderanno nuovamente nelle nostre case, spingendoci a scegliere il male minore. E il tutto avverrà sempre nell’indifferenza (se non addirittura con la collaborazione) di intellettuali, medici, scienziati, professionisti, insegnanti, formatori, giornalisti, imprenditori e compagnia bella.
La società e l’economia si stanno sgretolando in modo rovinoso e a ritmi impressionanti, ma tutti continueranno a rifugiarsi nell’ignavia o nell’egoismo di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso.
Molti si pentiranno della fiducia concessa per così tanto tempo alle istituzioni e al sistema. Si pentiranno altresì di non aver preso una posizione coraggiosa a cui aggrapparsi, quando sarà necessario, nei momenti più difficili. Perché saranno travolti dallo tsunami che essi stessi hanno scatenato con l’egoismo e con l’indifferenza. E non avranno appiglio, non avranno scampo.
Una scacchiera di sangue e dolore
Un gruppo di pazzi, forse un centinaio, non di più, sta facendo di questo mondo un tavolo da gioco, una scacchiera di sangue e dolore sulla quale ogni mossa viene compiuta in assoluta contraddizione con le più elementari regole della democrazia.
Sul piano logico viene da chiedersi come sia possibile che poche centinaia di uomini possano disporre a proprio piacimento della vita e della morte di miliardi di altri uomini, donne e bambini che di quel pensiero o di quella filosofia disumana e transumanista non condividono neanche una virgola.
I cannoni della menzogna
Credo che la risposta sia nel metodo (assurdo) usato da costoro per imporre una visione non condivisa. Un metodo fatto di soldi e corruzione. Tanti soldi. Tanta corruzione. A ogni livello.
Ed è difficile competere con le armi della democrazia (es. raccolta firme, manifestazioni di piazza ecc.) contro chi invece ama vincere facile con i cannoni della menzogna, dell’ipocrisia e del bullismo istituzionalizzato.
Per capirci, il metodo è identico – non fosse altro perché scaturisce dalla medesima ideologia – a quello che stiamo osservando nello sport femminile insidiato da atleti trans che amano vincere “facile”.
Pochi giorni fa, l’allenatore di powerlifting, Avi Silverberg, ha partecipato provocatoriamente a una competizione femminile nell’Alberta, in Canada, battendo facilmente il record detenuto da una donna trans, proprio per mostrare l’assurdità della politica di auto-identificazione della Canadian Powerlifting Union.
Perché è questo l’unico sostantivo che nella lingua italiana riesce a descrivere meglio il fenomeno ideologizzato di un’ingiustizia fatta passare per inclusione: assurdità.
Tornando al nostro discorso sui pochi malati di mente che controllano il mondo intero, non possiamo far fronte all’assurdità con la logica. Non possiamo sperare di frenare la follia istituzionalizzata con i processi democratici. Non possiamo ostacolare l’agenda Davos con le manifestazioni di piazza o con i partiti anti-sistema.
Ma più di tutto, non possiamo dimenticare quello che abbiamo dovuto sopportare negli ultimi 3 anni, solo perché ci stanno facendo vivere l’illusione che forse tutto sia finito.
Non è finita
Non è finito proprio nulla. Stanno solo riorganizzando le truppe per un nuovo assalto alla democrazia e alla civiltà. E il prossimo assalto sarà più violento e meschino.
Dal mio modesto punto di vista ci sono due aspetti da considerare:
- Quello individuale
- Quello sociale
Piano individuale
Sul piano individuale delle cose da fare, suggerirei di prepararsi in fretta a una nuova fase di emergenza. Quando metteranno in circolo un nuovo virus, più aggressivo e letale, avrai bisogno di proteggere te stesso e la tua famiglia con un arroccamento strategico pensato per l’autosufficienza.
E non potrai proteggere te stesso e la tua famiglia, continuando a lavorare in azienda, in ufficio, a scuola, in caserma e in altri luoghi simili. I lavoratori tradizionali saranno i primi a cadere. Perché non potranno sottrarsi né al contagio, né alle restrizioni, né alle terapie imposte.
Arroccarsi in modo strategico per l’autosufficienza significa procurarti cibo, calore, cure, sicurezza, spazi di vita e libertà, senza dipendere da nessuno, libero cioè di dire “no, grazie” a chiunque ti imponga di fare qualcosa che tu non voglia fare.
Arroccarsi, tuttavia, non significa isolarsi, allontanarsi, vivere in esilio. Significa solo proteggere se stessi e i propri cari. Ci si può dunque arroccare in modo strategico persino vivendo insieme ad altri, in una rete umana di solidarietà a mutuo soccorso fatta di persone che condividono gli stessi ideali di democrazia e libertà.
Prepararsi all’emergenza per farsi trovare pronti significa compiere il grande sforzo di uscire dal sistema. Richiede una profonda introspezione.
Il mondo come lo abbiamo conosciuto fino a pochi anni fa non c’è più. E nulla porterà indietro quello che rimane. Si andrà avanti a colpi di speciazione, inclusa quella professionale.
Bisognerà rendersi conto prima o poi che maggiori saranno le implicazioni con il sistema (vincoli lavorativi, di spostamento, dipendenza salariale ecc.), maggiori saranno le difficoltà di fuga, quando sarà necessario scegliere per salvarti.
Per questo dico che non dobbiamo dimenticare. Nel 2021 e nel 2022 milioni di persone hanno dichiarato di non avere avuto altra scelta. E che sono state costrette alle vaccinazioni per non perdere il lavoro o lo stipendio. Io non credo sia vero al 100%. Ma poco importa quello che credo io. Quello che conta oggi invece è che c’è una piccola finestra temporale che puoi sfruttare a tuo vantaggio per costruirti una scelta, quella che molti hanno dichiarato di non aver avuto.
Puoi pensare che non sia così o che non sia così urgente. Ma le emergenze si affrontano con la giusta preparazione. E la giusta preparazione si compie prima che scoppi la crisi. Non durante. Durante è troppo tardi.
Se io ho potuto infischiarmene di chiusure, restrizioni, mascherine, vaccinazioni, green pass e compagnia bella è stato perché ero preparato. E continuo a tenere alta l’attenzione sul prepping, perché il livello di emergenza può crescere ulteriormente.
Il piano sociale
Sul piano sociale voglio essere molto sincero. Non credo ci sia un solo strumento che noi si possa usare democraticamente per porre fine a questa fase storica di aberrazioni e nefandezze.
Tra le mille manifestazioni inascoltate, gli idranti e i manganelli usati sugli operai, le sentenze assurde del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale, la censura impietosa a ogni livello e, aggiungerei, l’incapacità di creare un fronte comune per contrastare le forze transumaniste, non credo abbia più senso aspettare che la democrazia ritorni a funzionare. Non lo farà. Troppi soldi. Troppa corruzione. Troppi livelli coinvolti.
Ma c’è un vecchio adagio che dice “Colpisci il pastore, e le pecore scapperanno”.
I guai sono spesso opera di pochi individui che hanno la capacità di influenzare gli altri. Se si concede spazio a questi individui, come stiamo facendo da molti anni a questa parte, le masse soccombono sotto la loro nefasta influenza. E ogni tentativo di riparare i danni commessi – per esempio, cercando di convincere gli italiani che le vaccinazioni sono un disastro – non solo risulterà inutile, ma potrebbe addirittura moltiplicare i danni. In effetti, molte manifestazioni contro l’obbligo vaccinale o contro il green pass sono state utilmente strumentalizzate dal mainstream proprio per convincere gli indecisi.
La situazione creata da quei pochi individui è oramai irrecuperabile. C’è un solo modo per porre fine a questa storia, ed è quella di neutralizzare gli artefici del danno. Il male va fermato alla radice.
Colpisci il pastore, e le pecore scapperanno.


Pienamente d’accordo! L’ho sempre detto che il male va estirpato alla radice.
E aggiungo che a meno di non andare contro la propria coscienza umana e di non usare violenza agli individui, ogni mezzo di estirpazione o boicotaggio diventa lecito.
Buona vita caro Carlo.