Qualche anno fa, Aldo, Giovanni e Giacomo portarono in scena uno spettacolo chiamato “I corti”, che loro stessi definirono un viaggio di 10 interventi comici sempre più brevi, dal più grande iniziale al più piccolo finale, alla ricerca dello zero comico.
Ho pensato a loro quando ho saputo che anche YouTube (come Facebook), nel tentativo disperato di somigliare a Tik Tok, ha introdotto i cosiddetti shorts, i corti. Loro dicono “il lato più breve di YouTube“.
Del resto, pensandoci bene, anche i social hanno qualcosa che fa ridere. Non l’arte comica, probabilmente, ma la goffaggine di chi si accartoccia su se stesso, distruggendo rovinosamente quel poco che rimane del senso critico generale e della capacità di interagire con i contenuti in modo profondo e costruttivo.
Agli inizi, conoscenza accademica
Google si affermò sul mercato con un algoritmo che cercava di riproporre la logica accademica delle citazioni e dell’autorevolezza della conoscenza. In quegli anni cercava l’informazione di qualità con i suoi autori, ovvero, quelli che potevano proporla attraverso pagine web, forum, blog. Costoro infittivano il motore, arricchendolo, a gratis. Davano cioè a Google un patrimonio inestimabile in cambio di una nuova valuta, la visibilità online.
Oggi, Youtube shorts
Ora, sempre Google che possiede YouTube, oltre che censurare la conoscenza più autorevole a favore del Fact Checking da marciapiede, abbandona persino il principio dell’autorevolezza – che passa evidentemente attraverso il ragionamento articolato, meditato e profondo – e si spinge verso gocce evanescenti di contenuto che in quanto sintesi estrema di ogni logica argomentativa perdono il grado e la natura di “contenuto” per assumere più il ruolo di oggetti brillanti, schizzi di bagliore che vivono meno di un istante.
Non è più l’esperienza a ispirare i modelli, ma i modelli a ispirare l’esperienza.
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La big tech che governa il mondo, con i suoi giovanissimi, quasi bambini, ingegneri del codice, sta invertendo l’ordine naturale delle cose: non è più l’esperienza a ispirare i modelli, ma i modelli a ispirare l’esperienza.
Se il pubblico vuole scemenze, la scemenza diventa un modello che si erge sul mondo per forgiare nuove menti evanescenti.
Lo zero assoluto
Il processo involutivo corre verso lo zero assoluto. Le nuove menti, forgiate nella fabbrica dell’evanescenza, dettano tendenze ancora più diafane. Attratte dallo svago, giammai dalla conoscenza, spinte dagli istinti compulsivi, a cui viene data legittimità digitale con le applicazioni e con gli smartphone, esprimono i loro desideri misurabili con le views e con i like. Chi le osserva (per manipolarle), e cioè i social, investe ingenti risorse umane e finanziarie per dare a queste forme parsimoniose e parve di pensiero un contesto che le agevoli e le moltiplichi. Un turbinio di scemenze che involve lo spirito e induce velocemente verso il buio primordiale.
Tik Tok, la celebrazione del rutto
Tik Tok è la demenza elevata a spettacolo, lo zero comico allo stato acerbo e selvaggio, la celebrazione del rutto come elemento di analisi e sviluppo delle strategie. Ma oggi è incredibilmente il grande modello che ispira l’esperienza.
Applicazioni protozoiche
Come uomo di marketing potrei perdere il mio tempo a spiegarne le dinamiche e a suggerirle a imprenditori e clienti che mi seguono. Potrei calibrare i miei contenuti su questa nuova tendenza. E di certo non posso evitare di raccontare, a chi me lo chiede, come funziona questo nuovo format.
Come padre di famiglia, però, e come osservatore sensibile di una società in declino, mi chiedo solo fino a che punto la tecnologia debba inseguire istinti e pulsioni a tutti i costi, rinunciando al ruolo educativo e di stimolo che avrebbe potuto svolgere, e se di questo passo, dopo l’ebetismo conclamato e imperante, non sia il caso di sviluppare, anticipandoci, applicazioni per organismi unicellulari.


Il pressapochismo ha invaso il digitale.
Credo che anche in questo ambiente, come nella vita reale, ci sarà una selezione naturale tra chi cerca contenuti di qualità e chi involve nel nulla.
Almeno (si spera) non avremo questi ultimi tra i piedi a farci perdere tempo ed energie preziose nei nostri progetti personali.
Buona vita Carlo.