La retorica del voto
Il sistema è una grande menzogna. E tutto ciò che da esso promana è irrimediabilmente viziato da tale celata mistificazione.
Gli ultimi anni ci hanno dimostrato quanto scollamento ci sia tra le norme costituzionali (illusorie) e la realtà. Sono crollati tutti i princìpi universali del diritto nel silenzio assordante di intellettuali, giuristi e magistrati. Al contrario, abbiamo assistito sconvolti ed esausti alla celebrazione quotidiana e incessante delle più indicibili scemenze e aberrazioni da parte dei media e dei politici che hanno raccontato il falso a ogni occasione utile senza mai pagarne il prezzo. Ribadisco, senza mai pagarne il prezzo.
È stato impedito alle persone di uscire di casa, di respirare, di lavorare, di incassare la pensione. È stato reso obbligatorio un trattamento sanitario contro le più antiche e indiscusse norme a tutela delle libertà individuali irrinunciabili, provocando morti e dolore in decine di migliaia di famiglie abbandonate poi al loro destino.
La scienza è stata letteralmente calpestata, violentata, asservita al potere in modi indecorosi e resa strumento di controllo delle masse.
Ciò è accaduto in Italia, non in Corea del Nord, nel seno di una Repubblica democratica occidentale disciplinata dal diritto positivo.
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Cosa deve ancora succedere per capire che il voto e la democrazia non hanno più nulla a che vedere con il potere e le decisioni sostanziali?
In questo podcast cerco di spiegare perché il voto di settembre non cambierà assolutamente nulla. Non tanto per una questione di numeri, che pure influisce sull’entusiasmo del corpo elettorale, quanto piuttosto per una dinamica segreta interna al sistema che a ogni legislatura si verifica immancabilmente. Se comprendi questa dinamica, comprendi l’inutilità del voto.
Ovviamente, potrai dissentire dal mio ragionamento, ma almeno prova a comprenderlo.












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