Qualche settimana fa, chattavo con il mio amico Nando. Mi confidava di aver iniziato la lettura del mio eBook, “I talenti e il moggio“, e di trovarsi ormai quasi al termine.

Tuttavia, come spesso accade quando il filo dei giorni ci riunisce dopo lungo tempo, ci siamo lasciati trascinare oltre il semplice scambio di novità. E così, quasi senza accorgercene, il nostro discorso ha deviato verso il modo in cui oggi percepiamo la nostra esistenza, e le trasformazioni subite nel corso degli ultimi anni.
Il confronto tra passato e presente
Nando rifletteva sui suoi vecchi articoli, pubblicati su quel blog che tanto aveva segnato i primi passi del suo percorso. Confessava un certo disagio: quel tono un tempo adottato, quella lieve autocelebrazione —quasi un requisito nel racconto di sé imposto dal mondo imprenditoriale— non trovava più riscontro nel suo attuale modo di pensare, di sentirsi parte di questo mondo, di interagire con le persone che lo circondano.
E pensare che Nando è sempre stato il più morigerato tra i due. Quando lavoravo per lui, nonostante apprezzasse i miei testi, insisteva per mitigare ogni eccesso retorico, già allora poco incline a quel tono autocelebrativo che invece permea il linguaggio di molti marketer, tanto italiani quanto stranieri.
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Autocelebrazione e marketing: una dinamica inevitabile
La verità è un’entità dalle mille sfaccettature e, nel marketing, sembra addirittura possederne qualcuna in più.
L’autocelebrazione è parte integrante del gioco, funziona perché segmenta, divide, crea schieramenti e fazioni. Quando narri te stesso al mondo con le parole giuste, le persone iniziano a seguirti. E perché? Perché l’autocelebrazione stessa è un catalizzatore che polarizza, che distingue tra detrattori e ammiratori.
Crescita personale e linguaggio: il rischio dell’invisibilità
Al contrario, un linguaggio riservato, cordiale, che evita di gravare troppo sulla bilancia dell’attenzione, soprattutto oggi, rischia di rimanere inosservato.
Ma vi è anche un’altra verità: la trasformazione personale. Cresciamo, cambiamo, e con noi muta il nostro modo di sentire il mondo e le relazioni con gli altri. E quando ciò accade, il vecchio sé non riflette più l’essenza rinnovata.
Ciò che sei oggi è il risultato di innumerevoli momenti in cui sei stato qualcosa che oggi non sei più. Il tuo modo di percepire la luce, il suono, gli odori, le parole, i pensieri, i silenzi… Leggere ciò che scrivevi dieci anni fa è quasi sempre fonte di disagio.
Eppure, nonostante il linguaggio, l’autoreferenzialità, il raccontarsi come protagonisti di una favola meravigliosa, non ho mai narrato qualcosa che non fosse vero.
Ispirare attraverso l’esperienza
Nel 2007, ho acquistato un eBook di Giacomo Bruno. L’ho divorato in una notte. Mentre per molti appariva un prodotto inutile – e tantissimi furono i commenti negativi al riguardo – a me ha cambiato la vita in meglio. E in pochissimo tempo.
Qual è dunque la verità?
La mia storia personale è questa: dopo aver letto quell’eBook, mi sono dedicato con ardore alla scrittura del mio. L’ho pubblicato, e in sei mesi ha generato più denaro di quanto ne avessi guadagnato in tutta la mia precedente carriera. Sono passati più di 17 anni da allora. Ci sono stati periodi buoni e periodi difficili. Ma la mia vita è straordinaria, invidiabile per molti. Impossibile nel vecchio sistema.
Potrei cessare di raccontarla, certo. Ma perché? Non hanno mica cessato di raccontare la loro vita altri autori dai quali tutti noi abbiamo tratto ispirazione? Perché dovrei io negare la mia storia, quando essa serve non solo a definire chi sono, ma anche a ispirare chi, magari, cerca un modello di successo da emulare?
Io sono ciò che sono, e lo sono grazie alla mia storia. Una storia che amo e che mi rappresenta. E che deve essere ancora svelata nella sua interezza.








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