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Strategie collaterali di visibilità online: introduzione al modulo

Carlo D'Angiò · 28 Dic 2022 · 7 min di lettura

Appunti sulle strategie collaterali di visibilità online per aspiranti blogger e infomarketer senza budget pubblicitario

C’è stato un tempo in cui una buona idea poteva essere veicolata con un blog post e qualche spintarella sui social. Collis Ta’eed, il fondatore di Envato, per esempio, racconta che il suo primo tutorial su Photoshop ottenne 200 mila visualizzazioni proprio grazie a un articolo condiviso poi sui social media dell’epoca.

Posizionamento organico e AdWords

Parliamo del 2008/2009, anni in cui potevi fare leva sul tuo posizionamento organico per catturare traffico in target da convogliare sulle tue offerte. Ma erano anche gli anni in cui scoprivamo la potenza di AdWords. Pagavamo qualche centesimo a clic, e quel traffico ancora più in target ci arrivava copioso in modo molto veloce. 

C’era da investire nelle ADS del motore di ricerca, ma erano sufficienti piccoli budget per grandi risultati di visibilità e conversioni. Ricordo che la mia prima campagna costò complessivamente 600 €, generando un guadagno di circa 20.000,00. Numeri e rapporti impressionanti.

Ma il gioco delle aste sulle keywords cominciò a incancrenirsi. Il costo dei clic aumentava vertiginosamente. L’algoritmo cambiava con sempre maggiore frequenza, imponendo – anche dal lato SEO – comportamenti via via più disciplinati ai dettami di Google.

Gli specialisti parlavano di ottimizzazione, etica, miglioramenti tecnici del motore; in realtà Google stava già allenando la sua IA per i piani di Davos. Ma che ne potevano sapere i poveri SEO Specialist? Neanche i complottisti più sfegatati, in quegli anni, avrebbero creduto all’ipotesi di un piano così malato e atroce come quello che stiamo osservando, increduli, da qualche anno a questa parte.

Solo nel 2020, in concomitanza con gli eventi pandemici, scopriremo il lato nascosto di Google, quello della cancel culture, della censura, del controllo sociale, della manipolazione delle masse.

Facebook ADS

Poi è arrivato Facebook con le sue politiche di libertà. Semplice, divertente, sempre affollato di gente e foto intriganti. Ci ha messo veramente poco a conquistare il cuore di milioni di italiani, favorendo peraltro una prima forma di alfabetizzazione digitale, benché limitata all’uso del social sui dispositivi mobili, in un paese fortemente refrattario alle questioni di web.

Se AdWords cominciava a costare troppo per le tasche degli iniziatori, specie quelli in cerca di convalide, Facebook ADS invece prometteva di rendere giustizia sociale e aiutare anche i più piccoli a raggiungere il grande pubblico.

Così è stato per un po’ di anni. Con 300 euro al mese, se ci sapevi fare, ti portavi a casa anche 400/500 contatti qualificati per il tuo business. Un gran bel numero di potenziali clienti su cui potevi costruire di tutto.

Ma se Google lavorava di nascosto ai piani di costruzione di un nuovo mondo controllato e manipolato, Facebook stava già scoprendo le sue carte ancora prima della pandemia. Il caso di Cambridge Analytica fu un primo segnale in tal senso, una sorta di anticipazione del fatto che nulla più di ciò che viene cambiato sui motori e sui social, oramai, riguarda l’ottimizzazione, l’etica e il benessere della community. C’è sempre un interesse spudoratamente economico, nella migliore delle ipotesi, se non anche politico (o persino meta-politico) e di controllo sociale.

Anche Facebook, come (o forse peggio) di Google, con la pandemia ha mostrato al mondo il suo lato nascosto. Shadow Ban e censure a ripetizione, fact-checking, cancellazioni di account scomodi. Insomma, addio libertà di espressione. Il fiore all’occhiello di Zuck diventa un crisantemo appassito e putrescente. Il famoso A cosa stai pensando? degli aggiornamenti di stato è oramai una barzelletta nel vero senso della parola, perché contiene in sé le medesime assurdità di contrasto logico e narrativo di una boutade da cabaret. 

Non puoi chiedermi a cosa sto pensando e punirmi un attimo dopo che ho soddisfatto la tua richiesta. Ti pare?

Altrimenti, dovresti riformulare la call to action e chiedermi:

A cosa stai pensando che non riguardi il covid, i vaccini, la politica e ogni altro argomento della nostra lista nera di controllo sociale?

Unitamente a queste aberranti trasformazioni, Facebook – che nel frattempo diventa Meta – non riesce più a garantire campagne profittevoli a costi contenuti. In parte, perché Apple e Samsung hanno alzato i livelli di protezione privacy sui telefonini, costringendo Zuckerberg a trovare degli espedienti da liceale smanettone per aggirare l’ostacolo.

Come se i dati delle persone fossero un suo diritto acquisito, la sua ossessione. Chissà perché!?

In ogni caso, tali espedienti sono un’evidente forzatura al processo lineare e pacifico che dovrebbe condurre l’utente alla conversione.

In parte, qualcosa è tragicamente cambiato anche sul piano dell’esperienza utente. Resta il fatto che un inserzionista oggi spende molto di più per avere in cambio molto di meno.

Ecco come siamo giunti all’ultima ignobile versione dell’advertising basato sul Pay Per Clic, quello che non permette ai piccoli di testare un’idea

Se non hai un budget importante da spendere mese dopo mese per dare visibilità ai tuoi contenuti, non puoi neanche più metterti in gioco.

Oltretutto, la visibilità organica è ridotta ai minimi termini. Non solo quella delle pagine Facebook che notoriamente è quasi pari a zero, ma persino quella degli aggiornamenti di status sui profili personali. E se non hai una community pre-esistente a questo inaudito imbarbarimento delle regole del gioco, probabilmente dovrai rinunciare al tuo proposito di creare un sito o un blog per fare business.

O paghi o sparisci?

Possibile che non ci sia altra soluzione? Possibile che un aspirante blogger o infomarketer senza budget non possa più nutrire la legittima speranza di crescere, anche lentamente, e di far conoscere le sue idee al grande pubblico?

Purtroppo, se agisci nell’ambito degli schemi conosciuti, non c’è altra strada. O paghi, o sparisci.

Ma un’alternativa interessante esiste. E funziona. A patto però che tu sia disposto a capire prima e ad agire dopo “fuori dagli schemi conosciuti”.

Ho scritto questi appunti per rendere noto, come mia abitudine, i risultati delle mie ricerche. Sono un blogger che lavora con le ADS, con i social, con i motori di ricerca da oltre 15 anni. Ho le mani in pasta, come si dice, non solo per interesse personale, ma anche perché sono consulente e tutor di svariate decine di piccoli imprenditori con i quali ho la possibilità di estendere la mia visuale analitica oltre la mia nicchia di mercato.

Le pubblicità a pagamento sono un acceleratore di business. Inutile girarci intorno. E se hai un budget da investire per acquisire notorietà e traffico, non perdere altro tempo: comincia subito a far conoscere le tue idee, i tuoi contenuti, il tuo funnel.

Tuttavia, se non hai un budget, nelle lezioni che seguono in questo nuovo modulo di Carlissimo Me ti mostro alcune strategie collaterali di visibilità online che ho avuto modo di testare personalmente negli ultimi 3 anni. 

Sono 3 anni infatti, forse anche di più, che non spendo soldi nelle campagne. Ciononostante, ho continuato ad acquisire nuovi clienti, ed ho persino lanciato una nuova membership, Carlissimo Me, che incredibilmente, sebbene in modo lento rispetto alla velocità dei funnel sostenuti dalle campagne, cresce ogni mese con nuovi iscritti, portando nelle mie casse, attualmente, un’entrata automatica di circa 1.200 € al mese.

Come si acquisiscono clienti senza spendere soldi nelle campagne pubblicitarie?

È a questa domanda che cercherò di rispondere in tutta franchezza. Per farlo, dobbiamo partire da uno schema di cui ho già parlato in una mia precedente pubblicazione: scoperta, interazione, conversione.

Ci soffermeremo, però, sulla scoperta. È in questa fase infatti che si annidano le soluzioni alternative al regime autoritario e insostenibile della big tech.

Ne parliamo nella prossima lezione.

Carlo D'Angiò

Carlo D'Angiò

Proprietario di questo sito e creatore di Carlissimo Me

19 anni di blogging e infomarketing. Decine di eBook scritti, venduti… e puntualmente scopiazzati da chi non ha più un’idea manco sotto tortura. Corsi che hanno generato milioni, e centinaia di webinar dove ho visto tutto: chi vola, chi si schianta, chi riappare anni dopo dicendo “avevi ragione tu”.

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