Tornando al nostro discorso sul gruppo Facebook, ora puoi ben comprendere come le domande rivolte agli utenti in attesa di approvazione possano aiutarci a superare i limiti indotti dalla Maledizione della Conoscenza e ispirarci numerosi punti e angolature di attacco per offrire informazioni e condividere quello che sappiamo sull’argomento.
Nel mio caso, le domande cominciarono a ispirarmi. Oltretutto, per una questione di velocità e praticità, decisi di non prepararmi nulla, ma di affrontare ogni tema a viso aperto, facendo leva esclusivamente sulla mia esperienza decennale in questo settore e su ciò che il cuore e l’istinto in quel momento mi suggerivano di rispondere.
Mi accorsi subito che la scelta dei discorsi a braccio fu molto prolifica sul piano dei contenuti, nel senso che in mancanza di un copione definito la mia mente trattava l’argomento senza limiti di sorta, producendo ogni volta delle risposte abbondanti di 20, 30 minuti. A volte anche di un’ora o due.
Questa circostanza, rafforzata da un aneddoto che racconterò dopo, mi portò a considerare una seconda idea: quella cioè di scomporre il contenuto in due parti, o meglio: prendere una prima parte del video, che io chiamo video lacuna (e più avanti vedremo perché), e pubblicarla sulla mia pagina Facebook, per richiamare l’attenzione di quelli più interessati all’argomento, e caricare poi il video integrale con le sue risposte solo nel gruppo.
Presta attenzione, adesso, perché qui si compie quella prima trasformazione nel processo lineare in ambiente Facebook che è oggetto di questo capitolo.
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