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Come scegliere una nicchia di mercato? Non farlo

Ecco cosa devi fare oggi per vendere infoprodotti e consulenze, superando lo scetticismo prodotto dai guru dubaini

Carlo D'Angiò · 1 Dic 2024 · 11 min di lettura

Come scegliere una nicchia di mercato, quali sono le nicchie profittevoli, come definire una nicchia, sono tutte domande legittime che frullano nella testa del giovane marketer che sta cercando di vendere qualcosa online, senza esserci ancora riuscito.

Vuoi sapere una cosa? Non scegliere una nicchia di mercato. Lascia stare. Davvero. La nicchia è un concetto meraviglioso… in un mondo perfetto. Ma il nostro, ahimè, è un mondo che sembra il set di un film di fantascienza girato su un campo di patate dopo un monsone.

Immagina di camminare in campagna con i tuoi bei stivali nuovi, pensando: “Che bella idea questa del marketing digitale!”. Poi arriva il fango, gli stivali pesano 18 chili ciascuno, e ogni passo ti fa sembrare di essere un po’ come Rocky Balboa quando si allenava in Rocky 4 per combattere contro Ivan Drago. Non è colpa tua, è il terreno che fa schifo. E quel terreno, amico mio, è il mercato dopo l’invasione dei bimbiminkia con i funnel magici e i webinar motivazionali.

Quindi, come scegliere una nicchia di mercato? Semplice: non farlo.

Scegli un problema

Non scegliere una nicchia, scegli un problema. Esatto, un problema. Non una nicchia intera con tanto di logo, mascotte e hashtag. Ti serve un unico, maledettissimo problema che tormenta le persone, come un sassolino nella scarpa o una zanzara in una stanza buia.

Non serve fare il supereroe: niente procedure di estrazione mineraria, niente piani cosmici di dominazione, niente di così elaborato da richiedere un comitato scientifico. Solo un piccolo, fastidiosissimo problema.

E quando l’hai trovato? Risolvilo. Tutto qui. E sai cosa succede? Ti spuntano degli stivali magici. Non pesano, non sprofondano nel fango e ti permettono di correre sul terreno melmoso del mercato senza fatica. Ti ritrovi leggero, agile, quasi felice. (Quasi, eh… non esageriamo.)

Ora, immagino, vorrai sapere da me come si traduce tutto questo in guadagni veri, reali, spendibili. Lo sapevo che arrivava questa domanda. E non ti biasimo. In questo bel momento storico, hai tre nemici che sembrano un trio comico mal assortito:

  1. I webinar e i lead magnet che ormai non attirano più nemmeno i gatti randagi. (Sì, parlo proprio di quei PDF da 74 pagine che nessuno leggerà mai.)
  2. I costi delle campagne pubblicitarie, che sono saliti così tanto che ogni clic su Facebook ti sembra pagare una cena stellata.
  3. La diffidenza del pubblico, che ormai è scafato, vaccinato (purtroppo) e pieno di lividi dai colpi bassi dei soliti guru dubaini, quelli con le Lamborghini in affitto e il corso da 997 euro in saldo “solo per te”.

Ma c’è una buona notizia: sei nel posto giusto, con la persona giusta. Perché? Beh, sono forse l’unico infomarketer rimasto che non si arrampica sugli specchi del marketing flashy, non si svuota il portafogli con campagne pubblicitarie da capogiro, e – sorpresa! – non ha mai posseduto una Lamborghini verde fluo (e se mai ne avessi una, giuro che la rivenderei al volo per comprarmi una Panda 4×4 degli anni ‘90, vera icona di stile e praticità).

Cominciamo.

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Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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