Zio Carlo Life Style

Una telecamera nei miei spazi, nelle mie abitudini, nella mia routine

Un esempio più o meno utile di chi ha qualcosa da mostrare. Qui non ti dirò cosa fare. Qui ti dirò cosa faccio io. Tu sceglierai se farlo, oppure no.

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Zio Carlo Life Style

La mia giornata tipo: impossibile per molti, ideale per me (2/2)

da | Lug 6, 2022 | 1 commento

Dopo la colazione in veranda, accompagnata da quattro chiacchiere e da un giro nell’orto per controllare che tutto proceda secondo i piani, torno in camera per le mie abluzioni e per vestirmi.

Devo stare comodo

Non ho una grande passione per gli abiti che indosso e per come questi vengono comunemente usati per le apparenze e per la rappresentazione sociale. O meglio, non ho più questo tipo di sensibilità. L’avevo in passato, quando svolgevo la professione del consulente del lavoro, e il vestito con la cravatta mi aiutavano a conservare una certa immagine. Naturalmente, comprendo quelli che non possono scegliere di fare diversamente.

Invernale, comodo per la montagna

Lavorare da casa ha significato per me anche liberarmi di queste piccole zavorre simboliche, come gli abiti, che insieme ad altri emblemi dell’apparenza appesantivano non di poco il mio “essere”.

Sono 15 anni che indosso prevalentemente una tuta con le pantofole in casa, o per uscire un pantalone comodo con scarpe senza lacci che si infilano con il calzante.

Devo stare comodo. Tutto il resto mi interessa poco.

Ed è anche per questo che sono molto rapido nelle attività di vestizione. Se non devo fare altro nella mia camera, impiego più o meno 35/40 secondi, non di più, per indossare ciò con cui mi accompagno al bar, al supermercato, al ristorante o in giro nelle nostre passeggiate per le colline.

Anche mia moglie è molto veloce rispetto alla media delle donne, non rispetto a me, ovviamente. Quindi, se dobbiamo uscire, come spesso capita la mattina dopo colazione, le concedo un quarto d’ora di vantaggio.

Usciamo per farci un giro, per fare un po’ di spesa e per prendere le sigarette. Maledette sigarette. Poi ne parliamo.

Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato in questa routine. Un po’ il caldo eccessivo che fa da controstimolo alla passeggiata per le colline, un po’ l’orto che sta cominciando a darci tutto ciò che serve per mangiare, l’esigenza di uscire rimane circoscritta alle “maledette sigarette”. Poi ne parliamo.

Creare e mantenere relazioni

Tuttavia, devo aggiungere che l’esigenza di uscire almeno una volta al giorno è una scelta. Del resto, potrei tranquillamente prendere più pacchetti di sigarette, per uscire solo quando finiscono, o comprare da bere e da mangiare per una settimana. Ma questo poi mi impedirebbe di creare e di mantenere quelle relazioni che intrattengo con le persone che devono far parte della mia vita, ovunque io vada. E cioè, il tabaccaio, il benzinaio, i ragazzi del supermercato dove lavora mio genero, il mio amico Gunther di Brico Ok, un paio di ortolani di cui mi servo per le uova fresche e per quei prodotti che non vengono dal mio orto, e più sporadicamente quello del vivaio dei fiori dove mia moglie ama spendere un po’ di soldini per dare colore alla casa con le sue orchidee, con i suoi Hibiscus e con tutte le piante colorate e bellissime che impreziosiscono gli ambienti in cui viviamo.

Una piccola porzione delle piantine e dei fiori di mia moglie

I fiori, l’amore e la bellezza

Alcune donne, come mia moglie, amano particolarmente i fiori. Se hai la fortuna di avere una donna che ama i fiori, non spegnere questo suo lato, anzi, coltivalo, soddisfalo, incoraggialo. 

Victor Hugo disse

Se Dio non avesse fatto la donna, non avrebbe fatto neppure il fiore.

Donne e fiori, infatti, hanno in comune molti aspetti, tra cui la bellezza e la delicatezza. 

Non ti dirò cosa fare con la tua donna. Ma se ama i fiori, assicurati che ne abbia sempre di freschi in casa. Avvisala:

Cara, se ti regalo dei fiori, non pensare che io abbia un’amante e lo stia facendo per attenuare il senso di colpa. È solo che di recente stanno succedendo delle cose (non dire che lo hai letto in un mio articolo) che mi stanno facendo cambiare prospettiva sulle priorità della mia vita. Tu sei una mia priorità. E questi fiori, d’ora in avanti, te lo ricorderanno ogni giorno.

L’inizio della mia giornata lavorativa? Una scelta che spaventa

Ora, però, torniamo alla mia giornata tipo. Tra colazione, uscita, sigarette e caffè, arrivo a casa quasi sempre intorno alle 14.30/15.00. Quello è l’orario, infatti, in cui cominciano le mie call pomeridiane.

Ricordi quando nella prima parte di questo racconto ho scritto che la mia giornata tipo è letteralmente impossibile per la gran parte delle persone di questo pianeta? Mi riferivo anche a questo. Cominciare a occuparsi di lavoro (ma poi vedremo in che modo) solo alle 3 del pomeriggio è una scelta che spaventa, che stride con quel modello di produttività che vuole (ma non so perché) che il mondo cominci a girare con 2 persone su 3 ancora assonnate e intrattabili e costantemente incazzate perché devono fare qualcosa che non amano fare e per la quale non hanno la lucidità sufficiente per iniziarla nel modo migliore.

Anche quelli che per economia di tempo qui indichiamo come miei colleghi – gente, diciamo, che si occupa delle mie tematiche o di questioni affini – non hanno la capacità di vivere questa giornata-tipo. Le informazioni che hanno forgiato la loro coscienza in età pre-scolare e scolare sono saldamente ancorate al telaio del loro mindset. Libri, seminari, percorsi di coaching e decine di camminate sui carboni ardenti non hanno mai staccato quelle credenze dalla loro mente.

Il paradosso italiano dei formatori incoerenti

Così noi oggi in Italia assistiamo a un paradosso che a molti sfugge ma che si consuma quotidianamente sotto gli occhi ignari di decine di migliaia di persone: gente che insegna a superare gli ostacoli, ad affrontare le sfide che si prospettano, a vivere qui e adesso, a maturare la proprio coscienza liberatoria, a cambiare mindset, a concedersi premi e regali, a vivere come uomini e donne liberi, che tuttavia non ha il coraggio di staccarsi dal modello di lavoro più obsoleto e schiavizzante che ci sia mai stato.

Tutta la grinta infusa dalla PNL, dalla motivazione, dalle sfide superate sui tappeti di gomma piuma o sulle moquette di alberghi costosi, a quanto pare non riesce a smuoverli di un centimetro dall’unica credenza limitante che li accomuna al resto del mondo: 10/12 ore di lavoro al giorno.

Sia chiaro, non è l’ora in cui ti alzi la mattina il vero problema di questa riflessione. Puoi alzarti presto oppure no. Non importa. Il punto è diventare consapevoli che se passi il tuo tempo migliore a cercare di fare soldi, acquisire clienti, fare più soldi e acquisire più clienti, non puoi legittimamente parlare di libertà dal lavoro dal pulpito della tua finta indipendenza.

Se quasi la metà della tua vita la passi a dormire, e il resto la consumi al lavoro, mi spieghi di quale cambiamento stiamo realmente parlando? Di quale sfida? Di quale coraggio? Di quale mindset? 

Sul web ho trovato questa frase:

Nell’antica Roma ci si svegliava presto e si lavorava fino a mezzogiorno, poi il resto della giornata ci si sciacquava le palle alle terme. E l’impero è durato circa 1.300 anni.

Magari, questo era vero solo per gli aristocratici. Ma il punto è che non possiamo permetterci di annoiare mezzo mondo con i nostri messaggi su una vita più libera con entrate automatiche e poi continuare a vivere come impiegati del catasto attaccati al computer e alla scrivania per 12 ore al giorno. Se facciamo questo, se continuiamo a predicare bene e a razzolare male, vuol dire che siamo malati di mente e neanche ce ne accorgiamo.

Riguardo ai romani che si svegliavano presto, è il caso di spiegare che loro seguivano l’andamento del sole. Si svegliavano presto per poter sfruttare la luce mattutina, in modo da svolgere le attività necessarie alle economie del tempo, essendo l’illuminazione artificiale notturna disagevole e, in molti casi, assente. 

Posto che non mi dispiacerebbe tornare ad alcune di quelle economie, e per questo sarei disposto a svegliarmi presto al mattino, va da sé che oggi le attività che producono reddito possono essere svolte, almeno per me, forse anche meglio di notte. Ed è per questo che alle 4 del mattino sono qui a scrivere la mia giornata tipo, senza farmi prendere dall’ansia dell’ora tarda.

Dicevamo delle call

In genere, sono tre nel pomeriggio e a volte una la sera tardi. Può capitare, infatti, che alcuni miei assistiti abbiano il turno di pomeriggio, e ci si debba per forza sentire verso le 22/23.

Posso mai abbandonarli al loro destino? Come farebbero senza le mie istruzioni sulle cose da fare?

Le mie call hanno una caratteristica: si basano sull’apprendimento osservativo. Io faccio, loro guardano e imparano. Ma mentre imparano, ottengono anche il risultato desiderato. C’è anche un momento in cui loro fanno e io osservo. Qui lo spiego bene ↓

Ed è per questo che sono particolarmente bravo nell’uso di determinati strumenti. Divi, WordPress, Photoshop, Final Cut Pro X… li uso tutti i giorni più volte al giorno da molti anni a questa parte per aiutare quarantenni tardivi digitali che prima di incontrare me non hanno mai usato questi tool e non hanno la minima idea di come potrebbe cambiare la loro vita grazie ad essi.

Durante le mie call non mancano momenti di confronto sulle idee, sulla vita, sulla fase storica che stiamo vivendo, sulle difficoltà anche coniugali o familiari che vivono alcuni studenti.

Non è mio compito dare spazio a questi sfoghi, ma mi rendo conto che sono anche un volto amico per molti miei assistiti, una persona di cui si fidano e con cui aprirsi un momento per non tenere sempre tutto dentro.

Io e Sean in giro per i campi

Lo spazio tra due call è un momento che adoro. Capita infatti che tra una call delle 15 che finisce alle 16 o 16.15 e una call delle 16.30, ci sia appunto quel lasso di tempo durante il quale, al netto di una pipì obbligatoria e di un caffè, prendo il mio cane e ci facciamo un giro nella proprietà. 

Pensa che il mio Sean è così abituato che sembra aver memorizzato le parole con cui saluto una persona. Quando dico parole del tipo “ciao”, “alla prossima”, “un caro saluto”, lui si alza e viene da me scodinzolando. 

Prima che arrivasse questo caldo, ci spingevamo persino in mezzo ai campi. Sean annusa ogni cosa, e io osservo l’ambiente circostante, recuperando serenità e concentrazione per la successiva call.

Poi, però, con il caldo sono spuntati i serpenti. Ne trovai uno davanti a me l’altro giorno. Per questo, meglio tenersi nelle zone più sicure.

Un serpente sul nostro cammino tra i campi

Alle 18.00/18.30 finisce la mia giornata. Poi torno di notte a scrivere. 

Prima di cena

Se non usciamo perché ci viene voglia di un giro a Gubbio o a Gualdo Tadino, dove torniamo spesso per salutare gli amici che abbiamo sul posto, mi dedico alla cura del giardino o del bricolage o dell’orto. Le tre cose si alternano. Ma parleremo anche di questo. Vi racconterò, mostrandovi ogni singolo step, per esempio, come ho costruito il mio bar. Ma non solo.

L’orto è una vera soddisfazione. Te ne prendi cura, e lui ti ripaga giorno dopo giorno con una quantità incredibile di primizie deliziose. In questo momento, oltre alle zucchine che nascono e crescono a velocità pazzesca, ci sono i fagiolini, le melanzane, i pomodori, tanti pomodori diversi (san marzano, ciliegini, datterini etc.), e poi stanno prendendo forma le angurie, le zucche e le pannocchie. Sotto terra stanno crescendo patate, cipolle e carote. L’aglio lo abbiamo già tolto e messo a essiccare.

La cena e le parole

Il momento per me più delizioso della giornata è la cena. Adoro questo momento per tante ragioni: prima di tutto perché ho fame, visto che non mangio a pranzo, poiché mi alzo tardi; e poi mi piace che stiamo tutti insieme raccolti intorno alla tavola.

Momento cena

Siamo una famiglia. A me piace la famiglia. Si parla, si gioca, ci si diverte… si discute anche. Siamo persone normali che affrontano momenti felici e momenti difficili come tutte le altre persone normali. Ma siamo una famiglia. E se ci sono problemi, si affrontano e si cerca di risolverli nel modo migliore per tutti. 

Personalmente, cerco di sgombrare sempre il campo da malumori o problemi nascosti. Non sopporto le questioni irrisolte. Se c’è da parlare con un figlio, e magari esprimersi con decisione e fermezza affinché lui o lei abbia anche l’opportunità di imparare qualcosa, lo faccio subito. Non mi piace rimandare. 

I miei genitori usavano con me quello che in gergo viene chiamato come il ruppino, un frustino per le bestie che si ricava dall’essiccazione del pene del toro.

Io invece non uso le mani. Uso la parola, il ragionamento e, ammetto, a volte anche la retorica che aiuta a inquadrare le questioni nella giusta prospettiva di analisi, frenando le deduzioni semplicistiche che a volte si ricavano dai confronti poveri di parole.

Noi pensiamo in relazione alle parole che conosciamo per esprimerci

Le parole sono la misura della nostra capacità di pensiero. Conoscere le parole, significa avere più opportunità di ragionamento, di giudizio, di critica. Noi pensiamo in relazione alle parole che conosciamo per esprimerci. Se il tuo vocabolario è scarno, probabilmente ragionare è faticoso.

A cena da me le parole si sprecano. Tutti amano parlare, raccontarsi, sognare ad alta voce, in presenza di noialtri; perché da me si può sognare, anzi, si deve sognare!

Noi viviamo come viviamo perché abbiamo sempre sognato di vivere così. Ma vi racconterò anche di questo.

1 commento

  1. Rosanna

    Buon giorno caro Carlo, anche se penso che a quest’ora del mattino tu stia in fase REM.

    Le abitudini della tua famiglia, a parte il tuo lavoro, sono tipiche delle famiglie della nostra generazione. Io sono cresciuta in una famiglia così e sono cresciuta felice e con dei valori saldissimi.

    Nelle famiglie moderne è raro trovarsi a tavola tutti insieme e raccontarsi la giornata e i progetti. Forse è anche per questo che gli individui si sentono sempre più soli.

    Comunque la famiglia è un bene sociale prezioso e sarebbe cosa buona giusta promuoverla a oltranza.

    Credo che sia uno degli atti doverosi da compiere per il bene futuro dell’umanità.

    È bello leggerti, anzi leggervi!

    Buona vita a te e i tuoi cari.

    Buona vita anche a chi ti legge.

    Rispondi

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Autore, publisher e speaker. Consulente e coach specializzato in blogging business e membership. Podcaster appassionato e pioniere nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale applicata al testo e alla grafica.

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