Finestra di Overton sulle pensioni
Nello scorso episodio abbiamo parlato dell’uragano transumanista e del cambiamento come rifugio. Abbiamo visto cioè come il WEF, il world economic forum, abbia preso il sopravvento nelle questioni politiche ed economiche di livello mondiale, arrivando persino a compromettere l’ONU, l’organizzazione delle nazioni unite, con un accordo di partenariato che preoccupa centinaia di organizzazioni della società civile.
Io però ho la sensazione, forse mi sbaglio, che molti non hanno realmente compreso la portata degli eventi che hanno già stravolto la vita di miliardi di persone e che la schiacceranno ancora di più nei prossimi mesi.
Ripeto: è una sensazione, e magari mi sbaglio. Ma non vedo quel trambusto che normalmente ci si aspetta dalle persone che allertate su una situazione di pericolo imminente, cominciano a prepararsi per affrontare l’emergenza o per sottrarsi all’uragano che sta per investirle.
Può darsi pure che le persone, in taluni casi, abbiamo compreso la gravità dei fatti, ma si sentano impotenti. E questo semplicemente le porta a non fare niente.
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Del resto, molto spesso, si parla di questioni così complesse che è faticoso persino mantenersi aggiornato. Per non parlare poi della scivolosità del sistema, nel senso che non sai mai con chi te la devi prendere. Ciascuno scarica le sue responsabilità verso qualcosa o qualcuno di inafferrabile.
Basta pensare ai medici vaccinatori e allo scudo penale che hanno ottenuto con una legge votata in Parlamento. Di chi è la colpa? Dei medici? O dei politici che li hanno resi inattaccabili? E chi sono quei politici che hanno votato lo scudo penale per le vaccinazioni? Sono ancora in parlamento? Oppure, sono scomparsi?
Per me sono tutti colpevoli, da chi ha creato il virus in laboratorio alla più insulsa commessa di un supermercato che se non indossavi una mascherina ti rovesciava addosso una tale quantità di isteria e odio che la metà poteva bastare a uccidere un pachiderma.
Uno di questi giorni dedicheremo una puntata specifica alla banalità del male che abbiamo potuto osservare da vicino durante il periodo di restrizioni e mascheramenti.
Però, ecco, quando parlo della scivolosità del sistema, nel senso che non sappiamo a chi dare colpe, non intendo scagionare gli utili idioti, i quali rimangono probabilmente nei fatti i maggiori responsabili delle atrocità che abbiamo subito.
Sto solo dicendo che probabilmente le persone sono troppo avvilite di fronte a una tale impalcatura di aberrazioni e scemenze da rimanere paralizzate, incapaci cioè persino di proteggere se stesse.
Ora, però, che si tratti di pigrizia e trascuratezza o di paura o avvilimento, la soluzione non è quella di rimanere fermi. Come diceva Totò, chi si ferma è perduto.
E in questi ultimi 3 anni abbiamo avuto la prova provata che chi si è fermato, nel senso che si è arreso al ricatto del sistema, ne ha pagato le conseguenze in modo pesante. E continua a pagarle.
Quante persone hanno dovuto accettare il vaccino solo perché non avevano alternative? E non perché credevano in questo modo di proteggersi dal virus.
Quante insegnanti, per esempio, spaventati dal rischio di una reazione avversa, hanno dovuto comunque cedere al ricatto vaccinale per non perdere lo stipendio? Quanti bidelli? Quanti agenti di polizia e militari? Quanti impiegati della pubblica amministrazione o degli ospedali?
Quante persone in definitiva si sono fermate, e cioè arrese, perché semplicemente non erano preparate a gestire una situazione di emergenza come quella che è crollata sulle loro vite con la storia del virus e del vaccino?
Io non sto parlando di quelli che hanno creduto alla narrazione e per questo hanno scelto liberamente e convintamente di vaccinarsi. Ciascuno è libero di scegliere nella misura in cui poi si assume anche le responsabilità di ciò che sceglie o di come sceglie.
Sui social ci sono decine, forse centinaia di casi di persone incattivite che hanno condannato e insultato i no-vax per la loro libera scelta di non vaccinarsi e che oggi non ci sono più. Persone che incoraggiavano alla vaccinazione da compiersi come gesto d’amore, e che tuttavia auguravano la tua morte, se sceglievi di non farla, o auspicavano che gli ospedali non ti curassero in caso di malattia.
Ecco, ironia della sorte, purtroppo, alcune di queste persone, proprio loro, sono morte. E altre stanno morendo giorno dopo giorno.
Ma è stata una loro libera scelta. Hanno creduto alla narrativa del sistema. E va bene così.
Quindi, io non parlo di costoro. Io parlo di tutte quelle persone che non hanno creduto neanche per un minuto alla necessità di una terapia vaccinale, ma che semplicemente non hanno potuto scegliere, perché sono state costrette a vaccinarsi.
Qui però bisogna capirci.
In che senso sono state costrette a vaccinarsi? È importante questo passaggio per gli scopi del mio podcast. Qualcuno, per esempio, le ha prese di forza e le ha legate su una sedia per poi iniettare loro il siero nel braccio?
Sembrerebbe di no. Non mi risulta che si sia mai arrivati, almeno per il momento, a un tale livello di barbarie. Giusto?
Quello che invece è successo è che le persone hanno dovuto scegliere tra il vaccino e lo stipendio.
In sostanza, il sistema ho posto questo ricatto: o ti vaccini, o perdi lo stipendio.
Conosco una ragazza, amica di mia figlia, che nel 2021 è stata chiamata a fare la bidella a Milano. Per lei è stata una bella notizia, perché ha un bisogno cogente di lavorare per guadagnare qualcosa.
Prima di prendere servizio, però, le hanno detto che senza il green pass, sarebbe stato inutile per lei presentarsi al lavoro. Non l’avrebbero neanche inserita in organico.
E così, questa ragazza, disperata, è stata costretta a scegliere:
- da un lato la sua vita di grandi sacrifici e rinunce che ha ereditato da una famiglia povera, che ora poteva assumere un sapore più dolce. Finalmente, uno stipendio tutto suo con cui comprarsi un vestito, delle scarpe o semplicemente regalarsi una pizza con gli amici;
- dall’altro, l’obbligo vaccinale con i suoi rischi che tuttavia venivano minimizzati o addirittura annullati dal mainstream e dal medico di famiglia, il quale addirittura la rimproverava per la sua esitazione, poiché non c’era da pensarci neanche un minuto. Il vaccino è sicuro e va fatto. Rischi non ce ne sono.
E se lei provava a dire “ma dottore, ho saputo di Camilla Canepa e anche di quel giovane militare, entrambi morti per una reazione avversa al vaccino”, lui rispondeva che quelli erano casi rarissimi, reazioni anafilattiche, come sono sempre capitate da quando esistono le vaccinazioni.
E così questa ragazza, obtorto collo, decide di lavorare, e per questo si reca all’hub vaccinale più vicino per farsi iniettare la prima dose del vaccino Pfizer.
È stata male sin da subito. Ma il medico di famiglia non le credeva. Diceva che era ansiosa, che forse era un attacco di panico. Il giorno dopo è stata ricoverata con una pericardite acuta che stava per ucciderla.
Oggi vive a casa con i suoi. Povera come prima. Senza lavoro e con un’invalidità permanente indotta dal vaccino covid.
Ora, al di là delle menzogne del sistema e della disumana insensibilità e incompetenza del medico di famiglia, dobbiamo chiederci perché questa ragazza, e tante altre come lei, non hanno potuto scegliere diversamente? Cosa impedisce alle persone di prendersi del tempo per capire meglio quale sia la scelta migliore?
Abbiamo già detto che sono i soldi il vero motivo. E su questo siamo d’accordo. Le persone hanno ceduto al ricatto per una questione di soldi. Ma dobbiamo fare un passo indietro e chiederci perché è stato così facile in un solo colpo togliere i soldi alle persone e indurle ad accettare qualsiasi tipo di ricatto.
Vorrei una maggiore attenzione su questo passaggio, perché ci stiamo spostando in un’area di ragionamento dove forse riusciamo a trovare il bandolo della matassa.
Perché per esempio con uno come me il ricatto vaccinale non ha funzionato? E non solo quello vaccinale. Le mascherine, i tamponi, le file chilometriche sui marciapiedi al freddo d’inverno. Insomma, tutte le scemenze che le persone hanno dovuto subire non mi hanno scalfito minimamente.
Certo, anche io quando andavo a fare la spesa nel periodo in cui dovevi autocertificare – un’altra incredibile aberrazione del sistema – e spiegare perché uscivi di casa, anche io tenevo in macchina il modulo pre-stampato per non incorrere nelle sanzioni che avrebbero potuto comminarmi ma anche per non perdere tempo a discutere con le forze dell’ordine che – diciamoci la verità – sin dal primo minuto non hanno mai mostrato un minimo di solidarietà umana, schierandosi acriticamente e pedissequamente a favore della narrazione ufficiale.
Ora, non intendo aprire quest’altro capitolo dove pure ci sarebbe da discutere per settimane. Voglio invece ritornare alla domanda di prima.
Perché e come mi è stato possibile attraversare indenne e senza colpo ferire i peggiori 3 anni della storia dell’uomo, dove sono stati letteralmente schiacciati tutti i diritti costituzionali e tutte le libertà individuali irrinunciabili previste dagli ordinamenti giuridici sovranazionali, dove tutti gli organi di informazione, dalla carta stampata alle radio alle televisioni a internet, in ogni angolo del pianeta, non hanno fatto altro che spaventare ed esercitare una pressione mostruosa e inaudita, dove politici, medici, infermieri, farmacisti tutti indistintamente hanno professato ininterrottamente un solo verbo, quello della vaccinazione.
Non dobbiamo rispondere banalmente a questa domanda come farebbe una persona superficiale.
Alcuni per esempio hanno detto che sono fortunato. Nello specifico mi hanno detto “non tutti sono fortunati come te che possono scegliere di non vaccinarsi”.
Qui, devo ammettere che sarei tentato di aprire una parentesi anche sull’idea che una persona debba scegliere se iniettarsi un veleno oppure no. Ma non ne abbiamo il tempo. Anzi, mi sono dilungato parecchio in questo ragionamento, e vorrei portarlo a conclusione, anche perché dobbiamo arrivare al nocciolo di questo episodio che è la fine dei piani pensionistici.
Per concludere, tuttavia, mi pare evidente che la fortuna c’entri poco e niente con la mia libertà di scelta.
Se ho potuto affrontare questi 3 anni mostruosi senza piegarmi al ricatto istituzionale è perché ho un sistema di entrate che non dipende da un capo, o da qualcuno che è in grado di staccare la spina in un solo colpo.
Non si tratta di ricchezza. Non sono stato libero di mandarli a quel paese perché sono milionario. Sono stato libero di scegliere a modo mio, perché ho centinaia di clienti, singoli clienti, che mi pagano per avere quello che io offro attraverso il web, un luogo dove non sono richieste mascherine, tamponi o green pass di alcun tipo.
Ora, chi mi conosce da più tempo, può certamente ricordare i miei primi discorsi su quest’argomento che risalgono al 2007, al 2008, al 2009, anni nei quali le persone che mi ascoltavano semplicemente si facevano delle grasse risate di fronte ai miei sermoni.
C’è un mio video famoso del 2010 in cui dicevo “svegliatevi, italiani”, nel quale addirittura gridavo questi concetti di libertà, perché non riuscivo a comprendere come si possa rimanere inerti e indifferenti di fronte a quello che sta succedendo sotto gli occhi di tutti.
Se sai che sta per arrivare un uragano, e prepari il tuo rifugio per mettere in sicurezza te stesso e la tua famiglia, non sei fortunato se alla fine ne esci sano e salvo. Sei solo uno che legge i fatti e con grande previdenza si adopera per farsi trovare preparato.
Quindi, basta parlare di fortuna. Cominciamo invece a parlare di preparazione e previdenza.
E a proposito di previdenza, ecco una nuova chicca che quelli di Davos stanno cominciando a prepararci.
Si tratta della pensione, quella che un lavoratore, dopo tanti anni di contributi versati nelle casse dell’INPS, spera di potersi godere per una dozzina di anni almeno.
Ebbene, quelli del forum economico mondiale dicono di avere un disperato bisogno (non un bisogno normale, ma disperato) di interrompere il nostro approccio al risparmio previdenziale.
Che cosa significa? Ci dobbiamo preoccupare?
Be’, pensando alla cultura italiana della vita in 3 fasi (scuola, lavoro e pensione), direi proprio di sì.
Quelli di Davos stanno dicendo che oramai abbiamo una vita lunga che sfiora i 100 anni. E che i piani pensionistici di oggi non sono stati progettati per la realtà attuale. Dicono anche che molte persone vorranno lavorare oltre l’età pensionabile obbligatoria perché vivranno per altri 20-30 anni, mentre altri dovranno lavorare più a lungo per rimanere finanziariamente resilienti in età avanzata.
E dicono ancora che dovranno essere creati nuovi modi per affrontare il divario di risparmio pensionistico.
Vedete, se noi estrapolassimo singoli paragrafi dall’articolo in questione, potremmo trovare dei punti di convergenza tra quello che sostengono a Davos e quello che io cerco di infondere nella mente delle persone che mi ascoltano.
Per esempio, loro dicono che dovete essere più audaci e che questo è il momento di ripensare a tutto. Che non dovete avere paura di cambiare carriera o imparare una nuova abilità. Dicono anche che ci sono migliaia di corsi, certificati e lauree che possono essere ottenuti online a costi molto bassi.
Sembra che parliamo la stessa lingua.
E come vi ho già detto in un altro episodio di questo podcast, ogni restrizione o angheria viene largamente anticipata, come il grande reset, o il nuovo ordine mondiale, a cui però una frangia ampia di utili idioti risponde abitualmente con indifferenza o persino con il dileggio di chi pensa di sapere il fatto suo sulla base di ciò che sente in televisione.
E allora ancora una volta ci stanno dicendo cosa succederà nei prossimi anni. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.
Probabilmente, non avremo più una pensione su cui fare affidamento. Ma questo è solo il mio pensiero. Potrebbero esserci delle sfumature diverse. Mi viene da pensare alle polizze private, per esempio.
Intanto, ce lo stanno dicendo: questa cosa della pensione bisogna interromperla, perché c’è un disperato bisogno di pensare ad altro.
Poi, naturalmente, troveranno il modo di raccontarla e di trasformarla in una nuova finestra di Overton.
E quando le persone, dopo aver lavorato una vita, si ritroveranno persino senza pensione, avranno bisogno di un’alternativa per rimanere finanziariamente resilienti in età avanzata (per usare la neolingua di Davos).
Non sarebbe meglio pensarci oggi, prima che sia veramente troppo tardi?
Ci sentiamo lunedì prossimo.












Io mi chiedo… Se toglieranno le pensioni, che a dirla tutta sono già talmente misere che a stento i poveri pensionati vanno avanti…
come potrà vivere chi ormai è in età tanto avanzata da non poter costruire un alternativa!?…
Sono così amareggiata, arrabbiata e dispiaciuta che sento l’anima mia piangere!
Un podcast davvero interessante! Grazie Carlo (come sempre) 🙂
Beh, credo che l’ostacolo più grande in questo periodo storico sia quello di risvegliare le coscienze dei milioni di lavoratori che non vogliono neanche sentir parlare di una vita senza “la loro meritata pensione”!
Considerando l’agognata e costante ricerca da parte dei più del famigerato “posto fisso”, mi pare evidente che si sia ormai venuta a creare una forma di dipendenza tossica che rende assolutamente utopistica la rivisitazione della vita e del concetto stesso di lavoro da parte della popolazione media.
Il primo passo con cui la moltitudine di gente dovrebbe avere a che fare è sicuramente quello del risveglio, della presa di consapevolezza, quindi quello della rivisitazione del proprio modello di vita.