Qualche anno fa non avrei mai pensato di dover vivere tutto quello che stiamo vivendo. Non mi riferisco solo alla pandemia creata a tavolino da un manipolo di criminali e a tutte le sciagurate conseguenze di questo folle piano. Mi riferisco anche alla crisi energetica (inventata), a quella alimentare che seguirà nei prossimi mesi (programmata), alla guerra che sta per trasformarsi in guerra mondiale (voluta), all’inebetimento senza precedenti della classe media e intellettuale del mondo occidentale, alla devastazione della famiglia, dello Stato, delle religioni, alla perdita spaventosa dell’identità dell’uomo in quanto tale e alla confusione drammatica che ne scaturisce sul piano dei rapporti, della crescita e della salvaguardia della specie.
È una macro categoria, quella del decadimento che stiamo vivendo, su cui cerco di dare il mio contributo, un argomento alla volta, giorno per giorno. Ma qui, in questo articolo, voglio portare l’attenzione sui cambiamenti che si riflettono inevitabilmente anche sulle micro aree della società e dell’economia.
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Ritorno al passato
La crisi del mondo occidentale ci sta riportando indietro. Lo sta facendo sul piano culturale, bloccando lo sviluppo intellettivo e le capacità intuitive delle nuove generazioni (ma anche quelle delle vecchie che incredibilmente stanno subendo gli effetti nefasti della finestra di Overton, senza opporre resistenza). Lo sta facendo anche sul piano delle risorse.

Stiamo ritornando al carbone. Ma non è finita. Perché i presupposti sono quelli di un’involuzione straordinaria verso vecchi modelli di vita che per alcuni aspetti sono da accogliere con grande favore.
Che fine faranno le stufe a pellet? Torneremo al focolare? Bene. Torneremo all’orto? Bene. Torneremo a scorgere momenti di vita felice nelle campagne o nelle fattorie, invece che nelle città? Bene.
La trasformazione del web
Mentre ciò accade, il web sta subendo una trasformazione epocale come riflesso inevitabile dei mutamenti sociali ed economici in atto. I principali attori degli asset attuali (Facebook, Twitter, Google, PayPal, ma anche tutti i minori) – ovvero coloro che hanno impostato le dinamiche di fruizione dei contenuti, di ingaggio e di scambio dei beni – sono anche i maggiori contributori del piano di Davos.
Non avrai nulla e sarai felice è un’ideologia (malata) che trova nella Big Tech il partner strategico operativo numero uno. Senza Google, senza Facebook, senza Netflix, non sarebbe stato così facile e veloce installare nella mente delle persone tutte le scemenze che stiamo subendo… e che non avrei mai pensato di dover vivere e combattere in prima persona.
Come un vecchio pescatore
Sono stato uno dei primi in Italia a inaugurare l’internet business e a cogliere in esso il fascino di un lavoro intelligente plasmabile sulle esigenze umane. Lavorare da casa quando vuoi e come vuoi, e ricavarne un reddito sufficiente per vivere dignitosamente, senza dipendere da nessuno, è indubbiamente il miglior modello di sempre, anche se pochi ne hanno saputo cogliere l’essenza.
Persino i più ricchi e famosi marketer hanno perso l’opportunità di usare questo modello a favore del proprio benessere mentale e familiare, deturpandolo con l’avidità e la smania di sedere alla scrivania presidenziale di qualche azienda.
Si può notare, infatti, che il leit motiv più ricorrente tra i marketer di assalto non è quello di un modello rilassato e felice in armonia con la natura, ma il numero delle aziende che aprono spasmodicamente. Il loro scopo è aprire aziende, metterle in pista e farne sfoggio a ogni occasione utile.
Non è mai stato questo il mio scopo con l’internet business, avendo colto in esso invece la possibilità di vivere come un vecchio pescatore di un villaggio messicano: fare poco e stare bene tra una siesta pomeridiana, qualche lettura evasiva e un incontro con gli amici in piazza la sera. Non so se mi spiego.
Quale strada intraprendere
Tornando al web e ai suoi cambiamenti, l’urgenza di capire quello che sta succedendo riguarda principalmente i marketer e tutti coloro che vogliono usarlo in chiave di crescita e di profitto.
L’online marketing è sempre stato caratterizzato da una sostanziale semplicità dei processi. Posto, cioè, che hai un prodotto da vendere (fisico, digitale, informativo), lo fai conoscere con le demo (o formati gratuiti), acquisendo contatti e formando liste di email. Il primo traguardo di un marketer che usa il web con intelligenza non è vendere, ma acquisire il contatto. La vendita viene dopo, e si persegue con varie strategie che cambiano a seconda dei mercati, del prodotto, del prezzo etc.
Nei mercati della conoscenza che sono cresciuti a dismisura proprio grazie al web, il processo iniziava su Google mediante una semplice azione dell’utente: la ricerca di un’informazione. I clic, le inserzioni, le pagine di atterraggio, il linguaggio persuasivo, i prodotti di prova, le email e tutto il resto venivano dopo questa azione.
Poi, è arrivato Facebook con le sue regole e con le sue dinamiche che per alcuni anni hanno funzionato così bene che la gran parte dei marketer ha preferito concentrare risorse ed energie solo per il pubblico dei social.
Credo che molti giovani marketer neanche sanno cos’era l’online marketing prima di Facebook. Ed è un problema, perché il carrozzone Facebook è in netto declino sotto ogni punto di vista. Non funziona più.
E se non funziona Facebook, mentre Google e il suo mondo è parzialmente sconosciuto alle nuove leve, quale strada deve coraggiosamente e saggiamente intraprendere un giovane marketer?
Probabilmente, quella che funziona sempre: il blogging business.
Come il focolare che non smette mai di riscaldarci, anche quando le stufe a pellet diventano sconvenienti, così il blogging business non smette mai di produrre contatti e clienti, anche quando Facebook e Instagram diventano inutili.
La casa sulla sabbia e la casa sulla roccia
Ovviamente, il blogging business richiama in causa il valore dei contenuti. E anche questo è un problema per molti giovani marketer, perché hanno perso molto tempo negli ultimi anni a inseguire modelli di business basati sul nulla.
Anche questo è un fenomeno condizionato dall’inebetimento della classe media e intellettuale di cui parlavamo all’inizio. È come se l’opportunità – resa possibile dalle convergenze favorevoli di un piccolo periodo – di fare qualche spicciolo vendendo il nulla potesse diventare un modello sul quale costruire il futuro delle persone e delle loro famiglie.
Ma non si costruiscono case sulla sabbia. Lo diceva anche Gesù:
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande.
Il ritorno al passato impone una logica evangelica di costruzione del futuro. Servono capacità creative e comunicative affinché anche quando straripano i fiumi dei social media e soffiano i venti della censura e del controllo globale, la tua casa (ovvero, il tuo blog) costruita sulla roccia possa resistere ai colpi del regime e restare in piedi.
Tuttavia, nulla è mai veramente perso. Qualunque esperienza tu abbia fatto con i prodottini cinesi, con il self publishing, con le affiliazioni, con il network marketing, con il trading e con ogni altra costruzione di sabbia, è un vantaggio competitivo rispetto a chi invece crede ancora ingenuamente di potersi affrancare dalla schiavitù del sistema con questi modelli di no-thinking.
Consciamente incompetente
Ora, sai che devi investire sul valore, sui contenuti, sulla conoscenza che aiuta altra gente a migliorarsi nella vita e nel lavoro. Sei consciamente incompetente. Cioè, sai di non sapere. Ed è già una gran bella cosa rispetto a chi non sa di non sapere.
Da qui, da questa consapevolezza, puoi cominciare a costruire sulla roccia.









Costruire sulla roccia, saggia e sana filosofia.
Se avessimo avuto l’accortezza di applicarla nella vita quotidiana, di sicuro anche il web sarebbe stato un ottimo strumento di crescita sociale sotto tutti i punti di vista, perchè come in tutte le cose il danno o il vantaggio dipende sempre dal modo e dalle intenzioni con cui le si usa.
In ogni caso l’esperienza, non solo quella personale ma anche quella altrui, insegna che si raccoglie il frutto di ciò che si semina. Chi ha seminato il “nulla” quello si ritroverà tra le mani, così come il contrario.
Buona vita Carlo.