Idee confuse, interessi superficiali, paura di sbagliare e di girare a vuoto. Questi i pensieri che affollano la mente di chi vive la prima fase del cambiamento. È un travaglio vero e proprio: c’è trepidazione, c’è ansia. Ma più di tutto, c’è un senso devastante di inefficacia che annienta lo spirito di iniziativa e riduce la tua mente a una larva irragionevole.
Eppure, ci sono cose che hai imparato nel corso degli anni, cose delle quali sei stato o sei ancora un fiero narratore. Cose semplici, come la preparazione di un piatto afrodisiaco o di una cena indimenticabile, o anche più sofisticate e tecniche, come la riparazione di un cancello elettrico o la preparazione atletica di una squadra di calcio, o ancora più scientifiche e delicate, come la cura di una congiuntivite con i rimedi naturali o la preparazione di un esame universitario con un metodo veloce ed efficace.
Quando ero adolescente e non pensavo ad altro che a divertirmi sul motorino, i miei amici mi chiamavano spesso per parlare con gli adulti in caso di necessità. Dicevano che io ero quello più persuasivo, che sapevo parlare e che avrei avuto più chance di convincere un genitore ostinato o un bidello infuriato rispetto agli altri della comitiva.
Ne facevamo di guai, come tutti i ragazzi, del resto. Ma se c’era da difendere il gruppo, quantomeno per attenuare le conseguenze o ridurre le punizioni dei genitori, ero io l’addetto. Ahimè.
Ora, non so dire se sono diventato un comunicatore perché un po’ c’ero portato, o se il ruolo imposto dalle circostanze adolescenziali mi ha fatto credere di dover seguire questa strada, spingendomi a occuparmi della cosa con una sensibilità e una curiosità diverse. Forse, non avrei mai preso in considerazione l’idea di parlare per convincere qualcuno, se i miei amici, scaltri ma anche un po’ vigliacchi, non avessero fatto un passo indietro tutte le volte che c’era da “disquisire”. Fatto sta che la comunicazione è diventata il mio lavoro.
Non puoi liberarti dei tuoi talenti, anche quando credi di non possederne. Perché ci sono, sebbene sopiti, silenziosi, anchilosati. Semmai, trascurati, messi da parte, ancora grezzi. Ma pur sempre vivi da qualche parte dentro di te.
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Non sto dicendo che una buona mano per il disegno sia sufficiente a fare di te un fumettista strepitoso o un autore di corsi per aspiranti disegnatori. Così come la tua passione per i motori e la tua capacità di smontare e rimontare ogni pezzo della tua auto non fanno di te un tecnico della Ferrari o un formatore esperto di meccanica automobilistica. Ma sia con il disegno, sia con la meccanica – e per qualsiasi altra passione o talento tu abbia deciso di chiudere in un cassetto molti anni fa – il segreto è rispolverare l’interesse e rimettersi in gioco con fare paziente.
Non pensare al guadagno immediato che potresti ricavare da un tuo eventuale impegno verso ciò che ami fare. Perché il ragionamento sul guadagno è lo stesso che ti mette in crisi sul piano dell’autostima. Sai bene che per vendere il tuo talento o le tue competenze devi sviluppare qualcosa che valga la pena di comprare. La tua onestà intellettuale ti porta a misurare il valore di quello che puoi offrire oggi sul mercato. E qui le risposte sono devastanti. Ti accorgi di non essere all’altezza di un prodotto vendibile e i tuoi pensieri vanno in tilt. E pensi di non avere le idee chiare.
L’unica conseguenza di questo ragionamento involutivo è che alla fine decidi di passare ad altro. Cominci a ripiegare su soluzioni alternative: ti sforzi di intercettare nella tua esperienza qualcosa di spendibile, qualcosa che possa essere venduto, senza scatenare il malcontento dei tuoi futuri clienti. Ma tutto questo succede perché pensi alla vendita, ai clienti, e quindi al guadagno. Se invece osservi la cosa da una prospettiva diversa, ti accorgi che c’è molta sostanza su cui puoi lavorare sin da subito. Ecco come.
1ª regola: agganciare la passione

La prima regola è agganciare ciò che ti appassiona veramente.
Recupera i tuoi ricordi, le sensazioni di piacere che provavi a svolgere una determinata attività (manuale o di pensiero, non importa).
Recupera gli oggetti e gli utensili che in passato ti hanno fatto avvicinare a quel tipo di attività. Se amavi pescare, recupera la tua canna da pesca e ogni altro attrezzo del mestiere riposto in soffitta. Se amavi suonare la chitarra, corri a prenderla in cantina. Rimettila in circolo. Sistema le corde. Strimpella qualcosa. Se ti piaceva leggere libri di esoterismo, tira fuori la cassapanca entro cui li hai nascosti. Trovali. Recupera la scacchiera, se amavi il gioco degli scacchi.
Senza mai pensare al guadagno e alla vendita, per non rimanere vittima dell’ansia da prestazione, concentrati solo sui contenuti.
2ª regola: affinare le competenze

La seconda regola, infatti, è rispolverare le vecchie competenze, seppure elementari, per poi curarle e affinarle con un nuovo ciclo di studi e di pratica sull’argomento. Niente guadagno. Solo formazione. Formazione di rinforzo, formazione di approfondimento, formazione specializzante.
Non puoi sfuggire al tuo talento, ma devi rinforzarlo con la disciplina. Talento e disciplina insieme faranno di te un professionista, un punto di riferimento, una persona da consultare o da prendere come esempio sull’argomento in questione.
3ª regola: dare per avere

La terza regola riguarda il “dare”, senza aspettarsi nulla in cambio. Che tu ci creda o no, l’universo plasma il tuo futuro in rapporto alla tua capacità di donare aiuto a chi ne ha bisogno.
Ricorda che stai rispolverando o ampliando le tue competenze su un determinato tema. Sei in fase di rodaggio. E tutto quello che offri agli altri in termini di know how equivale a un corroborante periodo di praticantato.
Comincia a parlarne. Intavola discorsi per esprimerti al meglio. Fai sapere agli altri, senza eccedere, che le tue conoscenze su quel tema non sono superficiali.
Le persone quasi sempre parlano per “sentito dire” o con un livello molto approssimativo di conoscenza dell’argomento. Al bar, in palestra, in spiaggia o alla stazione, ovunque si creino salottini occasionali di conversazione, manca la profondità scientifica della dissertazione. Ed è anche giusto che sia così. Immagina che noia se in ogni luogo dove le persone abitualmente scambiano due chiacchiere senza impegno dovessimo sorbirci un simposio sui massimi sistemi.
La terza regola non vuole che tu faccia il saccente che ostenta le sue conoscenze in fila alle casse del supermercato. La terza regola vuole semplicemente che la tua competenza cominci ad accendersi e poi a brillare quel tanto che basta a fare di te un piccolo punto di riferimento.
Puoi diventare un ricercatore, uno studioso, uno che passa gran parte del suo tempo a leggere e a sviluppare abilità specifiche su un determinato argomento. Una frase, una citazione, un riferimento storico, piccole arguzie argomentative, insomma, sono sufficienti a mettere in allerta i tuoi interlocutori e ad alzare il livello della conversazione, se necessario.
Senza ostentare. Un passo alla volta. Esercizio dopo esercizio. E senza mai pensare al guadagno. Lascia alle persone un po’ di te, della tua conoscenza. Offri informazioni utili. Aiuta gli altri a fare meglio qualcosa nel campo di tuo interesse.
Con il tempo scoprirai di avere una competenza importante. Lo capirai dal numero delle persone che traggono aiuto dalle tue informazioni o dal tuo esempio, ma anche da quelle che senza chiederti aiuto compiono delle scelte che giuste o sbagliate che siano si rivelano conformi alle tue previsioni o intuizioni.
Senza pensare al guadagno, rispolverando vecchie passioni e applicandoti con impegno e abnegazione all’approfondimento degli argomenti o delle attività che ami, ti ritroverai nel giro di un anno o due con una preparazione e una competenza tali che la gente penserà a te come a un genio, e sarà disposta a pagarti profumatamente per avere una tua consulenza, leggere un tuo libro o accedere a un tuo corso. E lo farà anche quando il mercato dovesse esprimere uno o più concorrenti, perché a quel punto non saranno le novità produttive di Tizio o di Caio a interessare gli acquirenti, ma la loro specifica esperienza. Non il prodotto, ma il modo in cui viene raccontato.
Forse ci vuole tempo, se non sei ancora pronto. Soprattutto se in tutti questi anni non hai mai creduto in te stesso. Avresti potuto coltivare le tue passioni indipendentemente dal lavoro che svolgi per sbarcare il lunario. Avresti potuto leggere, esercitarti, dare retta a quelli che prima di te hanno intuito la buona strada della crescita e ne stanno condividendo trucchi e sfumature.
Se lo hai fatto, tanto di guadagnato. Sei già avanti. Hai delle competenze spendibili e puoi cominciare a lavorare al tuo progetto di cambiamento sin da subito. Se invece hai messo tutto da parte, abbandonandoti al sistema degli scribacchini e dei burocrati, degli impiegati e delle fabbriche, dei concorsi e dei curricula, e solo ora ti stai rendendo conto di avere sprecato buona parte della tua vita, allora prenditi il tempo necessario per rimediare ai tuoi errori. Tanto le cose non cambiano nel vecchio sistema. Andranno sempre peggio. Fabbriche e negozi continueranno a chiudere. Aumenteranno i disoccupati. Ancora di più aumenteranno gli inoccupati, quelli che un lavoro non l’hanno mai svolto, perché completamente incapaci di offrire collaborazioni di valore alle imprese di nuova generazione.
Di contro, ci sarà bisogno di formazione. Le persone dovranno imparare di più per guadagnare di più, adeguarsi in fretta per rimediare in fretta. Dovranno esplorare nuovi campi dello scibile umano e leggere libri e frequentare corsi di chi, prima di loro, ha già maturato esperienze specifiche e conoscenze spendibili.
Molti arriveranno sul letto di morte nell’indecisione. Saranno vittime delle loro stesse paure, della loro codardia. E saranno talvolta patetici e indecorosi, perché esaleranno l’ultimo respiro senza onore, attribuendo colpe ad altri. Ma alcuni attraverseranno il guado. Sapranno reagire con coraggio. Capiranno che la stramberia e l’incoscienza non sono più connotazioni negative, ma simboli della rivoluzione, di una rivoluzione biologica, prima che filosofica e intellettuale, perché fondata sull’esigenza di una vita secondo natura, cioè libera.
Non avere paura di sbagliare. Non avere paura di niente. Libera la tua parte più stramba e lasciala agire per il tempo necessario. La tua vita cambierà in meglio nel momento in cui smetterai di nasconderti.
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