Infomarketing

Come creare e vendere un corso online che le persone vogliono davvero

Un corso non nasce dai moduli né dalla piattaforma. Nasce da una competenza reale, da un problema preciso e da una persona disposta a pagare per risolverlo.

Carlo D'Angiò · 21 Lug 2024 · 11 min di lettura

Il mercato dei corsi online è molto più affollato di qualche anno fa: ci sono corsi praticamente su tutto e piattaforme che permettono di crearli in poche ore. Ci sono perfino intelligenze artificiali capaci di aiutarti a progettare moduli, scrivere slide, preparare esercizi e generare video. Proprio per questo, oggi il problema non è più creare un corso, ma crearne uno che abbia una reale ragione per esistere.

Se trovi la combinazione giusta tra ciò che sai fare, un problema reale e un pubblico disposto a risolverlo, un corso può ancora diventare una parte molto interessante del tuo lavoro. Non necessariamente perché ti farà diventare ricco mentre dormi (quella storia possiamo anche lasciarla agli anni d’oro dell’infomarketing), ma perché può permetterti di trasformare una competenza che oggi vendi soltanto attraverso il tuo tempo in qualcosa di strutturato, replicabile e acquistabile anche quando non sei fisicamente davanti a un cliente. E questo, sì, può cambiare molto il tuo modo di lavorare.

Sto scrivendo questo articolo di domenica pomeriggio. Qui da me fa caldo e più tardi devo uscire a comprare un po’ di ingredienti perché questa sera abbiamo organizzato una pizzata in famiglia usando il forno che ho costruito qualche settimana fa. In questo momento, però, non ho nessuna voglia di fare altro, e quindi scrivo. È una delle cose che continuo ad amare di questo mestiere: puoi prendere qualcosa che hai imparato sul campo, metterla in ordine e trasformarla in qualcosa che magari domani sarà utile a una persona che nemmeno conosci. Questo articolo nasce così, partendo da una domanda molto semplice: qual è la formula giusta per creare e vendere un corso online?

Il processo non è complicato da capire, è complicato da eseguire bene. La sequenza, in sostanza, è questa:

  • Partire da una competenza reale.
  • Individuare un problema preciso che quella competenza può risolvere.
  • Verificare che esistano persone interessate a risolverlo.
  • Trasformare la soluzione in un percorso chiaro e utilizzabile.
  • Testarlo con persone vere prima di considerarlo finito.
  • Raccogliere feedback, risultati e prove.
  • Metterlo sul mercato con un prezzo e un sistema di acquisizione coerenti.

La piattaforma arriva dopo, le slide arrivano dopo, il logo del corso arriva molto dopo ed, soprattutto, ChatGPT arriva dopo. Prima viene il valore.

Parti da ciò che sai fare davvero

Uno degli errori più comuni consiste nel partire dal mercato e domandarsi: “Quale corso potrei creare?”. È una domanda comprensibile, ma spesso porta a prodotti artificiali: vedi che un argomento funziona, scopri che viene cercato, osservi altri che ci guadagnano e pensi che forse dovresti entrarci anche tu. Il problema è che stai partendo dalla domanda del mercato senza chiederti se hai davvero qualcosa da portare dentro quella domanda.

Io partirei dall’altra direzione: che cosa sai fare abbastanza bene da poter aiutare concretamente qualcuno? Non deve necessariamente essere qualcosa di eccezionale. Molte competenze che potrebbero diventare ottimi prodotti formativi vengono ignorate proprio da chi le possiede perché, dopo anni di esperienza, sembrano normali. Se sai risolvere un problema con una facilità che un’altra persona non possiede, lì potrebbe già esserci il seme di un corso.

Prima ancora di guardare Google, YouTube o Amazon, guarda la tua storia professionale: quali problemi hai risolto? Quali errori hai imparato a evitare? Quali domande ti fanno continuamente clienti, colleghi o persone che ti seguono? Quale risultato riesci a ottenere con maggiore facilità rispetto a chi parte da zero? È da qui che comincerei.

Individua un problema, non semplicemente un argomento

“Fotografia” è un argomento; “imparare a fotografare prodotti con uno smartphone per il proprio e-commerce” è un problema molto più vicino a qualcosa che qualcuno potrebbe comprare. “Marketing” è un argomento; “acquisire i primi clienti come consulente senza passare le giornate sui social” è già un problema. “Pianoforte” è un argomento; “riprendere a suonare il pianoforte a cinquant’anni dopo trent’anni di inattività” è qualcosa di molto più preciso. È questa la differenza che conta.

Un corso non dovrebbe essere costruito intorno a tutto quello che sai, ma intorno a ciò che una persona deve imparare per passare da una situazione a un’altra. Questa è una distinzione enorme: tu potresti conoscere cento cose sull’argomento, ma il tuo cliente potrebbe aver bisogno soltanto di dodici.

Verifica che quel problema esista anche fuori dalla tua testa

A questo punto puoi usare gli strumenti: Google, YouTube, Amazon, forum, gruppi Facebook, Reddit, le recensioni dei libri e dei corsi concorrenti, le domande ricevute dai clienti, le ricerche fatte sui motori. E certamente anche l’intelligenza artificiale.

ChatGPT può essere molto utile per costruire una prima mappa del territorio (domande frequenti, segmenti di pubblico, problemi, obiezioni, alternative, possibili strutture), ma non confondere una risposta plausibile dell’AI con una prova di mercato. L’intelligenza artificiale può aiutarti a cercare, ma non può decidere al posto delle persone se tireranno fuori la carta di credito. Usa l’AI per ampliare la ricerca, poi torna nel mondo reale e cerca le persone che quel problema lo stanno vivendo davvero.

Costruisci la trasformazione prima del programma

Altro errore classico è aprire un documento e cominciare con Modulo 1, Modulo 2, Modulo 3. Aspetta: prima dei moduli devi sapere da dove parte la persona e dove vuoi portarla. Una buona domanda è: “Alla fine di questo corso, che cosa sarà in grado di fare che oggi non riesce a fare?”.

Quella risposta vale più dell’indice. Se non sai rispondere in modo chiaro, probabilmente non sei ancora pronto per registrare nulla. Il programma verrà dopo e dovrà contenere soltanto ciò che serve per produrre quella trasformazione: non devi dimostrare quanto sai, devi aiutare qualcuno ad arrivare dall’altra parte.

Non cercare di mettere tutto quello che sai dentro il corso

Quando conosci molto un argomento, pensi che togliere qualcosa significhi impoverire il prodotto. Spesso accade il contrario: lo migliori. Uno dei lavori più importanti nella progettazione di un corso consiste nel decidere che cosa lasciare fuori.

Il cliente non sta comprando l’enciclopedia definitiva del tuo settore, sta comprando un percorso che funziona anche perché elimina strade inutili. Se per ottenere il risultato servono cinque passaggi, non aggiungerne dodici soltanto perché vuoi far sembrare il corso più ricco. La quantità non è valore; a volte è soltanto peso.

Il tuo corso deve avere qualcosa che viene da te

Oggi chiunque può chiedere all’intelligenza artificiale “Creami la struttura di un corso completo su…” e ricevere in pochi secondi una risposta ordinata, plausibile e spesso ben fatta. Questo significa che la struttura generica vale sempre meno. Ciò che l’AI non può replicare facilmente è il tuo modo di fare quella cosa: i tuoi casi, gli errori che hai commesso, le scorciatoie che hai scoperto, gli esempi, le decisioni controintuitive e le cose che hai eliminato dopo aver capito che non funzionavano.

Il tuo corso dovrebbe contenere materiale che non potrebbe nascere semplicemente da una buona sessione di prompting. Se potrebbe essere creato quasi identico da chiunque usando ChatGPT, hai un problema. Non ti serve necessariamente inventare qualcosa che nessuno al mondo abbia mai pensato, ti serve una prospettiva riconoscibile.

Crea prima la versione minima utile

Non partire registrando quaranta ore di video: è uno dei modi più efficienti per passare settimane a costruire qualcosa che magari nessuno vuole. Costruisci la versione minima capace di produrre il risultato promesso. Può essere un piccolo percorso, un workshop, tre incontri dal vivo, cinque lezioni o una combinazione di video e materiali.

La forma conta meno della capacità di verificare una cosa fondamentale: le persone riescono davvero a ottenere il risultato seguendo il tuo metodo? È qui che il prodotto comincia a diventare reale.

Fallo provare a persone vere

La prima versione non ha bisogno di migliaia di clienti, ha bisogno delle persone giuste. Puoi selezionare un piccolo gruppo beta, offrirlo gratuitamente in casi particolari, venderlo a un prezzo iniziale ridotto o proporlo alle persone che già ti seguono. La cosa importante è che siano persone che appartengono davvero al pubblico per cui hai progettato il corso — non tua moglie, tuo cugino o l’amico che apre tre video e poi scompare.

Ti servono persone che abbiano realmente il problema. Osservale: dove si bloccano? Che cosa non capiscono? Quali lezioni saltano? Quale passaggio produce il risultato? Quale parte avevi considerato ovvia e invece per loro non lo è affatto? Queste informazioni valgono molto più della tua prima idea del corso.

Le recensioni arrivano dopo il risultato

Non chiedere semplicemente “Ti è piaciuto?” (è una domanda quasi inutile). Chiedi piuttosto: Che cosa è cambiato? Che cosa riuscivi a fare prima e cosa riesci a fare adesso? Qual è stato il passaggio più utile? Dove ti sei bloccato? A chi consiglieresti questo percorso?

Le recensioni migliori non sono quelle che dicono quanto sei bravo, ma quelle che raccontano una trasformazione. E quelle trasformazioni ti aiuteranno anche a capire meglio come presentare e vendere il corso.

Il prezzo non nasce dal numero di video

Un vecchio vizio del mercato della formazione è credere che quaranta ore valgano più di dieci, duecento slide più di cinquanta o venti bonus più di tre. No. Il prezzo dovrebbe avere una relazione molto più forte con il problema risolto, con il risultato, con il pubblico e con il livello di supporto.

Un corso breve che risolve un problema importante può valere più di una biblioteca di video che nessuno finirà. La domanda non è “Quanto materiale contiene?”, ma “Quanto vale per quella persona arrivare al risultato?”.

Al lancio non serve necessariamente uno sconto

Nel vecchio modo di vendere corsi, lo sconto di lancio era quasi obbligatorio: prezzo barrato, countdown, bonus che spariscono, ultima occasione. Può ancora funzionare, ma non è una legge della fisica. Una prima edizione può avere un prezzo diverso perché è una beta, puoi offrire condizioni particolari perché stai raccogliendo i primi casi o puoi garantire maggiore supporto ai primi partecipanti. Oppure puoi semplicemente stabilire un prezzo che ritieni corretto e verificare se il mercato lo accetta.

L’importante è sapere perché stai facendo quella scelta, senza applicare automaticamente le tecniche che hai visto usare da qualcun altro.

Un corso da solo non è un sistema commerciale

Questo è forse il punto che oggi considero più importante: puoi creare il miglior corso del mondo, ma se nessuno lo incontra resta il miglior corso del mondo dentro una cartella del tuo computer. Devi costruire anche il ponte tra il prodotto e le persone.

Quel ponte può essere fatto di contenuti, un libro, una newsletter, un webinar, una campagna pubblicitaria, un motore di ricerca, una community o una rete professionale (o una combinazione di tutte queste cose), ma deve esistere. Il prodotto e il sistema che porta persone verso il prodotto sono due problemi diversi e vanno progettati entrambi.

Il corso, a volte, non è nemmeno il prodotto giusto

Questo è un altro punto sul quale oggi sono molto meno dogmatico rispetto al passato. Hai una competenza: bene, ma non significa automaticamente che devi creare un corso. Magari quella competenza funziona meglio come consulenza, come servizio, come workshop, come libro, come percorso di gruppo o come servizio ad alto valore in cui una parte del lavoro la fai direttamente tu.

Prima di costruire il prodotto, chiediti quale sia la forma migliore per trasferire questo valore. A volte sarà un corso, a volte no, ed evitare di costruire il prodotto sbagliato è già una gran bella vittoria.

Conclusioni

Creare e vendere corsi online continua ad avere senso, ma oggi ne ha soprattutto quando smetti di partire dalla domanda “Come posso creare un corso?” e inizi da un’altra: “Che cosa so fare che potrebbe aiutare davvero qualcuno?”.

Da lì cerchi il problema, trovi le persone, definisci la trasformazione, costruisci la versione minima, la metti davanti a esseri umani veri, osservi cosa succede, correggi, raccogli prove e soltanto dopo costruisci il resto (piattaforma, pagine, checkout, email, campagne, automazioni, in quest’ordine). Perché gli strumenti cambiano continuamente, ma la sostanza molto meno: una competenza reale, un problema reale, una persona reale e una trasformazione che vale qualcosa.

Se hai queste quattro cose, puoi costruirci sopra. Se non le hai, cento moduli, una piattaforma perfetta e la migliore intelligenza artificiale del mondo non salveranno il tuo corso. E forse è proprio questo il punto: non devi partire dal corso, devi partire dal valore.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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