Sono circondato da persone che lavorano. Lavora mia moglie, lavora mio figlio. E fra pochi giorni anche mia figlia Roberta comincerà il suo tirocinio da psicologa presso l’ASL di Gubbio. Poi ci sono gli amici dei miei figli, i colleghi di mia moglie: tutti indaffarati, tutti presi dalle loro occupazioni.
“Beati loro”, direbbero quelli che un lavoro ancora non ce l’hanno e lo stanno cercando con ansia. Ma io non posso unirmi a questo coro di ammirazione. Perché un uomo come me, che da diciotto anni vive di blogging business, generando ottimi guadagni dalla più totale comodità della propria casa, senza orari, senza obblighi, senza restrizioni, non può semplicemente ignorare la questione.
C’è qualcosa che stride.
C’è qualcosa che mi fa riflettere.
Sì, è vero. Per arrivare a chiedersi “Ma cosa diamine sto facendo!?”, servono anni di esperienze, qualche delusione e un bel po’ di strada percorsa con il passo pesante di chi si sente sulla via giusta… Fino a quando, un giorno, d’improvviso, scopre di aver girato in tondo.
Per questo, dopo aver provato un paio di volte a suggerire ai miei figli una visione diversa, ho smesso. Ho lasciato che fossero liberi di scegliere, di provare, di incamminarsi lungo il sentiero che ritenevano più adatto a loro.
Volete lavorare? Lavorate.
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Anche io l’ho fatto, eccome se l’ho fatto. Ho macinato giornate, accumulato orari, credendo che fosse l’unico modo per costruire qualcosa.
Ma poi ho capito.
Ho capito che stavo solo girando nella ruota del criceto, spingendo avanti un meccanismo che non portava da nessuna parte.
Ecco perché non posso più far finta di niente.
Non dopo tutto quello che ho scoperto, vissuto e compreso sulla mia pelle.
Spesso, chi non vuole assumersi la responsabilità delle proprie scelte liquida la questione con frasi fatte.
“Eh, ma tu sai fare tante cose, e questo ti aiuta”, dicono.
Sciocchezze!
Tutto quello che so fare oggi, un tempo non lo sapevo fare. Nel 2007, quando ho scelto di seguire questa strada, ero un principiante assoluto. Non avevo conoscenze, non avevo competenze. Nulla, zero, il vuoto totale.
Ma un passo alla volta, un errore alla volta, ho iniziato a capire. Ho imparato. E più imparavo, più mi spingevo oltre, salendo di livello, affrontando nuove difficoltà, inciampando in nuovi fallimenti, acquisendo nuove skill.
È stato un percorso, non un colpo di fortuna.
E poiché non sono un supereroe – anche se alla mia autostima piace crederlo – ma un essere umano come tutti gli altri, so per certo che chiunque può cambiare le sorti della propria vita.
Specialmente i giovani.
Basta scegliere di vivere per sé, non per gli altri. Non per il sistema.
Il web, nonostante le mille restrizioni che gli sono state imposte nel corso degli anni – e credetemi, il web del 2025 non è nemmeno lontano parente di quello del 2007 – resta ancora un luogo straordinario. Un’opportunità micidiale per riprendere in mano la propria vita, rimettersi in carreggiata con il piede giusto e recuperare tutto quel tempo sprecato a vivere secondo le regole degli altri.
Agli amici dei miei figli, quando voglio provocarli un po’, dico spesso:
“Lavora solo chi non sa fare altro.”
Loro mi guardano sorridenti, ma incapaci di comprendere il senso della mia frase. “In che senso?”, chiedono, con la naturalezza di chi crede che la risposta possa arrivare come un colpo di genio, un’illuminazione istantanea. Come se poche parole scambiate davanti a un caffè potessero spalancare loro le porte di una nuova consapevolezza.
Ho smesso da tempo di cercare di persuadere gli scettici durante i cocktail.
Perché dovrei sprecare fiato?
Qui, in rete, ci sono centinaia di persone che mi cercano, mi ascoltano e, soprattutto, mi pagano per avere le mie informazioni.
“In che senso?”, insistono.
Volete davvero capire il senso?
Eccolo:
Nel vostro lavoro vendete voi stessi. Vendete il vostro corpo, la vostra mente, i vostri pensieri, la vostra dedizione. E in cambio ricevete una paga oraria, stabilita da altri, limitata da altri.
Sul web, invece, vendi la tua conoscenza. E non la vendi a una sola persona per volta. La vendi a cento, a mille, a diecimila persone in un anno.
E capisci all’improvviso che il tempo non è più una gabbia.
Ecco il punto. Ciò che andrebbe compreso, accettato, interiorizzato, al di là delle competenze tecniche necessarie per aprire un blog o scrivere un libro.
Quello che i giovani dovrebbero capire è che esiste un modo più intelligente di vivere, ed è basato sulla conoscenza.
Ogni giorno, milioni di persone cercano risposte, informazioni, soluzioni. E sono disposte a pagare per ottenerle.
Se riesci a capire questo, allora tutto cambia.
Il passo successivo diventa quasi naturale: cominci a fare tutto il necessario per costruire una vita basata sulla condivisione della tua conoscenza. Perché dalla condivisione nascono i guadagni. E grazie al web, quei guadagni possono essere automatici o semiautomatici, capaci di sganciarsi dal tempo impiegato e di ripagarti in modo esponenziale.
A quel punto, la domanda non è più:
Come faccio a trovare un buon lavoro?
Ma:
Come faccio a creare qualcosa che funzioni per me, anche mentre dormo?
Pensavo che, in tutti questi anni, molte più persone avessero aperto gli occhi. Che si fossero erudite, che avessero compreso il potenziale del web come strumento di libertà e non solo di intrattenimento. E invece, ora che i miei figli lavorano e ho modo di conoscere i loro amici, mi accorgo che i progressi sono stati minimi. La mentalità non è cambiata granché.
Lo stesso vale per gli imprenditori. Anche loro corrono, senza sosta, senza mai fermarsi a chiedersi perché. Anche loro girano nella ruota del criceto, convinti che accumulare sia sinonimo di successo.
Ma qual è il senso di una vita trascorsa a creare fatturato all’interno di quattro mura, quando fuori c’è un mondo intero che a malapena conosci?
Quali sono i tuoi hobby? Qual è il tuo sport preferito? Ti piace il mare o la montagna?
Pensaci mentre trascorri un’altra giornata incatenato al telefono con clienti e fornitori, mentre il tempo scivola via e la tua vita diventa sempre più un elenco di scadenze da rispettare.
Viviamo, in media, 2.524.608.000 secondi.
Di questi:
- 410 milioni li passiamo a scuola.
- 299 milioni li spendiamo lavorando.
- 841 milioni li passiamo a dormire.
Siamo già abbondantemente oltre la metà. Aggiungi poi il tempo impiegato in spostamenti, faccende domestiche, attese inutili, riunioni interminabili.
Quanto ci rimane davvero per vivere?
Sai qual è la novità? È che di quei 2 miliardi e mezzo di secondi, se fossimo più intelligenti e informati nelle nostre scelte, potremmo vivere oltre la metà in modo veramente pieno. In attività che amiamo, con le persone che ci rendono felici, facendo ciò che ci appassiona davvero.
Quanto sarebbe diversa la tua vita se, ogni mattina, aprendo gli occhi, non avessi l’ansia della sveglia, del traffico, delle scadenze imposte da altri?
Quanto cambierebbe il tuo umore se, invece di infilarti in una routine soffocante, potessi dedicare le prime ore della giornata a qualcosa che davvero ti appassiona?
Se il tempo non fosse più un padrone severo da assecondare, ma un alleato prezioso da modellare secondo i tuoi desideri?
Se ogni giornata fosse un’opportunità per creare, esplorare, costruire qualcosa che ha senso per te e non per qualcun altro?
Come cambierebbe il tuo stato d’animo, il tuo livello di energia, la tua voglia di alzarti dal letto?
Pensaci. Perché questa possibilità esiste. È reale. Ma solo se trovi il coraggio di uscire dagli schemi e scegliere un modo diverso di vivere.
Ricorda: lavora solo chi non sa fare altro.
Ma se ogni volta che lo dico, tu ridi, liquidandolo come fosse una battuta da cabaret, senza mai fermarti a riflettere, senza mai chiederti “E se avesse ragione?”, il tempo passerà.
Passeranno gli anni.
E quel sorriso spensierato di oggi, un giorno si trasformerà in un sorriso amaro. Ti guarderai allo specchio e vedrai un volto segnato non solo dal tempo, ma dai rimpianti. Rimpianti per tutto quello che avresti potuto fare. Per le passioni che hai soffocato. Per le avventure che non hai vissuto. Per il coraggio che non hai avuto.
E tutto per cosa? Per seguire i diktat degli altri. Per aderire a un modello che non hai scelto tu. Per sentirti al sicuro, dentro una gabbia dorata che, col passare degli anni, ti sembrerà sempre più stretta.
Ma a quel punto sarà troppo tardi.
Perché il tempo che non hai vissuto non te lo restituirà nessuno.
E l’unica domanda che ti rimarrà sarà: “Perché non ho provato prima?”
Non arrivare a quel giorno.
Scegli di vivere ora.


Grazie Carlo, per i tuoi contenuti, suggerimenti, consigli……..hai perfettamente ragione in tutto!
La penso come te, gran parte del mio tempo l’ho dedicato ad altri, ora a 60 anni suonati, se davvero non è mai troppo tardi, vorrei riprendere in mano la mia vita lavorando da casa, con ciò che sò fare e con tutto ciò che di nuovo posso imparare, salute permettendo! ciao
E allora dacci dentro 😉