Li chiamano fuffa-guru. Sembrerebbe un vero e proprio esercito di bimbiminkia che, a quanto pare, hanno seminato un bel po’ di casini sul loro giovane cammino. E molti sono a Dubai.
Si parla di truffe milionarie ai danni di decine di migliaia di persone. Gente che ha investito i risparmi di una vita per seguire le promesse di esperti in vari settori, dall’online marketing al trading, dalle affiliazioni al self-publishing, dal drop-shopping all’e-commerce e così via, e che alla fine di questa tragica fiera si è ritrovata con un pugno di mosche in mano. Mosche morte e rinsecchite, come i portafogli di chi ha creduto – ancora una volta – alla retorica del “sono un milionario e solo io posso parlarvi di queste cose”.
Perché dico ancora una volta? Perché in Italia il fenomeno dei corsi e delle consulenze venduti a prezzi esorbitanti, senza un’adeguata controprestazione, ha già molte volte causato innumerevoli vittime, sfociando in una serie di denunce e procedimenti giudiziari.
Pochi sanno queste cose, perché la maggior parte degli attori di oggi, venditori e clienti, sono figuranti nuovi di questo mercato, gente che è arrivata da poco e non ha la minima idea di cosa sia l’online marketing, l’infomarketing, il blogging business e così via.
Ma per chi come me naviga questi mari da quasi 20 anni, è solo una triste ricorrenza che si ripropone ogni 4/5 anni, come una sorta di ciclo necessario perché le nuove generazioni formino i nuovi mercati.
Ma torniamo ai fuffa-guru.
Grok AI
Moneyball Infomarketing
Avatar da sei cifre
Siti Web per Consulenti
Autorità semantica
NotebookLM e Fumetti
6 Milioni di Copie Senza Amazon
Sotto il gesso
Innesco affettivo
ChatGPT Look Studio — Registrazione completa del Workshop
Devo essere sincero: chiuso nel mio mondo di scrittura, e preso dai miei hobby con il bosco e con la legna, non mi sono accorto di questo pandemonio.
Non ne sapevo nulla dei fuffa guru di Dubai
Io vivo sereno con il mio blogging, i miei webinar, i miei tutoraggi. Forse, sono anche fortunato, perché continuo a ingaggiare pubblico solo con l’organico del mio blog, senza spendere soldi in campagne pubblicitarie. Questo – presumo – mi tiene lontano dai malumori del mercato. Niente campagne, niente commenti. E quindi zero odiatori.
Cosa succede, se mancano gli odiatori? Succede che non hai il monitoraggio delle tensioni sociali. Di conseguenza, nessuna notizia, neanche di stramacchio, sulle vicende dei fuffa-guru.
Come sono arrivato a scoprirlo?
Un giorno, scorrendo i feed di Facebook, mi appare una sponsorizzata di Big Luca in cui dava dei consigli a Chiara Ferragni su come venire fuori dalla crisi devastante che sta attraversando.
Mille volte mi sono imbattuto nelle sponsorizzate di Big Luca (che ho seguito per qualche video nel 2018). Mai cliccate. Quel giorno, tuttavia, incuriosito dalla vicenda di Ferragni, ho cliccato. Ed ho guardato il video.
Senza entrare nel merito del video, che ci interessa poco in questo contesto, è successo che si è attivato il retargeting nei miei confronti. E da quel momento in avanti, sia Facebook che Youtube hanno cominciato a mostrarmi non solo i video di Big Luca, ma anche molti video dei suoi haters.
Non avete idea di cosa sia nato contro questo personaggio. Un mare di merda in cui la gente sguazza come se non ci fosse un domani.
È comunque un fatto mediatico interessante che colpisce direttamente il mio settore. Ho pensato, quindi, di approfondire l’argomento, di conoscere qualche dettaglio, per capire fino a che punto, in questo nuovo ciclo di neo-sodomizzati, si sono spinti i cosiddetti fuffa-guru.
I fuffa-guru di Dubai e gli ominidi
A quanto pare, sono di tendenza su Google. I fuffa-guru di Dubai sono la chiave più cercata. Ora, francamente, non posso conoscere tutti gli italiani che si sono trasferiti a Dubai. Immagino che molti di quelli che incontro, scorrendo i reel sulla tazza del mio cesso la mattina, siano dubaini. Ma posso solo presumerlo. Da cosa? Be’, dalla tamarraggine che ostentano con inusitata inconsapevolezza.
Macchine di lusso, aerei privati, palazzi di vetro con la solita vista sul Burj Khalifa o su altri edifici iconici della città. Ovviamente, nulla da dire sulla città che – a chi piace quel tipo di vita – offrirà mille ragioni per rimanerne affascinati.
Riguardo invece all’ostentazione del lusso – che secondo il paradigma dei fuffa-guru dubaini dovrebbe affermarsi come elemento di attrazione e di ingaggio – credo che non ci sia niente di più triste e squallido, una scelta davvero cafona che tuttavia esprime un’intrinseca capacità di fare una prima scrematura (o profilazione) del pubblico.
Se vuoi che il tuo messaggio raggiunga direttamente le persone più deboli della scala sociale – quelle che sono dominate dall’istinto, piuttosto che da ragionamenti profondi e consapevoli – allora usa il linguaggio primordiale degli istinti: sesso, lusso, bella vita e altra roba del genere. E nel giro di poco tempo avrai distillato un branco di ominidi a cui chiedere soldi a manetta per qualsiasi sciocchezza.
Il paragone con Vanna Marchi – che sembra essere sostenuto dalla gran parte dei detrattori – è incredibilmente calzante, non solo per quanto attiene la selezione degli ominidi (e cioè la scelta dolosa di lavorare con i più deboli sul piano cognitivo-esperienziale), ma anche per lo slancio cinicamente punitivo adottato dai fuffa-guru.
Cosa vuol dire? Vuol dire che come Vanna Marchi, essi pensano che gli ominidi, in fondo, meritino di essere presi in giro o quanto meno provocati. Con la differenza, tuttavia, che se il talismano del mago do Nascimento non poteva fare proprio nulla, le informazioni dei fuffa-guru, nelle mani di quelli più svegli, possono in realtà trasformarsi in qualcosa di utile.
Non è un caso, infatti, che ad ogni ciclo di fuffa-guru il pubblico si divide in due parti, quelli che adorano i formatori, e quelli che li accusano di truffa.
Ma qual è la verità
A partire dal 2007, anno in cui ho cominciato a fare business con un blog, tra i miei clienti c’è stato chi ha fatto poco, chi ha fatto molto e chi addirittura ha raggiunto vette straordinarie con business milionari, di gran lunga superiori al mio. Ho le loro testimonianze. Sono pezzi grossi di alcuni mercati. Hanno cominciato con la mia consulenza.
Ma, come dicevo, c’è stato anche chi ha fatto poco o niente, gente che da 10/15 anni a questa parte salta di fiore in fiore, inseguendo ogni sorta di oggetto brillante, nella speranza che qualcuno possa fare la sua fortuna.
Allora, se le informazioni sono sempre le stesse, come è possibile che il mio cliente Tizio abbia un successo di gran lunga superiore al mio, e l’altro mio cliente Caio non riesca a cavare un ragno dal buco?
È colpa delle informazioni? Lo escluderei. Perché quelle stesse informazioni hanno permesso a Tizio di cominciare, costruire un sito, un blog, e poi via via, mese dopo mese, anno dopo anno, scalare il mercato, raggiungendo traguardi incredibili.
Ma allora di chi è veramente la colpa?
Aprite bene le orecchie, perché quello che dico adesso vale per tutti, me compreso. È la verità pura e semplice che ogni aspirante blogger o marketer dovrebbe conoscere, prima di investire molti soldi in un percorso formativo.
Ci sono 3 tipi di colpe:
- Quella del venditore
- Quella del cliente lato nicchia
- Quella del cliente lato umano
Le colpe del venditore
In questa tipologia di colpa io mi colloco per una prima parte della mia vita da marketer, quella in cui, tra esperimenti, prove e ricerca del modello perfetto, ho messo in campo svariate strategie di online marketing e informarketing… che sono sempre le stesse, sia chiaro, indipendentemente dai milioni in banca di chi le racconta.
Supponiamo di voler fare business online con i prodotti informativi. Un corso, per esempio. Ora, qui, te la sintetizzo, perché non stiamo parlando di online marketing.
Un bravo marketer, innanzitutto, mette in campo il prodotto giusto al momento giusto. Cosa significa? Significa identificare un problema comune in una specifica nicchia di mercato per poi trovare una soluzione da offrire al pubblico attraverso un corso, e cioè un programma formativo che aiuta le persone a risolvere quel problema.
Ma come fai ad offrire qualcosa al tuo pubblico, se non hai ancora il tuo pubblico? Serve dunque formare un pubblico.
Un bravo marketer conosce le procedure. Qui entra in gioco il cosiddetto funnel. Crea dei magneti (report, webinar, consulenze gratuite ecc.), li rilascia gratuitamente in cambio di nome e email, e poi cura il rapporto con i contatti acquisiti attraverso una serie di email costruite per convincere le persone a sottoscrivere l’offerta.
È vero che oggi molti conoscono questo meccanismo, ma è altrettanto vero che una buona comunicazione può scardinare l’insofferenza del pubblico e fare breccia nella loro attenzione.
Big Luca è un esempio di come una certa comunicazione possa dividere il pubblico e formare degli adepti, per quanto odiosa possa apparire.
Perché in questa fase c’è la colpevolezza del venditore?
Perché il processo è automatico. Non prevede un filtro a monte capace di distinguere gli utenti più capaci da quelli meno capaci. Il funnel processa tutti, canibus porcisque. E per farlo, per assicurarsi il maggior tasso di conversione, usa parole, figure retoriche e strategie che sono incredibilmente convincenti.
Fare questo mestiere, signori, significa imparare l’arte di influenzare la mente umana con le parole. Che è un’arte pericolosa assai.
Frank Merenda vende un corso di copywriting che insegna – come dice lui – a vendere ghiaccio agli eschimesi. Ora, se partiamo dal presupposto che gli eschimesi non hanno bisogno di ghiaccio, ma tu sei così bravo a scrivere la tua offerta da convincere persino loro a comprarlo, significa che il tuo copy è progettato per vendere a tutti i costi e in qualunque caso, anche quando al cliente non serve ciò che stai vendendo. Significa che la vendita è più importante di tutto. Significa che se Vanna Marchi avesse scelto l’infomarketing, invece dei talismani, starebbe ancora lavorando senza alcun problema.
Ora, capisci che quando tutto questo avviene mediante un processo automatico fatto di campagne ADS, landing page, optin form, email in follow up ecc., lo shot più probabile è ndo cojo cojo. E con un’arma del genere che prende chiunque, soprattutto i più deboli, quante probabilità ci sono di avere in lista più ominidi che sapiens?
Questa è la colpa relativa del venditore, perché conosce lo strumento che usa, ed è consapevole di portare dentro più ominidi che sapiens. Ciononostante, continua a farlo.
Si può scegliere di lavorare diversamente e di portare dentro più sapiens che ominidi. Che è esattamente quello che faccio da qualche anno a questa parte con il mio blog. Ma io posso farlo perché ho quasi 20 anni di esperienza alle spalle in questo mercato. Quanti bimbiminkia sarebbero disposti a farlo? E quanti saprebbero creare il giusto controvalore per fare a meno delle armi ipnotiche e degli ominidi e avere una presenza più etica e sostenibile su questo mercato?
La colpa del cliente lato nicchia
Abbiamo detto che le informazioni sono sempre le stesse. E le ricevono in modo analogo sia Tizio che raggiunge il successo, sia Caio che ci prova, senza però cavare un ragno dal buco.
Non possiamo generalizzare, e quindi non possiamo trarre una regola valida per tutti, ma in molti di casi di asimmetria di questo tipo (Tizio e Caio, risultati diversi) la risposta è nel tipo di argomento e di conseguenza nel tipo di nicchia che si intende servire.
Ci sono argomenti per i quali la gente non è proprio disposta a spendere soldi. Talvolta ci si prova, nella speranza di essere quelli che inventano un nuovo mercato. Ma quando le cose non funzionano, quando ti accorgi che neanche altri marketer stanno investendo soldi in quella nicchia, probabilmente l’unica cosa saggia da fare è abbandonare l’idea.
Seth Godin ha scritto un libro. Si chiama Vicolo Cieco. Consiglio di leggerlo, se anche tu stai cercando di fare business da molti anni su una tematica che proprio non riesce a decollare.
La colpa del cliente, in questa fattispecie, è quella di legarsi visceralmente e irrazionalmente al suo argomento. O questo, o niente. E spesso è niente.
Ed è un vero peccato, perché ci si potrebbe reinventare per sfruttare con intelligenza le medesime informazioni che Tizio ha saputo invece usare per arricchirsi e cambiare vita.
E questo ci porta all’altro tipo di colpa del cliente.
Colpa del cliente lato umano
Possiamo aprire mille processi nei confronti dei fuffa-guru di Dubai. Possiamo discutere di etica, di stile, di esperienza umana che manca in molti di loro. Insomma, possiamo puntare il dito in mille modi diversi, e avere forse anche ragione dei nostri ragionamenti. Ma nessuno può mettere in dubbio il fatto che ciascuno di quelli che fanno soldi a palate con i prodotti informativi, inclusi i fuggiaschi del passato, e cioè quelli delle precedenti edizioni del fuffagate italiano, abbia una buona padronanza di linguaggio, una discreta capacità di scrivere, presentarsi, ragionare, e una spiccata voglia di fare e fare bene.
I fuffa-guru, che lo siano realmente oppure no, sono ragazzi ingamba, forse con un sistema di valori un po’ sfalsato, ma con una brillantezza intrinseca che li rende avvincenti, intriganti e persuasivi. Altrimenti, non avrebbero migliaia di persone al loro seguito.
Ci sanno fare. E ci sanno perché studiano e imparano con una velocità incredibile. Non rimandano a domani quello che può essere fatto subito. Nella loro testa c’è già una visione di sé che guadagnano online. Adorano quella vita che stanno per costruirsi. Ci credono. E per questo hanno ragione.
Come diceva Henry Ford, “che tu creda di farcela o di non farcela, hai comunque ragione”.
Loro credono di farcela, si impegnano per questo, studiano, frequentano, smanettano terribilmente con il computer, e alla fine riescono.
Allo stesso modo, se tu non credi di farcela, hai comunque ragione, perché ci provi, non riesci, e pensi che non ne valga la pena. E per questo ti fermi. E così scopri che avevi ragione… quando credevi di non farcela.
La colpa del cliente in questa fattispecie è quella di non voler crescere con i fatti, con la disciplina, con l’impegno vero, e di conseguenza di non procurarsi le risorse interiori per affrontare una grossa sfida come quella del business online.
I fuffa-guru sono fuffa-guru. Ma molti di quelli che li criticano, fra 20 anni, staranno ancora lì a criticare il marketer di turno, avendo unicamente il merito di aver consumato una vita intera a costruire il nulla.


Fabio Raffaelli.. Uno di questi…