Ho da poco finito (quasi) la preparazione delle diapositive che trasmetterò nel webinar di stasera su “L’attraversamento”.
Non è un discorso semplice quello che intendo proporre all’aula, anche perché tocca il concetto di autorità e di sistema che io intendo mostrare nella sua essenza immorale e disumana.
A un certo punto dovrò lasciare i discorsi filosofici per entrare in quelli più pratici. Dobbiamo parlare del blogging business avanzato e di come questo modello possa permettere uno stile di vita molto più libero e felice.
Ma prima di arrivare a quel momento, servono le giuste condizioni per imprimere energia, oltre che tecnica, alle coscienze di chi dovrà decidere, e non solo formarsi.
Sono sempre più convinto che un contenuto di valore vero non sia quello con le informazioni più precise sui passi da compiere, ma quello che riesce a muovere qualcosa dentro di te.
La mia vita è cambiata 15 anni fa, dopo aver letto un libro che molti hanno criticato per la pochezza di informazioni tecniche che a loro modo di vedere avrebbe dovuto contenere. Saranno state anche poche quelle informazioni, ma nel mio caso hanno messo in moto un meccanismo micidiale di trasformazione che non ha più smesso di migliorarmi e arricchirmi.
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L’effetto farfalla esiste. Se guardo alla mia vita ne ho la conferma. Ed è per questo che amo ragionare molto sulla filosofia, sull’etica e sul senso del giusto che condiziona scelte e comportamenti.
Qualcuno dice che non dovrei occuparmi delle tematiche pandemiche sul mio blog. Io invece credo di avere il dovere morale di farlo, perché ciò che uccide l’uomo o ne deturpa l’essenza è materia jolly: va trattata in ogni contesto con un’intensità direttamente proporzionale alla sua spinta distruttiva.
Se siamo in grado di capire la gravità dei fenomeni che condizionano quest’epoca, non ha più senso per un uomo di media intelligenza distinguere il lavoro dalla vita. E chiunque continui a farlo, se non è per ignavia, è di certo per una dissonanza cognitiva che impedisce alla sua mente di elaborare il contesto in cui vive.
Oltretutto, distinguere il lavoro dalla vita è una cattiva consuetudine che appartiene a modelli superati, deprecabili e odiosi. I poveri distinguono il lavoro dalla vita, perché i poveri cercano nel lavoro, ma inutilmente, di raggiungere la ricchezza, e nella vita qualcuno che li consoli per non esserci riusciti.
Il sistema ci ha indotti con l’inganno non solo a credere che si debbano separare i contesti, producendo la più infelice e devastata generazione di lavoratori che ci sia mai stata, ma persino a difendere questa micidiale cultura della fabbrica e del turno.
Dovremmo ragionare di più sul concetto di lavoro inteso come merce di scambio della vita stessa. È vergognoso non solo che ciò sia ancora possibile, ma che la gran parte dei lavoratori continui a difendere ciò che li opprime: il sistema.
Nell’era degli algoritmi e delle grandi tecnologie dovremmo invece abiurare questo modello sciagurato.
L’uomo deve dedicarsi all’arte, alla cultura, alla bellezza, perché egli stesso è soggetto e oggetto dell’arte, della cultura e della bellezza, e cogliere in questa celebrazione di consapevolezza un’occasione formidabile di felicità endemica, dove il potersi esprimere con gioia è lavoro e vita allo stesso tempo.
Non esiste la separazione dei contesti in una civiltà olistica ed evoluta. Non si separa l’esperienza umana, ma si arricchisce con il contributo di vita vissuta che irradia la visione, i sentimenti, la progettualità.
Quest’era di aberrazioni deve finire. Il lavoro è una schiavitù che il sistema vuole preservare per mantenere i benefici dei pochi.
Abbiamo compreso che non ci saranno riforme scolastiche per insegnare a vivere in modo felice. Nessuno lì fuori ha interesse a ripristinare i modelli economici più felici che i nostri antichi avi hanno conosciuto. In nome del progresso, stiamo perdendo di vista le cose più importanti, e cioè l’uomo e la sua esistenza.
Ma questo non deve impedire a ciascuno di cercare la via di fuga per staccarsi dal sistema e avere una propria dimensione di libertà e gioia.
Non è facile. Ma è possibile. Molti lo stanno facendo. E tutti sono partiti da una presa di coscienza. Il risveglio è indispensabile perché ci sia un cambiamento significativo.
Non dobbiamo smettere di cercare la libertà, anche quando le condizioni sono difficili. Perché il vero schiavo, come dice Silvano Agosti, non è tanto quello che ha la catena al piede, quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.


Mai parole furono più giuste e sagge!
Questa è la filosofia della nuova umanità!
Buona vita caro Carlo.