Pensieri personali

La malinconia dei tramonti d’estate

Quando il cielo si colora d'arancio e il passato torna a bussare alla porta del presente

Carlo D'Angiò · 7 Giu 2026 · 3 min di lettura

Non so se capita a tutti. Forse sì. Parlo di quella malinconia che mi pervade quando mi trovo in strada con l’automobile durante i tramonti d’estate. Forse perché si avvicina la sera, l’aria si rinfresca, e con i finestrini aperti ti accarezza il viso, procurando sollievo e predisponendo la mente a lasciarsi andare, a viaggiare in mezzo a quella luce arancione meravigliosa che sulle colline, come quelle che ho la fortuna di abitare io qui a Gubbio, restituisce alla vista immagini davvero suggestive.

Ci si può commuovere alla vista di un tramonto in collina (o al mare) d’estate? La mia risposta è sì. Assolutamente sì.

Ma perché succede questa cosa? Perché, soprattutto se viaggio da solo, quando il tramonto mi avvolge con i suoi colori, a me viene voglia persino di accendere la musica e acuire la malinconia?

Probabilmente perché il nostro cervello non registra soltanto ciò che vede. Registra anche ciò che ha vissuto. La luce di un tramonto estivo, un certo profumo nell’aria, il rumore delle cicale, il finestrino abbassato, una strada di campagna o una vecchia canzone alla radio possono trasformarsi in potenti interruttori della memoria.

Gli psicologi chiamano questo fenomeno memoria associativa. In pratica, alcune immagini, colori, suoni e sensazioni rimangono legati alle emozioni vissute in passato. Quando li incontriamo di nuovo, non stiamo semplicemente osservando un tramonto. Stiamo inconsapevolmente riaprendo una porta. Dietro quella porta possono esserci le estati dell’infanzia. Le vacanze quando i genitori erano ancora giovani. Le tavolate in giardino. Le risate degli amici che oggi vivono lontano. Un amore finito. Una persona che non c’è più.

Ecco perché, a volte, un tramonto non ci rende semplicemente felici. Ci rende nostalgici.

La nostalgia è una strana creatura. Fa male e fa bene nello stesso momento. Ci ricorda ciò che abbiamo perso, ma ci ricorda anche ciò che abbiamo avuto la fortuna di vivere.

Forse è proprio questo il motivo per cui molti di noi cercano volontariamente quella sensazione. Accendono una canzone malinconica. Fanno un giro in automobile senza una meta precisa. Si fermano a guardare il sole che scende dietro le colline. Non perché vogliano stare peggio. Ma perché, per qualche minuto, desiderano ritrovare una parte di sé che durante la frenesia quotidiana rimane nascosta.

Qualche giorno fa mi trovavo proprio in una situazione del genere. Stavo guidando durante uno di quei tramonti che sembrano dipinti a mano. La luce era perfetta. L’aria era tiepida. E all’improvviso mi sono ritrovato a pensare a tutte le estati che non torneranno più.

Da quella sensazione è nata una canzone. Si intitola “I tramonti d’estate“. È il tentativo di mettere in musica quel miscuglio di gratitudine, malinconia, ricordi e silenzi che, almeno per me, accompagna certi tramonti.

Se hai mai provato qualcosa di simile, forse ti ci ritroverai anche tu.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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