Quella di oggi è veramente una storia pazzesca, perché mette insieme due aspetti fondamentali del mio lavoro in tutti questi anni:
- Il sistema e la sua oramai lancinante nocività
- La possibilità di vivere veramente in modo più libero e dignitoso grazie al blog e un cambio necessario di mentalità
Ma procediamo per gradi.
Stiamo parlando di un’insegnante della scuola elementare pubblica con una laurea in psicologia e un Master in Educazione che dopo 7 anni di servizio è costretta suo malgrado a lasciare il lavoro per salvare la vita del suo ultimo figlio di pochi mesi.
La donna di questa storia che conosceremo fra un attimo è stata effettivamente costretta a lasciare il lavoro, perché non aveva altra scelta. Voglio dire, non stiamo parlando di un insegnante insoddisfatto del suo lavoro o del suo stipendio, ma di una donna, di una mamma, che vede suo figlio perdere peso ogni giorno per via del fatto che non ha mai voluto prendere il biberon.
Mia moglie è un’insegnante, e so bene cosa significa vivere ogni giorno quel conflitto oramai prevaricante tra la voglia di stare in aula con i bambini a fare lezione e la sofferenza latente e continua che deriva da un ruolo usurante e sottopagato, reso umanamente insopportabile dal sistema e dalla sua cinica burocrazia.
Non mi meraviglia, dunque, che ci siano così tanti insegnanti nella mia membership Carlissimo Me. Ciascuno di loro, chi per un motivo, chi per un altro, vuole cambiare vita, perché semplicemente non vede più nella scuola ciò che pensava di trovare, quando ha intrapreso gli studi e le procedure concorsuali per farne parte.
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Tuttavia, non è il caso della nostra protagonista che nonostante lo stipendio indecoroso e lo stress inevitabile di un lavoro reso ridondante e inutile, ancora ama andare in aula per educare e istruire i suoi ragazzi.
Ma quando il periodo di maternità finisce, e deve tornare a scuola, suo figlio appena nato ancora non vuole saperne di prendere il biberon, rischiando di ammalarsi e persino di morire.
Se il piccolo si nutre solo con la mamma, la mamma non può fare altro che lasciare ogni cosa, e prendersi cura del figlio h24, benché tale scelta, oltre che forzata dalle circostanze umane, determini pure una serie di problemi finanziari per la famiglia. Il mutuo, le bollette, il vitto, l’assicurazione dell’auto, i costi della scuola per gli altri due figli più grandi diventano adesso come una pioggia di meteoriti da cui bisogna ripararsi urgentemente in un modo o nell’altro.
L’idea di aprirsi un blog per cominciare a scrivere degli articoli mirati a una determinata nicchia di mercato le è stata suggerita dal marito. Forse, però, sarebbe meglio dire “dal lavoro del marito”.
Il lavoro del marito, infatti, diventa il core business del suo blog.
Lei, intanto, come dichiara spesso nell’intervista che ti farò leggere fra un attimo, non sapeva quello che stava facendo. E di certo non poteva immaginare che, dopo 5 anni, quel blog nato nella paura di non riuscire a pagare neanche le bollette sarebbe diventato un blog di successo e una fonte di entrate di gran lunga superiori a quelle che prima le venivano pagate dall’amministrazione pubblica. Ma è quello che è successo. Ed è ciò di cui parleremo oggi.
Nello specifico, cercheremo di capire:
- perché il blog è una buona scelta per gli insegnanti
- quali sono le competenze che gli insegnanti possono trasferire sul blog con un piano preciso di monetizzazione
- come guadagnare effettivamente con un blog, se sei un insegnante
E ora, se siamo pronti, direi di cominciare.
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