Pubblicare libri su Amazon, oggi, è come darsi piccole martellate sulle palle ogni mattina. Un fastidio regolare. Una sofferenza organizzata. Se poi hai persino letto la mia newsletter MEF e insisti ancora a farlo, allora non c’è discussione: il coglione sei tu. E il martello te lo meriti tutto. In testa. Secco, preciso, educativo.
Facciamola finita con le scenette da vittime del sistema. Guardiamoci in faccia.
Scrivere un libro, un vero libro, non è il passatempo di chi ha finito Netflix. È un atto da gente seria. Studiare, leggere, scavare, tirare fuori idee come pepite da una miniera. È una guerra contro la superficialità che spinge milioni di paperelle umane a galleggiare felici nell’ignoranza.
Scrivere è anche lucidare ogni parola come un coltello, fino a farla diventare un’arma che incide nel cervello di chi legge.
Un libro vero non nasce per vantarti. Nasce per scuotere. Per educare. Per svegliare chi dorme.
E se dopo tutto questo ti riduci a regalarlo su Amazon per tre spiccioli e due recensioni false… beh, amico mio, allora sì: meriti martellate. E nemmeno tanto piccole.
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Sotto il gesso
Quando il libro era cosa da adulti (non da scappati di casa)
Una volta, pubblicare un libro era roba da adulti. Non c’era spazio per l’improvvisazione. C’erano editori veri, editor seri, revisori spietati. Era una catena di persone capaci che passavano il testimone a… altra gente capace.
Le case editrici — quelle vere, non i cessi chimici di oggi — facevano il loro mestiere: scegliere solo ciò che meritava di esistere.
Poi è arrivato Amazon. E ha tirato giù il recinto.
Il selfpublishing sembrava una figata: una scorciatoia finalmente aperta ai bravi autori esclusi dal sistema. All’inizio, lo è stato davvero. Una manciata di scrittori veri ha trovato spazio, ha venduto, ha brillato.
Sembrava il Rinascimento.
Sembrava.
Dall’utopia al porcile
Poi è arrivato il solito, vecchio vizio umano: fregare il sistema (e fregarsi da soli).
La rivoluzione è diventata una discarica. Libretti scadenti lanciati come pattume su Amazon, pensati solo per inseguire parole chiave di moda.
Nessuno si chiedeva:
Chi diavolo dovrebbe comprare questa merda?
Bastava infilare “dimagrire in 5 giorni” nel titolo e poi via, a spammare.
Intanto i guru del nulla strillavano:
Guadagni soldi con i libretti!
Basta pubblicare e vai in pensione a 30 anni!
E gli italiani? Si sono tuffati come zanzare sulla luce. Risultato? Migliaia di euro sputtanati in corsi ridicoli, copertine fatte male e ghostwriter disperati. E alla fine? Un pugno di mosche. Un curriculum da barzelletta. Soldi buttati. Competenze zero. Risultati… manco per il cazzo.
Solo un sacco di “se avessi saputo prima…” sussurrati davanti allo specchio.
L’illusione dei furbetti da tastiera
Fin qui, come si dice dalle mie parti, se vai per questi mari, questi pesci pigli.
Ma poi ci sono i “più svegli”. Quelli che credono di aver capito tutto:
Io niente truffe, io pubblico roba seria. Tanto poi il pubblico mi trova su Amazon.
Ecco.
Qui casca l’asino.
Anzi: si schianta. E lascia pure il buco per terra.
Non funziona così.
Se vuoi vivere come me — libero dagli orari, in pantofole, a contare entrate — non ti serve Amazon. Ti serve un sistema.
Un cazzo di sistema vero.
L’unica via: costruire il tuo sistema
Il sistema vero non si appoggia su Amazon. Non si regge su plugin da nerd. Si regge su una tua lista di lettori fedeli.
Una lista tua.
Un autoresponder tuo.
Un rapporto vero, personale, che tu hai costruito a forza di sudore, verità e valore.
Il libro o l’eBook? Non sono il traguardo. Sono solo il biglietto da visita. L’esca.
Se credi ancora che basti pubblicare su Amazon per cambiare vita, ti consiglio di sederti comodo.
Campa cavallo. L’erba cresce lentamente. E più lentamente di quanto ti raccontano nei gruppi Facebook pieni di “best seller Amazon” finti.
Scrivere memorie o mollare il lavoro? Scegli bene la tua trappola
Ora, cerchiamo di capirci una volta per tutte. Se sei appena andato in pensione, hai 65 anni, e sogni di scrivere le tue memorie per raccontare al mondo — o almeno ai tuoi nipoti — come una volta si faceva il vino a piedi scalzi… Amazon va benissimo.
O qualsiasi altra piattaforma che ti consenta di pubblicare, stampare e avere finalmente un libro fisico da sbattere sul tavolo delle feste di famiglia. Te lo meriti. Davvero.
Onore a te.
Ma se hai 40 o 50 anni, se stai ancora nella palude del “vecchio lavoro di merda” e dentro di te cova il sogno segreto di mollare tutto per vivere di rendite online… allora fermati. Spegni il motore dell’entusiasmo a cazzo. Perché non succederà.
Sì, magari venderai qualche copia.
Sì, magari un paio di recensioni arriveranno pure senza che tu debba pregarle.
Sì, magari ti sentirai pure figo per tre giorni.
Ma no, quelle copie vendute non ti faranno lasciare il tuo lavoro. Perché con quello che ti passa Amazon — royalties da fame, tasse, spese — non ci campi nemmeno il gatto, figurati tu.
Le dashboard dei guru e la realtà che ti nascondono
Le dashboard dei guru? Sai, quelle che ti mostrano nelle stories con fatturati a sei zeri, cocktail in mano e faccine da finto umile? Non sono vere. O meglio: non sono vere nel senso che serve a te.
Perché loro sì, magari hanno venduto qualcosa. Magari pure tanto. Ma lo hanno fatto dopo anni di costruzione invisibile, di mailing list mai menzionate, di joint venture taciute, di audience accumulate come formiche operose mentre tu pensavi che bastasse pubblicare un eBook di 30 pagine su “Come svegliarsi felici” per campare.
Ti racconteranno sempre una storia vera.
Sempre.
Ma non sarà mai la tua.
Perché la tua vita, le tue competenze, il tuo network oggi non valgono ancora un cazzo nel loro sistema. Non c’entrano nulla. Tu sei uno spettatore pagante, non il protagonista.
Il business vero: scoperta, interazione, conversione
Ora, se vuoi davvero cambiare il copione — ascolta bene. Il business online vero si fonda su tre parole:
- Scoperta.
- Interazione.
- Conversione.
Dentro queste tre bombe ci stanno decine di micromosse, di snodi, di bastonate e ripartenze che costruiscono il tuo sistema. Non il sistema di Amazon. Non il sistema dei guru.
Il tuo.
E sai come si costruisce questo sistema?
- Facendo lista. Selettiva, cattiva, pulita. Nessun cane, nessun porco, nessun morto di fame a scaricare gratis.
- Creando infoprodotti scalabili. Roba vera. Non spazzatura da 2 euro.
- Vendendo competenze. In upsell, in cross-sell, in tutte le direzioni.
I libri non sono la meta. Sono solo la prima porta.
E adesso, tienilo bene in testa:
Il libro o l’eBook? Falli. Fanne tanti. Stampali come se dovessi tappezzarci la parete del salotto. Ma ognuno di loro deve essere una porta. Una porta d’ingresso al tuo sistema. Non il prodotto finale su cui speri di salvarti la vita e comprare una villa al mare.
Perché se pensi ancora che il libro sia il traguardo, e non il trampolino… be’, preparati a rimanere a guardare gli altri che nuotano — mentre tu affoghi con il sorriso finto di chi “ce l’ha quasi fatta”.
E no, amico mio, quasi non basta più.


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