Il 16 marzo 2026 ho pubblicato il primo video con il mio avatar, Carlo AI. L’idea non è nata dal nulla. Mi ha esortato un amico, Nando Pappalardo, che dopo aver venduto la sua azienda tech per diverse decine di milioni, si è creato un avatar e ha iniziato a pubblicare su TikTok con risultati molto forti. A quel punto ho deciso di testare anche io una mia YouTube Shorts strategia, insieme all’apertura di tre canali nuovi da zero: YouTube, TikTok e Instagram.
Instagram, per ora, resta un mistero: molte visualizzazioni, pochissimi follower. Ma qui voglio concentrarmi solo su YouTube, perché è lì che sto vedendo i segnali più interessanti.
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I numeri dopo 40 giorni (senza filtri)
Dopo circa 40 giorni, il canale ha raggiunto 100 iscritti, con una crescita di +31 negli ultimi 28 giorni. Non è un numero che colpisce chi guarda superficialmente, ma il contesto cambia tutto.
Negli ultimi 28 giorni ho registrato circa 19.900 visualizzazioni e 84,5 ore di tempo di visione. Il dato più importante, però, è un altro: tra il 66% e il 74% delle visualizzazioni arriva da utenti che non sono iscritti. Tradotto: YouTube sta già mostrando i miei contenuti a persone che non mi conoscono. Questo significa che il canale è entrato nella fase di test dell’algoritmo. Non è ancora crescita esplosiva, ma è esattamente il punto in cui si costruisce qualcosa di solido.
Cosa sta funzionando davvero
Guardando i contenuti che hanno performato meglio, emerge un pattern molto chiaro. Non sono tutorial. Non sono spiegazioni tecniche. Sono contenuti che attaccano convinzioni.
Titoli come “Lavora solo chi non sa fare altro”, “YouTube è una miniera d’oro (se smetti di fare lo spettatore)” o “Perché le tue idee muoiono prima ancora di nascere” funzionano perché creano una frizione iniziale. Non cercano di piacere a tutti. Costringono chi guarda a fermarsi un attimo.
Questo è coerente con il tipo di posizionamento che sto costruendo. Ed è un segnale positivo: non sto inseguendo trend, sto testando una direzione.
Il primo problema: le persone guardano, ma non parlano
Il coinvolgimento è basso. Pochi commenti, pochi like, anche su video che fanno diverse visualizzazioni. All’inizio può sembrare un problema. In realtà, è un segnale preciso. Le persone stanno guardando, ma non si espongono ancora. È tipico quando entri in contatto con pubblico freddo e proponi contenuti che mettono in discussione qualcosa.
Non è rifiuto. È distanza.
In questa fase, il pubblico ascolta, osserva, ma non prende posizione. E questo va accettato come parte del processo.
Il vero punto debole (scoperto guardando i dati)
Il dato più importante, quello che cambia davvero il gioco, è la percentuale media visualizzata: 17,2%. Questo non è un buon numero. Non è disastroso, ma non è sufficiente per scalare. Significa che riesco ad attirare l’attenzione, ma non a trattenerla fino in fondo.
In pratica: l’hook funziona, ma il contenuto perde forza lungo il percorso.
Questa è la scoperta più utile di tutta l’analisi. Non devo trovare nuove idee. Devo migliorare come sviluppo quelle che già funzionano.
La crescita degli iscritti (e perché è lenta)
La crescita degli iscritti è costante, ma non veloce. Anche questo è coerente con i dati precedenti. Se le persone guardano ma non interagiscono molto, è normale che il passaggio all’iscrizione sia più lento. Non è un errore da correggere subito, ma una conseguenza del tipo di contenuto e della fase in cui si trova il canale.
Prima viene la distribuzione. Poi la relazione. Solo dopo arriva la conversione.
Cosa farò nei prossimi contenuti
Non cambierò argomento. Non inseguirò trend. Non snaturerò il messaggio. Il lavoro vero sarà sul modo in cui racconto le idee. Più ritmo, più struttura, più tensione. Meno dispersione.
Se riesco a portare quella percentuale media dal 17% al 30–40%, con questi stessi livelli di distribuzione, il canale cambia completamente scala. Ed è lì che voglio arrivare.
Conclusione
Questi primi 40 giorni non servono a dire “sto crescendo”. Servono a capire cosa sta succedendo mentre succede. YouTube sta già distribuendo i contenuti. Il messaggio funziona. Il pubblico arriva.
Ora il punto non è fare di più. È fare meglio. Perché è lì che si costruisce qualcosa che non dipende dalla fortuna, ma da un sistema che puoi replicare.









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