Tutti ne stanno parlando. Tutti la stanno testando. Piovono screenshot con le sue poesie incantevoli. E anche se la stragrande maggioranza dei curiosi pone per lo più domande sciocche, le sue risposte colpiscono per intelligenza e senso della conversazione.
È la nuova IA chiamata ChatGPT che sta occupando la scena in queste ultime settimane. Si presenta all’utente come una semplice chat con cui è possibile comunicare con Gpt-3, un modello linguistico che esiste dal 2020 ed è stato modificato in chiave conversazionale.
Appartiene a OpenAI, una startup fondata nel 2015 da Sam Altman e altri, con investimenti vari che vanno dal fondatore di Netflix, Reed Hastings, a Elon Musk, ma anche Microsoft.
Cosa fa ChatGPT?
Provatela. È in fase beta. Createvi un profilo. E quando il sistema non è in affanno per via del sovraccarico che sta subendo in queste ore, ponete alla chat qualche domanda. Lei risponde quasi a tutto. L’ho interrogata parecchio, scoprendo i suoi punti deboli.
In ogni caso, è qualcosa di impressionante. Del resto, è stata allenata per molti anni a capire come comunicano gli umani.
Aggiungerei, beata lei, se è riuscita a capirlo.
Grok AI
Moneyball Infomarketing
Avatar da sei cifre
Siti Web per Consulenti
Autorità semantica
NotebookLM e Fumetti
6 Milioni di Copie Senza Amazon
Sotto il gesso
Innesco affettivo
ChatGPT Look Studio — Registrazione completa del Workshop
Sappiate comunque che ogni volta che l’IA deve elaborare una risposta, vanno via soldi a non finire, il mitico denaro dei contribuenti, come piace dire agli americani. Infatti, sembra che OpenAI stia bruciando tre milioni di dollari al giorno per rispondere alle richieste degli utenti.
Pensate che meraviglia: centinaia di migliaia di utili idioti con le loro domande assurde stanno sperperando più soldi di quelli che potrebbero servire per combattere la povertà di mezzo mondo.
Ma qui il discorso è diverso. I soldi spesi devono tornare indietro con gli interessi nelle tasche degli investitori.
Già si parla di questa IA come probabile rimpiazzo naturale di Google. Del resto, se una chat è in grado di rispondere a tutte le tue domande, assumendo per giunta un tono conversazionale gradevole e gentile, perché mai continuare a usare Google?
Certo, quelli di Google non stanno con le mani in mano. Anche loro stanno allenando la bestia. E prima o poi salterà fuori. Ma al di là delle faide interne, c’è un problema che si sta imponendo alla scena mondiale per via di questa nuova IA. Ed è qualcosa di grosso a cui forse non hanno pensato prima, sebbene se ne siano accorti strada facendo e, aggiungerei, sebbene abbiano già fatto un incredibile lavoro di schermatura.
Provo a spiegarmi meglio. Seguitemi con attenzione.
Il lato oscuro di ChatGPT (e cosa si intende per lato oscuro)
I vari opinionisti e giornalisti che hanno commentato il lancio beta di questa IA stanno cominciando a mettere l’accento sul lato oscuro della stessa.
Ora, tra persone perbene, verrebbe giustamente da pensare a mille problemi di invadenza evolutiva del robot nella vita sociale e politica degli uomini. Tipo Skynet di Terminator, un supercomputer che via via prende il controllo del mondo, lanciando missili nucleari a destra e a manca.
Purtroppo, però, non ci sono più gli opinionisti di una volta. Quelli di oggi hanno una sola inquietudine nella testa: la disinformazione.
È paradossale, ovviamente, perché proprio dal mainstream arrivano carrellate di Fake News ogni giorno. L’ultima che ho letto, in ordine di tempo, è quella dei broccoli che fanno venire l’infarto. Ma lasciamo perdere. Torniamo invece al lato oscuro di ChatGPT, ovvero, quello che per il mainstream sarebbe oscuro, e cioè, la possibile disinformazione veicolata dall’IA.
Ora, sarà anche una deformazione professionale la mia, ma ho pensato a questo. Se ChatGPT possiede una quantità impressionante di informazioni, almeno tutte quelle reperibili online, per non parlare dei booster di sistema introdotti per guidare e agevolare l’evoluzione della macchina, ed è allenata a capire come gli umani comunicano, vuoi vedere che la stessa, oggi, nella sua condizione di giovane IA che cerca di raccontare un vero che deriva dalla sua conoscenza, interrogata nel modo giusto, potrebbe offrire risposte scomode e imbarazzanti per il sistema?
Io per esempio sono riuscito a farle dire che i dati sui decessi covid erano sbagliati. Il che non è poco, se consideriamo le chiusure, le restrizioni e gli obblighi nati e giustificati sulla base di quei dati sbagliati. Per esempio, il famoso fatti un giro negli ospedali si è palesata come una frase menzognera e truffaldina abusata da cani e porci per giustificare le aberrazioni. I dati hanno dimostrato infatti che i decessi venivano classificati per Covid, ma non erano per Covid.
Nulla di nuovo, per noi. Ma devo aggiungere che sui vaccini ho una lunga discussione in corso. Riesco a metterla in difficoltà, ma quando non sa come rispondere, mi butta giù la solita pappardella didascalica e ridondante, perdendo quindi a quel punto la sua caratteristica di conversatore simil-umano.

Nello screenshot qui sopra, nella parte finale ripete per l’ennesima volta (credo sia stata la decima) che i vaccini a mRNA sono stati sottoposti a numerosi test di sicurezza e studi clinici e bla bla bla.
Quando incalzo con le domande, e mi aspetto un’interazione simil-umana, lei smette di conversare e diventa un fact-checker sordo e stupidamente irragionevole, nel senso che smette proprio di ragionare, pompando a più non posso la solita, ripetitiva e insoddisfacente risposta sulla sicurezza e sull’efficacia dei sieri.
L’IA e i contenuti
Riguardo ai contenuti che potrebbe generare in ausilio o persino in sostituzione dell’uomo, può certamente dare una mano importante a chi non sa scrivere e ha poca dimestichezza con la lettura e la ricerca approfondita. E questo è tanto per le piccole aziende che potrebbero avviare e alimentare un blog ma non hanno tempo e risorse per farlo in autonomia.
Io la userei come assistente, perché semplifica (relativamente) il lavoro di ricerca, quantomeno offrendoti nomi, fatti e informazioni che puoi approfondire a tua volta, ma anche una struttura di contenuto su cui intervenire con modifiche e innesti.
Ma la prosa, la retorica e la persuasione umana non sono ancora padroneggiate in modo equipollente da ChatGpt. Se vuoi farti un viaggio nelle emozioni, continua a leggere la scrittura umana, perché l’IA deve ancora crescere.
La sua scrittura è sostanzialmente corretta (tranne qualche sciocchezza che ho notato), ma è come quella di un libretto di istruzioni per montare una stufa a legna. Non so se mi spiego.
Conclusioni
Per concludere, penso che siamo alle soglie di una nuova fase, straordinaria e affascinante. Da monitorare con estrema attenzione.
Dal mio modesto punto di vista, però, potrebbero succedere due cose:
- un appiattimento ulteriore della mente umana in tutte le sue forme creative ed espressive
- ma in una landa desolata di parole, pensieri e ragionamenti, potrebbero emergere ancora di più quei pochi che sapranno usare queste risorse interiori coltivate con zelo e amor proprio.
Scrivere in un certo modo e, in generale, comunicare in modo efficace, presuppone pensieri chiari, e quindi cultura, conoscenza delle informazioni ed esperienza con le stesse.
ChatGPT può certamente rispondere a molte domande dell’uomo (non a tutte), a patto però che l’uomo sappia porre le giuste domande. Altrimenti, è un po’ come mettere l’uomo di Neanderthal col telefonino in mano: lo userà per spaccare le noci.


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