Nel 1910, Walles Wattles ha dato alle stampe un libro meraviglioso dal titolo The Science of Getting Rich (La scienza di diventare ricchi). Chi si appresta a leggerlo per la prima volta potrebbe pensare a un sorta di manuale how to sul business o sulle attività pratiche che generano soldi e, quindi, ricchezza. Ed è quello che cerca durante la lettura. Capitolo dopo capitolo scorre le pagine nella speranza di un improvviso colpo di scena sulle pratiche dell’arricchimento, che nel libro stentano ad arrivare. Quello che trova, però, è un saggio molto più profondo di una guida how to: tratta dell’uomo e del suo naturale diritto «di usare liberamente, senza limitazioni, tutte le cose che possono risultare necessarie al suo pieno sviluppo mentale, spirituale e fisico», e quindi di essere ricco.
Benché l’autore si affretti a precisare sin dalle prime battute che «Questo è un libro pragmatico, non filosofico…», quello che il lettore si trova di fronte è una vera e propria filosofia della ricchezza che affonda le sue radici in Cartesio, Spinoza, Leibnitz, Schopenhauer, Hegel, Emerson e in ogni altro studioso della Teoria Monistica dell’Universo, dove Uno è Tutto e Tutto è Uno.
Alla fine, il lettore, non rimane deluso da ciò che legge, perché subisce via via il fascino di una nuova prospettiva di approccio alla questione della ricchezza, anche se deve in qualche misura ricalibrare le sue aspettative per mettersi sulla giusta linea di pensiero dell’autore.
Wattles fa un ragionamento articolato, ma non per questo difficile. Proviamo a sintetizzarlo senza comprometterne il valore e la bellezza.
Il germoglio di fico
Supponiamo che tu sia un germoglio di fico. Per tua natura sarai presto un fiore. Avrai le foglie. Crescerai giorno dopo giorno e diventerai un albero. Avrai i tuoi frutti. E gli uccelli porteranno i tuoi semi in altri terreni, dove nasceranno altri fiori che si trasformeranno in altri alberi robusti di fico che a loro volta avranno frutti i cui semi saranno sparsi in giro per il mondo.
È un ciclo infinito. È il ciclo della vita. Ma la vita ha un senso. E il senso della tua vita come germoglio di fico è stato molto semplicemente quello di progredire e sviluppare. La natura non chiede altro, perché a lei interessa solo l’evoluzione. Vivere significa evolvere. E chiunque impedisca alla natura di fare il suo corso si contrappone alla vita.
Come nasce un cliente
L’architettura della fiducia — lezione registrata
Monetizzare la musica AI
La voce in Suno
Come usare Suno
Torna a fare la tua musica
Grok AI
Moneyball Infomarketing
Avatar da sei cifre
Siti Web per Consulenti
Wattles applica questo postulato anche all’uomo, che a sua volta vive per evolvere e si evolve in quanto vive. Come il germoglio di fico non può fermarsi al livello del fiore, perché la sua natura è diventare un albero e rivivere nei frutti e in altri germogli, così l’uomo non può interrompere il suo processo evolutivo in nessun caso, perché ha il diritto a tutta l’evoluzione che è in grado di raggiungere.
Il potere evolutivo
Se ci pensi, siamo di fronte a qualcosa di meraviglioso. L’uomo ha il potere innato di diventare tutto ciò che è in grado di diventare. Non esiste un dio trascendentale e metafisico che ti dice cosa devi fare e fino a che punto puoi arrivare.
O quanto meno non esiste nei termini dispotici dettati dalle religioni monoteistiche. Perché non ci sono limiti ai livelli di grandezza evolutiva che puoi raggiungere, se non quelli insiti nella natura stessa. Ma se la natura è progresso e sviluppo della vita, «ogni uomo dovrebbe avere tutto ciò che può contribuire al potere, all’eleganza, alla bellezza e alla ricchezza della vita. Accontentarsi di meno di questo è peccato».
Potere della vita, eleganza della vita, bellezza e ricchezza della vita. Ragiona su questi pensieri luminosi. Prenditi un momento per assaporarne il senso e la logica. La vita è espansione, è cambiamento, è crescita incessante. E vivere secondo natura significa permettere alla vita di ESSERE, di esprimersi, e cioè di trasformarsi, migliorarsi, progredire.
Corpo, mente, anima
Il discorso di Wattles sulla ricchezza è un discorso sulla vita, ed è veramente un discorso pragmatico, nel senso che è semplice, concreto, punta dritto al nocciolo della questione. E il nocciolo è che in una società evoluta come la nostra, dove lo scambio di risorse avviene per mezzo del denaro, nessun uomo può esprimere al meglio il suo diritto alla vita se non possiede soldi in abbondanza, se non possiede cioè quell’unico strumento di scambio universalmente riconosciuto per accedere alle cure, all’istruzione, al cibo e a ogni altra cosa di cui ha bisogno per trasformarsi in modo sano da germoglio ad albero e donare i suoi migliori frutti al mondo.
Per intenderci, se per vivere bastassero degli abbracci, allora tutti noi cercheremmo di diventare degli ottimi abbracciatori. Ma la società in cui viviamo si basa sui soldi. Ed è per questo che dobbiamo diventare ricchi.
La ricchezza è presupposto indispensabile per vivere in modo pieno e permettere alla natura di fare il suo corso. Ne abbiamo bisogno per onorare la vita in ogni sua dimensione: fisica, mentale e spirituale. Corpo, mente e anima, infatti, secondo Wattles, sono le tre componenti inscindibili della nostra vita. «Nessuna di queste tre cose è migliore o più sacra delle altre; tutte sono ugualmente desiderabili, e nessuna delle tre – corpo, mente o anima – può vivere pienamente se a una soltanto delle tre viene impedito di vivere e di esprimersi pienamente».
Molto simile al ben noto mens sana in corpore sano di Giovenale, con la differenza che Wattles vede la ricchezza come necessaria per accedere al benessere che favorisce lo sviluppo, mentre il poeta romano la giudicava come un valore effimero e talvolta anche dannoso. Diciamo che erano altri tempi.
Di certo oggi non si può biasimare la logica di Wattles. I soldi permettono al corpo di avere una giusta alimentazione, le cure necessarie, il tempo per allenarlo e migliorarlo; permettono alla mente di accedere alla lettura, agli studi, alla sperimentazione e al confronto intellettuale; e allo spirito di recuperare quella dimensione umana di cui ha bisogno per sviluppare e donare amore. Sembrerà strano, perché viene da pensare che si possa amare anche senza un conto in banca, ma la povertà spesso impedisce all’amore di esprimersi. Wattles sostiene che «un uomo che non ha niente da dare non può adempiere al suo ruolo di marito e di padre, di cittadino e di uomo».
Un uomo che non ha niente da dare non può adempiere al suo ruolo di marito e di padre, di cittadino e di uomo
La libertà
Stiamo analizzando il pensiero di Wattles per una ragione molto semplice. Le premesse del suo lavoro ci permettono di arrivare a un’ulteriore conclusione, che è quella che ci preme di più in questa trattazione: se l’uomo vive per evolvere ed evolve vivendo, il suo vero scopo naturale supremo è la libertà. Cioè, l’uomo ha sì il diritto naturale di vivere e di progredire – ed è per questo legittimato ad arricchirsi, se la ricchezza agevola una sua migliore evoluzione –, ma solo in funzione e in dipendenza del suo pre-esistente e irrinunciabile diritto supremo alla libertà.
È questo il punto per il quale abbiamo avuto bisogno di rispolverare La scienza di diventare ricchi di Wattles. Ci serviva una logica propedeutica sostenibile su cui fare leva per dimostrare che noi tutti, prima ancora di recuperare il diritto al progresso, dobbiamo lavorare per rimettere la libertà al centro della nostra vita.
Non è un discorso facile, anche se proveremo ad affrontarlo. Diciamo, però, ancora un’ultima cosa a proposito di Wattles. Il suo libro si intitola The Science Of Getting Rich: parla cioè di una scienza, non di un pensiero filosofico qualunque. Ritiene che diventare ricchi sia la conseguenza del fare le cose in un Certo Modo.
Non dobbiamo sviscerare anche questo aspetto del libro. Quale che sia quel Certo Modo in cui fare le cose per generare ricchezza e benessere, quello che conta qui è che l’intera questione possa ragionevolmente ricadere nell’ambito di una scienza esatta. Lascio poi a te l’opportunità di un’attenta lettura del testo di Wattles per averne un quadro più completo. Puoi scaricarlo qui.
Se si tratta, dunque, di una scienza esatta, come la matematica, dove 2 + 2 è uguale a 4 indubitabilmente, vuol dire che la nostra libertà non è la conseguenza di un’ideologia passeggera o di un sistema di governo, ma è la verità che pre-esiste a ogni altra cosa. Una verità di cui dobbiamo prendere coscienza come singoli individui e come società perché il nostro sistema di vita e di lavoro possa agevolare il progresso e renderci più felici.
Dobbiamo liberarci delle zavorre culturali e religiose: non esiste un dio che gioca con il tuo destino e che concede favori e miracoli in cambio di una preghiera. Dobbiamo liberarci delle zavorre sociali e di sistema: nessuno dovrebbe mai essere deriso per la sua unicità e per la sua voglia di scoprire nuovi “modi” di fare e di interagire. E nessuno dovrebbe mai sentirsi fuori posto perché troppo alto, troppo magro, troppo rosso, troppo austero, troppo gentile, troppo strambo e così via.
Dobbiamo liberarci delle zavorre politiche e istituzionali. Le leggi e i regolamenti sono fondamentali per una pacifica coesistenza, ma nessuna legge dovrebbe mai essere sganciata dal contesto sociale per il quale esiste. L’anacronismo storico di una legge produce effetti troppo devastanti per accettarlo a cuor leggero. Le leggi vanno rispettate. Ma anche l’uomo e la sua libertà vanno rispettati. E se ciò non avviene, se la legge non rispetta, non tutela, non favorisce lo sviluppo, la legge va cassata. Sarebbe un mondo più giusto quello nel quale potessero agire, in un sistema veramente equilibrato di misure e contromisure, sia le forze di polizia deputate al controllo che ogni uomo rispetti la legge, sia quelle contrapposte deputate al controllo che ogni legge rispetti l’uomo.
La storia ci ha dato prova di quanti terrificanti errori possono essere commessi in nome della legge. Dalle indicibili conseguenze dell’ingerenza religiosa, come l’inquisizione spagnola, che ha prodotto centinaia di migliaia di morti nelle condizioni più atroci e per le ragioni più sbagliate, alle più recenti leggi finanziarie, sanitarie o giuslavoristiche e previdenziali, per le quali ancora oggi assistiamo a forme più o meno gravi di violazione dei diritti e delle libertà dell’uomo. Per non. parlare delle recentissime vicissitudini della pandemia.
Solo per fare un esempio, e senza voler minimamente aprire un fronte complottista di valutazione degli eventi, il vaccino per l’epatite B, che viene somministrato ai bambini di 3 mesi, è stato reso obbligatorio in Italia con una legge del 1991 a opera dell’allora ministro della sanità De Lorenzo e del suo compagno di affari Duilio Poggiolino. Entrambi sono stati condannati in via definitiva con sentenza della Cassazione per avere intascato dall’azienda Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B, una tangente pari a 600 milioni delle vecchie lire allo scopo di rendere obbligatoria in Italia la vaccinazione contro l’epatite B, nonostante l’assenza di sufficienti sperimentazioni.
Il dramma non riguarda tanto l’episodio corruttivo di De Lorenzo e Poggiolino, quanto piuttosto il fatto che quel vaccino continua a essere obbligatorio in forza di una legge nata in evidenti condizioni di immoralità e di inopportunità tecnica. Il vaccino, infatti, non serve, non ha alcuna efficacia medico-sanitaria, e la legge si è rivelata essere solo un espediente affaristico per le lobby farmaceutiche. Eppure, ancora esiste e ancora obbliga le persone a fare ciò che non andrebbe fatto.
Ok, ci siamo spinti già troppo oltre quelli che sono i propositi di questa trattazione. L’esempio del vaccino serviva solo a farci capire come le zavorre politiche e istituzionali possano gravemente compromettere la nostra capacità di evolvere ed essere felici.
Ma cosa significa liberarci delle zavorre? Il mio non è un invito a infrangere la legge, non potrei farlo. Ma un’esortazione a cogliere e a sfruttare gli espedienti per mantenerci liberi.
Gli espedienti della libertà
Il primo espediente è quello della stramberia, intesa non tanto come stravaganza, che avrebbe più il sapore di una sbruffonata, ma come libera scelta di “naturalità”.
Ciascuno di noi nasconde aspetti di stramberia. I nostri figli sono strambi in nostra assenza. Il vicino di casa si comporta in modo strano quando armeggia nel retro del giardino e pensa di non essere osservato. Il collega di stanza canticchia strane filastrocche quando crede di essere solo. I nostri partner diventano persone diverse fuori dall’ambiente domestico. Potrei andare avanti all’infinito. Ma la verità è che tutti noi usiamo una maschera (persona) per vivere in società e apparire accettabili secondo gli standard di normalità richiesti dal sistema. Fuori dai riflettori, però, quando le circostanze lo permettono, possiamo essere un po’ più vicini alla nostra vera natura. E per questo ci lasciamo andare a comportamenti atipici che mai adotteremmo in presenza di chi potrebbe giudicarci.
La stramberia che ti consiglio di sperimentare non deve essere una mera tattica, perché in quanto tale sarebbe finalizzata a un certo risultato in un certo tempo. Quello che ti consiglio di fare, invece, è di essere semplicemente te stesso, senza stravolgere la vita delle persone che ti circondano e senza creare inutili allarmismi.
Ricorda la strategia di un passo alla volta: leggi libri strabilianti, ma continua a fare il tuo lavoro regolarmente. Frequenta corsi rivoluzionari, ma non smettere di uscire con i soliti amici. Trova nuovi punti di riferimento, ma non proclamare in giro cosa ti frulla per la testa.
Amo pensare che chi vive con noi non abbia tutte le colpe del sistema, e per questo non debba subire il contraccolpo destabilizzante di una tua improvvisa virata. Meglio accompagnare i processi con il buon senso. Sii te stesso ogni giorno di più. Servirà anche a te per ricacciare indietro vecchie cattive abitudini e rimpiazzarle poco per volta con nuovi modelli di comportamento.
La stramberia è una risorsa. Significa staccarsi dalla massa e liberarsi in un colpo solo di una caterva di zavorre pesantissime. Sarai più leggero, più dinamico, più vicino alla tua natura e per questo più performante nelle tue progressioni come uomo e come spirito libero. Diventerai un punto di riferimento, un esempio da seguire, perché lì fuori ce ne sono parecchi che come te condividono la tua stessa stramberia. Ammirano e sostengono le tue scelte. E non vedono l’ora di far parte della tua cricca.
Il secondo espediente della libertà è chiedersi PERCHÉ. Sempre. Perché devo scrivere un curriculum? Perché devo pagare questa tassa? Perché devo lavorare? Perché devo fare questo vaccino ai miei figli? Perché devo votare sì oppure no al referendum?
La tecnica dei PERCHÉ aiuta a rinforzare la consapevolezza delle nostre scelte. Pone domande e punta alle risposte, che non sempre si ottengono, e non sempre ci soddisfano, però creano un metodo di progressione: nessuna scelta può essere compiuta senza la consapevolezza delle ragioni e delle conseguenze.
Quando mi domandai perché dovevo dipendere dagli altri per fare un passo sul web si scatenò una tempesta di istinti e pensieri contrastanti che mi hanno condotto a quello che sono oggi: un uomo più libero e più felice di ciò che ero qualche anno fa.
Terzo espediente: costruisci la tua felicità come se fossi bloccato in un circolo temporale che ti fa vivere ogni giorno la stessa giornata.
Se hai mai visto Ricomincio daccapo forse riesci a capire meglio cosa voglio farti fare. Immagina di svegliarti una mattina, di vivere la tua giornata più o meno allo stesso modo di sempre, di andare a letto la sera e di risvegliarti l’indomani nella stessa giornata che hai già vissuto ieri. Una tragedia, se fosse possibile. Giusto? Ma il bello di questa circostanza è che puoi sistemare le tue cose giorno dopo giorno. Migliorarle. Ripeterle e riviverle fino ad averne una versione soddisfacente.
Ecco cosa devi fare, dunque: vivi la tua giornata prestando attenzione a tre tipi di fatti: quelli che ti rendono felice, quelli che NON ti rendono felice e quelli che scorrono normalmente senza che neanche ti accorgi della loro presenza.
I primi, quelli che ti rendono felice, sono senza dubbio i più auspicabili. La tua felicità produce benessere per molti chilometri quadrati intorno a te. Aumenta la tua gioia, i tuoi sorrisi, la tua voglia di fare, di amare, di costruire, di risolvere problemi e progredire verso nuovi livelli di consapevolezza. È importante che tu sia felice abbastanza frequentemente nella tua giornata. Ed è per questo che devi studiare i momenti in cui ciò accade: per poterli replicare, o per replicare le condizioni che li favoriscono.
Nella mia giornata, per esempio, il momento della colazione mi rende particolarmente felice. È un rito propiziatorio che mi mette di buon umore e mi introduce nel modo giusto alle attività che devo compiere. È importante che ci sia. Ed è per questo che l’ho analizzato: i suoi elementi costitutivi (il sapore del cibo e delle bevande, l’odore del caffè, le conversazioni leggere, persino banali, talvolta, la musica di sottofondo etc.) sono parte di un meraviglioso rito familiare che può rivivere in altri momenti della giornata. Ed è proprio quello che cerco di fare. A metà mattinata e nel pomeriggio – oltre che a pranzo e a cena – ci fermiamo per un caffè o per un tè, ci sediamo, chiacchieriamo, ascoltiamo musica, cerchiamo di ricomporre almeno in parte lo stesso momento di felicità che viviamo ogni mattina. Non sempre è possibile avere la medesima atmosfera, sia chiaro. Peraltro, i miei figli hanno una loro vita. E talvolta potrebbero non essere fisicamente presenti alle nostre pause. Ma anche una parziale reviviscenza di un’esperienza felice è meglio di nessuna esperienza felice. Capito cosa intendo?
La ripetizione delle giornate ci permette di osservare i singoli momenti e di selezionarli – diciamo così – per la composizione di un palinsesto che funzioni. Il tè delle 11, la passeggiata con i cani, il riposino pomeridiano, la lettura evasiva, la corsetta in spiaggia, il karaoke, la cena tutti insieme, sono tanti i momenti di felicità che arricchiscono le nostre giornate. Dobbiamo preservarli, migliorarli, agevolarli, perché abbiamo il diritto di essere felici. E siamo liberi in misura sufficiente per scegliere di rivivere tutto ciò che ci piace finché ci piace. Siamo altrettanto liberi, infatti, di modificare il palinsesto e aggiungere o rimuovere fatti e persone. Così i momenti che non ti rendono felice possono essere eliminati o ridotti al minimo; e quelli che invece appaiono più normali possono subire piccoli innesti di ritualità felici. Magari, nel tempo diventano importanti come la mia colazione.
Ogni giorno è un palco di prove. Metti in scena la tua giornata ideale. E se qualcosa non ti convince, ricorda che c’è sempre il giorno dopo per correggere il tiro e mettere in scena un nuovo copione.
Il quarto espediente riguarda le aspettative. Infatti, se fosse possibile formare una classifica delle principali fonti di malessere umano – ma anche una classifica delle principali forme di controllo della nostra mente – le aspettative starebbero a buon titolo tra le prime dieci in entrambe le classifiche.
Qualche anno fa, forse, non avrei mai scritto qualcosa del genere. Del resto, ci hanno sempre detto di puntare in alto. E io l’ho fatto. Ma l’errore sta nel metodo, più che nella formulazione pura e semplice degli obiettivi. Cioè, non è sbagliato avere un obiettivo e cercare di raggiungerlo. È sbagliato sospendere la felicità durante il percorso. Perché non dovrei essere felice mentre cerco di realizzare i miei piani?
Qualunque cosa io voglia fare da qui a un anno, dovrà passare inevitabilmente su una caterva di giorni e azioni che mi accompagneranno verso l’obiettivo. Sono i gradini di una scala, i singoli passi di un processo, sono le micro esperienze di un viaggio che può essere straordinario oppure no a seconda di come decido di viverlo.
Spesso mi sono spostato in auto per raggiungere città lontane. Ci sono stato per lavoro o per vacanza. Molte volte ero concentrato sulla meta, perdendomi le meraviglie della nostra bellissima Italia e gli attimi di vita vissuta in compagnia di familiari e amici. Molte altre, però, mi sono concentrato sui singoli momenti che hanno preceduto la destinazione. Ho vissuto attimo per attimo tutto ciò che quell’esperienza mi stava offrendo: le tappe in autogrill, i racconti che solo durante un viaggio in auto si riescono a condividere, le varietà paesaggistiche della nostra penisola, i tramonti romantici, la musica a palla e il cantare a squarciagola con mia moglie e con i miei figli.
Qualcuno ha detto che la felicità è nel viaggio. Ed è proprio vero. Immagina come sarebbe la tua vita se invece di andare in pensione a 70 anni, potessi andare in pensione ogni settimana e fare oggi quello che ti pare. Avresti più energia per occuparti di qualsiasi cosa: passioni, sport, letture, viaggi. Avresti più tempo per migliorare le tue conoscenze e arrivare più nel profondo di ogni esperienza. Avresti una vita più ricca e piena di significato.
So che tutto questo ti piace. Ma so anche che hai bisogno di aiuto per renderlo possibile.
Adesso, l’unica cosa che importa è quella parte della tua vita che hai sottomano. Concentrati su ciò che devi fare adesso, e tutto andrà a posto da solo. Non essere più schiavo delle aspettative. Non permettere a nessuno di annullare la tua vita presente in prospettiva di una vita futura. Concentrati su quello che stai facendo adesso. Sii presente a te stesso. Goditi l’attimo. E vivi.
A volte passo il mio tempo ad analizzare cosa ho fatto nei mesi precedenti. Altre volte lo impiego a pensare alle mosse che dovrò compiere nei mesi che verranno.
Per fortuna, ci sono anche dei momenti in cui non leggo statistiche e non pianifico il futuro, ma semplicemente faccio quello che faccio. Come adesso, mentre scrivo, in cui provo piacere a dare forma a un pensiero, parola dopo parola.
Quinto e ultimo espediente: meglio stare fermi! Cosa significa? Significa che se esistono due possibilità di ottenere una cosa, tipo:
- correre per averla
- aspettare per accoglierla
la seconda è quella che preferisco.
I venditori porta a porta, per esempio, corrono per vendere. Inseguono i clienti. Si sottopongono a lunghe attese in condizioni umilianti per CONVINCERE qualcuno a comprare la loro merce. E spesso non ci riescono: prendono porte sul naso, rifiuti stizziti, strette di mano beffarde che accompagnano all’uscita. È molto sconfortante tutto questo.
Ci sono poi quelli che vendono senza vendere. Sono gli esperti del NON MUOVERSI: non fanno attesa, non si mettono in fila e non ricevono rifiuti scoraggianti. Sono gli infopreneur, uomini e donne che sviluppano e vendono prodotti di informazioni. In pantofole. Da casa.
Il loro sistema è completamente opposto a quello dei venditori tradizionali, perché non chiedono, ma ottengono, non chiamano, ma sono chiamati, non cercano, ma sono trovati. Il loro potere contrattuale è immenso, come lo è tutte le volte che sono i clienti a cercare te e non tu a cercare loro.
Se riesci a implementare questo espediente, hai nelle tue mani il 90% in più della libertà che serve per vivere come un RE.
Come si fa? Probabilmente ci sono molti modi differenti per raggiungere questo livello di interazione con il mercato. Io però ne conosco solo uno: il web. Internet è lo strumento più efficace e immediato per avere un pubblico che ti segue, grande abbastanza e disposto a pagare profumatamente qualsiasi cosa tu abbia da offrire, senza bussare mai alla porta di nessuno.
Se hai qualcosa da raccontare in termini di esperienza e know how, puoi farne un prodotto di informazione e venderlo online con sistemi automatici e a risposta diretta. Anche se oggi è più saggio mettere in campo strategie più moderne, come quelle di cui parlo nel programma pilota.
Non è un percorso facile, perché richiede determinazione e voglia di affermarsi, e anche una certa urgenza di riprendere il controllo della propria vita. Del resto, sei abbastanza adulto da sapere che non esistono progetti facili. Non esistono nel tuo mondo. Non esistono nel mio. Però, mentre con il tuo ci hai provato fino a oggi, ottenendo i risultati che conosci, forse con il mio non l’hai ancora fatto. Non sai come ci si sente, come funziona, quali energie e risorse interiori potrebbe stimolarti.
Chi può dirlo, se non provi? Magari ti piace e viene fuori quella parte geniale di te che in tutti questi anni è rimasta sopita.
In fondo, il successo è una scintilla, una reazione chimica: come l’universo, esplode all’improvviso, e la tua vita si trasforma in qualcosa di meraviglioso. Proprio come me. Proprio come un RE.
Rendi tutto più professionale e veloce con me al tuo fianco
Un’ora a settimana, tutte le settimane, in condivisione dello schermo, per costruire il tuo business online in modo spedito, efficace e professionale.
Carlo D’Angiò unisce l’eccellenza professionale alla ricchezza e onestà interiore. Durante i suoi tutoraggi, non solo individua e suggerisce la strategia più adatta ma, senza mai ignorare le tue inclinazioni e richieste, si prende carico di tutte le problematiche tecniche, ostacolo non irrilevante per chi vuole cominciare un’attività su internet, sgravandoti dal peso di acquisire troppe competenze o dalla necessità di rivolgerti a molteplici figure professionali, e consentendo di dedicarti esclusivamente alla preparazione dei contenuti.
Senza il suo supporto avrei continuato a concepire progetti su progetti senza riuscire a realizzarne alcuno.
Grazie.


Tutto! di questo articolo mi piace tutto!
Questa frase poi dovrebbe essere il motto quotidiano di ognuno di noi:
…non è sbagliato avere un obiettivo e cercare di raggiungerlo. È sbagliato sospendere la felicità durante il percorso. Perché non dovrei essere felice mentre cerco di realizzare i miei piani?…
Ho visto che hai pubblicato il libro “Siamo tutti Re” , ho deciso di acquistarlo e tenerlo sul comodino, lo leggerò al mattino per ingranare con la giusta marcia la giornata, e la sera prima di addormentarmi così che la notte mi porti buoni consigli.
Buona vita Carlo.