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Come mettere a rendita ciò che sai

Trasformare esperienza e competenze in asset significa smettere di ricominciare ogni volta da zero e dipendere un po’ meno dalle ore lavorate.

Carlo D'Angiò · 13 Giu 2023 · 8 min di lettura

Pochi concetti sono fraintesi quanto il denaro: c’è chi passa la vita ad accumularlo come se fosse il traguardo finale, ma il denaro da solo non è il punto, è uno strumento. Serve per comprare cose, certo, ma soprattutto può comprare margine. Margine per scegliere, per non accettare tutto, per stare con le persone che ami, per pensare, creare, leggere, viaggiare e lavorare meglio. In una parola: tempo.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso: per avere più soldi, spesso lavoriamo più ore, e così, mentre aumentiamo il reddito, riduciamo proprio ciò che quel reddito dovrebbe permetterci di comprare. Il tempo.

Il problema non è lavorare. È dipendere completamente dal tempo

Non ho mai creduto alla favola del “non lavorare più”: il lavoro, quando ha senso, può essere una delle cose più interessanti della vita. Il problema nasce quando il reddito dipende completamente dalla tua presenza: un’ora lavorata, un’ora fatturata. Se smetti si ferma tutto, se ti ammali si ferma tutto, e se vuoi prenderti una settimana devi fare i conti con ciò che non incasserai.

È un modello perfettamente legittimo, ma ha un limite evidente: la giornata continua ad avere ventiquattro ore. Prima o poi, soprattutto se fai consulenza, formazione o lavori molto attraverso appuntamenti, inizi a sentirlo. Io lo sento: dopo tanti anni passati tra call, tutoraggi, consulenze e lezioni, mi sono accorto che non voglio più costruire giornate piene soltanto di appuntamenti. Voglio lavorare con meno persone, entrare più a fondo nei progetti, avere tempo per pensare, scrivere, costruire, provare e correggere. E lasciare anche un po’ più di spazio alla vita.

Mettere a rendita non significa diventare passivi

Per anni online abbiamo sentito parlare di “reddito passivo”, ma è una definizione che oggi mi convince poco perché quasi niente è davvero passivo. Un libro va scritto, un sito va mantenuto, un prodotto va aggiornato, un sistema va costruito, un cliente va seguito e perfino un immobile affittato genera problemi, costi e decisioni.

Preferisco parlare di un’altra cosa: costruire qualcosa che continui a produrre valore senza richiedere ogni volta la tua presenza completa. Questa, per me, è una definizione molto più concreta di “rendita”. Non vuol dire smettere di lavorare, ma smettere di ricominciare sempre da zero.

La tua conoscenza è una risorsa

Quando pensiamo a una risorsa, immaginiamo subito qualcosa di materiale: una casa, un terreno, un capitale o un macchinario. Ma una persona che ha lavorato vent’anni in un settore possiede qualcosa che spesso vale molto di più di quanto immagini. Ha accumulato esperienza, visto casi, risolto problemi, fatto errori, imparato scorciatoie, sviluppato giudizio e costruito un modo personale di fare le cose.

Il problema è che tutto questo, nella maggior parte dei casi, rimane dentro la persona ed esiste soltanto quando lei è presente: quando parla, risponde, lavora o entra in una call. Ed è qui che secondo me comincia il lavoro interessante: come faccio a estrarre una parte di questa conoscenza e trasformarla in qualcosa che possa continuare a produrre valore?

La prima cosa da fare è tirarla fuori

Molte persone non sanno nemmeno che cosa possiedono: più sei bravo in qualcosa, più rischi di considerarlo normale. Una procedura che per te richiede dieci minuti può essere un labirinto per qualcun altro, una domanda che fai automaticamente può cambiare la comprensione di un problema, e un errore che hai imparato a evitare anni fa può far risparmiare mesi a una persona che sta iniziando oggi.

Questo patrimonio va prima estratto attraverso domande, casi, conversazioni, appunti, storie, problemi risolti e decisioni prese. Non devi inventarti una competenza, devi vedere meglio quella che c’è già.

Poi devi darle una forma

La conoscenza grezza non è ancora un asset: per diventarlo deve assumere una forma che qualcun altro possa usare. Può diventare un libro, una guida, un metodo, una pagina, una newsletter, una sequenza di email, un workshop, un servizio strutturato, un insieme di strumenti, un processo o una parte di un’offerta ad alto valore.

Non esiste una forma giusta in assoluto, la domanda da porsi è: qual è la forma più adatta per trasferire questo valore senza dover ricominciare ogni volta da capo? È una domanda molto diversa da “Che prodotto digitale potrei vendere?”, perché non parte dal prodotto, ma parte dal valore.

Un articolo può lavorare più volte

Prendiamo questo stesso articolo: io lo scrivo una volta, ma, se è utile, può essere letto oggi, domani o tra sei mesi. Può arrivarci qualcuno da Google, può essere citato in una newsletter, condivisibile, o far capire a una persona come ragiono, portandola a leggere un libro o a raccontarmi il proprio caso.

Il tempo speso per scriverlo non produce valore una volta sola. Questo è il principio della leva che mi interessa: non la magia del “guadagno automatico”, ma fare una cosa bene una volta e permetterle di continuare a lavorare.

Anche un libro può diventare una leva

Lo stesso vale per un libro. Un libro breve può raccogliere un’idea che normalmente spiegheresti decine di volte: può preparare una conversazione, filtrare le persone, far capire il tuo modo di vedere un problema prima ancora che qualcuno ti contatti o diventare il primo passo di una relazione.

Il valore non sta soltanto nei soldi che genera direttamente, ma sta anche nel tempo che ti risparmia e nella qualità delle conversazioni che crea dopo.

Il vero obiettivo non è vendere prodotti. È costruire asset

Questo è il punto su cui oggi ragiono più di qualche anno fa: non mi interessa accumulare prodotti, mi interessa costruire asset. Qualcosa che rimane, che continua a spiegare, a portare persone e a far capire chi sei e che cosa sai fare. Un buon articolo è un asset, un libro può esserlo, così come una pagina ben costruita, una lista email, un metodo o certamente una reputazione.

E quando questi elementi cominciano a lavorare insieme, succede una cosa importante: il tuo reddito dipende un po’ meno dal numero di ore che riesci a incastrare nell’agenda.

Il blog ha ancora senso, ma non come pensavo anni fa

Per molto tempo ho visto il blog soprattutto come un modello di business, mentre oggi lo vedo come una infrastruttura proprietaria. È il posto in cui posso accumulare vent’anni di idee, esperimenti, casi, errori e osservazioni senza dover chiedere a una piattaforma sociale il permesso di esistere o dipendere dall’algoritmo del mese.

Posso pubblicare qualcosa oggi e ritrovarlo ancora qui tra anni, collegando contenuti, libri, servizi, casi, pagine e idee dentro una stessa casa. Il blog non è la rendita, ma è uno degli strumenti che permettono alla conoscenza di diventare un asset.

Ma attenzione: sapere qualcosa non basta

Qui arriva la parte meno romantica: non tutto quello che sai ha automaticamente un mercato, non ogni esperienza diventa un prodotto, non ogni libro genera clienti e non ogni articolo viene letto. Non basta “mettere online” una conoscenza perché qualcuno le attribuisca valore.

Serve capire quale problema risolve, per chi, perché dovrebbe interessargli, quale forma deve assumere, come quella persona la incontrerà e che cosa dovrebbe succedere dopo. Il valore deve essere estratto, poi strutturato, comunicato e portato sul mercato: è lì che conoscenza e business finalmente si incontrano.

Il tempo è il criterio che userei

Quando valuto oggi un progetto, mi faccio anche questa domanda: questa cosa mi farà possedere più tempo o me ne chiederà sempre di più? Non significa cercare scorciatoie, ma progettare con più intelligenza.

Un servizio ad alto valore può richiedermi molto lavoro, ma se posso seguire pochi clienti, lavorare bene anche fuori dagli appuntamenti e mantenere margini sufficienti, quel modello può essere molto più sostenibile di venti call alla settimana. Un libro può richiedermi giorni di lavoro, ma può continuare a parlare con migliaia di persone senza che io debba ripetere ogni volta la stessa conversazione. Un articolo può richiedermi una sera, ma può rimanere online dieci anni. Questo è il tipo di leva che cerco.

Conclusioni

Il denaro è importante, ma non perché debba essere accumulato come un punteggio: è importante perché può comprare libertà di scelta, e la forma più preziosa di libertà, almeno per me, è sempre più spesso il tempo. Per questo continuo a essere affascinato dall’idea di mettere a rendita ciò che sappiamo, non nel senso ingenuo del “guadagnare mentre dormi”, ma nel senso molto più concreto di prendere esperienza, conoscenza e competenze per trasformarle in qualcosa che continui a produrre valore anche quando non siamo lì a ripetere ogni volta lo stesso lavoro.

Il punto di partenza, quindi, non è “Come faccio a creare una rendita?”, ma “Che cosa possiedo già, dentro la mia esperienza, che potrebbe diventare un asset?”. Da lì può nascere un libro, un contenuto, un metodo, un servizio, un sistema o qualcosa che oggi non hai ancora immaginato.

Il principio resta lo stesso: non accumulare soltanto conoscenza, dalle una forma, costruisci qualcosa che rimanga e usa quel qualcosa per riprenderti, poco alla volta, la risorsa che nessuno potrà mai restituirti. Il tempo.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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