Molti giovani talenti sono riusciti ad emergere grazie al self publishing. Molti scrittori più o meno bravi ma di buona volontà hanno compreso il potenziale dell’auto-editoria, accettando persino di sottoporsi a una impegnativa riqualificazione per acquisire competenze di promozione e marketing che in altri tempi semplicemente ricadevano tra i compiti dell’editore e del suo team.
Eppure, c’è qualcosa che ancora tiene a freno lo slancio auto-editoriale, permettendo all’editoria tradizionale di tenere banco con le sue capacità e con la sua esperienza. È una grossa piaga che caratterizza l’incedere di un self Publisher, trasformando ogni sua mossa in un segnale riconoscibile di sottomissione stilistica e comunicativa.
Sto parlando del cosiddetto design del libro che è una vera e propria spada di Damocle per gli scrittori che si auto-pubblicano.
Proprio ieri sera, prima di mettermi a scrivere questo articolo, ho vissuto un’esperienza di selezione e scarto di alcuni libri in funzione della cover che mi veniva mostrata in Amazon. E la cover, attenzione, è solo uno degli elementi del più vasto mondo del design del libro.
Mia moglie voleva regalarmi dei libri, e mi ha invitato ad avvicinarmi al computer per indicarle qualche titolo. Non ero preparato. E così su due piedi ho pensato che forse poteva essermi utile un bel manuale sulle tecniche di colorazione con i pastelli, argomento che molto presto vorrei introdurre in Carlissimo Me.
Ho avviato la ricerca su Amazon, e sono rimasto profondamente deluso dai risultati. Quelli che attiravano di più la mia attenzione riguardavano la colorazione con gli acquarelli o con i pennarelli. Nessuno sui pastelli, tranne un paio, le cui copertine erano così brutte, ma così brutte che ho detto a mia moglie di lasciar perdere per il momento, e che avremmo magari cercato con più attenzione nel fine settimana.
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Sotto il gesso
È sbagliato pensare che un libro non si giudica dalla copertina. Un saggio di filosofia, forse, non si giudica dalla copertina. Ma un libro che dovrebbe insegnarmi a colorare con i pastelli, dannazione, deve darmela una qualche forma di emozione attraverso la copertina con cui unicamente si presenta allo scrolling dell’utente.
Il self publishing, dunque, è stata come una manna dal cielo per molti autori esordienti. Finalmente hanno potuto vedere il loro nome in copertina. Alcuni, poi, hanno compreso che l’auto-editoria implica competenze specifiche che non hanno nulla a che vedere con la scrittura del libro, e per questo si sono dovuti organizzare per acquisire visione, metodo e capacità che semplicemente non possedevano. Altrimenti, sarebbero rimasti con i loro nomi in copertina e nulla più.
Manca però un piccolo tassello: il book design, il design del libro (o del Kindle). Che non è banalmente una copertina visibile su Amazon. È piuttosto un progetto artistico complesso ed articolato che incorpora contenuto, stile, formato, layout interno. Per non parlare di ogni altro elemento successivo alla pubblicazione, come le grafiche di una pagina web o di un book trailer che dovranno, evidentemente, coordinarsi con quel progetto e assumere una coerenza estetica che diventa fondamentale per un self publisher che non voglia apparire tout court come un dilettante allo sbaraglio.
Riguardo alla copertina, non vi è dubbio che essa rappresenti la protagonista della promozione. È l’oggetto del desiderio. Non fosse altro perché è la prima evidenza fisica del libro, e per questo avoca a sé il compito – non facile – di rappresentare degnamente ogni singola parola contenuta nell’opera, nonché l’idea, la conoscenza e lo sforzo creativo e di ricerca compiuto dall’autore in fase di stesura.
Indurre il lettore a cliccare
I libri di nuova generazione, anche quando sono prodotti da un editore tradizionale, seguono un percorso promozionale completamente diverso. La componente digitale, indipendentemente dalle quote di vendita di una piattaforma web rispetto alle librerie classiche, domina il tavolo progettuale, e quindi condiziona ex ante le scelte programmatiche. Ed è per questo che le copertine dei libri moderni hanno prevalentemente un solo scopo: indurre il lettore a cliccare.
È la famosa teoria del singolo passo in un processo: c’è la fase di ricerca, ci sono le copertine che scorrono uno dietro l’altra, c’è il clic su quella che “cattura l’attenzione”.
Il contenuto, in tutto questo, non ha (ancora) alcun ruolo, perché il navigatore non clicca sulla base di una pre-conoscenza del contenuto, ma solo perché una certa immagine di copertina, più delle altre, ha saputo far scattare qualcosa nella sua mente. Una curiosità, probabilmente, o una vibrazione che nasce da un sentimento, da un desiderio o da un’emozione, soprattutto quando si tratta di romanzi o racconti.
I saggi o i manuali di tipo how to sono meno soggetti alla componente emotiva, nel senso che non richiedono costruzioni grafiche suggestive che nella fiction invece possono persino aiutare a dare il senso del contesto, prima ancora di leggere. Ma non per questo, i saggi, sono esenti dalla componente emotiva. La sensazione di un lavoro fatto bene che si ricava da una sguardo veloce della copertina nasce anch’essa da un’emozione, da una fantasia, da un’immagine che vive nella mente del navigatore al cospetto con la veste grafica dell’opera.
Compito dell’autore o di chi sviluppa la cover del saggio è intercettare quei pensieri taciuti, quelle fantasie, quel desiderio di dimagrire, arricchirsi, parlare in pubblico, fare politica o semplicemente acculturarsi per rappresentare al mondo una miglior immagine di sé.
Ovviamente, non c’è alcuna garanzia che una copertina realizzata da un professionista possa farti vendere più libri di una copertina realizzata da te con strumenti di fortuna. Ci sono molte storie di successo di self publisher che hanno venduto i loro libri con le copertine autoprodotte. Talvolta anche molto mediocremente.
Questo succede perché sebbene la copertina rappresenti una parte fondamentale del marketing del libro, è appunto solo una parte del marketing del libro.
Le vendite dipendono da tanti fattori: i funnel, l’ampiezza del pubblico, l’argomento scelto e il suo peso storico rispetto alle vicende attuali e così via.
Ci sono molti libri con copertine orrende che vendono magnificamente. E altri con copertine bellissime che non vendono affatto. Non è difficile immaginare come possa essere facile per un influencer o un personaggio noto con milioni di follower riuscire a posizionare il suo libro tra i best seller in pochi giorni. È la fattispecie in cui il libro (con copertina orrenda) viene venduto sulla fiducia verso l’autore conosciuto dal suo pubblico.
Un esempio è il libro di Marco Montemagno dal titolo “Codice Montemagno” che prima ancora di uscire era già un best seller per via dei pre-ordini. Ottima copertina, peraltro. Ma anche se fosse stata marrone come uno scapolo di cartone con una sola scritta sopra, le persone (il suo enorme pubblico) avrebbero comprato ugualmente quel libro, visto che Marco ha saputo venderlo strategicamente prima ancora di pubblicarlo, non tanto con una campagna del libro, quanto piuttosto con una continua e incessante produzione di contenuti video.
La copertina non farà alcuna differenza con le persone che ti conoscono. Costoro compreranno il tuo libro, oppure non lo compreranno, proprio perché ti conoscono e, dunque, presumono di sapere se valga la pena di leggere quel libro oppure no.
La copertina, però, farà una grande differenza verso chi non ti conosce.
Book Design, pronti per cominciare
L’idea di dare vita a questo nuovo modulo in Carlissimo Me mi frulla per la testa da alcune settimane. Ma ieri sera, quando mi sono accorto di non aver comprato un libro per colpa della copertina, mi sono sentito spronato a cominciare.
Nel mio gruppo ci sono molti self publisher. Alcuni scrivono libri da leggere. Altri realizzano libri da colorare. Tutti hanno bisogno di capire come progettare la grafica del libro e come creare una copertina che sappia:
- rappresentare il contenuto del libro
- elevare la qualità percepita dell’opera
- emozionare il navigatore e indurlo a cliccare
Perché dovresti seguire questo modulo
Alcuni pensano che il problema della grafica si risolva facilmente pagando un professionista. Fin qui, nulla da eccepire. A patto però che il professionista legga il tuo libro e si sforzi di conoscere te e la tua nicchia di mercato.
Ci sono professionisti che affrontano questa fase di studio, prima di realizzare il design del libro? Probabilmente, sì, ma non sono quelli di Fiverr. Non perché quelli di Fiverr non siano veri professionisti, ma solo perché le politiche di prezzo su quella piattaforma non consentono al singolo professionista di prendersi carico di un lavoro del genere per quattro spicci.
Quello che voglio dire è che il professionista di cui avresti bisogno non costa 100 euro come su Fiverr, ma costa almeno 10 o 20 volte di più.
Ecco perché molti autori esordienti con un budget evidentemente limitato o del tutto assente nella migliore delle ipotesi si rivolgono a Fiverr, ottenendo spesso delle discrete copertine che non hanno il sapore di nulla.
Colpa del professionista? NO. Colpa delle circostanze in cui nasce il rapporto di lavoro su Fiverr. Tu vuoi spendere poco. Lui è disponibile a farti la copertina, ma nulla di più. Figurarsi se per 100 euro possa anche perdere 10 giorni a leggere il tuo libro e a conoscere il tuo target.
Ecco perché dovresti seguire questo modulo. Hai bisogno di autonomia. Hai bisogno di imparare a creare il design del tuo libro con delle tecniche affidabili e collaudate che ti aiuteranno a catturare l’attenzione dei lettori e ad aumentare le vendite. Perché nessuno meglio di te conosce il contenuto del libro. Nessuno meglio di te conosce il target di pubblico a cui è destinato. Nessuno meglio di te, opportunamente addestrato, ha le carte in regola per progettare il miglior design possibile per il suo libro.
Nei prossimi giorni cominciamo. Tieniti pronto.













Interessantissimamente interessante!