Controinformazione

Il collaborazionismo ha favorito tutto questo. Un risveglio di massa potrebbe impedire il peggio. Ma attenzione ai prossimi mesi…

Carlo D'Angiò · 9 Mar 2022 · 6 min di lettura

Quando alcune persone in Italia (e non solo in Italia) hanno creduto alla narrazione del pipistrello e alla necessità di una mascherina, alla chiusura del paese e all’urgenza di un vaccino, ai protocolli di Speranza e al passaporto vaccinale, hanno intrapreso nel contempo una guerra culturale e sociale contro una minoranza di concittadini “dissidenti” che il mainstream ha ripetutamente etichettato come negazionisti, complottisti, terrapiatisti, ignoranti, malfidati e così via.

Noi contro loro, lo status del collaborazionista

Credere alla narrazione, purtroppo, non ha semplicemente implicato la scelta di fare in modo diverso da chi non credeva alla narrazione; ha introdotto invece uno status del “noi contro loro” per cui chi ha creduto, ha dovuto anche agire con dileggio, schernimento e odio nei confronti di chi invece ha avuto sempre qualche dubbio legittimo sulle politiche sanitarie del governo e sulla narrazione palesemente fraudolenta e ingannevole del mainstream.

Non stiamo parlando banalmente di chi in alta montagna e in condizioni di evidente distanziamento dal mondo intero indossava la mascherina con convinzione e disciplina, imponendola a chiunque apparisse all’orizzonte o nel suo raggio visivo. 

Stiamo parlando di qualcosa di più serio e disumano. Stiamo parlando di pazienti maltrattati, chiusi nei reparti in isolamento militare, talvolta uccisi dal protocollo o dalle condizioni di solitudine o dalla paura indotta con esasperante enfasi dal contesto. Stiamo parlando di milioni di lavoratori mobbizzati prima e sospesi poi. Alcuni licenziati. Oggi costretti a vivere di espedienti grazie all’aiuto e alla solidarietà di pochi, pochissimi amici, per lo più nati da questa esperienza tra le persone che l’hanno vissuta con dolore sulla propria pelle.

Stiamo parlando di un passaporto vaccinale che è allo stato attuale una mostruosità storica, giuridica e sociale che tuttavia persiste alle condizioni di un sistema che ha svelato in ogni sua parte la sua ipocrisia e il suo marciume ideologico, e che oramai fa acqua da tutte le parti.

In meno di due anni…

La collaborazione dei collaborazionisti, ovvero, il gesto del “credere”, accompagnato dal “bullismo” di sistema come sottoprodotto culturale di una scelta di campo – escludendo ex ante la possibilità di un confronto aperto e pacifico –, ha agevolato la distruzione totale dei diritti umani in un tempo incredibilmente breve.

In meno di due anni, ciò che i nostri antenati hanno costruito in millenni di storia e di evoluzione sociale, scientifica e umana, è stato letteralmente annientato non solo sulla carta ufficiale della gazzetta o dei verbali delle forze dell’ordine, ma addirittura nella mente delle persone che hanno smesso di pensarsi come creature libere di respirare, per assumere una visione di sé più simile a quella di veri e propri topi di laboratorio, grati di avere delle regole, sebbene vessatorie, a patto di vivere un giorno in più.

La prossima mossa del grande reset

Il protocollo è stato creato. I processi sono stati verificati. Le persone credono a tutto ciò che viene loro raccontato dai giornali e dalle televisioni. E se sui giornali e sulle televisioni dai spazio solo ai narratori di sistema, escludendo o infangando gli altri, il gioco è fatto.

A questo punto, il piano globalista del grande reset può procedere ancora più velocemente. Come? Con le guerre, con le tempeste, con la crisi energetica. C’è solo l’imbarazzo della scelta. C’è solo da aspettare la prossima mossa.

La guerra è sotto gli occhi di tutti. Ma non siate ingenui. Per quanto grave e angosciante, non sarà l’unica o l’ultima mossa dopo quella del covid.

Rovinare l’economia globale è un passo essenziale sulla via del Grande Reset. E l’economia si rovina tanto con milioni di morti sul campo di guerra, tanto con ondate di caldo, forti nevicate e probabilmente uno o due tsunami (che si creano facilmente con esplosioni sottomarine). 

Cosa aspettarsi dopo? 

L’identità digitale e il transumanesimo ci porteranno al sistema dei crediti sociali. Il che significa che se non ti comporti come stabilisce il protocollo, potresti subire punizioni che consistono nell’impedirti di volare o di prendere il treno, toglierti la copertura internet, bandire i tuoi figli dalle migliori scuole, precluderti la possibilità di fare carriera e accedere a ruoli dirigenziali, tenerti fuori dagli hotel, portare via i tuoi animali domestici, subire la gogna pubblica.

Non sono esagerazioni. È esattamente quello che già succede in Cina. E chiunque pensi che da noi non possa succedere, dimostra di non avere nemmeno più la memoria breve di questi ultimi due anni.

L’identità digitale è un’aberrazione. E l’idea che hanno di come usarla è tremenda.

Il collaborazionismo ha favorito tutto questo. Un risveglio di massa potrebbe impedire il peggio. C’è un punto di non ritorno in questa storia. Forse, non lo abbiamo ancora superato. E insieme potremmo impedire che ciò accada.

Alcuni consigli su cosa fare

Quello che consiglio di fare (ma torneremo a parlarne in modo più scientifico) è:

  • Aumentare le scorte di cibo a lunga scadenza
  • Organizzarsi per una carenza di energia (elettricità, gas etc.)
  • Ragionare in termini estremi di sopravvivenza
  • Creare una rete di amici a cui appoggiarsi
  • Impegnarsi subito per avere il prima possibile un sistema di guadagno online che non dipenda da altri. Prendere soldi dalla rete (con un business) anche dai mercati esteri più liberi di respirare, è una buona mossa per metterli da parte e affrontare tempi più difficili
  • Imparare a usare il web, finché possibile, come leva di promozione.
  • E se potete, createvi un orto (anche sul terrazzo), e imparate a fare il pane.

Diffondete la parola. Imparate a spiegare quello che sta succedendo… alle persone che fino a oggi hanno solo accelerato il grande reset con il loro comportamento acritico. Non basta avere le idee chiare. Dovete fare contro-informazione convincente, prepararvi al confronto dialettico, avere fonti, prove e capacità argomentative.

Come ho già detto altre volte, questa è una guerra di informazioni, e noi siamo i guerrieri che possono combatterla. Il nostro nemico è sì la disinformazione del mainstream, ma in modo più tangibile è la riprova sociale. Quello che fanno gli altri solo perché lo fanno gli altri sta portando la nostra specie molto vicina al rischio autentico di estinzione.

Noi dobbiamo impedirlo (o quantomeno provarci). Noi dobbiamo spezzare il meccanismo della riprova sociale.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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3 Commenti

  1. Alessandra

    Grazie Carlo, i tuoi contenuti sempre sviscerati e con considerazioni soggettive critiche, sono per me una grandissima fonte di ispirazione e riflessione.

    Da quando e’ partito ufficialmente il tuo blog, ho iniziato a condividere spesso i tuoi contenuti nella mia rete di contatti, in modo tale da avvicinare quante più persone possibili.

    Dimostrare che non sono l’unica che viaggia su queste frequenze, è un lavoro molto faticoso, a volte sfiancante ma anche di grande sollievo se sappiamo di non essere soli.

    Inoltre, se è una delle strade percorribili per aprire le menti e i cuori, allora va fatto!

    In tanti hanno provato disprezzo, indifferenza, sottovalutando le mie conoscenze-approfondimenti, in merito alla questione trattata.

    Posso dirti però che, divulgando attraverso le tue parole e i tuoi contenuti ben curati, riesco a farlo con più moderazione e serenità.

    Serve un’evoluzione spirituale collettiva, un risveglio di coscienza di massa, nessuno può salvarsi da solo ma facendo ognuno la propria parte eviteremo (forse) di estinguerci.

    Alessandra.

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    • Rosanna

      Io credo che sia in atto una vera e propria selezione evolutiva.

      Quelli come noi, me, te, Carlo, Elena Malagoli, sentono la spinta a voler “scuotere” dal torpore il mondo, ma dobbiamo anche prendere atto, che possiamo arrivare solo al cuore e alla coscienza di chi è “pronto” ad accogliere l’invito al risveglio.

      Mi chiedo per quanto potremo continuare a convivere nello stesso pianeta, senza arrivare ai “ferri corti” con il nostro prossimo che nel suo sonno supporta il sistema nell’obiettivo malvagio di voler annullare la specie umana dotata di coscienza e consapevolezza.

      Chissà dove ci porterà tutto questo.

      Rispondi
  2. Rosanna

    Fare rete sociale di persone libere è forse la cosa più importante di tutte.

    Il fatto è che non ci conosciamo tra di noi, e spesso le persone a cui provi a dare credito si dimostrano senza spina dorsale. Hanno la pretesa di combattere la battaglia per la libertà e non si rendono conto che non sanno neanche di cosa parlano! I loro discorsi sono copiati pari pari ai testi dei media.

    Pochi giorni fa mi sono esposta col mio pensiero sulla facenda “g u e r r a” … Avrei fatto meglio a stare zitta quanto meno per risparmiarmi la delusione e lo schifo che ho provato nel sentire dalla persona che avevo di fronte, quei ragionamenti promossi dalla propaganda televisiva.

    Comunque, quando “ci” avranno tolto tutto e non avremo più niente da perdere, niente toglie che la situazione si capovolga.

    Vogliono tenerci in pugno con la tecnologia, ma potremmo anche decidere di disinteressarcene e riprendere la vita rude della campagna, per il tempo che ci rimane da vivere.

    La loro forza sta nella nostra dipendenza dalle cose a cui siamo abituati, ma possiamo sempre scegliere di farne in qualche modo a meno e lasciarli andare a picco.

    Se solo la gente capisse quanto è importante e profondo è il valore di libertà, libero arbitrio, rispetto reciproco, avremmo già risolto tutto.

    Buona vita Carlo.

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