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Se sai cantare, canta

Nel marketing della fiducia, dimostrare ciò che sai fare vale molto più che raccontare quanto sei bravo.

Carlo D'Angiò · 6 Ago 2022 · 9 min di lettura

C’è una frase che negli anni è diventata una specie di principio personale: Se sai cantare, canta. Non spiegare per mezz’ora quanto sei bravo a cantare, non costruire una pagina per raccontare che hai una voce straordinaria e non chiedere alle persone di fidarsi sulla base delle tue intenzioni. Canta: apri la bocca e lascia che siano gli altri a sentire.

Questa idea, applicata al lavoro di un professionista, di un consulente o di un formatore, contiene buona parte di ciò che penso oggi sul marketing. C’è infatti un problema che è diventato enorme: non manca l’informazione, non mancano le promesse e non mancano le persone che sanno costruire una pagina elegante, scrivere una headline o raccontare quanto il proprio metodo sia diverso. Manca qualcosa di molto più semplice: la possibilità di vedere che cosa sai fare davvero.

Se non ti conosco, devo trovare un motivo per fidarmi

Immagina di avere un problema importante e di dover scegliere qualcuno che ti aiuti. Trovi due professionisti. Il primo ti dice: “Sono molto bravo, ho un metodo innovativo, una grande esperienza e ti aiuterò a raggiungere il risultato”. Il secondo, invece, ti fa vedere come ragiona: prende un problema simile al tuo, lo analizza, fa domande, individua ciò che non funziona, propone una soluzione e ti mostra il criterio con cui prende decisioni.

Quale dei due ti permette di ridurre maggiormente il rischio? Quasi sempre il secondo, perché non ti sta chiedendo di credere, ti sta permettendo di osservare. Ed è una differenza enorme.

Il marketing ha un problema di fiducia

Per molti anni una parte del marketing ha lavorato soprattutto sulla persuasione: come attirare attenzione, creare desiderio, costruire una sequenza, aumentare le conversioni o rendere irresistibile un’offerta. Non c’è niente di sbagliato nello studiare queste cose, ma il problema nasce quando la capacità di presentare qualcosa diventa più sofisticata della capacità di farla, quando la confezione supera il contenuto e quando promettere diventa più facile che dimostrare.

Oggi questa distanza è diventata ancora più evidente. L’intelligenza artificiale può scrivere pagine di vendita, costruire presentazioni, generare contenuti e suggerire posizionamenti, promesse, headline e argomentazioni persuasive. Di conseguenza la bella comunicazione, da sola, vale meno. La domanda che rimane è: Tu questa cosa la sai fare davvero? Ed è qui che ritorna il mio principio. Se sai cantare, canta.

Non dire che sei competente. Fai vedere la competenza al lavoro

Se sei un copywriter, analizza un testo, riscrivilo, spiega perché hai cambiato una frase e mostra il ragionamento. Se sei un consulente, prendi un problema, scomponilo, fai vedere quali domande faresti e quali informazioni cercheresti prima di proporre una soluzione. Se sei un designer, mostra come arrivi da un problema visivo a una scelta; se sei un tecnico, spiega un caso reale; se lavori con le persone, fai vedere come ascolti, quali segnali osservi e come arrivi a una decisione.

Non devi regalare tutto il tuo lavoro, devi rendere visibile la qualità del pensiero che sta dietro al lavoro. Questo è molto diverso.

La prova migliore non è dire “guarda quanto sono bravo”

Qui bisogna stare attenti: “mostrare” non significa costruire una rappresentazione artificiale della propria bravura, scegliere soltanto casi perfetti, esibirsi continuamente o trasformare ogni contenuto in una dimostrazione narcisistica.

La prova più credibile è spesso molto più semplice: è vedere qualcuno mentre lavora, mentre ragiona, mentre corregge un errore, mentre ammette che una strada non funziona, mentre cambia idea davanti a nuovi dati o mentre arriva a una soluzione che prima non era evidente. La competenza non si vede soltanto nel risultato, si vede soprattutto nel modo in cui una persona arriva al risultato.

Mostrare riduce il rischio

Quando compriamo un servizio professionale, soprattutto se costa molto, una delle domande implicite è sempre la stessa: “E se poi scopro che questa persona non è capace di fare ciò che promette?”. È un rischio normale: le recensioni aiutano, i casi aiutano, la reputazione aiuta e le garanzie possono aiutare.

Ma vedere una persona all’opera produce qualcosa di diverso, perché riduce la distanza tra promessa e realtà. È quasi come assistere alle prove prima di comprare il biglietto: non sai ancora esattamente come sarà il concerto, ma hai già sentito la voce.

La generosità funziona soltanto quando è vera

Per anni abbiamo chiamato “contenuto gratuito” qualunque cosa fosse posta prima di una vendita: PDF, checklist, video, webinar o mini-guide. Non ho nulla contro questi strumenti, il problema è l’intenzione. Il lettore capisce molto rapidamente quando sta ricevendo qualcosa di utile e quando sta semplicemente attraversando l’ingresso di un percorso progettato per portarlo alla cassa.

La differenza non sta nel formato, sta nella qualità di ciò che riceve. Un contenuto può essere gratuito e completamente inutile, mentre un altro può risolvere davvero un piccolo problema. Io preferisco il secondo, perché quando una persona riceve qualcosa che le è realmente utile non hai bisogno di dirle quanto sei competente: lo ha già visto.

Non serve regalare il servizio

Questa filosofia viene spesso fraintesa. “Se sai cantare, canta” non significa lavorare gratuitamente per tutti, regalare ore, diventare disponibile senza limiti o trasformare il proprio mestiere in volontariato. Significa mostrare abbastanza del tuo lavoro perché una persona possa comprenderne il valore.

Ci sono mille modi per farlo: un articolo, un’analisi, un video, un libro, una risposta approfondita, un caso, una dimostrazione, una conversazione pubblica, un prima e dopo, una spiegazione del processo. La distinzione importante è questa: non regalare necessariamente il lavoro, rendi visibile la competenza.

Io stesso sto spostando sempre più il mio lavoro in questa direzione

Oggi una parte importante del mio lavoro consiste nel prendere esperienza e competenze che spesso una persona dà per scontate e cercare di capire che cosa possano diventare sul mercato. Non posso fare questo lavoro limitandomi a dire che sono bravo a farlo: devo far vedere come ragiono, che domande faccio, che cosa cerco dentro una storia professionale, come distinguo una competenza generica da qualcosa che può diventare un’offerta e come passo da una conversazione a un libro, da un libro a una pagina, da una pagina a un sistema.

È lì che una persona può capire se il mio modo di lavorare le interessa. Non perché glielo dico, ma perché lo vede.

Il contenuto migliore è spesso una performance

Quando penso al contenuto in questi termini, cambia anche il modo in cui scrivo. Un articolo non deve necessariamente “parlare di un argomento”, può essere una dimostrazione: può prendere un problema e risolverne una parte, mostrare una decisione, raccontare un errore, documentare un esperimento o far vedere come una competenza viene applicata.

In questo senso, il contenuto diventa una performance professionale. Non intrattenimento e non spettacolo, ma performance nel senso più letterale: stai facendo davanti agli altri ciò che dici di saper fare.

Se non sai cantare, il marketing non risolve il problema

Questa è forse la parte meno comoda: se la tua competenza non regge alla prova, mostrarla non ti aiuterà, anzi la renderà evidente. Ma non considero questa una debolezza del modello, è uno dei suoi punti migliori perché obbliga il marketing a tornare vicino alla realtà.

Se ciò che fai non è abbastanza buono, il problema non è trovare un funnel migliore, ma diventare più bravo, fare più esperienza, studiare, provare, sbagliare, correggere e costruire qualcosa che valga la pena mostrare. Il marketing dovrebbe amplificare il valore, non inventarlo.

L’AI rende tutto questo ancora più importante

Oggi posso chiedere a un’intelligenza artificiale di scrivermi una bio autorevole, una landing page, una sequenza email, dieci post, una promessa o una proposta commerciale. In pochi minuti posso sembrare molto più preparato di quanto sono, e anche il mio concorrente può farlo.

Questo sposta inevitabilmente il valore: la parola “esperto” conta meno, la bella presentazione conta meno e il contenuto corretto ma generico conta meno. Aumenta invece il valore di ciò che è difficile simulare: esperienza, giudizio, casi, capacità decisionale, pensiero originale e risultati osservabili. Ancora una volta: se sai cantare, canta.

Costruisci una biblioteca di prove

C’è un effetto interessante quando applichi questo principio nel tempo. Un articolo dimostra una cosa, un video ne dimostra un’altra, un libro rende visibile il tuo modo di ragionare, un caso mostra che qualcosa ha funzionato, una testimonianza racconta ciò che hai prodotto per qualcuno e una pagina spiega il metodo.

Dopo qualche anno non hai più soltanto “contenuti”, hai costruito una biblioteca di prove. Quando qualcuno arriva, non deve decidere sulla base di una promessa: può esplorare, leggere, osservare, farsi un’idea e soltanto dopo scegliere se vuole lavorare con te. Per me questo è marketing.

Non devi convincere tutti

C’è anche un’altra conseguenza: quando fai vedere davvero come lavori, alcune persone non saranno interessate. Perfetto. Altre troveranno il tuo modo di pensare troppo lento, troppo diretto, troppo tecnico, troppo semplice o troppo complesso. Va bene.

Il compito non è convincere chiunque, il compito è rendere abbastanza chiaro ciò che sei e ciò che fai perché le persone giuste possano riconoscerti. È un tipo di selezione molto più sano della persuasione indiscriminata.

Conclusioni

Se hai qualcosa di utile per gli altri, non limitarti a raccontarlo: mostralo. Fai vedere come ragioni, come lavori, come prendi decisioni, come risolvi un problema e come trasformi una cosa confusa in qualcosa di più chiaro. Non devi esibirti continuamente, non devi regalare tutto e non devi smettere di vendere: devi semplicemente ridurre la distanza tra quello che prometti e quello che una persona può verificare con i propri occhi.

Questa è la filosofia del “Se sai cantare, canta”, perché una buona performance vale più di cento dichiarazioni di talento. E perché, soprattutto in un mercato pieno di promesse, il modo migliore per costruire fiducia rimane sorprendentemente semplice: fare bene qualcosa e permettere agli altri di vederlo.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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