Qualcuno mi ha scritto, lamentandosi del fatto che in Carlissimo Me non pubblico contenuti riservati da un po’ di tempo. Per la precisione, mi ha scritto testualmente:
È da ottobre che non pubblichi più contenuti riservati a quelli iscritti a Carlissimo Me, ma continui ad incassare mese dopo mese la quota della membership.
La seconda parte della frase — quella in cui dice “ma continui a incassare mese dopo mese la quota della membership” — è interessante. Ma ci torniamo tra poco.
Diciamo subito, però, che l’ultimo contenuto riservato è stato pubblicato il 19 dicembre. Si trova qui. Il penultimo a novembre. Si trova qui. Devono essere sfuggiti al mio vigile osservatore.
Ma non è questo il punto. Il punto è che i miei lettori, giustamente, meritano di sapere in che direzione stiamo andando. Soprattutto se qualcuno, con lo stesso sguardo attento del mio osservatore, si sta chiedendo come evolveranno le cose in Carlissimo Me.
La trappola della quantità (e perché ho scelto di rallentare)
C’è stata una fase molto intensa in cui ho spinto davvero tanto sulla membership. In quel periodo ho pubblicato oltre 500 tutorial e centinaia di ore di webinar. Ho creato categorie su categorie, esplorando tutto quello che stava emergendo — soprattutto i primi vagiti dell’AI, quando ChatGPT iniziava appena a farsi vedere.
Grok AI
Moneyball Infomarketing
Avatar da sei cifre
Siti Web per Consulenti
Autorità semantica
NotebookLM e Fumetti
6 Milioni di Copie Senza Amazon
Sotto il gesso
Innesco affettivo
ChatGPT Look Studio — Registrazione completa del Workshop
Tutto quello che scoprivo lo testavo e lo portavo dentro. E quei webinar, oggi, sono tutti ancora lì, dentro Carlissimo Me, insieme ad altre teleconferenze più tipicamente del mondo marketing e infomarketing. Li trovi qui.
Poi, col tempo, il ritmo è cambiato. Ed è vero. Ma non perché mi sia “fermato”.
Nel frattempo ho costruito una libreria con oltre 70 titoli in pochi mesi. Una libreria viva, altamente personalizzata, piena di strumenti — molti dei quali nemmeno visibili dall’esterno, perché lavorano dietro le quinte. Strumenti che nascono da un processo continuo: esplorare, provare, studiare, sbagliare, pagare abbonamenti, testare ancora… e poi integrare.
Capisco che, soprattutto i primi iscritti — quelli da 9 euro al mese — si fossero abituati molto bene. Con una spesa davvero minima si ritrovavano:
- articoli e tutorial quotidiani da 3–4000 parole
- webinar a ripetizione
- gran parte delle lezioni di Phoenix
- e una lunga serie di esperimenti: racconti, coloring book, planner e altro
Tutto materiale che nasceva da un laboratorio in continuo movimento. E che, in base alla risposta del pubblico, poteva prendere due strade: crescere e diventare una categoria stabile… oppure fermarsi e finire in archivio.
Perché sì, oltre a creare, io guardo anche i dati. Analizzo visualizzazioni, aperture, tempi di lettura. Per un periodo ho persino utilizzato strumenti avanzati che mi permettevano di vedere nel dettaglio come le persone interagivano con i contenuti: dove si fermavano, dove uscivano, cosa rileggono, cosa copiavano. Per capire cosa, davvero, aveva senso sviluppare.
Credo che questo faccia parte del mio ruolo. Il mio lavoro non è “dare a prescindere”. È capire cosa funziona davvero — per chi mi segue, e sì, anche per me. Perché questo non è un hobby. È il mio lavoro. E un lavoro, per stare in piedi, deve generare entrate. Per sostenere tutto quello che c’è dietro: server, strumenti, AI, piattaforme, test continui.
Se questa macchina si ferma, si ferma anche ciò che posso creare e condividere.
Ma torniamo al punto centrale: capire cosa funziona davvero e cosa, invece, no.
A luglio 2024 avevo circa 100 abbonati. A ottobre dello stesso anno mi sono ritrovato con una fuoriuscita di 20–25 persone. All’inizio ho lasciato correre. Può succedere. Ma quando ho visto che il fenomeno iniziava a diventare significativo, ho fatto una cosa semplice: ho chiesto. Ho scritto, ho ascoltato.
E quello che è emerso è stato, per me, una doccia fredda. Le persone uscivano… perché non riuscivano a starmi dietro. Mi dicevano:
Carlo, è tanta roba. Troppa. Non riesco a seguirti. Più passano i giorni, più si accumulano contenuti non letti, webinar non visti.
Sembra un controsenso, vero? Ma se ci pensi bene alla fine avevano ragione.
Io faccio questo lavoro. 20 anni fa sono riuscito a liberarmi dalle catene del sistema. Ho tempo per leggere, scrivere, pubblicare. E come me, ci sono persone che riescono a stare su quel ritmo. Ma la maggior parte no. La maggior parte dei miei lettori ha una vita piena: lavora, torna a casa stanca, cerca uno spazio quando può. A volte legge. Altre volte rimanda al weekend. E intanto i contenuti si accumulano. E Carlissimo Me, nel giro di pochi giorni, diventava una cosa sola: un arretrato che iniziava a pesare. Tanto.
E quando qualcosa pesa… prima o poi lo molli.
Sono un padre di famiglia. E certe dinamiche le capisco benissimo. Ma sono anche un imprenditore. E un imprenditore deve far quadrare i conti. Lo abbiamo detto. Quindi, davanti a quel segnale, la scelta per me è stata naturale. Da una parte, rallentare il ritmo su Carlissimo Me — per evitare che diventasse un peso per chi lo stava già vivendo così. Dall’altra, investire energia in un nuovo progetto.
Un progetto che, tra l’altro, è sempre stato il mio primo amore: scrivere eBook e venderli. Perché è da lì che è iniziato tutto. Nel 2007 è stato proprio un eBook a cambiarmi la vita, facendomi capire la potenza dell’infomarketing.
E oggi, con l’AI, si è aperta una possibilità enorme. Creare codice, sviluppare strumenti, costruire sistemi digitali… cose che fino a pochi anni fa erano fuori portata per chi, come me, non viene da quel mondo. Non approfittarne sarebbe stato ingenuo.
E infatti ho fatto esattamente questo: ho costruito una libreria proprietaria. E ho iniziato a metterla a frutto.
E Carlissimo Me, nel frattempo? Carlissimo Me non si è fermato. Ha semplicemente cambiato ritmo. Non più pubblicazioni quotidiane, ma settimanali o quindicinali. Ed è andata avanti così fino a dicembre 2025.
Poi cosa è successo?
Negli ultimi mesi è entrata nella mia vita una nuova leva potente: Claude. E lì ho visto qualcosa che mi ha costretto a fermarmi e rivedere tutto. Non un semplice aggiornamento. Un vero restyling. Strutturale, prima ancora che estetico. Ho iniziato a lavorare a una revisione profonda di Carlissimo Me, che porterà — e lo dico con cautela — a qualcosa di molto più evoluto. Probabilmente anche a una vera e propria app dedicata.
Non è un dettaglio. Significa prendere un archivio enorme e fare una selezione netta: togliere ciò che è stato solo un esperimento, un test, un tentativo… e lasciare spazio solo a ciò che ha funzionato davvero.
Ora, chi conosce anche solo lontanamente il lavoro che c’è dietro, capisce una cosa semplice: un’operazione del genere non si fa in poche settimane. Soprattutto se, nel frattempo, continui a lavorare ogni giorno con i tuoi clienti in tutoraggio.
Valore reale vs. Effetto movimento
E qui arriviamo alla seconda parte della frase del mio osservatore critico: “ma continui a incassare mese dopo mese la quota della membership”.
Mettiamola in fila. È vero: negli ultimi tre mesi non ho pubblicato nuovi contenuti riservati. Ma guardare solo all’ultimo post significa ignorare il quadro generale.
Chi entra o resta in Carlissimo Me non paga per un “compitino” settimanale, ma per l’accesso immediato a un patrimonio costruito in anni di lavoro: centinaia di tutorial riservati, centinaia di ore di webinar e formazione specialistica. Un archivio vivo, accessibile in ogni momento, che vale infinitamente di più della singola quota mensile.
Quindi no, non è che “io continuo a incassare”. Semplicemente garantisco l’accesso a un valore enorme già disponibile. Poi, la scelta di restare o meno è — giustamente — nelle mani di chi è iscritto. In qualsiasi momento. Senza vincoli. Senza attriti.
Se quel valore non è più percepito come utile, la cosa più semplice è fermarsi. Ed è corretto così. Ma questo significa che non ci saranno nuovi contenuti? Assolutamente no. Ho una quantità di materiale già pronto — testato, filtrato, organizzato — che può alimentare Carlissimo Me ancora a lungo.
Questi mesi non sono stati una pausa vuota. Sono stati una fase di riorganizzazione. Mi sono preso tempo per fermarmi, rivedere, selezionare. E sì, sono passati tre mesi. Succede.
Ma il punto non è quando riparte la pubblicazione. Perché la pubblicazione può ripartire anche subito. Ho già materiale pronto, testato, che posso iniziare a condividere da subito, andando ad alimentare l’archivio così com’è oggi.
E questo accadrà. Ma è solo una parte del lavoro. L’altra parte — quella più importante — è la riorganizzazione profonda di Carlissimo Me.
E quella richiede ancora un po’ di tempo. Perché non si tratta di aggiungere contenuti, ma di rimettere ordine in tutto quello che è stato costruito: selezionare, semplificare, dare una struttura più chiara e più utile.
Ti dico anche una cosa, in confidenza: sto lavorando a una vera e propria consolle di studio, qualcosa che — per come la sto immaginando — non ho ancora visto in giro. Ma non ha senso parlarne troppo adesso. Ha senso mostrarla, quando sarà pronta.
Quindi sì, i nuovi contenuti possono tornare anche subito. Ma la nuova versione di Carlissimo Me — quella che ho in testa — ha bisogno ancora di lavoro.
E quando uscirà, non sarà semplicemente “più contenuto”. Sarà qualcosa di diverso.
Non si resta per abitudine, si resta perché allineati
E qui arrivo al punto finale.
Io non sono più quello di prima. E non perché “prima fosse meglio o peggio”. Semplicemente perché il mio lavoro è evoluto. Oggi non sono più interessato a produrre contenuti in serie per dare l’illusione del movimento. Sono interessato a costruire qualcosa che abbia senso nel tempo. Questo significa meno rumore, più selezione. Meno quantità percepita, più valore reale.
Capisco che questo cambiamento possa non essere per tutti. Ed è giusto così.
Carlissimo Me non è un obbligo. Non è un vincolo. Non è un abbonamento da “tenere attivo a prescindere”. È uno spazio. Se ti è utile, resta. Se non ti è più utile, fermati. Senza disagio. Senza spiegazioni.
Ma con una cosa chiara: qui non si resta per abitudine. Si resta perché si è allineati.
Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto: studiare, testare, investire, filtrare… e poi condividere. Non sempre con lo stesso ritmo. Non sempre nello stesso formato. Ma sempre con lo stesso obiettivo.
Chi cerca questo, è nel posto giusto. Gli altri, semplicemente, no.
E va bene così.


C’è un errore in cui cadiamo quasi tutti, un miraggio che brilla all’orizzonte del nostro feed: la ricerca della news definitiva.
Siamo diventati dei cercatori d’oro che hanno smesso di scavare per correre dietro a ogni riflesso sull’acqua.
Speriamo nel trick magico, nella strategia “2 click e vendi tutto”, nella ricetta segreta che ci permetta di saltare il duro lavoro del processo.
In questa fame insaziabile di nuovo, finiamo per trasformarci in divoratori compulsivi: articoli, newsletter, pillole di saggezza “mordi e fuggi” che ingoiamo senza masticare.
Ma ecco il mistero: più accumuliamo informazioni, più la visione d’insieme sbiadisce. Diventiamo bibliotecari di contenuti che non sappiamo usare, incapaci di setacciare l’oro dalla sabbia.
Poi, accade qualcosa. Un attimo di silenzio, la mente che finalmente si placa. E in quella lucidità improvvisa, arriva la rivelazione: gli strumenti che cercavi disperatamente erano già lì.
Erano in quelle “solite cose” che avevi archiviato con sufficienza, in quelle letture di qualità che avevi sfiorato solo superficialmente perché non brillavano abbastanza.
Riconosciamo, con un pizzico di amara ironia, che l’essenza di cui avevamo bisogno era già nelle nostre mani. Solo che non avevamo avuto il coraggio di fermarci a guardarla.
Quando ci iscriviamo a una newsletter, lo facciamo carichi di aspettative. Ma forse dovremmo iniziare a chiederci: “Quello che cerco è funzionale alla mia crescita o è solo un altro modo per nutrire l’ansia di restare indietro?”.
Il vero salto di qualità non è trovare nuovi contenuti, ma imparare a discernere. Separare il rumore del marketing dalla melodia della sostanza. Smettere di inseguire i trend per iniziare a coltivare ciò che è profondo, prezioso e, soprattutto, vero.
È solo il mio pensiero, naturalmente. Ma a volte, per andare avanti, bisogna smettere di aggiungere e iniziare a scartare.
Grazie del contenuto e complimenti, Carlo.
Ernesto, hai centrato il punto. Il problema non è la mancanza di contenuti, ma l’incapacità di fermarsi e usarli davvero. Aggiungere è facile. Selezionare è difficile.
Ed è proprio lì che si gioca tutto.
Grazie per il tuo contributo 🙏
E’ vero, Carlissimo Me è uno scrigno ricco di contenuti utili e preziosi, ed è difficile rimanere al passo col tuo lavoro.
Comunque non sempre i nuovi contenuti sono ciò che ci serve al momento in cui vengono pubblicati. Eppure sono lì sempre a disposizione per quando serviranno.
Non conto neanche le volte che ho fatto ricerca tra articoli e tutorial “datati”…
Avere l’accesso a vita a tutto il contenuto dedicato ai “Carlissiani” e per giunta ad un costo simbolico, è qualcosa per cui io personalmente sono grata. 😊
Grazie per essere sempre un passo avanti Carlo, buona vita. 🌹