Libera il criceto

Giovani marketer e cinquantenni: come i valori cambiano con l’età e l’esperienza

Carlo D'Angiò · 2 Mag 2024 · 10 min di lettura

Osservo con ammirazione i giovani marketer: sono capaci, combattivi e audaci, padroneggiano diverse lingue, fondano aziende e generano profitti, creando veri e propri ecosistemi di crescita. 

Devo ammettere che li invidio, non tanto per i guadagni che realizzano, quanto per l’intelligenza che emerge dalle loro interazioni. E non mi riferisco ai messaggi promozionali, alle live o ai funnel che mettono in giro, strumenti questi destinati alla vendita e carichi di una retorica artificiosa che non permette di sondare la vera essenza delle persone. Mi riferisco piuttosto al loro pensiero autentico, quello che si svolge dietro le quinte, accessibile solo quando ti trovi nel posto giusto al momento giusto.

Fuori dal fascio di luce, lontano dalle telecamere, è possibile ascoltare ragionamenti di una certa raffinatezza, intravedere una visione unica del mondo, percepire l’etica che li motiva e guida le loro scelte.

Essendo un vecchio blogger a cui alcuni ancora si rivolgono, mi è capitato di conversare ora con l’uno ora con l’altro, lontano dai riflettori. Non che approvi tutto ciò che fanno, ma non posso negare di aver riconosciuto in loro un’intelligenza vivida e un entusiasmo contagioso per l’azione.

È stimolante interagire con tali individui perché risvegliano quella parte di te che ancora sogna e sfida il mondo.

Pertanto, la mia opinione sui giovani marketer, soprattutto quelli più noti, è decisamente positiva. E, per essere completamente franco, resto sempre sconcertato e infastidito dai commenti offensivi che leggo nei loro annunci sponsorizzati o nei video su YouTube.

Ciononostante, esistono delle problematiche sistemiche legate alla loro presenza prominente che desidero esplorare in questo articolo, per aiutare quelli della mia generazione a considerare le opportunità di crescita da una prospettiva diversa.

Partiamo dai soldi

Ho sempre sostenuto che, se vivessimo in una società dove gli abbracci fossero la moneta di scambio, dovremmo diventare esperti di abbracci. Tuttavia, dal momento che viviamo in un mondo dove il denaro governa lo scambio di beni e servizi, è essenziale avere una solida comprensione di come i soldi vengano prodotti e gestiti.

Non è quindi scandaloso discutere di soldi. Al contrario, è irresponsabile non farlo, perché ciò porta le persone a indebitarsi per tutta la vita. Questo è un grave errore.

Ciononostante, riconosciuta l’importanza di parlare di denaro, è fondamentale ricordare che i soldi sono soltanto uno strumento per raggiungere un fine, non il fine stesso.

Per quale motivo, allora, dovrei aspirare a guadagnare molti soldi?

Prima di rispondere, lascia che ti racconti una piccola storia che ho imparato anni fa da un libro di Tim Ferris.

La parabola del pescatore

Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

«Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.
«Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.
«Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.
«È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.
«Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

Il messicano alzò lo sguardo e sorrise.

«Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Julia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e impegnata, señor.»

L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura.

«Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

«Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a Città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».
Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

«E poi, señor?»

L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

«Milioni, señor? E poi?»

«A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…»

I giovani marketer e la loro ossessione per i soldi

Allora, perché dovrei aspirare a guadagnare molti soldi? Probabilmente per accedere a buon cibo, cure mediche, sicurezza, stabilità, educazione e libertà di tempo. Questi sono i veri traguardi delle nostre azioni. I soldi sono solo un mezzo.

Tuttavia, se l’unica cosa che insegni è come accumulare denaro in modo ossessivo, ciò dimostra che la tua visione del mondo è diversa dalla mia.

Superati i cinquant’anni, quando gli affetti più cari cominciano a scomparire uno dopo l’altro, e ti ritrovi spesso a piangere da solo per la loro mancanza e il tempo che non hai trascorso con loro, ti rendi conto che non è così importante avere un milione di euro in banca. Forse, è più importante avere tempo da passare con le persone che ami. Tempo di qualità, tempo di gioia, tempo d’amore.

Quindi, se guadagni abbastanza per acquistare buon cibo, garantirti cure mediche, proteggere la tua casa e i tuoi cari, accedere all’educazione, e goderti momenti di pace e serenità con chi ami, cosa importa di un milione di euro in banca?

Hai veramente bisogno di un milione di euro per vivere bene?

I guru della crescita direbbero che tutto è una questione di mentalità. Se programmi la tua mente a guadagnare saggiamente, allora dovresti continuare a sfidarti con nuovi obiettivi finanziari.

Tuttavia, guardando al mio stile di vita, alla libertà e al tempo che trascorro con la mia famiglia, e considerando i numerosi anni vissuti così, non mi sembra essenziale puntare ossessivamente ai milioni.

Questo non significa che tu debba rinunciare, se il tuo temperamento, la tua energia e le tue idee ti spingono verso quel traguardo e persino oltre. Riesci a farlo? Sei pronto per questa sfida? Ottimo. Prosegui con determinazione.

Ma se il milione diventa una condizione imprescindibile per cambiare vita, allora è un errore. Quel tipo di obiettivo si trasforma in un peso mentale, un ostacolo, un freno che impedisce di fare quei piccoli passi semplici e autentici che gradualmente ti permettono di vivere nel modo giusto, libero dalle costrizioni, insieme alle persone che ami, facendo ciò che ti appassiona.

Ti consiglio quindi di non fissarti sul traguardo di un milione di euro se ciò significa perdere la possibilità di goderti la vita quotidiana. Invece, valuta di perseguire traguardi finanziari ragionevoli che ti permettano di vivere autenticamente e di dedicarti a ciò che ami, insieme alle persone care.

Le esigenze trascurate dai giovani marketer

Osservando le dinamiche che evolvono nella sfera dei giovani marketer, ne ricavo la sensazione che le loro informazioni non sono pensate per chi vuol vivere in pace in una casetta sul lago. E in alcuni casi sembra che non siano pensate neanche per chi, indipendentemente da dove intende vivere, non abbia alcuna esperienza di marketing, di internet marketing, di blogging e così via.

Pare che alcuni programmi di formazione abbiano accelerato tanto il ritmo di gestione dei clienti da non lasciare spazio per il cinquantenne inesperto che non aspira a guadagni milionari, ma semplicemente a una vita più libera.

Perché dovrei essere obbligato a destreggiarmi tra le sfide estreme imposte da obiettivi di fatturato irrealistici? Perché non ci sono risorse didattiche di base per chi non sa nemmeno come aprire un account di posta elettronica? Perché non si favoriscono piccoli passi graduali, anziché catapultarmi in un vortice di attività complesse che potrebbero intimidirmi e minare la mia autostima?

I giovani marketer sono incredibilmente intelligenti, stimolanti, energici, ma guardano il mondo da una prospettiva che spesso non risuona con le esperienze di chi ha superato il mezzo secolo di vita. E se non condividiamo la stessa prospettiva, probabilmente non possiamo trarre beneficio dal loro contributo.

Non ha senso quindi autoproclamarsi guru di qualcosa o leader di un mercato, se il tuo raggio d’azione è oggettivamente limitato dall’esperienza umana. Perché al centro della formazione c’è l’uomo con le sue peculiarità, i suoi tratti distintivi e la sua storia personale. Un’educazione veramente efficace deve saper plasmare le tecniche in funzione delle persone, e non viceversa.

Quando un approccio educativo o di marketing impone un modello di vita universale, non solo in termini di business ma anche in quelli personali, si rischia di cadere in una trappola di uniformità che può soffocare la varietà e la ricchezza delle esperienze umane. Questa uniformità minaccia di ridurre gli individui a mere copie l’uno dell’altro, compromettendo l’autenticità che è fondamentale per la realizzazione personale.

Vera la psicologia umana, vere le regole sui soldi, veri i fondamentali del business, ma è vero anche che l’esistenza precede l’essenza, come diceva Jean-Paul Sartre, nel senso che l’individuo definisce se stesso attraverso le proprie scelte con le sue mille sfumature, e non quando deve conformarsi ciecamente a protocolli preconfezionati o già stabiliti.

In un mio precedente articolo scrivevo:

Grandi idee, imprese di rilievo, tutto questo può crollare se gli altri aspetti della tua vita sono in tumulto. Se il tuo matrimonio, i tuoi figli, la tua salute mentale sono in disordine, rischi di minare tutto ciò che hai costruito. È come una pianta malata che alla fine deve essere abbattuta. Ma se riesci a riconoscere e affrontare i tuoi problemi in tempo, puoi risanare la situazione. E allora, quando tutto è in armonia, le tue idee imprenditoriali saranno sostenute da una lucidità e un benessere interiore che amplificheranno il tuo successo, trasformando il bruco imprenditore in una farfalla di Grande Uomo.

D’altronde, proprio come i milionari si sentono a loro agio a discutere di soldi tra di loro, dato che condividono l’esperienza comune di accumulare e gestire la ricchezza, allo stesso modo gli individui più anziani apprezzano parlare tra loro di vita vissuta. Questo avviene perché condividono esperienze e valori che solo chi ha percorso un lungo tratto di strada può pienamente comprendere.

Conclusioni

Mentre i giovani marketer spesso mirano alla massimizzazione dei profitti e all’espansione rapida utilizzando le più moderne tecnologie e strategie di marketing, i cinquantenni tendono a cercare una vita più equilibrata e significativa, valutando il tempo trascorso con amici e famiglia oltre che il successo professionale.

Questa differenza di prospettiva non è solo una questione di età, ma di valori intrinseci che guidano le decisioni e le aspirazioni personali. I giovani possono essere mossi dall’ambizione e dalla ricerca di nuove frontiere, mentre i più maturi spesso apprezzano la saggezza acquisita attraverso le esperienze, privilegiando la qualità della vita al mero accumulo di beni materiali.

È fondamentale riconoscere che i soldi sono solamente uno strumento, non il fine ultimo della vita. Ciò che realmente conta è la capacità di vivere in armonia con i propri valori, perseguendo obiettivi che arricchiscono non solo se stessi ma anche la comunità più ampia. Lasciare un’impronta positiva sul mondo potrebbe essere il vero indicatore di una vita ben spesa.

Del resto, quando finirà il nostro tempo, lasceremo qui quello che abbiamo accumulato, ma porteremo con noi quello che abbiamo dato.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Autore, consulente e progettista di offerte e sistemi commerciali

Online dal 2007 come autore, consulente e formatore, aiuta professionisti, consulenti e formatori a estrarre il valore dalla propria esperienza e trasformarlo in offerte ad alto valore e sistemi per portarle sul mercato e acquisire clienti. Il suo tratto distintivo è non fermarsi alla strategia: unisce intervista, scrittura, progettazione e realizzazione di libri, pagine, email, webinar, checkout, automazioni e campagne.

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