La sera a cena, prima di riprendere a lavorare e a scrivere, mi guardo un film in famiglia. La scelta del film avviene velocemente, mentre prendiamo posto a tavola, tra Netflix, Amazon Prime e Sky.
Ieri sera l’occhio mi è cascato su un film di fantascienza (realizzato nel 2021) intitolato “La guerra di domani”. In buona sostanza, nel 2051 la razza umana rischia l’estinzione a causa di alcuni invasori alieni. Per evitare che ciò accada, i pochi rimasti decidono di mandare indietro nel tempo una squadra di militari con il compito di chiedere aiuto e reclutare nuove forze. L’anno in cui vengono spediti è il 2022. Incredibile, ma vero.
Cioè, per capirci, quelli del 2051, massacrati dagli alieni – che vengono ancora una volta rappresentati come mostri mangiatori che rispondo solo all’istinto della fame – fanno un salto nel 2022 a cercare aiuto. E questa cosa qui l’hanno pensata e scritta nel 2021.
Il film è classificato come fantascientifico, perché secondo gli standard della cultura mondialista, gli alieni sono fantascienza. Io invece lo vedo fantascientifico per l’idea bislacca di trovare nella gente del 2022 qualcuno capace di affrontare quelle inguardabili e voracissime creature. Me li sono immaginati i nostri ipocondriaci con le mascherine sul volto e il gel per le mani.
Poi, chissà perché quelli di Hollywood persino nel 2021 ancora continuano a raccontarci di popoli alieni che raggiungono la terra (e quindi incredibilmente evoluti rispetto a noi), ma sempre più o meno simili ai tirannosauri: brutti da vedere, carnivori e sanguinari, zanne appuntite, forza mostruosa, tentacoli con le punte che si aprono a stella con i denti incorporati.
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Stucchevoli.
La battaglia del futuro transumano
Ma a parte le boiate di Hollywood, questo film mi ha fatto pensare che noi del 2022, in effetti, siamo già immersi in una battaglia del futuro. Uno scontro cruento e senza regole, con dei mostri brutti da vedere che, assetati di sangue, puntano all’estinzione di questa specie per rimpiazzarla con una più transumana.
Come nel film, c’è chi va avanti nel futuro e vede quello che sta succedendo, e chi invece rimane nel 2022, circondato da idiozie e cialtroni, dove indugia in quella atavica speranza che le cose ritornino al loro posto.
Non possiedi niente. E sarai felice
L’agenda di Davos procede impietosa verso l’obiettivo dichiarato di una decrescita felice.
“Non avrai nulla e sarai felice”, hanno scritto sul loro sito. Questo è il link, ma lo hanno rimosso. Presumo che siano stati costretti a farlo, dopo che l’intervento dei fact checker – che si sono scatenati come cani da presa per difendere il WEF – alla fine abbiano prodotto più danni che benefici al loro padrone.
Basta leggere questo articolo di Reuters per comprendere la demenza totale del fact checking.
Abbiamo ancora il video che gira in rete per verificare le loro idiozie. È la prima slide che dice:
Non possiedi niente. E sarai felice. Quello che vuoi lo affitterai e ti verrà consegnato con un drone.
Tuttavia, miei cari amici, credo che due parole sul concetto di proprietà bisognerà spenderle. Magari, oggi, introduciamo solo qualcosa, con la promessa di parlarne ancora con calma, perché è un tema molto delicato che richiede una certa saggezza per metterlo in discussione con intelligenza.
Biasimo l’idea che possa esserci un futuro in cui la proprietà privata sia proibita dalla legge di Davos. Ma se estrapoliamo le parole della slide dove dice “Non possiedi niente. E sarai felice”, e le portiamo fuori dal contesto criminoso in cui sono nate, potremmo trovarci qualcosa di buono.
In effetti, se guardo alla mia vita felice da benestante non posso evitare di soffermarmi sul fatto che non “possiedo nulla”, e proprio in questa mia veste di nulla tenente prendo le mie decisioni nella più completa libertà di movimento.
Vivo libero, dove mi pare e come mi pare
Il mio patrimonio è pari a zero. Il mio cash flow, invece, è potente. E questo significa che io vivo dove mi pare e come mi pare, concedendomi tutto quello di cui ho bisogno, senza mai vincolare la mia esistenza alle sorti di un immobile o di altri beni fisici sui quali si accanisce il sistema per creare meccanismi di allineamento e sottomissione.
I nostri nonni hanno creato un’Italia di risparmi e possedimenti importanti, quelli a cui puntano oggi gli speculatori internazionali. Qui da me, in Umbria, se mi giro intorno, scorgo meravigliosi poderi che hanno origine nel lavoro svolto con intelligenza dalle generazioni passate.
Ma erano altri tempi. C’era un’altra economia. Le banche facevano le banche, aprivano linee di credito, favorivano lo sviluppo dell’iniziativa di impresa, e l’erario dello Stato non si era ancora trasformato in quel mostro satanico succhia soldi che è diventato oggi.
Il sistema complessivamente era più vivibile.
Gli anni del criceto
Sono poi arrivati gli anni del pacchetto laurea/lavoro/matrimonio/mutuo. I sessantottini che hanno portato alla peggiore crisi di sempre. Un esercito di soldatini con il colletto bianco e il cervello programmato per fare tre cose:
- trovare un posto in fabbrica o nella pubblica amministrazione
- mettere su una famiglia con due figli, non uno, non tre, ma due
- accendere un mutuo trentennale per un buco di casa in un vespaio urbano
Gli anni del criceto, quelli autentici. Di lì in avanti il sistema è andato peggiorando irrimediabilmente. Le banche hanno smesso di favorire la crescita del paese, e grazie alle leggi ad personam ricavate in anni di raffinato lobbismo, si sono trasformate, insieme al ministero dell’economia, in poderosi strumenti di finanza speculativa internazionale, macchine per la ricchezza smisurata di poche persone scelte con cura tra i dossier di utili ma ricchi idioti. Insomma, nulla che abbia a che vedere con il benessere economico dei cittadini.
Oggi, la strategia di un mutuo per un buco di casa non è una strategia, è solo una scelta sbagliata. Anche se molti continuano a prenderla, ispirati da un’idea di “sistemazione” che ancora aleggia tra i miti e le leggende di un tempo, è una mossa autodistruttiva che incide direttamente sulla tua libertà di movimento.
Torneremo a parlarne, come promesso. Ma voglio chiudere con un suggerimento:
Concentrati sulla tua capacità di produrre soldi. Il tuo obiettivo deve essere la liquidità economica, non il pezzo di carta. Se hai soldi, vivi bene, libero e felice, anche senza un atto notarile.
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Visto come sta cambiando il sistema di scambio di denaro, con la moneta fisica che va scomparendo a favore di un sistema digitalizzato, mi chiedo se da questo punto di vista riusciremo a trovare una soluzione.
A tavola, in famiglia, parliamo, non di certo diamo spazio ai film