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Il declino di Facebook e lo smarrimento degli inserzionisti. Ma il passato ci viene in aiuto

Carlo D'Angiò · 29 Mar 2022 · 17 min di lettura

Sforzandomi di tenere i miei ragionamenti nel solco obbligato del business, rinunciando dunque per un momento a tutto quello che ci sta capitando come cittadini, come padri, come figli, come esseri umani schiacciati da un manipolo di balordi con sede nella Silicon Valley, non posso fare a meno di notare come tutti i processi di ingaggio e conversione stiano letteralmente per saltare, lasciando molte migliaia di marketer con un pugno di mosche in mano.

Per la prima volta nella sua storia, Facebook è in una fase di declino costante e veloce

Il guazzabuglio di cambiamenti non richiesti, pensati probabilmente per porre un argine allo sfacelo della perdita dei dati indotto da Apple (e oggi anche da Android), l’affidamento totale e acritico all’IA e al disastroso controllo dei robot, l’ingiustificabile schieramento politico del suo fondatore con le linee di governo più odiate dai popoli di tutto il mondo, hanno creato una specie di corto circuito imprevedibile per gli algoritmi, perché sembra essere nato in una zona ancora sconosciuta ai neuro-scienziati di Zuckerberg, il cervello atavico, quello antico che controlla gli istinti.

E l’istinto dei navigatori di Facebook, nel 2022, sembra essere orientato alla ricerca di luoghi più stimolanti e piacevoli da frequentare.

Il declino è in atto già da qualche anno. Ma ha subito un’accelerazione formidabile negli ultimi mesi. Del resto, senza scendere con il lanternino nelle questioni più analitiche, è sufficiente osservare i contenuti della feed di Facebook.

Pochi mesi fa ancora potevamo osservare un’alternanza di 10 contenuti e una sponsorizzata. Oggi, scorrono 10 sponsorizzate e un contenuto. E quei pochi che scorrono, trovano seguito e interazioni solo perché trattano i super temi dell’attualità – covid, vaccino, green pass, guerra – sui quali c’è una sensibilità straordinaria. Comprensibile.

Ma abbiamo detto che il mio sforzo sarebbe stato oggi quello di rimanere nel solco del business. 

Qui, il tema diventa ancora più caldo, perché al danno emergente si unisce il lucro cessante. Gli inserzionisti stanno perdendo soldi in FB ADS come gli investitori della Parmalat nel 2003. Il costo dei contatti è aumentato a dismisura. Il che vuol dire che per acquisire un cliente, oggi, devi spendere forse venti o trenta volte di più rispetto a quanto potevi spendere pochi anni fa.

Il livello di accesso al business, con questi presupposti, si alza incredibilmente, rendendo ciò che un tempo era alla portata di tutti una meta incredibilmente difficile ed elitaria.

Non credo fossero questi i presupposti di partenza di Facebook. Non credo che il suo scopo iniziale fosse quello di distruggere il mercato (e la vita) ai piccoli imprenditori. Eppure, nei fatti, è quello che sta succedendo.

Gli inserzionisti stanno perdendo soldi e speranza

Gli inserzionisti stanno perdendo soldi e speranza. Al danno emergente dei soldi buttati si aggiunge il lucro cessante dei clienti NON acquisiti.

Per qualche strana ragione, poi, vige una sorta di credenza popolare secondo cui se le cose non funzionano è per colpa del copy, del prodotto, del target, del budget, dell’ora legale, della pizza margherita, del sesso in macchina dopo le 20.00 e così via.

Diciamo che possiamo anche capire il senso di queste scemenze, se a scriverle è uno che vuole venderti il suo corso sulle FB ADS. Dal suo punto di vista, nessun momento è migliore di questo per rifilarti qualsiasi trucco o formula magica per risolvere o attenuare quello che è diventato evidentemente un problema disperante.

Ma che anche i più scafati marketer si leghino concettualmente alla possibilità che il business non giri per colpa del copy o del pubblico o del business manager, mi lascia davvero sconcertato.

La soluzione è nel passato

Abbiamo già vissuto molti anni di felice business online senza Facebook. Certo, all’epoca usavamo Google AdWords che non appare più come un’alternativa interessante, anche se non è da escludere sempre e in tutti i casi. Ho fatto delle campagne per me e per i miei clienti che hanno prodotto risultati che su Facebook non riuscivamo a ottenere.

Tuttavia, anche AdWords ha perso il suo “fascino” apotropaico. Nella stanza degli small business si parla molto poco di AdWords, così come si comincia a parlare molto poco di FB ADS, se non per elencarne gli insuccessi e le disavventure.

E allora qual è la soluzione nel passato? Ci sono due risposte a questa domanda: una breve che possono leggere tutti, e una più lunga e articolata che possono leggere solo i membri della Video School per Marketer dopo aver fatto il login.

La risposta breve

La risposta breve è che la soluzione nel passato ha a che fare con il mindset del marketer che negli ultimi anni è stato profondamente cambiato da modelli di acquisizione selvaggia che rasentano il cannibalismo.

Un tempo ci avvicinavamo al business dell’informazione con uno spirito di servizio autentico. Erano le prime volte che il mondo e la storia permettevano a uno sconosciuto della porta accanto di incassare dei soldi per fare cose che nel sistema del lavoro tradizionale venivano considerate alla stregua di un gioco.

Questa consapevolezza, forse, teneva alto il livello di gratitudine dei marketer. Maggiore disponibilità, dialogo e confronto, rispetto del pubblico, sacralità del cliente, tenevano in piedi un mood di ingaggio e conversione leggermente più etico che non puntava alla vendita per manipolazione o per intrappolamento ipnotico.

Di conseguenza, i funnel non venivano costruiti come asfittiche imboscate digitali dove l’unica cosa che conta è che tu possa comprare qualcosa, dal libro scritto in Indonesia spacciato come best seller italiano al finto asciuga capelli made in Italy prodotto a Taiwan.

Non erano questi i presupposti che facevano funzionare il business online ai tempi in cui Facebook neanche esisteva.

Questo ci porta al secondo tipo di risposta, quello più lungo ma anche più pratico per il quale mi è servita tutta la seconda parte di questo saggio.

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Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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2 Commenti

  1. Rosanna

    Buongiorno Carlo e buon giorno ai miei compagni di Video School. Buon caffè a tutti.

    Dalla storia di Kacper Postasky l’elemento che ha promosso il suo successo è la mailing-list

    Dalla storia di John Lee Dumas la comodità del podcast gli ha permesso di raggiungere un gran numero di persone facendo crescere l’audience;

    (questo si potrebbe paragonare alla mailing-list del ragazzo di Honk Kong a cui Kacper Postasky si è rivolto per proporre il suo e-book)

    Dalla storia di Carlo d’Angiò il Blog con contenuti di qualità mixati tra professionale e personale perfettamente correlati tra loro e il costo accessibile alla membership, (sopratutto in questo momento difficile dove la stragande maggioranza “cammina sul filo del rasoio” e la disponibilità deve essere accuratamente spartita tra le cose più necessarie), sono gli elementi giusti per coltivare e far crescere la fiducia degli utenti.

    Tu Carlo, hai alle spalle anni di esperienza in cui ti sei fatto conoscere.
    In qualche modo, anche fuori del tuo contesto professionale, tutti hanno sentito parlare di te, e percepiscono la tua etica, e questo fa crescere il tuo pubblico in modo costante.

    Mi chiedo se per noi “piccoletti” che muoviamo ora i primi passi nel mondo professionale del web, sia il caso di appoggiarsi come ha fatto Kacper Postasky, a qualcuno che abbia una sostanziosa mailing- list o audience . . . ?

    I tempi per farsi un buon nome sono lunghi, e nel frattempo che ci lavoriamo sopra, non nego che farebbe comodo poter contare su una (anche piccola) entrata costante.

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  2. Rosanna

    …( segue dal commento precedente)

    Vorrei aggiungere che comunque i social sono importanti al fine di ottenere contatti (questa parola è davvero brutta!) da indirizzare però al nostro blog/sito ed ducarli ad interagirvi.

    Ma credo anche che dovremmo andare a pesca anche in altri laghi e smettere la “cattiva abitudine alla dipendenza” della moda di turno.

    Ci sono tante opportunità in rete dove poter spaziare, perchè ostinarsi a rimanere ancorati a un solo pezzo di legno quando potremmo costruire una robusta zattera con tanti pezzi di legno messi insieme?

    di nuovo, Buona Vita a tutti.

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