L’algoritmo ti ama. Finché non ti fotte

Se il tuo business vive su YouTube, è come avere un matrimonio felice… con una bomba a orologeria sotto il letto.

Io YouTube lo uso. È il mio amante notturno. Il mio sonnifero travestito da playlist. Lo apro alle quattro del mattino, quando la tastiera fuma ancora e il cervello mi implora pietà. In quel momento, mentre l’insonnia mi morde i polpacci, vado lì a cercare quel video scemo, leggero, che mi stacchi la spina. Un click, e mi spengo come un tostapane stanco.

Cosa guardo? Satira, attualità, politica – roba che non si prende troppo sul serio, al contrario di certi venditori di corsi che parlano come se stessero risolvendo la fame nel mondo con un funnel.

La TV? Quella l’ho lasciata ai morti viventi col telecomando incollato alla mano e la testa vuota. Almeno YouTube, finché non ti riempie di pubblicità demenziali, ti lascia scegliere.

(Anche se non dimenticherò mai la censura che ha applicato negli anni della pandemia, e che ancora applica, favorendo una diffusione esponenziale delle aberrazioni del sistema).

Profeti dell’algoritmo, senza mani sporche

Quando voglio capire cosa succede nel mondo dell’AI, vado lì. Su YouTube. Trovi gente brava, per carità. Ti dicono tutto: l’ultima feature di OpenAI, il rumor su Anthropic, la scoreggia digitale di Elon Musk spiegata in 4K. Sempre sul pezzo, sempre aggiornati.

Ma poi? Poi niente.

Perché quando serve uno che ti insegni davvero a usare queste robe, uno che ti ci porti dentro e ti faccia sudare, loro svaniscono come le palle di neve con l’arrivo della primavera. Perché il loro mestiere non è insegnare. È raccontare. Fare notizia. Stare sulla cresta dell’onda a suon di titoli clickbait, non a sporcarsi le mani. Sono cronisti dell’hype, non samurai della pratica.

E ti va bene se vuoi stare in superficie. Ma se vuoi spremere ChatGPT come un limone e fargli sputare fuori qualcosa di utile, lì fratello serve fame. Serve fango sotto le unghie.

L’alternativa a ChatGPT? Vai a cagare

Ecco perché, quando mi scrivono “Oh guarda! C’è questa nuova alternativa a ChatGPT!”, la mia risposta è sempre la stessa: vai a cagare.

Io sono quello che ha preso DIVI sedici anni fa e non l’ha mai mollato. E se oggi sono uno dei bastardi più competenti in circolazione, non perché sia un genio. Ma perché ho fatto quella cosa che tutti odiano: sono rimasto. Ho perseverato.

Ho sbagliato. Ho bestemmiato. Ho ricominciato da capo. Mille volte. Sempre con lo stesso strumento.

Vuoi diventare esperto? Smettila di saltare da un tool all’altro come un bambino alle giostre. Scegline uno. E scavalcagli l’anima.

YouTube non è casa tua. È un Airbnb con le regole scritte da uno psicopatico

Perché tutta questa fretta di dare notizie fresche, restare in superficie e ignorare la profondità? Semplice: perché YouTube paga in monetine e visibilità.

Il business dei creator su YouTube è restare vivi nell’algoritmo. Produrre. Pubblicare. Sorridere alla webcam sperando in uno spicciolo in più da AdSense. Quando arrivano a decine di migliaia di follower, iniziano a vedere due soldi veri. Ma sono soldi presi in affitto, mica tuoi.

E nessuno gli dice:

Ehi, pirla… ma se quella stessa community te la portassi a casa tua? Sul tuo sito? Sulla tua lista?

30.000 iscritti a un blog, dove vendi roba tua, con margini tuoi, con funnel tuoi. Niente percentuali a Google. Niente dipendenza dal capriccio dell’algoritmo. Sai cosa significa? Libertà. Controllo. Business vero.

Cash Cow Channel: mungi oggi, fallisci domani

Ogni notte YouTube è pieno di gente che produce video senz’anima, senza volto, senza voce. I famosi cash cow channel. Video fatti a catena per mungere l’algoritmo come una mucca grassa.

Funzionano? Sì.
Sono meglio che niente? Forse.
Ma sono business? Neanche per il cazzo.

È sopravvivenza travestita da imprenditoria. E mentre inseguite l’ultimo trend virale come cani che rincorrono uno scoiattolo di TikTok, vi state bruciando le vere opportunità. Guadagnate poco. Guadagnate male. Guadagnate in modo instabile.

E quando l’algoritmo cambia, il castello di sabbia crolla in silenzio.

Robin Good, e la parabola del pioniere fottuto

Conoscevo un tipo, una leggenda dei primi tempi del web. Robin Good si faceva chiamare. Viveva di AdSense, ci guadagnava un bel po’. Finché Google non ha detto “ciao bello” e ha cambiato le regole. Boom. Reddito sparito. Come lacrime nella pioggia.

Non so che fine abbia fatto, ma il messaggio è chiaro: se costruisci su terreno altrui, stai solo affittando il tuo futuro. E lo sfratto è sempre senza preavviso.

La lezione finale (senza zucchero, grazie)

La morale non è “credici e tutto è possibile”. La morale è:

Smettila di correre dietro ai giocattoli nuovi.
Smettila di vivere in casa d’altri.
Smettila di sperare che basti “esserci” per costruire qualcosa.

Vuoi un business vero? Allora fai come i minatori: scegli un punto e scava. Il tuo blog. La tua lista. I tuoi prodotti. I tuoi clienti. Il tuo marketing. Il tuo fottuto ecosistema.

Chi scava vince. Chi salta da una moda all’altra? È solo un acrobata del niente, in equilibrio precario tra la gloria di un reel e il tonfo silenzioso di un bonifico mai arrivato.

Fine della lezione.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

18 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente copiati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto di tutto: chi vola alto, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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