Come si può sprecare anche un solo giorno ancora senza sfruttare i grandi cambiamenti che avvengono nel corso della nostra generazione? Come possono taluni, troppi taluni, accontentarsi della banalità, quando il mondo offre mezzi tanto semplici per essere straordinari?
Qualche giorno fa, la mia banca online mi ha sottoposto un questionario per comprendere l’origine dei miei guadagni. Ho avuto difficoltà a rispondere, perché negli elenchi preconfezionati da scorrere e spuntare non riuscivo a trovare nulla di simile alla mia attività.
Ritengo assurdo che nel 2023 ci sia ancora tale incredibile asimmetria tra le realtà economiche fattuali e gli elenchi di attività con cui banche e istituzioni organizzano le statistiche ed elaborano dati.
A volte, però, è difficile anche per me capire che cosa faccio per guadagnarmi da vivere. Soprattutto quando devo trovare il modo di raccontarlo a quelli la fuori.
Su questo sito c’è scritto che sono autore, speaker, publisher, consulente, coach, podcaster, esperto di blogging business, una caterva di titoli che neanche Apollo Creed ai tempi di Rocky I mi teneva testa. Ma la verità è che questo lavoro, per come lo interpreto io, è più simile a una lanterna, un piccolo faro che illumina la condizione in cui versa chi mi incrocia sul suo cammino.
Una luce puntata alle catene, quelle che ci impediscono di vivere in modo libero, in ossequio alla nostra natura di uomini vivi.
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L’obiettivo della vita in tutte le sue forme è l’evoluzione. Un seme germoglia e, se nessuno lo calpesta o lo uccide in qualche modo, diventa prima un fiore e poi un albero. Evolve. Cresce. Si sviluppa.
W. Wattles diceva che lo scopo della natura è il progresso e lo sviluppo della vita, e ogni uomo dovrebbe avere tutto ciò che può contribuire al potere, all’eleganza, alla bellezza e alla ricchezza della vita. Accontentarsi di meno di questo è peccato.
Accettare la mediocrità è contro natura, perché significa accettare di non evolvere.
Ma è veramente possibile accettare di non evolvere? Oppure, c’è qualcosa che nasconde all’uomo la sua vera condizione?
Io credo sia più verosimile la seconda ipotesi: il sistema forgia la mente umana, instillando credenze sbagliate e pensieri limitanti che fanno credere vero ciò che è falso, e viceversa. Del resto, anche Platone la pensava in questo modo. Nel mito della caverna, infatti, c’è un gruppo di prigionieri seduti con le gambe incrociate e le mani incatenate. Dietro di loro, c’è una parete su cui vengono proiettate le ombre delle persone e degli oggetti che si muovono. Gli occhi dei prigionieri sono fissi sulle ombre, credendo che esse rappresentino la realtà.

Ma non è la realtà. Lo scopre proprio uno dei prigionieri che ha il coraggio di rompere le catene e uscire dalla caverna.
È questo il mio lavoro: illuminare la caverna, mostrare le catene. Nulla di più, ovviamente. Perché alcuni decideranno di rimanere in quello spazio angusto, nonostante la rivelazione. Altri, invece, troveranno il coraggio di agire per scoprire che a pochi metri dal punto in cui sono seduti c’è un mondo completamente diverso da quello che hanno sempre immaginato.
Henry Ford diceva:
Che tu creda di farcela o meno, avrai comunque ragione.
Ed è proprio vero. La tua mentalità e le tue convinzioni possono influenzare il tuo comportamento e le tue azioni, determinando se raggiungerai o meno i tuoi obiettivi. Se credi in te stesso e nelle tue capacità, ti sentirai più motivato e determinato a perseguire i tuoi sogni, e questo potrebbe aiutarti ad affrontare le difficoltà e le sfide che incontrerai lungo il cammino. D’altra parte, se hai dubbi sulla tua capacità di farcela, potresti auto-sabotarti e limitare il tuo potenziale.
È vero tutto, dunque. A patto però che si abbia la consapevolezza della propria condizione. La tua vera immagine riflessa non è come quella proiettata sui muri dal sistema. Non c’è futuro di libertà nella retorica ufficiale. Ci sono solo catene. Ed è drammatico. Ma tu puoi romperle. La tua forza vera può distruggerle all’istante.


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