16 anni fa, oramai, giravo una pagina importante della mia vita. E non mi sarei mai aspettato di trovarvi tutto quello che ho poi scoperto e vissuto.
La cosa più incredibile è che tutto quello che ho scoperto già esisteva, sebbene in forme diverse e meno evolute di oggi. Ma era già tutto lì: il web, il business online, l’homeworking.
All’inizio mi affascinava l’idea di lavorare da casa. Lo vedevo possibile. E per questo trasformai il mio vecchio studio di consulenza in un appartamento familiare dove ci trasferimmo quasi subito.
Stare in pantofole, alzarmi dalla scrivania per andare in cucina, preparare un caffè con la moca, prendermi 10 minuti per chiacchierare con mia moglie “durante” l’orario tradizionalmente destinato al lavoro. Sensazioni incredibili per uno come me abituato a indossare giacca e cravatta sin dalle 7 del mattino, a uscire di casa, a viaggiare centinaia di chilometri durante il giorno, e poi rientrare alle 10 di sera o persino a mezzanotte, certe volte. Forse anche più tardi.
La carriera, i clienti, la politica, le riunioni, l’immagine di un giovane impegnato a rendersi credibile con una presenza forte sulle mille tematiche che possono farti spiccare il volo. Anni passati a cercare un ruolo che forse mi ero anche costruito ma che alla fine era la rappresentazione drammatica di una vita orrenda, sacrificata, sempre tesa, sempre in maschera, sempre in gabbia.
Col senno di poi riesco a comprendere perché il solo fatto di stare in pantofole o di potermi alzare mezz’ora più tardi fossero per me un leit motiv di quella scelta che pochi hanno sostenuto e compreso e che forse ancora oggi pochi comprendono.
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Puoi essere il più bravo narratore del pianeta, ma tutto quello che hai da dire può solo scardinare la parte razionale di chi ascolta. Talvolta, forse, anche quella emotiva. Mai quella ancestrale, mai quella primitiva.
Il sistema ti forgia dalla culla. Si assicura che i tuoi genitori seguano la massa e si conformino ai dettami civici di una civiltà imposta (e poco felice). Ti prepara tra i banchi. Ti indottrina con i voti e con il grembiule. E poi ti mette in circolo come un criceto.
Il tuo compito è cercarti una gabbia, come hanno fatto tutti gli altri. Anche se per te non è così. Tu hai la sensazione di essere libero, di realizzarti, di fare cose che soddisfino la tua indole. In realtà, la tua indole è stata uccisa e sepolta molti anni prima che la tua mente fosse in grado di comprendere l’accezione della parola indole.
I miei occhi hanno imparato a scorgere scenari e prospettive che prima non vedevano.
La libertà è ciò che mi è capitato lungo questo cammino meraviglioso. Non l’ho vista a primo acchito. All’inizio mi accontentavo di poco: le pantofole, il salotto, la sera a casa con i figli. Il tempo però mi ha abituato alla luce di questo mondo. I miei occhi hanno imparato a scorgere scenari e prospettive che prima non vedevano.
Lavorare da casa è un claim che matura nella mente degli oppressi, perché nella casa, nella tua casa, trovi ancora quella sicurezza e quel calore che il mondo fuori non ti offre. Ma quando impari le dinamiche, i tempi, le strategie e il modo di agire sul mercato del web, allora scopri che c’è molto di più delle pantofole.
In un primo momento sembrano scorci di una visione. Per esempio, progettare, agire, incassare 30 mila euro in mese, te lo chiedi: possibile che sto capendo come si fa? Ti fai dalle domande. Perché anche tu vieni da quel sistema oppressivo dove per qualche anno hai avuto la tua cella con i fiorellini alla porta.
E poi ti accorgi che quello scorcio di visione è reale. L’orizzonte si avvicina. È una dimensione diversa, ma vera. E tu sai veramente come far succedere quello che desideri. Dunque, non è più lavorare in pantofole, ma è pianificare la strada per tutto quello che desideri. Ed è talmente ricca e piena di significato quella strada che a volte devi fermarti.
Cazzo, mi devo godere quello che grazie a me ha preso vita in questo mio nuovo mondo.
Puoi fare di tutto. Ma devi anche fermarti ad apprezzare ciò che hai già fatto. E quindi ti ritrovi a vivere con una tale frenesia e voglia di esserci che talvolta ti viene l’ansia per il tempo sprecato. Pensi con rabbia a quelle volte in cui ti rinchiudevi in ufficio per 12 ore ad elaborare cedolini paga o a litigare con clienti che non pagavano.
Perché nessuno mi ha avvisato? Perché tutti pensano che vivere significhi rinchiudersi in un ufficio o in un magazzino? Perché la gente insegue le gabbie?
Quello che si vede dalla mia prospettiva non può essere raccontato facilmente a chi si trova dall’altro lato. Per questo non mi meraviglia che di tanto in tanto devo gestire il commento sciocco e inconsapevole di chi difende la sua posizione. Ma non è colpa mia se mi trovo qui e vedo le cose che vedo. E quello che vedo è una massa sempre più ampia di gente spaventata (che tuttavia non molla le catene della gabbia, anzi, si accoccola tra le braccia dei carnefici nella speranza di essere risparmiati) che si contrappone a una piccola frangia di coraggiosi che si staccano dal grembo del sistema e si riprendono, seppure in piccola parte, quella libertà cui hanno diritto dalla nascita.
Le persone credono di essere libere, credono di vivere in un sistema democratico e civile. Ma sono totalmente schiavizzate e oppresse, sfruttate e schiacciate.
Perché non se ne accorgono?
Perché se prendi un cucciolo di elefante e lo leghi al palo con una catena, lui, crescendo, penserà che sia normale avere quella catena e rimanere nel cerchio anche quando è un pachiderma enorme e possente; neanche tenterà di sradicare il paletto, perché la sua mente primitiva è stata forgiata in quel modo. Per lui, il mondo è intorno al palo. Non esiste altro. Non vede altro. Non comprende altro.
Ecco perché nessuno si accorge di essere vittima di un sistema schiavizzante. Tutti pensano che è sempre stato così, che continuerà a essere così, che non si può fare diversamente e che tutto sommato è meglio non lamentarsi e tenersi ciò per cui siamo stati cresciuti e addestrati.
Elefanti alla catena.
Mentre leggevo un saggio di Benjamin Farrington sul lavoro intellettuale e manuale nell’antica Grecia, mi ha colpito scoprire che Ippocrate e i suoi discepoli basavano la medicina dell’epoca (e dunque la cura del corpo umano) su un principio fondamentale di equilibrio tra l’uomo e l’ambiente. In altre parole, se Ippocrate fosse ancora in vita e fosse un medico della mutua, diagnosticherebbe una terrificante e letale pandemia e prescriverebbe una incredibile cura. La pandemia sarebbe la malattia del lavoro, come viene inteso oggi, e la cura consisterebbe nel liberarsene immediatamente.
In Italia ci sono 50 mila morti per infarto, quasi 5000 morti per suicidio, 2 mila caduti sul lavoro, 351.000 infortunati sul lavoro e 8700 invalidi a causa di lavoro… e una caterva di gente “infelice”… ogni anno. Per non parlare della sindrome di burnout.
Se le decisioni in politica sono assunte con i numeri e le statistiche, ragazzi c’è poco da fare: il lavoro nuoce gravemente alla salute… più delle sigarette.


Fantastico questo articolo Carlo…
Lo metterò da parte per rileggerlo ogni volta che mi sento scoraggiata per qualche difficoltà che non ho ancora superato nello staccarmi del tutto dal sistema.
Ma per il resto condivido al 100% e non vedo l’ora di godere appieno dei benefici del mio nuovo lavoro.
Grazie per averlo scritto 🙏
Carlo un analisi lucida è perfetta. Alcuni addirittura hanno identificato la loro vita con il lavoro in gabbia che svolgono. Non si stanno accorgendo che stanno cercando con le uscite di persone dal lavoro per andare in pensione cercano di rimpiazzare dei nuovi fantozzi che gireranno ancora di più nella gabbia.
E pensare che il “lavoro” è considerato un diritto!
Come dire… “il diritto a faticare” – “il diritto a spendere energie in qualcosa che sei obbligato a fare per non morire di fame” – “il diritto di produrre per dare allo Stato l’80% della tua fatica”
Bisognerebbe riflettere di più sul significato delle parole e sulla concezione dei “diritti”.
Dovremmo cambiare l’impostazione degli articoli della Costituzione e delle leggi sui diritti umani.
Per esempio l’ Art. 1 della Costituzione si potrebbe riscrivere così
” L’Italia è un Paese libero e fondato sulla creatività dei nativi Italici.
La sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forma e nella pretesa del rispetto dei diritti umani e nel limite a qualsiasi abuso atto a minarne la sacralità.”
Credo che se si sancisse il diritto alla creatività, invece che al “lavoro” non ci sarebbero disoccupati e saremo tutti felici e ricchi!
Buona vita Carlo, buona vita a tutti.