In Italia ancora non si sentono queste storie. Un insegnante che cambia lavoro è una perla talmente rara che si fa prima a incontrare uno yeti o un folletto o una sirena che non un docente che abbia deciso di mollare lo stipendio per dedicarsi ad altro.
Tuttavia, se l’esperienza mi ha insegnato qualcosa in tutti questi anni, è molto probabile che il fenomeno dell’abbandono scolastico da parte degli insegnati – che a quanto pare sta prendendo piede in molti paesi del mondo – possa raggiungere presto le cattedre italiane.
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Gli italiani sono sempre un pochino più indietro rispetto ad altri paesi dell’occidente. Manipolati dal mainstream e dal sindacato, faticano parecchio a decodificare i segnali del cambiamento e ad agire di conseguenza. Ma essendo per lo più un popolo di conformisti, saranno sufficienti un paio di influencer a piantare l’idea del cambiamento e a spingere le masse ad allinearsi.
La scuola, un bailamme
Allinearsi a cosa? Allinearsi al fenomeno della grande fuga dalla scuola. Perché in effetti la scuola è diventata un inferno. Ciò che prima era il tempio della cultura, dell’educazione, della crescita felice dei nostri figli, e per questo era anche molto ambita dalle giovani donne e dai giovani uomini che durante le vacanze estive giocavano persino a fare “maestri”, oggi è un bailamme dell’inconcludenza, della superficialità, della mistificazione, della burocrazia esasperante che travalica gli uffici del dirigente fino a invadere senza ritegno lo spazio sacro dei bambini che, a quanto pare, sono diventati veramente l’ultima ruota del carro. Si pensi alle mascherine, alla DAD e a tutto quello che hanno dovuto subire in questi ultimi due anni per capire lo stato di salute della scuola pubblica italiana (e non solo italiana).
Insegnanti sottopagati: studio OCSE
Cercando, in ogni caso, di tenerci lontani dalla polemica sulla didattica e sulla perduta centralità dei bambini nella scuola, non è un mistero oramai che la professione dell’insegnante sia stata via via svuotata di significato e ridotta a una mansione mortificante e sottopagata.
Secondo uno studio dell’OCSE del 2019 che riguarda i sistemi scolastici ed educativi dei paesi membri e che tocca anche il tema dello stipendio degli insegnanti, quelli italiani sono pagati veramente poco rispetto alla media di altri paesi.

Uno scaffalista guadagna di più
Effettivamente, viene da chiedersi perché mai una persona sana di mente debba conseguire una laurea, superare diversi concorsi, sottoporsi a un precariato massacrante e indecoroso, per giungere poi a coronare la sua carriera con uno stipendio di 1.300/1.400 € al mese. Uno scaffalista del supermercato guadagna di più. E non ha dovuto studiare, pagare per mantenersi agli studi, partecipare ai concorsi, fare file infinite ed estenuanti per conoscere la sua posizione in graduatoria, sottoporsi a supplenze in luoghi sperduti e lontani da casa, e spesso persino rimetterci di tasca propria i soldi per comprare materiale didattico o fotocopiare ogni giorno dell’anno scolastico le schede per gli esercizi destinate ai bambini.
Sì, in molte scuole italiane sono gli insegnanti che permettono alla classe di andare avanti, perché la dirigenza non passa soldi per garantire lo svolgimento del programma curricolare.
Uno scaffalista non deve fare tutto questo, ma guadagna di più.
Gli insegnanti cominciano a cercare un secondo lavoro… in ogni parte del mondo
Se è vero che l’Italia è uno dei paesi che paga di meno i suoi insegnanti, è altrettanto vero che gli insegnanti in ogni parte del mondo stanno cominciando a guardarsi intorno per intraprendere un secondo lavoro.
Lo stipendio classico non tiene il passo dell’inflazione. Non è facile sopravvivere con quel poco che passa lo Stato. Dunque, rimane sempre valida la domanda di prima: ma perché una persona sana di mente dovrebbe scegliere consapevolmente questo tipo di carriera? Un giorno cercheremo di comprenderne le ragioni.
Secondo EdWeek, un insegnante su cinque svolge un secondo lavoro durante l’anno scolastico. Alcuni insegnanti lavorano 60 ore a settimana, e poi fanno un secondo lavoro. Molti insegnanti affittano le loro case in tutto il paese. Infatti, secondo un nuovo studio di Airbnb, un host su 10 di quelli iscritti al servizio (ovvero, circa 45.000 persone) è un insegnante. Ma si trovano insegnanti anche nei bar o alla guida di auto per Uber o Lyft.

Dalla classe al mondo degli affari
Ma che cosa succede quando un insegnante decide di fermare per pochi minuti le sue solite sinapsi e concentrarsi sul messaggio più potente e trasformativo di sempre? Come cambia cioè la vita di un insegnante che comincia a usare il web non più come un impiegato del dirigente scolastico ma come un imprenditore che crea valore per se e per gli altri?
Succede che nascono progetti milionari nel salotto di casa. Succede che l’insegnante deve ricredersi su quello che pensava di sapere e ammettere che l’apertura a una nuova formazione (business, marketing, blogging etc.) – e l’investimento necessario per acquisirla – è stata la causa della sua crescita spaventosa.
Crescita spaventosa
Dico “spaventosa” perché la storia che ti racconto oggi è quella di un insegnante che dopo aver semplicemente condiviso un PDF su una piattaforma (che dirò dopo) si è ritrovata improvvisamente a guadagnare più soldi di quelli che ricavava dallo Stato. E questo fenomeno l’ha spaventata, perché non se l’aspettava, e non sapeva cosa fare dopo.
La visione tipica dell’insegnante medio, almeno nei primi anni, è quella di chi non ha la minima idea della sproporzione che esiste tra il suo sforzo e il suo impegno e ciò che ne ricava nel mondo della scuola, rispetto invece ad altre professioni, lavori, imprese e stili di vita possibili con le medesime skill.
Vedremo che la giusta formazione è stata capace di sbloccare l’insegnante della nostra storia: ha rimosso le sue paure, e l’ha resa un’imprenditrice di successo seguita da decine di migliaia di insegnanti in tutto il paese.
Lei si chiama Anna…
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