Con il lavoro che svolgo, passo molto tempo a studiare le tecniche di persuasione sia sui libri che nella pratica quotidiana.
A volte mi servono per mettere in buona luce una mia idea o per convincere qualcuno ad assumere il mio punto di vista. Altre volte mi servono per difendermi dal tentativo degli altri di indurmi a fare qualcosa di cui non sono realmente convinto.
E sulla base di questa mia personale cultura delle tecniche manipolative della volontà umana, ho potuto apprezzare il talento di bravi comunicatori e strateghi che con intelligenza, e senza mai spingersi nella coercizione o nell’imposizione della propria volontà, hanno saputo creare aziende e progetti con il favore del pubblico che li ha premiati.
L’arte del ragionamento persuasivo, benché talvolta nelle mani sbagliate può diventare facilmente l’arte dell’imbroglio, è tutto sommato materia per gente creativa che sa di dover sedurre, non violentare, affascinare, non spaventare, convincere, non obbligare.
Un imprenditore creativo che convince e attrae pubblico, generando molti profitti, è prima di tutto un imprenditore autentico, che si distingue da tutti quei soggetti che amano inspiegabilmente fare vanto dei loro successi sul mercato, trascurando quel piccolo dettaglio che rende i loro prodotti obbligatori o imposti con la forza.
Un esempio è la RAI con il suo canone prelevato forzosamente dalle bollette dell’ENEL. Oppure, la Pfizer con i suoi vaccini.
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Esiste dunque un mercato per imprenditori creativi che devono convincere ogni giorno, e un mercato che nasce dalla coercizione e dalla violenza che non richiede alcun talento comunicativo, se non quello di condurre affari loschi nelle segrete stanze dei palazzi di governo.
Questa premessa ci porta all’argomento di oggi: la modifica dei comportamenti.
Passiamo cioè dall’arte di persuadere con il ragionamento alla obbrobriosa manipolazione della volontà per mezzo della chimica.
Procediamo per gradi.
Pillole morali
In effetti, quando cerco le parole per spiegare questi fatti, un po’ riesco a capire perché le masse siano più propense a seguire il mainstream e a etichettare come complottista chiunque provi a scuotere il torpore pacioso e protettivo dell’inconsapevolezza.
Come fai a rendere credibile la notizia che alcuni scienziati stanno lavorando a uno psicofarmaco per trasformare le persone critiche in creature che obbediscono a qualsiasi norma sociale venga imposta in nome della sicurezza sanitaria collettiva?
Se non fosse per le manie di protagonismo di questi psicopatici, non avremmo la possibilità di dimostrarlo. Fortunatamente, si espongono senza ritegno con le loro proposte aberranti, e questo ci consente di ragionare in difesa sugli scenari futuri che potrebbero imporsi.
Nell’agosto del 2020, un tale Parker Crutchfield, professore associato di etica medica, scienze umane e diritto alla Western Michigan University, riesce a vomitare in un solo conato di pensiero una caterva di mostruosità che neanche il più fantasioso scrittore di romanzi horror, sotto l’effetto di droghe pesanti, avrebbe mai potuto immaginare.
In parole semplici, questo “campo di stampelle” (come suggerisce il suo cognome), ragiona sulla possibilità di creare una pillola della moralità, uno psicofarmaco che agirebbe sulla capacità di ragionare delle persone, inducendole a fare la cosa giusta.
Questo significa che lui, incredibilmente, suppone di conoscere la cosa giusta da fare. E mostra di esserne così convinto da volere addirittura imporre il suo pensiero agli altri con un farmaco psicoattivo. Non solo imporlo, creando quello che lui chiama l’obbligo del potenziamento morale, ma addirittura somministrarlo di nascosto, se necessario, magari attraverso la rete idrica (dice lui).
La pandemia del coronavirus ci ha già mostrato dove può spingersi l’immoralità della politica e della scienza insieme, soprattutto quando le circostanze ne favoriscono la collaborazione. Ma una visione così perversa di una normazione coercitiva dei comportamenti soggettivi è davvero il segno inconfondibile di una disastrosa predominanza di un mondo accademico malato e folle sul regno umano come lo abbiamo sempre conosciuto.
Questa atroce scemenza veniva diffusa persino da Forbes che sottolineava, in chiusura, che per ora, il concetto di “pillola della moralità” rimane saldamente all’interno del regno della fantascienza, non dei fatti scientifici.
Per ora…
La falsa memoria nei topi
Leggendo queste follie accademiche viene da pensare che si tratti solo di vaneggiamenti sporadici di qualche malato di mente che però occupa ruoli influenti nella società delle apparenze.
E se non fosse così? Se la perversione degli accademici avesse già agito anche in altri campi della mente?
I topi, poveri animaletti da laboratorio, devono sopportare ogni tipo di fisima che al mattino può sorgere nella mente malata di uno scienziato che pur di produrre una nuova scoperta da pubblicare su qualche rivista è disposto a compiere l’impensabile.
In questa storia c’è un topolino in una scatola che mentre sta annusando, all’improvviso si ferma per via del ricordo della scossa al piede ricevuta in quella zona.
Cosa c’è di strano? Be’, c’è di strano che quel ricordo non corrisponde a un fatto realmente accaduto nella vita del topolino. Non aveva mai ricevuto una scossa elettrica in quella scatola. Piuttosto, stava reagendo a un falso ricordo che Ramirez e il suo collega Xu Liu avevano piantato nel suo cervello.
Magnetismo e credenze religiose
Nel 2015 è stato pubblicato un articolo scientifico dal titolo “Neuromodulazione del pregiudizio di gruppo e del credo religioso” il cui scopo era quello di dimostrare che sia la fede in Dio che il pregiudizio nei confronti degli immigrati possono essere modificati con l’energia magnetica nel cervello.
La parola chiave, qui, è sempre etnocentrismo, come lo era nel ragionamento folle della pillola morale. Questa volta, però, è la dott.ssa Keise Izuma dell’Università della California, Los Angeles, a prendere di mira la corteccia frontale mediale posteriore, una parte del cervello situata a pochi centimetri dalla fronte, associata al rilevamento dei problemi e all’attivazione di risposte che li affrontano.
Nello studio, metà dei partecipanti ha ricevuto una procedura “finta” di basso livello di energia magnetica che non ha influito sul cervello; mentre l’altra metà ha ricevuto energia magnetica sufficiente per ridurre l’attività nell’area cerebrale presa di mira.
Successivamente, a tutti i partecipanti è stato prima chiesto di pensare alla morte, poi sono state poste domande sulle loro convinzioni religiose e sui loro sentimenti nei confronti degli immigrati.
I risultati rivelano che le persone in cui la regione cerebrale mirata è stata temporaneamente disattivata hanno riportato il 32,8% in meno di fede in Dio, negli angeli o nel paradiso. Erano anche il 28,5% più positivi nei confronti di un immigrato che criticava il proprio paese.
Io non ho motivo di dubitare dei risultati di questi esperimenti. Anzi, proprio perché credo che siano veri e dimostrabili, cerco di capire dove ci sta portando la conoscenza di queste energie applicate al nostro cervello.
Magnetogenetica
Che cos’è? Secondo la società di ricerca comportamentale Noldus, “la magnetogenetica, o l’uso del controllo elettromagnetico, implica l’attivazione delle cellule utilizzando campi magnetici. Con la magnetogenetica i ricercatori hanno trovato un modo per controllare i neuroni con gli elettromagneti”.
Controllare i neuroni con gli elettromagneti?
Geni sintetici e magneti per alterare il comportamento di topi e pesci
Nel 2016, Michael Wheeler e Ali Deniz Güler, due scienziati dell’Università della Virginia (sempre così giovani, sempre così irresponsabili), hanno dimostrato che i neuroni nel cervello che sono stati integrati con un gene sintetico possono essere manipolati a distanza da un campo magnetico.
“Potremmo aver compiuto un passo importante verso lo sviluppo di uno ‘strumento onirico’ per controllare a distanza i circuiti neurali, manipolando cellule specifiche e utilizzando prodotti genici ingegnerizzati che rispondono ai magneti”, hanno dichiarato.
Comincia a profilarsi l’orizzonte?
Ma diamo un’occhiata a questo articolo del The Guardian. Qui si dice che
La proteina “Magneto” geneticamente modificata controlla a distanza il cervello e il comportamento.
Come?
Le proteine delle cellule nervose attivate dal calore e dalla pressione meccanica “possono essere geneticamente modificate in modo che diventino sensibili alle onde radio e ai campi magnetici, legandole a una proteina che immagazzina il ferro chiamata ferritina, o a particelle paramagnetiche inorganiche.”
La tecnica utilizzava la proteina TRPV4, che è sensibile sia alla temperatura che alle forze di stiramento che “aprono il suo poro centrale, consentendo alla corrente elettrica di fluire attraverso la membrana cellulare; questo evoca impulsi nervosi che viaggiano nel midollo spinale e poi fino al cervello.
Insomma, sembra che il Magneto possa controllare a distanza l’attivazione dei neuroni nelle profondità del cervello e anche i comportamenti più complessi.
Ma andiamo avanti.
Armi neuronali
Il Dr. James Giordano è Professore nei Dipartimenti di Neurologia e Biochimica, Capo del Programma di Studi di Neuroetica e Co-direttore del Programma O’Neill-Pellegrino in Brain Science e Global Health Law and Policy presso il Georgetown University Medical Center, Washington, DC. È ricercatore senior e Task Leader del gruppo di lavoro sul duplice uso dell’UE Human Brain Project, ed è stato Senior Science Advisory Fellow del gruppo di valutazione strategica multistrato dello staff congiunto del Pentagono.
Il 12 giugno del 2017 ha fatto questo discorso intitolato intitolato “Brain Science from Bench to Battlefield: The Realities – and Risks – of Neuroweapons”. Tradotto: La scienza del cervello dal banco al campo di battaglia: le realtà – e i rischi – delle neuroarmi.
Insomma, sembra che i nuovi sviluppi nella scienza del cervello offrano una potenziale utilità nelle operazioni militari, di intelligence e di guerra.
Curioso come tutti questi scienziati abbiano sempre la cattedra dell’etica.
E ora la ciliegina sulla torta.
I vaccini digitali
Qui è come tornare al punto di partenza, le pillole morali, con un colpo di fioretto. Lo scopo è sempre quello di creare un cambiamento comportamentale duraturo. Ne parla il Center for digital Health, spiegando che non sono vaccinazioni di tipo biologico come quelle in uso in questo momento per promuovere l’immunità all’agente patogeno, ma hanno questo nome perché creano resistenza alle malattie attraverso un meccanismo diverso.
I vaccini digitali sono un sottotipo di terapie digitali, che utilizzano la formazione neurocognitiva per promuovere comportamenti umani positivi utilizzando tecnologie come le app degli smartphone.
Gran parte della ricerca su questo argomento si basa sulla Carnegie Mellon University, che valuta i candidati al vaccino digitale attraverso il suo Digital Vaccine Project. Ci sono diversi candidati attualmente in fase di test, con altri in fase di sviluppo. Uno di questi che ha ricevuto più pubblicità è “Fooya!”, una piattaforma di gioco interattiva e coinvolgente per bambini che mira a promuovere i cambiamenti dello stile di vita attraverso i videogiochi sull’alimentazione sana. La piattaforma applica i principi delle neuroscienze, dell’intelligenza artificiale e della realtà virtuale e ha dimostrato di ridurre il rischio di diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari nella popolazione pediatrica.
Che figata.
Ma cosa succede se un gruppo di uomini, tipo Parker Crutchfield (che vuole imporre il suo pensiero agli altri con un farmaco psicoattivo), si convince di rappresentare la cosa giusta e per questo la impone, anche di nascosto, magari attraverso la rete idrica?
È questa l’evoluzione democratica dei popoli? Imporre agli altri le convinzioni dei singoli mediante energie magnetiche e vaccini virtuali?
Fatemi sapere come la pensate.
È tutto sbagliato
Un uccello nato in gabbia crede che volare sia una malattia
All’inizio, avevo solo bisogno di parlarne, di confrontarmi con i miei amici e lettori. Poi, però, mi sono accorto che il mio pensiero era ampiamente condiviso da persone che neanche conoscevo. Ho ricevuto migliaia di contatti e messaggi privati che mi ringraziavano per quello che stavo facendo, per i ragionamenti che proponevo, per le informazioni che offrivo. Ho visto medici che ripostavano i miei articoli, gruppi di discussione che mi taggavano, giornalisti non allineati che volevano conoscermi. Tutti impegnati come me in questa assurda battaglia di verità e buon senso che non sembra avere fine.
L’idea di questo pamphlet è nata dall’esigenza di raccogliere i migliori contenuti a tema sul mio profilo per metterli in bella copia e lasciare qualche traccia per i posteri.


Penso che non c’è niente di fantascientifico in ciò che hai scritto e in ciò che stiamo vivendo.
E questa consapevolezza mette in moto, negli individui che possono ancora vantare integrità, un meccanismo di insofferenza, di ribellione, il desiderio di mettere fine all’ arrogante pretesa dei loschi personaggi di cui prima poi verranno alla luce le identità, di avere il diritto e la libertà di manipolare la vita delle creature umane e del pianeta stesso.
È inutile girarci intorno, e chi crede che sia fantascienza è già vittima dei “Parker Crutchfield” di turno. È già stato contaminato, manipolato.
Il solo fatto che un “idea” nasca nella testa di un uomo è già realtà, e solo questione di tempo, quello necessario per realizzarla. L’idea di quell’infame psicopatico “Campo di Stampelle” la stiamo vivendo nella nostra epoca.
Dovremmo trovare un nuovo termine che definisca chiaramente che tutto ciò che distrugge la natura delle creature e della creazione, è tutt’altro che scienza, e va condannata, fermata, e distrutta.
Se vogliamo salvarci dobbiamo invertire i comandi e “staccare la spina a monte.”…
Buona vita Carlo